TartaRugosa ha letto e scritto di: Silvio Raffo (2011), Io sono Nessuno, Le Lettere

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Silvio Raffo (2011)

Io sono Nessuno, Le Lettere

Uneventful” è la parola con cui Silvio Raffo apre la biografia di Emily Dickinson. Ironicamente provocatorio, visto che le pagine scritte per descrivere la vita della poetessa esprimono viaggi interiori e mentali di ricchezza straordinaria.

Raffo racconta con ritmo poetante la storia di Emily, preoccupandosi non tanto dell’ordine cronologico di eventi ed opere, quanto del suo percorso individuativo spirituale/poetico emerso da scritti epistolari e lirici.

L’incontro con le poesie di Ralph Waldo Emerson e gli scritti di Emily Bronte segna l’inizio della vibrante ricerca della Dickinson degli elementi fondamentali dell’umano esistere, quelli che “più che di cose tangibili si trattava di Essenze: il Mistero, la Fede, l’Amore, la Morte. Il Cuore, l’Anima e la Mente ne erano i depositari, i testimoni; la Natura il variegato scenario che perpetuamente li rappresentava”.

E se per “vita priva di eventi” si intende il fatto che Emily nacque, visse e morì nella casa paterna, certo le cose andarono così, Gli spostamenti di Emily furono rarissimi, ma non quelli del pensiero e dell’immaginazione “Tutto quello che aveva sempre confusamente avvertito dinanzi a certi spettacoli naturali, o in momenti particolari di smarrimento, di sofferenza o di ebbrezza, lo riscoprì incarnato nella sostanza dell’espressione poetica”.

“Ma scoprì soprattutto che in certi intensissimi istanti, in certe sere del pensiero la coscienza sembrava morire a se stessa, l’io usciva da sé e in una specie di buio elettrizzante intervallo entrava in contatto con il cosmo, con il nulla e insieme con l’essenza delle cose”.

Insofferente alle regole del collegio femminile cui era stata iscritta, Emily in realtà è troppo “avanti” per l’epoca che le era stata destinata, con lo sguardo che travalica le ristrettezze educative in uso in quel secolo. “Il fatto era che non solo le riuscivano insopportabili le regole e gli orari, i modi e i toni dei ritrovi e delle prediche, ma ardiva mettere in dubbio anche i contenuti del messaggio di fede: certi passi dei testi sacri le apparivano, più che discutibili, criticabili, e non esitava a rilevarlo apertamente”.

I rari trasferimenti compiuti da Emily erano probabilmente legati anche alle sue precarie condizioni di salute, “disturbi fisici che si facevano sentire in corrispondenza dei momenti di maggior sconforto: la sua sofferenza si esprimeva anche somaticamente in modi violenti”.

Nella partecipazione  alle vicende sentimentali delle amiche, Emily sapeva, “sentiva” che non avrebbe mai provato l’estati dell’amore fisico. “A lei era destinata un’estasi d’altro genere, … un’Estasi che in modo oscuro aveva relazione con una sorta di Terrore Sacro, ineludibile, e con quei misteriosi episodi di paralisi convulsiva”.

Non che mancassero talune occasioni. Per esempio l’incontro con il Reverendo Charles Wadsworth: “Mentre ascoltava la sua predica sulla remissione del peccato, Emily provò la netta sensazione che quell’uomo stesse parlando a lei sola”. Ma erano passioni al di sopra del Terreno “aveva la folle impressione di essersi trovata di fronte a un’incarnazione del divino. … I loro due spiriti erano tanto affini quanto diversi ed estranei l’uno all’altro erano i loro corpi. Emily si lasciava andare alle fantasticherie, immaginando Charles Wadsworth intento all’adempimento delle sue funzioni. E intanto celebrava la sua Messa: Nel nome dell’Ape, nel nome della Farfalla e della Brezza – Amen”.

