Fra autobiografia e politica: la pericolosa notte metropolitana, 11 marzo 2011

Milano – Como, 11 marzo 2011

Era una giornata lungamente attesa. Mercoledì 9 marzo ho partecipato alla “Maratona del silenzio“, pensata e organizzata alla Casa della cultura di Milano da Duccio Demetrio, Nicoletta Polla-Mattiot ed Emanuela Mancino.

La trasferta da Como a Milano comincia alle quindici e ventitré.

Arrivo puntuale e alle diciassette sono nella storica saletta (mi giunge alla mente il ricordo di Laura Conti, che fu presidente di quest’associazione, a suo tempo legata al Pci, negli anni 50/60). Vedo solo tre volti conosciuti. E’ la situazione ideale per immergermi senza distrazioni e con molta concentrazione nella sequenza davvero impegnativa di tanti interventi, uno dietro l’altro, di circa dieci minuti ognuno. Registro tutto e faccio delle piccole pause mentali leggendo il Corso Istituzioni di filosofia di Emanuele Severino (1968).

C’è equilibrio fra i sessi nella sala. L’età mediana mi sembra di persone che hanno più di quarantacinque anni. Molti capelli bianchi e rughe sul viso. E anche alcuni giovani. Ma la prevalenza è: alle soglie della prevecchiaia.

L’anonimato mi preserva dal brusio conversazionale che s’instaura nella pausa. davvero molto distonico rispetto agli intenti personali e culturali di “fare spazio” dentro ed attorno a sè. Terribili i cellulari che suonano, che si accendono e che sono compulsati ritualmente per rispondere sui tastierini piccolissimi. E’ un fatto di dissonanza cognitiva: il processo sociale (ipercomunicazione) è comunque più forte dell’intenzionale e ricco progetto del silenzio. Occorrerebbe, almeno, congedarsi per qualche ora dal controllo invadente di queste tecnologie. Tutti qui conoscono e apprezzano Michel Foucault: ma non c’è relazione fra le sue ipercritiche teorie e la loro dipendenza dalla tecnica, qui incarnata dai telefonini.

Avrò modo, altrove, di far sedimentare questa esperienza.

Alle ventitré l’incontro finisce con la commovente presenza di Franco Piavoli, pioniere dell’ascolto del silenzio della natura con il suo Il pianeta azzurro del 1982. Gli chiedo una firma autografa per me e Luciana. Sono commosso per questo incontro.

Ma è alle 23 che cambia del tutto la mia situazione. Comincia il duro viaggio di ritorno a Como che durerà tre ore: come andare a Venezia. Dopo le 22 e 30 non ci sono quasi più treni. Vado alla stazione Nord: niente da fare, Como è scollegata. Occorrerebbe aspettare la mattina. Vado alla stazione Garibaldi: niente da fare: il primo treno sarebbe alle cinque e trentotto della mattina.

Sulla metropolitana sono l’unico italiano/lombardo: vedo solo cinesi, sudamericani, slavi, africani. Provo la straniante sensazione di essere io lo Straniero, l’Altro. Di notte la città cambia il suo registro culturale. Nella notte metropolitana un europeo/italiano/lombardo/comasco non è più a casa sua, è l’Estraneo in ambiente ad altra Dominanza.

I confini fra “società multiculturale” e “società pluralistica” sono davvero molto labili. Dice Giovanni Sartori: “pluralismo e multiculturalismo sono concezioni antitetiche e neganti l’una dell’altra” (in Pluralismo, multiculturalismo e estranei, Rizzoli, 2000, p. 9).

In metropolitana, nel buio della notte, è poi evidente un conflitto evidentissimo: non solo sono il solo europeo/italiano/lombardo/comasco. Sono anche il solo anziano/prevecchio in mezzo a ventenni che parlano lingue diverse. Qui le persone sono giovani, giovanissimi, scattanti, forti, elastici. Io sono in equilibrio precario, lento, debole (fragile), impedito. Di notte le persone vecchie sono insicure. Eppure la comunicazione politica di questi giorni esalta la giovinezza erotico procreativa dei migranti, mettendo del tutto in ombra che ne è dei vecchi dentro questi vortici di cambiamento demografico.

