TartaRugosa ha letto e scritto di: Giorgio Celli (1997), Il Gatto di casa: etologia di un’amicizia, Franco Muzzio Editore

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Giorgio Celli (1997)

Il Gatto di casa: etologia di un’amicizia, Franco Muzzio Editore

Giorgio Celli ha cambiato dimora.

Come in tante sue storie, si fa trasloco, ma questa volta non si tratta di api, vespe, conigli, cani, cavalli, gatti.

Mi piace ricordarlo con la sua voce calda e pacata, gli occhi luminosi e ridenti, la sua testa un po’ incassata nel collo incorniciata dalla bianca capigliatura e la morbida barba.

Ho spesso pensato che il suo volto somigliasse a quello di un gatto, quei gattoni col muso tondo e largo, voglioso di carezze. Forse questa comparazione non gli giungerebbe gradita, ma non ne sono così convinta.

Giorgio amava i gatti. “Però quando mi tolgo il camice del professore e vado a casa, beh, l’etologo delle api si trasforma nell’etologo dei gatti. Perché da sempre, non vi dico da quando, dato che ci tengo, per un particolare capriccio ad occultare la mia età, io vivo in compagnia di questi animali eclettici e straordinari, e per decenni non ho potuto fare a meno di osservarli, di congetturare su quello che fanno, di confrontare le loro azioni in differenti contesti, e oggi mi illudo di averli un poco capiti”.

Anch’io amo questi animali.

Nelle mie scorribande fra i ciuffi di trifoglio spesso mi imbatto nelle loro zampe artigliate. Quatta quatta, riparata dal mio guscio, anche a me piace osservarli e verificare quanto ognuna di quelle creature dai calzari di diversi colori manifesti un proprio carattere e un proprio comportamento, assai poco omologabile l’uno all’altro.

Ecco perché mi diverte leggere i racconti di Celli, un entomologo/etologo sorprendentemente efficace nelle descrizioni scientifiche permeate da un’ironia e un’affettività assolutamente esclusive di chi ha fatto del regno animale non solo una brillante trasmissione televisiva, ma anche una scelta di vita.

In questo suo libro analizza il gatto casalingo e le sue frequentazioni con altri gatti “di fuori”.

Scrive che gatto colono e gatto domestico hanno abitudini molto dissimili. Infatti in un adattamento recentissimo (recente nella storia evolutiva) il gatto che vive con l’essere umano ha sviluppato un rapporto fondato sull’affetto e reciproca confidenza.

Questo è soprattutto visibile in alcuni particolari momenti, per esempio quello del parto. “In natura le gatte quando è giunto il momento di mettere al mondo i loro piccoli non vanno di sicuro a cercare le altre femmine perché facciano da levatrice .. Quando la gatta di casa deve partorire, beh, ci credereste?, ha spesso l’abitudine di  chiedere aiuto al padrone. …Ricordo una mia gatta di tanti anni fa, che una bella notte salì nel letto, mi svegliò ronfando e spingendo la testa contro la mia spalla, e una decina di minuti dopo mi scodellò il primo di tre gattini quasi sul guanciale, mentre io continuavo ad accarezzarla”.

Che il gatto poi riesca anche a percepire gli umori dell’uomo che pensa di essere il loro padrone è innegabile. Il mio TartaRugoso riesce ad emanare flussi estremamente comunicativi quando è nervoso e il primo captatore è proprio la nostra gatta, che si allontana senza indugio.

Lo stesso fenomeno lo ha osservato Celli, in una tribù allargata composta dai suoi gatti di casa e da quelli per così dire clandestini. Gli intrusi, così racconta “non si limitano a curiosare, ma producono spesso dei guasti, buttando in terra risme di carta e libri rari dalla scrivania … rientrando di sera se i colpevoli sono ancora presenti, mi metto a far loro degli urlacci, batto le mani, minacciando di inseguirli. Ci credereste? I gatti estranei fuggono a zampe levate e quelli di casa? …Sembrano sapere benissimo che sono gli altri, i clandestini, l’oggetto delle mie contumelie, mentre loro, inquilini legittimi del posto, non hanno proprio nulla da temere …Se io urlo non è per loro, ma per gli intrusi”.