Emily trascorre sempre più tempo chiusa nella sua stanza a scrivere. “Non erano più soltanto frasi, né solo poesie scherzose … era il Mondo che si disgregava e si ricomponeva attraverso le Parole”. Una notte, mentre divampa un incendio nel bosco vicino a casa “Capì, in un fulminante riverbero di coscienza, la natura tremenda del proprio dono: seppe di possedere l’Arte del Fuoco, che illumina, purifica e distrugge per ricreare… di quell’unico fuoco sarebbe arsa tutta la vita”. “Era il Terrore, e insieme l’Estasi . ..Quando un improvviso fremito scuoteva i tralci del frutteto o un diverso portamento del vento faceva trasalire le foglie, si sentiva colta dalla paralisi che ormai riconosceva come un’amica, o come se le stessero tagliando la testa – e l’unico modo di porre rimedio a quegli elettrizzanti supplizi era sedersi allo scrittoio e far scorrere la penna da sinistra a destra sulla pagina immacolata”.

Come definire lo stile di questa donna ossessionata dalla poesia? Avanguardista, surrealista, metafisica, trascendente, ermetica. Un critico dell’epoca, Higginson, fu contattato direttamente da Emily, che attratta da un suo articolo, gli inviò una lettera in cui chiedeva un suo commento sui versi da lei scritti: “E’ troppo occupato per dirmi se i miei versi respirano?” Higginson non tardò a risponderle, descrivendo i suoi versi ‘spasmodici’. “La verità era che lo avevano disorientato, per l’uso atipico della sintassi e la trasgressività troppo moderna delle immagini”.

La morte del padre segnò profondamente l’immaginazione di Emily: “Dov’era, adesso, suo padre? Il suo cuore puro e terribile aveva finalmente trovato pace? Cercava d’immaginarlo senza corpo … se lo figurava come un prigioniero incarcerato in una cella di qualità particolare, fluttuante nell’Azzurro e capace di garantire al suo sonno il più morbido giaciglio”. Un anno dopo la madre viene colta da paralisi. Per sette anni Emily, che aveva sempre disdegnato i lavori di casa, le sta accanto con amorevoli cure, scoprendo l’amore proprio nell’imminenza della separazione finale: “Noi figli non avevamo mai avuto intimità con la mamma – ma le miniere dello stesso suolo s’incontrano, quando si scava: e divenuta lei la nostra figliola, venne l’amore”.

Un’altra figura maschile arriva  nell’età più matura di Emily.

Otis Phillips Lord, già amico di famiglia, quando rimane vedovo infittisce la corrispondenza con la ritrovata figlia del vecchio amico. Emily verso di lui “stava sperimentando l’innamoramento in un modo certamente nuovo: quell’uomo non suscitava in lei emozioni realmente sublimi, né stati di angoscia o interrogazioni metafisiche … piuttosto una struggente tenerezza, come un traboccare d’entusiasmi a lungo repressi”. Mala Sposadell’Estasi e del Terrore, quando  si sentì chiedere se non fosse il caso di pensare al matrimonio, rispose: “Mio diletto, non sai che ‘No’ è l’espressione più appassionata che si possa consegnare al linguaggio?”

Emily Dickinson muore a 56 anni. “Passò l’intero inverno a letto. Il medico non le diceva il nome della sua malattia, – non gliel’aveva mai detto – né a lei interessava saperlo. Dal letto seguiva  ogni giorno il corso delle nuvole, del sole e delle stelle. .. A stare in piedi le girava la testa: le recava conforto immaginare di trovarsi in un punto sperduto dell’immensa superficie marina, chiudeva gli occhi e si sentiva cullata dall’oscillare dell’onda: era come giacere in un letto scavato per lei dall’Acqua, e a fluttuarle intorno era l’Eternità”.

All’epoca non ci fu alcun riconoscimento pubblico del suo genio, uneventful, appunto.

Ma  che gioia poterlo scrivere con l’avventura infinita della Poesia:

Io sono Nessuno – e tu chi sei?

Sei Nessuno anche tu?

Allora siamo in due – non dirlo,

potrebbero spargere la voce! 

Com’è pesante essere Qualcuno!

Così volgare – come una rana

che gracida il tuo nome tutto Giugno

ad un Pantano in estasi di lei!

Categorie:Letture

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