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chiaccherata con Luca su Silvia Montefoschi e il Vangelo di Giovanni tradotto da Santi Grasso

caro Luca

riesco ora a ritornare sulla tua scelta di lettura di mercoledì scorso
 
pure io sono molto affascinato da quell’incipit davvero fortemente risonante ed evocativo del vangelo di Giovanni.
Lì si apprende:
la parola come necessaria base della soggettività di ognuno e delle sue relazioni intersoggettive
 
ho accennato quella sera alla vicenda umana di quella straordinaria psicoanalista che è stata Silvia Montefoschi.
Negli anni 70 avevo deciso di andare in analisi da lei. E così risparmiavo i pochi soldi di docente della formazione professionale proprio per poi cominciare il costoso processo analitico.
poi le cose andarono diversamente: due sedute con lei a distanza di un anno e poi l’analisi con Claudio Risè. Che mi ha molto aiutato a dipanare i miei grovigli esistenziali
 
Ebbene: Silvia Montefoschi (che, ti assicuro è un gigantesssa della psicanalisi) aveva un “rapporto di comunicazione” proprio con il vangelo di giovanni. E a sentirla anche con lui stesso. Ma qualcuno lo ha interpretato come il personalissimo “delirio” della montefoschi stessa. Da assumere come il suo “esserci” nella sua personalissima situazione esistenziale.
Ne parla con questo difficile ma eccezionale libro: L’ultimo tratto del percorso del Pensiero Uno, escursione nella filosofia del XX secolo, Zephyro edizioni
 
Sono persona che ha fatto molte svolte nella vita: oggi non sono più avvilluppato nella prospettiva culturale di Silvia Montefoschi che ora vivo come dogmatica e riduttiva in quanto a senso unico.
 
Tuttavia ogni passaggio del ciclo di vita ha il suo senso e quindi di lei ho fissato, nel 2008, quello che più sento come fondante e che ho raccontato qui , in uno di quei momenti di “comunicazione” che è bene fermare:
Oggi sono salito alla casa sul lago a prendere la recente traduzione di quel vangelo:

IL VANGELO DI GIOVANNI commento esegetico di Santi Grasso, Città Nuova 2008, pag 982
 
Lui traduce così l’incipit:
 
in origine c’era la comunicazione
la comunicazione era presso Dio
Tutto suo mediante è accaduto
e senza di essa niente è accaduto di ciò che esiste.
 
 
Di questa traduzione dice Gianfranco Ravasi (nell’articolo I simboli di Giovanni, pubblicato sul Sole 24 ore della domenica): “Devo confessare di essere rabbrividito leggendo questa traduzione del celebre incipit e del relativo apice di quel gioiello assoluto, letterario e teologico, che è il prologo di Giovanni”
 
Visto che sei stato tu a proporre il nesso fra “logos” e “comunicazione”, mi è venuto in mente di raccontarti questo episodio concettuale (chiamiamolo così)
 
un caro saluto 
e arrivederci

Paolo Ferrario Mostra tutti

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