Ivan Battista, PSICOARCHITETTURA. Riflessioni di uno psicologo sull’arte di costruire, Gangemi editore, 2015

PSICOARCHITETTURA

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http://www.gangemieditore.com/scheda_articolo.php?id_prodotto=6237&isbn=9788849230970

L’architettura è la maggiore espressione dell’immaginazione quale fondamento della creatività e manifestazione peculiare della psiche. L’arte del costruire, più di ogni altra competenza, si nutre del rapporto tra lo psichismo e il territorio e proprio per questo motivo assume varie modalità di realizzazione. È facilmente comprensibile, perciò, quanto l’architettura possa influenzare la psiche di chi la abita o di chi ne viene a contatto. Chi progetta costruzioni o si occupa di urbanistica deve necessariamente essere capace di comprendere lo psichismo e le esigenze dell’utenza. Soltanto a queste condizioni l’architettura può promuovere salute e spargere benessere. In questo abbraccio difficile, ma avvincente, se l’architettura e l’urbanistica disciplinano i volumi e gli spazi, la psicologia ne offre una chiave di lettura fondamentale attraverso lo studio dei processi psicoemotivi dell’essere umano. Il legame tra le due branche della scienza è indiscutibile e i luoghi, i volumi, le aree, le forme, gli arredi sono vitali tanto quanto l’affettività e le relazioni famigliari.

Ivan Battista, psicoterapeuta, saggista, scrittore ha pubblicato: Cara Mille ti scrivo: analisi psicologica delle scritte sulle banconote da mille lire (1993); Kentauros: istinto e ragione nella psicologia del motociclista (1994); Orfani di genitori viventi: individuazione e relazione nella cultura del narcisismo (1998); Depressione: tutti i colori del buio (2002); Moto d’amore: quattro storie di corsa (2005); Amori d’ufficio: come orientarsi nel labirinto delle relazioni illecite nate nel posto di lavoro (2007); Specchio delle mie brame: psicologia della chirurgia estetica (2008); Assalto all’amore: contro le banalità del più antico e nobile dei sentimenti (2012). Ha collaborato alla stesura del Dizionario di Psicologia (1995). Ha collaborato alla stesura del Grande Dizionario Enciclopedico di Omeopatia e Bioterapia.

 

Un buon architetto deve essere un bravo psicologo

L’autore di ‘Psicoarchitettura’: I costruttori rispettino il Genius loci

(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 1 mar. –

‘Un buon architetto non puo’ non essere anche un bravo psicologo. Quando si costruisce e’ necessario tener presente il principio del Genius loci che favorisce l’individuazione di chi abita i posti dove viene rispettato perche’ trasmette alle menti il profondo significato simbolico e storico dei luoghi. Purtroppo, non tutti i costruttori, gli urbanisti e gli architetti lo considerano’. Ne parla alla DIRE Ivan Battista, psicoterapeuta e autore del libro ‘Psicoarchitettura. Riflessioni di uno psicologo sull’arte di costruire’ (Gangemi Editore).

‘Ho deciso di scrivere ‘Psicoarchitettura’ per ovviare a un senso di malessere e d’ingorgo dell’anima che mi ha preso tempo fa- prosegue l’autore- tutto e’ nato in un tardo pomeriggio, mentre andavo a visitare un amico che vive in un palazzo di Viale Marconi a Roma. Ero nella mia vettura, assalito da un caos di traffico di persone e macchine da incubo. Girando lo sguardo per vedere i palazzi e le strade, non ho potuto far a meno di chiedermi ripetutamente: ‘Cosa ti hanno fatto Roma?’. Molte costruzioni nel nostro Paese sono state realizzate senza seguire alcun criterio diretto al soddisfacimento delle molteplici necessita’ umane. L’unico obiettivo perseguito e’ stato, ed e’ ancora purtroppo, lo sfruttamento economico massivo del metro quadro’. Piu’ che una denuncia politica, il libro di Battista cerca di cogliere il risvolto psicologico sulla salute dei cittadini che l’abitare spazi omologanti, anonimi e degradati produce.

Per ‘Psicoarchitettura’ s’intende ‘una modalita’ di progettare e costruire strutture che passi anche sotto la lente della necessita’ psicologica umana’. Volumetrie, superfici d’area, verticalita’, orizzontalita’, colori, captazione della luce, angustie e vastita’, sono tutte condizioni che influenzano la psiche umana? ‘Certamente. Oltre agli elementi funzionali- continua lo psicologo- esiste un’estetica nella costruzione che incide anch’essa sullo stato d’animo. Pensiamo a come ci fanno sentire una chiesa gotica o un palazzo ministeriale (edificio massiccio che sviluppa quasi sempre in orizzontale). Nel primo caso, l’ambiente col suo slancio verso l’alto e il divino invita al raccoglimento, alla riflessione, al movimento piu’ lento e al parlare a bassa voce- spiega Battista- nella seconda ipotesi, la nostra risposta psichica ai palazzi del potere ci porta ad essere invece cauti, attenti, perche’ l’imponenza dell’edificio ci fa sentire piccoli e poco incisivi rispetto a cio’ che l’immobile rappresenta’.