La notte metropolitana è pericolosa. L’ho sperimentato.

Ho due prospettive: trovare un albergo a Milano o passeggiare per tutta la notte in una metropoli finalmente silenziosa e acquietata ma pericolosa. Allora provo a tornare alla Stazione Centrale. Qui il non-luogo, di notte, è ancora più inquietante. Percepisco dentro di me un senso d’insicurezza altissimo. Per arrivare alla linea dei treni devo attraversare spazi ampi abitati da gruppi di persone africane, meticcie, asiatiche. Mi osservano mentre cammino, per vedere se mi avvicino alle macchinette dei biglietti: lì dovrei estrarre la carta di credito. Non c’è nessuna squadra di pubblica sicurezza. La situazione di puro sguardo potrebbe trasformarsi in un attimo di minaccia e attacco.

Nella notte metropolitana una persona prevecchia, isolata può diventare preda e vittima del micro-crimine in una frazione di minuto.

Il massimo del paradosso mi arriva alla coscienza quando vedo i manifesti cubitali di Bersani del PD che annuncia i dieci milioni delle firme contro il Governo Berlusconi. Realizzo lì, nel deserto della notte metropolitana, nel non-luogo della Stazione Centrale a mezzanotte, che la novecentesca e ottocentesca cultura politica della sinistra è del tutto fuori centro con la mutazione in atto.

Il prevecchio rimasto solo nella notte multietnica percepisce lucidamente che c’è molto che non funziona più: le dinamiche dell’insicurezza individuale, quella che passa attraverso il camminare in queste ore, prevalgono. Nella notte metropolitana la società del welfare europea si ritrae e fa spazio ai gruppi pericolosi di cui parlano i libri di Cormac McCarthy e i film di Aldo Lado.

C’è un convoglio/tradotta alle ventiquattro e trentotto.  Le carrozze sono tutte buie. Cammino fino a quella in cima, vicino al guidatore: il vagone è abitato da otto persone. Due giovani (svizzeri, per la verità sociologica) con documenti di viaggio irregolari litigano minacciosamente con il controllore, in quel momento unico e pure lui solo rappresentante del mondo delle regole.

Il viaggio è lentissimo. Arrivo a Como alle due di notte. Anche qui il non luogo della stazione è popolato da fantasmi inquietanti. Zombi notturni acquattati nelle zone buie. Scendo per il parco, sobbalzando per i passi veloci di un giovane che corre e che, per fortuna mi sorpassa.

Sotto casa un altro giovane posteggia l’auto e va a rifornirsi di droghe sintetiche nel bar delle slot machine che hanno preso il posto del glorioso cinema Politeama.

Apro il cancello. Sono arrivato. Solo ora mi sento un po’ più sicuro.

Ma fino a quando?

Sarebbe utile che le anime belle della sinistra antagonista e riformista uscissero dai loro condomini con portineria e facessero qualche volta un viaggio da Milano a Como attorno a mezzanotte.

16 pensieri riguardo “Fra autobiografia e politica: la pericolosa notte metropolitana, 11 marzo 2011

  1. Paolo,
    mandalo a qualche giornale importante (magari asciugato un po’ della prima parte): è favoloso e ti dirò che mi ha strappato anche una risata nel passaggio in cui parli del PD. Certo, anche i miei colleghi più “paludati” abiteranno in condomini con portineria annessa, ma tu fallo lo stesso. Magari potrebbe capitare nelle mani di qualche valente stagista o di qualche anziano redattore che sa ancora che cosa significa il suo mestiere.
    Grazie della condivisione, buone ore, spero più tranquille

    ps il qui presente tuo omonimo mi dice che Chiamparino, stamattina, su Radiodue ha detto che il PD non ha futuro. e se lo dice lui…

