Il libro delle case, di Andrea Bajani, Feltrinelli, 2021

l’incipit de «Il libro delle case» di Andrea Bajani (Feltrinelli, pp. 256, euro 17): la storia di un uomo – chiamato Io e raccontato in terza persona– attraverso le abitazioni in cui ha vissuto.

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https://www.lafeltrinelli.it/libri/libro-case/9788807034336?productId=9788807034336

Casa del sottosuolo, 1976
La prima casa ha tre stanze da letto, un soggiorno, una cucina e un bagno. La stanza da letto dove dorme il bambino, che per convenzione chiameremo Io, è in realtà uno sgabuzzino con una brandina. È un po’ umido, come del resto tutta la casa. Non ha finestre ma è confortevole ed è vicino alla cucina. L’acciottolio delle stoviglie, il toc toc regolare del coltello sul tagliere, il getto d’acqua prolungato nel lavello sono probabilmente tra i primi ricordi di Io, anche se non se ne ricorda. Così come non ricorda il tonfo ammorbidito dello sportello del frigorifero che si chiude, o la resistenza a strappo di quando viene aperto. È la piccola polifonia della cucina: percussioni di metalli con contrappunti di ceramica, getti idrici, ronzio del frigo, la ventola della cappa sopra i fuochi.

La casa è sotto il livello della strada. Per accedere all’appartamento bisogna scendere al primo piano sotterraneo prendendo per una scala a spirale, oppure utilizzando l’ascensore. L’odore che si respira nell’androne, da cui parte una striscia di tappeto rosso che si avvia verso le scale, è molto diverso da quello che si respira al piano sotto, dove l’umidità ha diffuso per l’ambiente un sentore di cantina. Le cantine, del resto, sono allo stesso livello dell’appartamento di Io, insieme a due porte in legno massiccio, oltre le quali vivono famiglie imprecisate.

La Casa del sottosuolo non è però tutta sotto il livello della strada. La sala da pranzo, la cucina, il bagno e le camere da letto affacciano infatti su due cortili interni. Sala, cucina e bagno su un lato, le camere sull’altro. I cortili interni, o giardini di cemento, sono incassati in mezzo a una serie di condomini a cinque o sei piani costruiti negli anni cinquanta e sessanta del Millenovecento.

Uscendo in cortile non si può che alzare il collo. La nonna di Io — d’ora in avanti Nonna — ogni mattina compie la medesima procedura: esce, distende il collo e guarda in verticale fino al cielo per vedere che tempo fa. Poi rientra.

Stando dentro la Casa del sottosuolo si ha l’impressione che fuori sia sempre nuvoloso. Le finestre che affacciano sui due giardini di cemento non sono sufficienti a far arrivare il giorno nelle stanze. Per questo nella casa si entra accendendo un abat-jour in corridoio.

In quell’oscurità Io compie i suoi primi movimenti. Gli oggetti e il mobilio spingono le loro ombre sul pavimento, sconfinano, allagano l’appartamento; salgono sui tavoli, sui davanzali, sulla cesta di frutta di ceramica sempre esposta al centro della tavola. Io impara a muoversi tra quelle ombre, a calpestarle, a esserne travolto. Gattonando per la casa, a volte scompare dentro un’ombra, o lascia fuori solo una mano, oppure un piede, che se ne stanno abbandonati nel chiarore: Io viene fatto a pezzi dall’oscurità, lascia pezzi di sé sopra il tappeto.

Nella Casa del sottosuolo le luci vengono spente soltanto per dormire o quando si va via: lo spazio viene riconsegnato al buio, suo elemento naturale. Quattro mandate, vociare per le scale e poi silenzio. Le ombre a quel punto si sfilano dagli oggetti per intero, si buttano sul pavimento, sottomettono ogni centimetro, conquistano la casa.

© Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano. Prima edizione ne «I Narratori», febbraio 2021.

Concita De Gregorio su la Repubblica: «L’autore del Libro delle case (Feltrinelli), Andrea Bajani, ha lavorato molti anni a riscattare dalla memoria – chissà che pegno ha pagato – la geografia delle case che in due-tre pagine per una ci riporta. Foto di un momento, costate anni: […] Casa di materasso, coi nomi degli studenti scritti a penna sul citofono, e Casa dell’armadio, dove vivono Moglie con bambina, moglie che ancora non è moglie ma è già madre, e Casa di Parenti, e Casa della Radio. Casa di Poeta, dove qualcuno ha staccato le spine della tv perché la madre non veda la carneficina del figlio, e Casa di Prigioniero, dove ora vive una donna che dorme nella stanza che fu del Politico una cella, una nonna che lì dove resta sul parquet l’impronta di un muro accoglie i nipoti a giocare. Casa dell’adulterio è una stanza sola, e sono tornata cento e mille volte in questi giorni dentro quella stanza, la porta chiusa sul resto della casa coniugale inviolabile, abitata da Famiglia. C’è stato un tempo, molti anni fa, in cui frequentavo una Casa che nel silenzio delle sere interrogavo: cosa sai tu? cosa hai visto? Di quanti pensieri e lacrime e gemiti e risate sei custode? Di quanti segreti: dimmi. La casa – “i muri i battiscopa i letti i comodini, i pensili in cucina”, scrive Andrea, che oggi vive a Houston – è una testimone che ci guarda in silenzio. Ci entriamo, ci spogliamo della visione che vogliamo dare agli altri. Solo la casa ci conosce».

Categorie:Casa, Riparo

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