Venezia , i tormenti di una città-vetrina – di Aldo Cazzullo in Corriere.it

Di notte, Venezia torna se stessa. Cioè una città spopolata, come altri centri storici; e Venezia è ormai il centro storico di Mestre. Ma qui, circondati dalla bellezza, è più triste lo spettacolo degli infissi chiusi, delle luci spente, del silenzio, mentre il flusso dei pendolari e dei turisti poveri si sposta verso la terraferma. Restano vivi gli angoli dove si ritrovano gli studenti: Campo santa Margherita, San Giacomo dell’Orio, il mercato di Rialto. I residenti si sono lamentati, e il Comune ha imposto il coprifuoco a mezzanotte.  …

Racconta Cacciari: «Non si ha idea di cosa ho trovato dentro Punta della Dogana! Topi che scorrazzavano. Impiegati chiusi nei loro ufficetti. Nella torretta che guarda San Marco, forse il posto più bello del mondo, c’era un appartamento abusivo: sì, uno che abitava lì, all’insaputa di tutti. Il giorno in cui devono cominciare i lavori, spunta nei magazzini un deposito di legni vecchi. Dico: toglieteli. Mi rispondono che non si può, è roba della sovrintendenza. Chiamo la sovrintendenza: venite a prenderli. Mi rispondono che non si può, sono i resti di un vecchio solaio. A quel punto ho cominciato a urlare. Una scena isterica. Ho dato di pazzo». Lo stesso accadde a piazzale Roma, dove sorgerà la nuova cittadella della giustizia, a prezzi triplicati rispetto al preventivo. «E ci credo – dice Cacciari -. Terreni inquinati. Lavori ritardati. Altri fatterelli, tra cui questo. Stanno per partire i lavori, quando viene annunciata una scoperta sensazionale: casse piene di ossa di animali. Dico che la cosa è nota: fino all’800 lì c’erano i macelli. Mi rispondono che la cosa è clamorosa, si può ricostruire tutta la catena alimentare di Venezia nel XVIII secolo. Vado, e mi mostrano un osso di capra, di vitello, di bue… Ho cominciato di nuovo a urlare. Un’altra scena isterica. Ho dato un’altra volta di pazzo: “Se non partono subito i lavori, prendo una mazza e distruggo le ossa una a una!”».
Racconta Cacciari di non sopportare più «il piagnisteo stucchevole» su Venezia, il lamento che sale «dagli sciagurati salotti» e da un popolo avvezzo a mugugnare. Ricorda quanto è stato fatto in questi vent’anni: il nuovo Arsenale, con il centro di ricerca Thetis; la ricostruzione della Fenice, per quanto tormentata; il restauro di Ca’ Giustinian, sede della Biennale, su cui avevano messo gli occhi i Benetton che già possiedono l’isolato a fianco; il recupero della Certosa, l’isola dove si esercitavano i lagunari e dove adesso ci sono un parco, un centro per riparare le barche, un porto turistico. E poi gli investimenti delle banche e dei privati, il rilancio della Fondazione Cini, lo sbarco di Prada a Ca’ Corner della Regina, la Querini Stampalia, la Bevilacqua La Masa, i musei civici affidati a Gabriella Belli, il raddoppio dell’Accademia; oltre ovviamente a Pinault, che ora si è impegnato a recuperare il teatro di Palazzo Grassi (ad oggi però deserto di mostre).

Il problema è che il Comune non ha più un euro. Si sono inaridite le due fonti storiche, entrambe affidate all’alea, alla sorte: la legge speciale, e il casinò. Venezia da sempre è un’enclave in un Nord-Est distante e ostile: è di sinistra in un mare destrorso; in Confindustria ha Eni, Enel, Telecom, Finmeccanica, giganti lontani e distratti, non piccoli imprenditori legati al territorio; è assistita e succhia(va) soldi da Roma, anziché versarne. Ora lo Stato paga meno, e finisce tutto al Mose: la più grande opera d’ingegneria idraulica al mondo; già inghiottiti 5 miliardi di euro, e mancano ancora due anni di lavori. Poi ci sarà da pagare la manutenzione delle gigantesche dighe mobili che custodiranno le tre bocche di porto, da cui entrano in laguna le barche e le maree

….

Il punto è che i veneziani non vogliono più vivere a Venezia, e non solo perché le case ai piani alti sono carissime e quelle umide a livello dell’acqua o surriscaldate sotto i tetti non le prende nessuno. I veneziani vogliono – proprio come tutti noi – la macchina sotto casa. Il Comune ha seimila appartamenti, molti affittati ai popolani, come la mitica Lucia Massarotto: sfrattata dalla Riva dei sette martiri dove sventolava il tricolore in faccia ai leghisti, ha trovato casa a Santa Croce. È la classe media a mancare, sono i borghesi che abitavano i piani tra quello nobile e le mansarde,

Con appena 120 mila visitatori l’anno. Su 200 turisti che sbarcano a Venezia, 199 non vanno a vedere la spirale di angeli che entra nella capanna di Maria con un vortice che ricorda la velocità astratta di Balla, e poi l’Annunciazione di Tiziano, il Cristo portacroce di Giorgione… Forse non ha torto Cipriani, quando dice che la gran parte non sono turisti, ma curiosi.

DI Aldo Cazzullo

http://blog.aldocazzullo.it

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