E’ bello pensare a questo andirivieni di gatti con le loro storie più o meno drammatiche, fatte di salvataggi, recuperi, adozioni. La casa di Giorgio per loro è sempre aperta. Come per Bianca all’olio, avvistata durante un viaggio in autostrada verso la sede di un convegno. Nell’aria di servizio quella povera gattina sembrava mendicare del cibo, trascinandosi un po’ di traverso sulle zampe, come se fosse stata urtata da un’automobile. Il pensiero di quell’esserino così pericolosamente esposto insegue Giorgio per tutta la conferenza, tant’è che, al ritorno nel cuore della note, ripassando da quell’area di servizio, tenta di avvicinarla senza successo. Rientrato a casa, un sogno terrificante gli rimanda l’immagine di un Tir che schiaccia la bestiola. “Mi sono svegliato in un’alluvione di sudore, e con il cuore che mi batteva come un tamburo. La mattina dopo, insieme al mio fedele collaboratore, sono andato a prenderla … Ora vive nel mio giardino e le ho dato un nome: Bianca all’olio. Che ne dite? Mangia regolarmente e se ne sta al calduccio. Tutto in virtù di un sogno che forse era premonitore”.

Padrone affettuoso, Celli, accanto al suo atteggiamento di studioso, non manca di compiere qualche tiro mattacchione. E’ il caso di quello che definisce “comportamento di accoglienza” di uno dei suoi tanti mici, determinato dalla sua presenza costante dietro alla porta di casa nel momento in cui si apriva la porta, come se il gatto in attesa ne avesse percepito in anticipo il ritorno.

Era l’ascensore che avvertiva il micio del mio rientro? Quando ero in casa, il gatto non dava alcun segno di attenzione al ronzio dell’ascensore … Salii per ben tre volte le scale a piedi, con le scarpe in mano per minimizzare ogni possibile rumore d’avvertimento, e niente da fare: il gatto mi aspettava dietro la porta. La cosa diventò per me una specie di ossessione, ci pensavo e ci ripensavo senza riuscire a formulare uno straccio di ipotesi”.

Finchè la scoperta grazie al figlio di un vicino che si compra una motocicletta e sceglie di parcheggiarla vicino al suo garage. Come spesso accade la soluzione è più vicina di dove la si cerca e Celli riesce a mettere in relazione il comportamento di attesa del micio con il suo stesso uso della moto Guzzi e il rumore del motore. Naturalmente la scoperta avviene a scapito del povero felino, il quale una sera… “stavo sul divano a godermi la TV, quando il rumore suddetto giunge da sotto – il vicino rientrava in moto – e il gatto, che sonnecchiava sul pavimento si alza sulle zampe di colpo, e si dirige rapido verso la porta di casa. Ahilui!, passando vicino al divano mi vede: il suo passo rallenta, si ferma, si volta a fissarmi ed emette un miagolio straziante. Che cosa succedeva? Ero là, ero qua, stavo per giungere ed ero già arrivato”.

In effetti, ripensandoci dopo, il fenomeno dell’attesa non si verificava nei giorni di pioggia, quando la moto restava in garage!

Rileggendo oggi quelle stesse pagine del racconto, sembra quasi un dolce segnale l’istruttivo ragionamento appreso dal gatto: “Scoperto che il clan clan (della moto) era inaffidabile, l’animale si comportò di conseguenza. Lo trovavo qualche volta sì e qualche volta no dietro la porta. Passato dall’universo di Newton a quello di Heisenberg, dalla certezza alla probabilità, il mio micio si era convinto che “Dio gioca ai dadi”, e che anch’io faccio lo stesso”.

Sono qua, sono là.

Miao, Giorgio.

Categorie:Etologia, Letture

1 reply

  1. Miao, davvero.
    Non potrò mai dimenticare i minuti passati insieme a Coatesa in cui Paolo ci ha letto altri passaggi dei suoi libri sui gatti.
    Il nostro Nino sta già cambiando: per ora, esattamente come il suo predecessore, sembra che abbia eletto il consorte a padrone e me a compagna di giochi. Dev’essere la speciale gerarchia domestica percebile solo a queste magnifiche creature. 🙂
    buone ore

    "Mi piace"

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