Il sogno di Tullio Aymone, 26 novembre 1991

Da Milano in un paese diverso.

Sento la voce di Tullio Aymone. Chiedo di salire. La stanza è povera. Lui non c’è. Mi sento umiliato e preso in giro.

Scendo. Vedo sulla finestra una donna bionda. Più avanti una donna nera: “Sei al capolinea”

Rido felice.

Ritorno nella stanza di Aymone. Ora è arredata.

Sono più sereno.

Improvvisamante lui compare. Ma non è lui, ma un uomo che assomiglia a C.R. .

Mi suggerisce un libro su Gorbaciov e San Francesco, il cui titolo mi sembra: “Il settore come vita tecnologica”.

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