    1. cara ale
      preferisco che questo post rimanga qui, nel diario e letto da pochi (nessuno frequenta paolodel1948) . ho ancora pareccchi contatti nel mondo dell’ex pci e costoro sono dediti al linciaggio di chi non la pensa con le loro visioni (sempre da dentro condomini con portineria) progressive in cui il futuro deve essere la “società aperta” a discapito della sicurezza dei singoli cittadini
      è stato un “attorno a mezzanotte” davvero più istruttivo di un manuale di antropologia culturale
      ciao
      paolo

  2. Bello, triste, vero, piuttosto di prevecchiaia chiamala quartastagione, ogni stagione ti regala i suoi frutti, le sue messi, il suo clima. Il clima sociale elimina non favorisce la quartastagione. Ho provato la medesima sensazione poco fà in tram, la linea 27, alle 10 del mattino: estraneo a casa tua. Minoranza etnica. Mi stupisce che un saggio come te abbia pensato di tornare a Como in treno alla sera. Avresti potuto telefonarmi. Ti avrei accompagnato volentieri in macchina, avremmo potuto, da quartastagionisti parlare in libertà, con porte chiuse e sicurezza più o meno garantita. Ti sei mai chiesto perchè le automobili di ieri/ oggi (la mia ha 6 anni) hanno le sicure che bloccano le porte all’esterno appena parti?
    Benvenuto in gabbia. La libertà è altrove.
    Il primo che mi dice che così è in tutte le grandi città, che a New York non puoi andare in metropolitana di sera, (anche di giorno), e che Parigi o Londra è lo stesso gli tiro un calcio nella rotula più vicina. Eravamo in tempo e non abbiamo fatto niente.
    Siamo in una repubblica Clepto-cratica, i predatori sono in giro sempre. La Milano da bere è morta.
    Auguri e felicità a chi parte, coraggio a chi resta.

  3. ciao emilio
    per anni ho fatto il pendolare notturno (negli anni 70 e 80 insegnavo a scuole serali), ma l’ambiente non era così pericoloso, latentemente pericoloso
    la mutazione multietnica comincia a mordere. Non riescono ad esercitare (ancora) il comando di giorno. e così dominano la notte.
    è tutto maledettamente mal progettato. treni che non ci sono dopo le 22 e 30. treni troppo lunghi (su quello della centrale sarebbero bastate tre carrozze luminose e magari controllate con qualche antenna video. il controllore stava per essere malmenato dai due svizzeri. la notte è un territorio nel quale loro si muovono bene
    il processo di mutazione culturale è strutturale e irreversibile. questo non vuol dire che mi debba piacere, nonostante le prediche dei cattocomunisti. il fatto è che non si sta preparando la transizione difensiva. la ruota sta girando. i padroni /predoni saranno loro: e non renderanno la vita facile quando le leve di comando le avranno loro
    l’alto giorno ho solo vissuto un segno dei tempi
    un caro saluto
    paolo

  4. Carissimo Paolo,
    ho letto con vivo interesse il tuo scritto,avrei voluto esserci anch’io quella sera a Milano ,ma per uno spiacevole imprevisto non mi è stato possibile :ora mi dispiace ancora di più sapendo che avrei potuto salutarti.
    Il tuo diario andata e ritorno è davvero sconcertante.L’orario degli incontri dell’Accademia del silenzio,specialmente quando la distanza è oltre i 200 Km.,non è incoraggiante. Spero che in futuro ci siano altre occasioni,con diverse opportunità.
    E’ vero che il paesaggio e le situazioni sono cambiate rispetto agli anni 70/80.
    Grazie per la condivisione di un’esperienza che apre uno scorcio di vita “metropolitana” al limite del rischio e al contempo getta uno sguardo critico quanto profondo sui vissuti dell’anima ,sull’inadeguatezza dell’organizzazione politica e della sicurezza sulle strade,non soltanto dopo la mezzanotte…
    A presto con altre tracce di Paolo del 1948.
    Giornate più serene ti auguro ,nell’ attesa della primavera
    Cari saluti
    Grazia

