Che gatti

Un nuovo anno pare sia arrivato. Me ne sono accorta dall’eco lontano dei botti, quegli stessi che rompono il caldo dell’aria nella notte di san Lorenzo, turbando il mio sonno.

Almeno qui, sotto il protettivo strato di terra, questi fragori servono da calendario rassicurante: siamo in inverno e ancora molto ha da passare prima ch’io possa risalire di nuovo verso l’alto scoperto.

Che, a dirla tutta, questo sopra che giace a coprirmi  mai come quest’anno è desolante.

E’ vero che noi tartarughe siamo piuttosto introspettive e deliziate dalla solitudine, ma ormai mi ero abituata a un rumore ben più dolce dei botti: quello di altrui zampe che scavano nel cumulo delle foglie secche per formare un caldo giaciglio.

Papà pino, infatti, affonda le sue radici nel punto più caldo del sentiero e, nelle giornate buone, i corti raggi solari non solo riparano la mia nicchia nascosta, ma offrono un buon punto di siesta anche per gli amici a quattro zampe.

Dicevo che quest’anno è desolante: giusto il primo gennaio di un anno fa sentivo le voci dei due umani che chiamavano – invano – la gatta bianca Noelle. So per certo che non è mai stata trovata.

Ma il 2013 annuncia un altro evento: per la prima volta non si ode più il passo vellutato degli abitatori felini di questo mio stesso luogo. Sono tutti migrati verso mete più adatte alla loro salute. Uno, Silvestro, invece non ce l’ha fatta e non tornerà più a dormire sul cuscino degli aghi del pino.

E mentre attendo il nuovo solstizio e la fine dello svernamento degli inquilini estivi, mi godo le pagine di Che gatti, consolando il ricordo un po’ triste con le storie di Bice e Nino, i due gatti di Alessandra e Paolo cui, alla prima, devo alcune bellissime fotografie che mi hanno consegnato all’eternità fra le mani e il sorriso di Luciana.

Non sono gelosa dei gatti, so che possono dare soddisfazioni maggiori di noi tartarughe e sono quindi felice quando ascolto le storie di chi condivide la sua vita con queste imprevedibili bestiole: “voglio arruffianarmeli il più possibile perché continuino a sceglierci come loro compari a due zampe”, afferma Alessandra.

E come non crederle? Curiosando nel suo quadrotto fotografico che ancora reca con sé l’acceso rosso natalizio, ingentilito dalle orme simili a grandi fiocchi di neve intorno ai musetti sognanti di Bice e Nino, assistiamo alla scansione del giorno dei due amati quattrozampe.

In punta di piedi, fra le oniriche visioni di ciò che si annunciava come presentimento, conosciamo l’ingresso non già del primo gatto, ma della seconda creatura in casa di Ale e Paolo e la sua diffidenza sconfitta a poco a poco grazie alla giocosa e  infantile cavalleria di Nino “nonostante la stazza non indifferente e la pelliccia leonina color caffellatte, rassomiglia a quegli adulti di cui si dice che non sono mai cresciuti, quelli sempre pronti a giocare…”

E in effetti, i cambiamenti della crescita si notano pagina dopo pagina, cadenzati dai mutamenti del trascorrere delle ore. Le lunghe ore dedicate agli appostamentiprima la caccia, poi la filosofia”, ai sonnellini goduti negli anfratti più originali, alle conservatrici abitudini così scarsamente comprese, a volte, dagli umani, agli irresistibili teppismi che strappano risa (e talvolta sgridate senza successo)  per l’inesatto paragone tra oggetti di casa ed elementi della natura, all’intersezione fra mani e zampe, entrambi mezzi vitali per il benessere reciproco di bipedi e quadrupedi.

Così racconta Alessandra fra scatti e parole il suo amore per i gatti. E convince!

Nell’intimità del calore della casa e negli abitudinari gesti del quotidiano questi gomitoli di pelo sostano, dormono, girovagano, saltano, giocano, amano. E scatenano voglia di coccole.

Se avete voglia di conoscerli potete richiedere Che gatti direttamente ad Alessandra: alessandracicalini@gmail.com

E chissà che insieme al quadrotto non arrivi anche una dedica personalizzata dell’autrice e, perché no, un ‘impronta autografica direttamente dai cuscinetti delle zampe dei due protagonisti!

Categorie:Letture

1 reply

  1. Carissima Tartarugosa,
    non potevi farmi regalo, anzi dono, più gradito.
    Oltretutto, non sapevo che i gatti si accomodassero nelle buche fatte da esserini saggi e lenti come te, il che mi rassicura un po’ circa il destino dei gatti tornati allo stato semi-selvaggio dopo che i gestori dell’hotel in cima al colle del Girfalco, a pochi metri dalla relativamente calda casa di Nino e Bice, sono stati sfrattati. Erano loro, come credo ricorderai, a occuparsi del benessere di questi piccoli amici. Anche adesso, comunque, sono stati dotati da qualche buon samaritano di crocchette e piccoli ripari, ma visto che lì intorno abbondano alberi e altre piante, spero proprio che riescano a svernare in qualche maniera.
    Sì: quando si fa amicizia con queste strane creature è difficile poterne fare a meno. Mi dispiace molto per Silvestro, l’avevamo conosciuto anche noi. Ma sono ben lieta di sapere in salvo Chat Noir e Luna, accanto alla scostante ma magnifica Miciù.
    Che altro dirti? Ecco: un piccolo pandoro regalatomi quasi per scherzo da Paolo conteneva una micro-gomma per cancellare a forma di tartaruga: non appena l’ho vista ho subito pensato a te. Da piccoli segnali come questo capisco sempre di più l’importanza e rarità dell’amicizia che ci lega.
    Non appena possibile vi manderò ulteriore tangibile segno della medesima…! e non dico altro. 🙂
    buonissime, lente e sonnecchianti ore a te
    a presto

    "Mi piace"

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