‘Psicoarchitettura’ parla anche di arredamento, design (ambiente interno) e decoro (ambiente esterno). ‘Il decoro esterno ha una sua importanza, anche al di fuori della funzionalita’. Ad Amsterdam esiste un blocco di edilizia popolare denominato Het Schip (La nave), progettato dagli architetti Michael De Klerk, Peter Kramer, J.M. Van der Mey – fa sapere lo scrittore- che e’ un housing sociale realizzato nel 1919. Gli architetti aggiunsero degli ornamenti sulle varie facciate dell’edificio che di funzionale non avevano nulla: una guglia, dei fregi sotto le finestre, delle cabine sospese negli angoli, giusto per differenziare la costruzione e facilitare, rafforzandolo, il senso di identificazione dei suoi abitanti con quel luogo. Questo perche’ i progettisti erano coscienti che costruzioni realizzate in copia conforme, come la modularita’ immobiliare tutta uguale, favoriscono l’alienazione, la spersonalizzazione e l’estraniamento dalla partecipazione alla manutenzione, al decoro e al luogo in generale. Da qui al comportamento distruttivo e illegale il passo e’ breve’. Invero, la comunita’ della citta’ di Amsterdam ‘oggi ha trasformato il blocco urbanistico di Het Schip in un museo e pone gran cura alla sua manutenzione, ben comprendendo la sua validissima importanza espressionista’.

– Cosa e’ accaduto alla citta’ eterna, dunque? ‘La Capitale e’ andata soggetta a un secondo ‘sacco di Roma’- afferma Battista- Un attacco indiscriminato e distruttivo della sua urbanistica e del suo piano regolatore, che non e’ mai stato mantenuto per intero e tanto meno realizzato nel rispetto delle esigenze psicofisiche umane. Da Tor Bella Monaca a Viale Marconi, dalla Magliana a Corviale, dalla Bufalotta a Val Melaina, troviamo luoghi carichi di ‘conglomerati ad alveare’ dove si aggrava la possibilita’ delle persone d’incontrarsi e di vivere insieme serenamente, a causa di spazi progettati in modo scellerato, senza alcun rispetto intelligente per le reali esigenze del corpo e della mente. Inoltre, la concentrazione di persone provenienti da un tessuto sociale estremamente disagiato, come nelle Vele di Secondigliano ad esempio, e’ un madornale errore politico piu’ volte ripetuto in molte citta’ italiane’.

Edward Twitchell Hall parla di ‘arousal’, ovvero ‘della risposta dell’essere umano al tipo di distanza dal suo prossimo. Egli distingue quattro tipologie di distanza: la distanza intima, tra 0 e 60 cm; la distanza personale, tra 60 e 120 cm; la distanza sociale, tra 120 e 300 cm (il conferenziere); la distanza pubblica, oltre i 300 cm (il politico). Man mano che si passa da una tipologia all’altra- ricorda lo psicologo- la lontananza aumenta. Il senso di questa distinzione e’ che, se la vicinanza non e’ desiderata, s’innesca un aumento di aggressivita”.

– Qual e’ il messaggio del suo libro? ‘Dobbiamo costruire strutture che abbiano anche un forte senso simbolico e storico rivolto alle persone che devono viverci. Non a caso Vitruvio, nel suo De architettura, sostiene che l’architetto deve avere una cultura molto ampia che comprenda pure la preparazione in filosofia (oggi diciamo psicologia) e scandisce le tre componenti basilari dell’architettura: La solidita’ (firmitas); La funzione o destinazione d’uso (utilitas); La bellezza (venustas). Non si puo’ considerare l’essere umano alla stregua di una formica o di un’ape- continua Battista- uno spazio fisico, simbolico e psicologico e’ necessario per evitare pericolose risposte aggressive e depressive che si accentuano nei luoghi spersonalizzanti’.

Un esempio recente di ripristino di una struttura simbolica a Roma e’ la fontana delle anfore, ‘realizzata nel 1926 da Pietro Lombardi e, purtroppo, spostata nel 1936 in piazza dell’Emporio. La bella fontana (che appartiene a una serie di nove diverse fontane di rione tutte realizzate dal ‘geniale’ Lombardi per ‘abbellire’ Roma) e’ stata rimessa l’anno scorso nella sua sede originaria di piazza Testaccio, con una serie di abbellimenti estetici e funzionali a contorno, molto rispettosi dello stile e dell’urbanistica originale della piazza. Un’opera che restituisce al ‘popolo’ testaccino una grande opportunita’ di individuazione e differenziazione, e che agisce positivamente sulla loro psicologia. Infatti, entusiastica e’ stata la risposta di apprezzamento degli abitanti del quartiere’.

– Perche’? ‘Questa fontana ha sia un valore storico sia un valore, ripeto, profondamente simbolico- conclude Battista-. In quella zona c’era il Porto Fluviale di Ripa grande, dove gli antichi Romani scaricavano dalle galere (sorta di enormi chiatte adatte alla navigazione fluviale) le derrate alimentari (olio, vino e granaglie) contenute, per l’appunto, nelle anfore e destinate ad ‘alimentare’ il popolo romano. Tutti sanno che i pezzi delle anfore rotte o non riutilizzabili (cocci in dialetto romano, testae in latino), gettati in un luogo poco distante dal porto, hanno creato negli anni il famoso ‘Monte dei cocci’ o delle testae, per l’appunto, da dove deriva il nome del quartiere di Testaccio. Oggi, le anfore della fontana del Lombardi (insieme con le altre otto bellissime fontane distribuite nei quartieri della citta’ eterna, tutte progettate dallo straordinario architetto con l’oggetto/simbolo del genius loci in cui si trovano: i Monti all’Esquilino, la Pigna nel rione omonimo, i Libri in via degli Staderari, gia’ sede della Sapienza, le Tiare a San Pietro, il Timone davanti all’antico porto di Ripa, la Botte a Trastevere, le Palle di cannone a Castel Sant’Angelo) continuano a ‘nutrire’ il popolo romano fornendo ad esso individuazione, differenziazione, fierezza e benessere psicosociale attraverso i loro rispettivi Geni loci’.

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