TartaRugosa ha letto e scritto di: Luciana Quaia (2012) Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica. Nodolibri, Como

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Luciana Quaia (2012)

Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica.

Nodolibri, Como 

Anche le tartarughe sono resilienti.

E’ il  mio guscio la prima fonte di resilienza, il riparo dove proteggermi quando avverto un pericolo, la casa che mi ospita in tutti i mesi dell’anno, grata al fatto che di lei mi faccio carico portandomela sempre appresso.

Quanto all’intimità dell’erranza, chi meglio di me può testimoniare l’errare meditabondo da cui mi faccio travolgere quando tutto il resto del mondo crede io stia dormendo sotto strati di terra?

Ecco, una cosa che credo non aver ancora sperimentato è quella della perdita di memoria, visto che, per quanto riguarda il familiare curante, penso di poter affermare che ne dispongo, nonostante non mostri rilevanti bisogni di assistenza.

In questo finire di un torrido luglio è stato bello affidarsi alla lettura di un libro che affronta un tema spinoso in una versione ariosa e per certi versi  poetica.

Perché già a partire dall’indice si intuisce che quell’erranza prospettata nel titolo percorre tutte le pagine del testo, inseguendo un cerchio che inizia nella fase drammatica della comunicazione di una diagnosi devastante (l’Alzheimer, appunto) e si conclude in una visione di maggior fiducia in se stessi, perché le esperienze negative che accadono nella vita possono insegnare che è possibile rialzarsi in piedi dopo una caduta.

Di per sé il tema potrebbe sembrare strettamente psicologico e di pertinenza riservata ai professionisti della cura, ma la piacevole sorpresa che la lettura dona è legata alla struttura del testo, articolata intorno all’idea di un viaggio che trae spunto dall’opera di Joseph Campbell “L’eroe dai mille volti” e che offre una prospettiva di cammino denotata da tappe specifiche in cui succede qualcosa.

E’ possibile così capire che per costruire un percorso di aiuto a un familiare improvvisamente piombato nel mondo della malattia di un proprio caro non è sufficiente avere solo risorse personali, ma bisogna anche  contare sull’appoggio di un aiuto esterno. In un libro che parla di storie trova quindi spazio anche la storia del “tutore di resilienza” che in questo caso è un’associazione di volontariato della città dell’autrice, il cui nome, Donatori del Tempo è già promessa solidale e accogliente. E’ da qui che inizia lo “start” propulsivo dell’azione di soccorso esercitata in primo luogo dal Graal che, fedele all’approccio mitologico seguito nel testo, sta a significare Gruppo di reciproco aiuto per la malattia di Alzheimer.

La particolarità del volume è che lascia trasparire anche aspetti della biografia professionale e personale dell’autrice: sono molti infatti i passaggi in cui emerge il vissuto della psicologa a contatto con le storie di persone che incontrano il disagio e la sofferenza, svelando quindi anche che cosa prova chi si occupa di altri. E pure nella scelta degli strumenti da utilizzare come rimedio di “autocura” nel laboratorio di scrittura risaltano i gusti di Luciana per la mitologia, la letteratura, la fotografia, l’oggettistica, il cinema …

Perché quando si sta nel “ventre della balena”,  il momento peggiore di crisi esistenziale, occorre attrezzarsi di simboli forti per scavare nella memoria e recuperare le sfide che già si sono vinte.

Gli esercizi proposti per scrivere di sé sono accattivanti e supportati da spiegazioni che mescolano il sapere teorico con poesie, brani letterari, personaggi mitologici, mandala, fotografie, finalizzati a rendere le pagine scritte una piacevole evasione immaginifica e benefica per l’interiorità più profonda.

Naturalmente, spiega l’autrice, un percorso di resilienza non si esaurisce all’interno di un’esperienza di scrittura autobiografica. Sarebbe troppo facile! Delle piccole ma intense storie che vengono presentate non si riesce a seguirne l’evoluzione fino alla fine. Si intuisce però come, in un arco di tempo più prolungato, altre testimonianze abbiano messo in rilievo apprendimenti e accrescimenti che solo l’attraversamento del dolore può provocare.

Per aiutare il familiare curante a riflettere su un futuro ancora ignoto del proprio malato, viene proposta l’analisi di tre film considerati validi strumenti identificatori per favorire la lettura ed eventualmente la scrittura dei propri stati d’animo.

Di questi film non viene data solo la trama, ma si entra  nello specifico a sottolineare i passaggi resilienti che quelle famiglie, sia pure sullo schermo, compiono.

Il capitolo ultimo, che nel “viaggio dell’eroe” è denominato Il dono finale, racchiude la sintesi di un’esperienza, quella del familiare curante, che comprende sia la valutazione del percorso di sostegno nel gruppo di auto aiuto, sia la testimonianza dell’accompagnamento di una malattia così ingrata. E alla domanda dell’autrice “Si può parlare di dono parlando di Alzheimer?” si scopre che la risposta può essere positiva, perché sono le parole stesse dei familiari (e anche di poeti) che lo dimostrano.

C’è anche il dono della celebrazione della storia di ben 35 anni di attività del centro di volontariato che, forse, seguendo le parole scritte, è arrivato a un punto di svolta segnato da un’età dei soci troppo avanzata per poter tenere ancora  il passo.

Il cerchio si chiude. Il viaggio ha incontrato le seguenti soste: Chiamata all’avventura; Rifiuto della chiamata; Attraversamento della prima soglia; Abitare il ventre della balena, La strada delle prove; L’incontro con gli alleati,i mentori e i messaggeri: L’attraversamento della soglia del ritorno; Il dono finale.

Sono intervenuti Sisifo, Pandora, Penelope, Ermes, il Genius Loci, Arianna.

I tre film analizzati sono:La strada per Galveston, Lontano da lei e Una sconfinata giovinezza.

Degne di attenzione  la bibliografia “raccontata” e la filmografia, scrigni preziosi dove attingere bellezza e conoscenza: non è casuale che nei ringraziamenti al primo posto ci stiano proprio i libri, con “il loro corpo frusciante di pagine scritte”

Infine divertente l’idea di iniziare con un capitolo Zero (per orientare il lettore) e finirlo con il capitolo Undici,adducendo alla metafora dell’orologio e alla sua circolarità pari a quella del viaggio dell’eroe.

Nonostante la corposità, si legge tutto d’un fiato e viene proprio voglia di cimentarsi a scrivere di sé, guscio permettendo.

Categorie:Letture

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