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«Ah! La vecchia BUR», Unicopli. Quei piccoli grandi libri Paolo Mieli presenta un saggio sulla vecchia Bur, la collana di volumi economici ma di alta qualità | Appunti

Nell’immediato dopoguerra, nel clima di rinnovamento e di apertura alla grande cultura universale dopo il regime fascista e la guerra, nasceva una collana di libri economici ma di alta qualità che aveva lo scopo di diffondere a prezzi economici presso il pubblico i classici di tutte le letterature, ed era destinata a segnare la storia della cultura letteraria italiana. Era il 1949 e quella collana si chiamava (e si chiama tuttora) BUR, Biblioteca Universale Rizzoli. Fu diretta per trent’anni da Evaldo Violo, che ora rievoca la nascita e i mutamenti della storica collana Rizzoli nel libro «Ah! La vecchia BUR», edito da Unicopli.

L’autore lo presenterà mercoledì 25 alla Casa della cultura insieme a Paolo Mieli, Alberto Cadioli e Marco Vitale. Proprio Paolo Mieli, oggi presidente della RCS Libri, ci spiega i motivi della longevità della collana: «La Biblioteca Universale Rizzoli è una delle iniziative più importanti della storia della Rizzoli, nel senso che ha fatto diventare “di massa” i libri più importanti della cultura mondiale e lo ha fatto scegliendo una confezione particolarmente elegante e sobria.» Da Manzoni (il primo BUR fu proprio «I Promessi Sposi») a Flaubert, da Dickens a Voltaire, i primi Bur erano libri di piccole dimensioni, ma (come li definì lo scrittore Scipio Slataper) di «compatta grandezza e importanza civile», con la loro inconfondibile copertina grigia in carta ruvida: e se hanno nel tempo mutato dimensioni e veste tipografica, non hanno mutato spirito.

«I libri della BUR sono stati capaci», conclude Paolo Mieli, «di interpretare il mutamento dei tempi, mantenendo però sempre quella particolare cifra di eleganza sobria, appunto, che li ha caratterizzati anche negli anni a venire e nelle diverse vesti editoriali. Tanto che quegli oggetti, nati per essere economici, tascabili, insomma da consumare in fretta, si sono mantenuti nel tempo e c’è chi oggi li colleziona e li conserva gelosamente».

Paolo Ferrario Mostra tutti

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