    1. grazie per il tuo gentile e gradito messaggio, cara grazia
      colgo l’occasione per indicarti in anteprima qui le tracce di TUTTA LA MARATONA SUL SILENZIO che ho registrato prima del viaggio nella notte del ritorno:
      http://www.divshare.com/download/14287433-249

      mi ha colpito la contraddizione fra la tensione culturale che pervade il progetto dell’accademia del silenzio e queste notti in cui la metropoli cambia volto, sociologia, psicologia e cultura
      è un dato storico ineluttabile di cui, forse , devo prendere atto
      un caro saluto e arrivederci ad altra occasione
      paolo

  5. Grazie Paolo per la tua tempestività: Accolgo con grande gratitudine le tracce della MARATONA SUL SILENZIO e, dopo che avrò ascoltato la registrazione, ti farò pervenire le mie impressioni .
    Un caro saluto
    Grazia

  6. ricevo:
    CIAO PAOLO,
    MI RICOLLEGO SOLO ORA, CAUSA INSTALLAZIONE E COLLEGAMENTI DEL NUOVO PC, ALLA TUA DESCRIZIONE DELLA “PERICOLOSA NOTTE METROPOLITANA” CHE APPREZZO NON SOLO PER
    L’AUTENTICITA’ AUTOBIOGRAFICA DI UNA REALTA’ DRAMMATICA, MA ANCHE PERCHE’ CORRISPONDE PERFETTAMENTE IN OGNI CARATTERISTICA DA TE DESCRITTA E PARTECIPATA AL MIO
    VISSUTO DI MOLTI ANNI FA, CIRCA VENTI. TORNAVO DA PARIGI IN CENTRALE E NON TROVAVO COLLEGAMENTI SE NON CON DUE ORE DI ATTESA; PREFERIVO, DATO IL DISAGIO E LE PAURE, TRASFERIRMI A
    “GARIBALDI” . LA’ MI SEMBRAVA DI ESSERE UNA COMPARSA DENTRO UNO SCENARIO OSCURO E TENEBROSO CON SGUARDI PIU’ CHE INQUIETANTI CHE MI SEMBRAVANO FISSARE PIU’ CHE ME IL MIO
    BAGAGLIO VISTOSO E PREZIOSO. PORTAVO CON ME LE PROVE DELL ’INTERA COLLEZIONE CHANEL CHE POTEVA PER L’AZIENDA VALERE ALCUNI MILIONI, MA A LORO NON AVREBBE FRUTTATO NULLA.
    IO CERCAVO IN TUTTI I MODI DI FARE DA SCUDO AL MIO PARTICOLARE BAGAGLIO, INTANTO IL TERRORE DI UN’AGGRESSIONE SALIVA FINO A DECIDERE DI CAMBIARE DI NUOVO ARIA E MI PORTAVO
    ALLE NORD. SU QUEI VAGONI DESERTI O CON UN SOLO VIAGGIATORE UOMO NON AVEVO DI NUOVO PACE E MI SPOSTAVO VERSO LA CABINA DEL GUIDATORE……PROVANDO ESATTAMENTE LE SENSAZIONI
    CHE TU HAI SAPUTO DESCRIVERE TANTO EFFICACEMENTE. A COMOBORGHI, CON LA CERTEZZA DI TROVARE UN VOLTO FAMILIARE AD ATTENDERMI, ENTRAVO IN UNA SORTA DI ABBANDONO DELLE
    TROPPE TENSIONI ACCUMULATE E TUTTO, ANCHE QUELLO CHE DA SEMPRE E’ DI TOTALE SQUALLORE, MI SEMBRAVA ACCOGLIENTE .
    COME VEDI TUTTE LE MIE SENSAZIONI DI VENT’ANNI FA SI SOVRAPPONGONO ALLE TUE DI OGGI E A CHISSA’ QUANTE PERSONE CHE TRANSITANO DI SERA PER LE STAZIONI…………….
    GRAZIE PAOLO!

