anni periodizzanti

…questo evento mi richiama alla memoria mio padre. Non capita spesso e quindi voglio inseguire qualche ricordo …

21 Marzo 2003

Sono giorni di guerra. Gli Stati Uniti di Bush (repubblicano e quindi di “destra”) e l’Inghilterra di Blair (laburista, e quindi di “sinistra”) hanno attaccato l’Irak per impedire preventivamente al dittatore di quello stato (un ammiratore di Hitler, uno spietato annientatore dei suoi avversari, un volgare assassino che lì è capo di stato) di diventare sempre più pericoloso per la sicurezza mondiale.

L’opinione pubblica mondiale è divisa. Sembra che tutti siano contro questa guerra e che tutti tirino fuori la loro antipatia e talvolta il loro odio per gli americani. Come sempre la guerra divide in profondità., alimenta chiusure di pensiero, impedisce l’analisi dei fatti, rafforza le proprie convinzioni, manda a galla gli umori più irrazionali.

Io mi oriento rileggendo la storia del Novecento. Andando a ricercare tracce nel passato storico, soprattutto attorno agli anni Trenta. Rivedo il concetto di “guerra di liberazione” che appartiene al lessico della sinistra e che è caduto nell’oblio, in questi tempi di perdita della “memoria storica”. Verifico che Stati Uniti ed Inghilterra sono gli unici stati che, in tutto il Novecento, non solo non hanno vissuto le dittature fasciste, naziste, comuniste, ma le hanno combattute con loro morti anche per noi. Nell’Italia divisa in due dopo il 1943, per sfondare la Linea Gotica che i tedeschi avevano organizzato fra i nostri due mari in meno di due anni ci sono stati 45.826 morti americani e 17.500 fra inglesi, canadesi, australiani, neozelandesi, sudafricani, indiani, brasiliani, polacchi. Ancora in Italia i cimiteri militari alleati sono 130: 10.950 tombe a Nettuno, 5.811 a Falciani (FI). Per liberare l’Europa da Hitler durante la seconda guerra mondiale sono morti 221.484 americani.

La rimozione della storia è provoca in me malinconia e depressione. Ho sempre pensato che Primo Levi si sia suicidato proprio perchè non ce la faceva più a tenere desta la memoria dell’Olocausto. La vedeva affievolirsi man mano che morivano i protagonisti della più grande intenzionale tragedia di massa della la storia dell’umanità

Però intreccio anche qualcosa di molto più personale. Infatti questo evento mi richiama alla memoria mio padre. Non capita spesso e quindi voglio inseguire qualche ricordo.

Nato nel 1917, cresciuto in modo autoritario da un padre autoritario durante una dittatura autoritaria. La sua storia personale ne ha costruito il carattere. Ma la cosa che ora metto più a fuoco è un pezzo dei suoi vent’anni. Attorno al 1936 viene cacciato di casa da suo padre e obbligato alla leva militare volontaria (che allora durava 4 anni) così quando avrebbe dovuto finire il suo periodo militare è cominciata la seconda guerra mondiale, con il risultato di impegnare ben 9 anni della sua vita nell’esercito.

Credo sia stata una dura esperienza di crescita nella sua fase di “maturità” che ne ha condizionato gli affetti, i suoi rapporto con il mondo, le sue capacità di genitore.

L’ho conosciuto politicamente qualunquista. Votava liberale, ma in generale era lontano dalla politica, come se non lo riguardasse. E vedeva in me (frequentante l’Università di Trento nel 1969 e poi dirigente del PCI di Como) quasi un pericolo. O comunque un suo ulteriore fallimento esistenziale: non ho mai fatto nulla che lui desìderasse. E comunque non era in grado di chiedermi nulla, tale (purtroppo) è stata la mia distanza da lui. O meglio la nostra reciproca distanza.

La cosa bella e interessante è che recuperato un rapporto filiale con lui solo dopo la sua morte. Inseguendolo nella sua autentica passione per la musica e la letteratura americana.

E qui si fissa il ricordo. Lo “vedo”, a Napoli, mettere negli zaini e nei suoi bauli i dischi 78 giri di musica jazz (Louis Armstrong, Duke Elligton, Glen Miller, le grandi orchestre degli anni trenta, e chissà quali altri ) e i libri degli scrittori americani (come “Americana” la storica antologia di Vittorini, di cui conservo ancora la copia autentica, i romanzi di Faulkner, Caldwell, Steinbeck, Hemingway, Cain). I dischi a 78 giri non li ho più: ma occupano diversi piani di scaffali i tantissimi 33 giri, con le sue annotazioni.

Le sue cose ancora più emozionanti sono i libri. Con le date degli acquisti, con la sua bellissima scrittura di disegnatore.

E mi chiedo cosa passasse nella sua mente quando (rischiando, perchè per il fascismo e il nazismo, quella era arte “degenerata”) lui interagiva con quel mondo. Con l’America, con quella cultura.

Io credo anche che lui, quando fu fatto prigioniero degli americani, nell’Italia del Sud, la prima ad essere liberata dalla doppia dittatura fascista e nazista, si sentì rinascere. La liberazione dell’Italia coincise con la sua liberazione. Con un nuovo ciclo della sua vita.

Che strana è la vita. Andrò a trovarlo al cimitero, per chiedergli queste cose. E sentirò una della antologie di Duke Ellington, il musicista che lui ha sicuramente più capito e amato.

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