Bocephus King: ci sono nelle sue storie popolate di perdenti d’ogni sorta, riferimenti letterari e poi tanta musica americana … Nina Simone

Bocephus King arriva per la prima volta dalle nostre parti, e sicuramente si tratta di un personaggio molto singolare che suscita parecchia curiosità proprio per la sua ‘estrosità’ refrattaria a precise e scontate categorizzazioni. Si è detto del cinema, e lui cita Fellini, Wenders, Scorsese, Humphrey Bogart, Montgomery Clift. Ma ci sono anche, nelle sue storie popolate di perdenti d’ogni sorta, riferimenti letterari a Kerouac e Carver ad Hunter S.Thompson a Henry Miller al poeta Robert Frost. E poi tanta musica americana di vara provenienza, da Dylan a Tom Waits, da Coltrane a Miles Davis, da Taj Mahal a Willie Nelson, da Hank Williams a Nina Simone.

Insomma, un “frullato” centrifugo scoppiettante e smisurato, che stilisticamente include di tutto, dal blues addirittura al vaudeville. Forse perché il giovane Bocephus ha passato parecchio tempo, più che nella natìa e compassata Vancouver, nella piovosa ma vivacissima Seattle, città ricca di cinema e teatro d’ogni genere oltreché di musica. Il suo nuovo album (King ha esordito nel 1996) s’intitola “Willie Dixon God Damn”, ed è stato accolto dalla critica come un ritorno alla sua produzione migliore. Accanto a King (voce e chitarra) sono sul palco Sean Cronin (basso), Paul Townsend (batteria) e Robin Layne (percussioni). B.M.

da: L’Arena.it – Temi Continuativi – Cultura & Spettacoli.

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