    ANNA

  7. cara anna
    per una donna attraversare la metropoli e dover camminare nelle tre stazioni strategiche sulla como-milano è ancora più difficile e pericoloso.
    il tuo ricordo lo mostra bene.
    a questo punto non so se è peggio oggi, vista la tua testimonianza.
    per anni ho usato le nord alle 10,30: la situazione era tollerabile. il momento del pericolo reale è attorno a mezzanotte
    ma la cosa per me impressionante (sono un conservatore – perchè la “conservazione” è un valore – e mi piacerebbe conservare la lingua italiana) è stato sentirmi io l’estraneo, l’altro.
    no n so cosa ci riserva il futuro
    pure il terremoto giapponese e le rivolte nord africane parlano di un cambiamento enorme agli orizzonti
    in fondo l’ho sperimentato quella notte
    grazie per il tuo commento e testimonianza
    un caro saluto
    paolo

  8. Caro Paolo,
    ti scrivo solo ora per molte ragioni, quasi tutte di ordine pratico, vedi tempo compresso.
    Innanzi tutto un rimprovero affettuoso: perché non telefonarmi e non venire a dormire da noi? Ne saremmo stati solo felici: ospitare l’amico reso straniero dalla città di oggi.

    Mi sono profondamente ritrovata nel tuo sconcerto di fronte a chi sente il bisogno del silenzio (partecipa alla serata alla Casa della Cultura, di cui non avevo saputo) e poi lo fa convivere con altro impellente bisogno, quello di annullarlo (telefonini e messaggi). Lo provo spesso in un bosco, su un sentiero.

    Invece mi ha procurato un lieve disagio quanto scrivi sulla paura, la fragilità e lo spaesamento totale di essere l’unico lombardo tra i tanti che vengono da altrove.
    Non mi é capitato di recente di andare sui mezzi pubblici milanesi oltre la mezzanotte, ma intorno alle 23 e poco dopo sì (quando torno dai Gruppi AMA). Anche a quell’ora, almeno su alcuni tratti di tram, sono l’unica milanese. Ma non riesco a sentirmi straniera a casa mia. Continuo a guardare questi ragazzi e ragazze domandandomi del loro destino prima e dopo la migrazione. E continuo a sentirmi fortunata rispetto a loro, non riesco a sentirli minacciosi.
    Forse è solo questione di tempo: il tempo della vera notte, quando la mezzanotte ha girato l’angolo, e il tempo che deve ancora venire. E forse, non essendomi ancora capitato nulla di brutto, mi illudo di essere ancora negli anni sessanta e settanta quando giravo Milano e dintorni per lavoro (dibattiti, conferenze sull’adozione ecc.) tornando a casa a tarda notte. Non so.
    un affettuoso saluto.
    Patrizia

