Wim Wenders, Alice nelle città


Solo, sdraiato sulla spiaggia e appoggiato al pilone di un pontile, Philip scatta fotografie istantanee con una Polaroid, aspetta che si sviluppino e le guarda pensieroso, mentre in sottofondo si sente la canzone “Under the Boardwalk” dei Drifters. Quindi si alza di scatto, sale in auto, accende l’autoradio (tutti i personaggi dei film di Wenders ascoltano musica in auto) e comincia a percorrere le strade circondate da un paesaggio monotono e ripetitivo, fatto di motel, insegne luminescenti e stazioni di servizio (“Il viaggio è l’occasione per scoprire il vuoto interiore.”) (D’Angelo, 1994 : 61). La frattura del personaggio con la realtà è dovuta alla mancanza di spunti adatti alla descrizione di ciò che lo circonda, ma in ultima analisi deriva dalla delusione di aver sognato la terra americana e di averla scoperta completamente diversa da come se l’era immaginata. Ciò che si verifica in Philip è un blocco a livello della comunicazione (un tema che diverrà centrale nel terzo film della trilogia Nel corso del tempo), “perché è impossibile scrivere di una realtà sempre uguale e prevedibile.” (D’Angelo, 1994 : 62). Per questo motivo il depresso Philip cambia canale di espressione e passa dalla scrittura alla fotografia, ormai deciso ad abbandonare il territorio della convenzionalità del linguaggio scritto per approdare all’immediatezza delle immagini visive. A maggior ragione immagini immediate, poiché si tratta di foto istantanee, cioè di foto di cui si può vedere immediatamente il risultato e che per di più sono irriproducibili (come le opere d’arte). Philip fotografa tutto quanto gli capita sotto tiro e perfino mentre guida l’automobile fotografa le cose che lo colpiscono. Ma attraverso questo procedimento, egli cerca soprattutto di verificare la propria identità. Scoraggiato dal proprio insuccesso, annuncia al suo giornale che ritornerà in patria e si appresta ad acquistare il biglietto di ritorno, dopo aver venduto l’auto con la quale ha viaggiato per le autostrade degli States. L’incontro di Philip con la bambina Alice e con la madre avviene nell’agenzia di viaggi dove queste stanno acquistando il biglietto di ritorno per la Germania. La madre è in realtà solo un pretesto per introdurre la figura della bambina. Infatti il giorno seguente, assillata da problemi di convivenza con il suo uomo, la madre decide di abbandonare la figlia nelle mani del giornalista e di tornare nel luogo dove il suo uomo americano vive. Philip si trova improvvisamente sobbarcato di una responsabilità che non voleva accollarsi e che gli capita senza che lui abbia fatto nulla per evitarla. Deve badare alla bambina e riportarla a casa, ma Alice non ricorda il nome del paese nel quale abita la nonna e così, giunti in patria, i due si avventurano in un lungo viaggio per cercare una casa che non sanno dove si trova. Grazie ad Alice, il ritorno di Philip diventa un momento di riscoperta di sé stesso e del suo passato. Philip adesso deve prendersi cura di qualcuno, trovare il cibo e l’alloggio; e poi i due devono andare alla ricerca della casa della nonna di Alice. La spontanea vitalità della bambina fa recuperare a Philip uno sguardo infantile sulla realtà e riesce a fargli dimenticare il fallimento subito in America.

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