    1. cara patrizia
      ti ringrazio per la schiettezza nel comunicarmi il tuo “lieve disagio” (che credo sia forse stato forte) per il mio racconto.
      Racconto, appunto. Racconto autobiografico del mio stare nel mondo dentro questa transizione.
      Sapevo che comunicando questo post alle persone conosciute nei vari tratti del mio percorso di vita avrei avuto dei feedback (me lo hai insegnato tu nei nostri corsi sulla scrittura che l’autore del testo si espone ai feedback).
      Ci sono ragioni sociologiche, politologiche, demografiche che sostengono il mio punto di vista disagiato in questi anni. In sintesi: l’Italia è troppo montuosa, senza riserve energetiche, già parecchio deturpata nel suo valore che è il paesaggio creato in un equlibrio uonmo / natura di secoli …. e tante altre variabili per reggere le spinte migratorie (e massimamente quella islamica) che si sono concentrate in un decennio.
      Sulla scena sociale in tema migrazioni le posizioni sono così divaricate che il pensiero si blocca. Ciascuno (e certo io) amplifica il proprio punto di vista e fa fatica a raccogliere i nuclei di valore dell’altro punto di vista.
      é una dinamica , questa del blocco del pensiero, che conosciamo bene in italia (penso storicamente all’aborto, alle tossicodipendenze, alle politiche per la famiglia, al testamento biologico …)
      è per questo che, credo, come d’altronde hai fatto tu) l’unica via è autobiografare. le esperienze ed i vissuti sono essi stessi dei dati
      il mio racconto parlava di una esperienza: le stazioni nord, garibaldi, centrale, como di notte. attorno a mezzanotte.
      dove è sufficiente che più persone si facciano banda (e con il giovanilismo basta un nonnulla) far far cambiare il destino di una persona sola, fragile e indifesa, se non passa una squadra di pubblica sicurezza
      ma in fondo la mia notte metropolitana la penso anche in modo onirico. in quella notte “sognavo” come il mondo sociale sarà fra pochi anni.
      il mio vissuto di straniero dentro lo spazio fisico e culturale nel quale mi sono socializzato a vivere è di disagio. di smarrimento, di anomia
      certo di giorno le cose appaiono diversamente
      la luce fa vedere diversamente le cose
      ma la notte fa vedere quello che nel giorno non si vede bene
      sono perfettamente consapevole che in questi “sogni”, reverie, vissuti sto riattivando l’archetipo del senex.
      soppeso le parole di jung e hillmann sul senex. e , sì, sento dentro di me la voce del senex
      è un dato su cui applico la riflessione.
      sono molto cambiato nel corso degli anni. e dall’11 settembre 2001 sono cambiatissimo. ricordo che anche allora eri rimasta colpita dal mio profilo che si manifestava: http://amalteo.splinder.com/post/9209719/11-settembre-200111-settembre-2006-to-cross-the-line
      la mia unicità esistenziale non conta nulla nel flusso sociale e culturale.
      però per il me soggettivo conta molto. e la situazione psicologica è l’insight di quella notte che scriveva un trattattello di antropologia della transizione.
      un caro saluto e grazie ancora per la tua partecipazione attraverso il commento
      paolo

  9. Riflettevo, nel frattempo ho raccontato la tua esperienza, mi sono irritato nel leggere su Panorama di un paio di settimane fa, un articolo su una “Milano da Bere” e mi sono chiesto dove viva, che posti ha frequentato chi ha scritto l’articolo. Recriminare è inutile, il passato è passato, quello che resta del mio futuro è nelle mani di altri. L’invasione è cominciata anni fà. Ero allora tanto impegnato nel provvedere al futuro di altri. Finito il compito oggi tento di aiutare i miei nipoti con il solo suggerimento possibile. Paese senza orgoglio ed identità. Sudditi fummo e sudditi siamo. Che gli invasori fossero armati è un dettaglio del tempo. Leggo sull’Espresso Nro. 12 di settimana scorsa, pagine 152 in avanti “Passa lo straniero”, la tabella delle proprietà delle imprese importanti,strategiche in mano a non italiani. La Francia è in testa con banche ed energia, l’elenco è parziale, ne conosco molte altre, la “roba buona” rimasta è troppo piccola, per ora, per essere appetibile. Agro-alimentare, grano incluso, energia, distribuzione, lusso, retail, alta tecnologia sono di proprietà altrui.
    A Roma si discetta, Milano la bevono altri, la Loggia dei mercanti è off limits dopo le 10 di sera. Abito in centro ed in primavera ero solito fare quattro passi da P.za. S.Ambrogio, corso Magenta, Meravigli, Cordusio, Duomo e ritorno.
    Ora non più.
    Auguri a chi resta.

  10. DUNQUE AUGURI ANCHE A NOI, EMILIO
    perchè abbiamo voglia di restare ancora un po’
    certo recriminare non serve a niente. il processo è irreversibile. tuttavia leggere il futuro nelle pieghe notturne a me è stato utile.
    non so: per guardare negli occhi il futuro
    ciao
    paolo

  11. Buongiorno. Milano/Svizzera h. 21,00 circa. Stazione Garibaldi, un incubo. Vagoni vuoti, a parte due cittadini non italiani! Io e mio marito abbiamo dovuto cambiare vagone!! Ci sentivamo osservati, scrutato, la gente preferiva sostare nelle piazzole dell’ingresso, in piedi!! Cambio vagone unaltro italiano!! Prima fermata sale un signore che urlando c’è l’aveva con il mondo intero!! Un incubo finito solo a Como! Nessun controllore in vista! Buongiorno!

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