Demografia islamica

Nessun processo liberticida potrà mai negare ciò di cui essi stessi si vantano.

Ossia il fatto che nell’ultimo mezzo secolo i mussulmani siano cresciu­ti del 235 per cento. (I cristiani solo del 47 per cento).

Che nel 1996 fossero un miliardo e 483 milioni. Nel 2001, un miliardo e 624 milioni. Nel 2002, un miliardo e 657 milioni. (Del 2003 man­cano ancora i dati ma suppongo che al ritmo di trentatré milioni per anno siano diventati almeno un miliardo e 690 milioni).

Nessun giudice liber­ticida potrà mai ignorare i dati, forniti dall’Onu, che ai mussulmani attribuiscono un tasso di cre­scita oscillante tra il 4,60 e il 6,40 per cento all’an­no. (I cristiani, solo l’I e 40 per cento).

Per cre­derci basta ricordare che le regioni più densamen­te popolate dell’ex-Unione Sovietica sono quelle mussulmane, incominciando dalla Cecenia. Che negli Anni Sessanta i mussulmani del Kossovo erano il 60 per cento. Negli Anni Novanta, il 90 per cento. Ed oggi, il cento per cento.

Nessuna legge liberticida potrà mai smentire che proprio grazie a quella travolgente fertilità negli Anni Set­tanta e Ottanta gli sciiti abbiano potuto imposses­sarsi di Beirut, spodestare la maggioranza cristia­no-maronita.

Tantomeno potrà negare che nell’U­nione Europea i neonati mussulmani siano ogni anno il dieci per cento, che a Bruxelles raggiunga­no il trenta per cento, a Marsiglia il sessanta per cento, e che in varie città italiane la percentuale stia salendo drammaticamente sicché nel 2015 gli attuali cinquecentomila nipotini di Allah da noi saranno almeno un milione.

Dico “almeno” perché nel 1993 gli allie­vi extracomunitari del Veneto e della Lombardia erano trentamila. Quest’anno, duecentottantatremila. Quelli del Piemonte, della Liguria, della To­scana, all’incirca lo stesso. A Milano sono il 10 per cento della popolazione scolastica. A Mantova, idem o quasi. A Brescia in un Istituto di settecen­to scolari ben trecentoquarantotto sono albanesi o algerini o marocchini. E per quel gruppo etnico a Ivrea, in Piemonte, un Liceo privato ha dovuto assumere alcuni insegnanti maghrebini. Con tutte le difficoltà che ne derivano. I nuovi arrivati non parlano infatti italiano, e per insegnarglielo alla meglio ci vogliono quattro o cinque mesi. Se si iscrivono quando l’anno scolastico è già incomin­ciato, durante le lezioni non capiscono nulla. Per dire «aprite il quaderno» la maestra deve mima­re il gesto d’aprire un quaderno. Ciò danneggia profondamente i nostri scolari perché, nell’attesa che i compagni di classe imparino la lingua, ritar­dano lo svolgimento del programma. Li danneg­gia anche perché le vere incomprensioni sorgono al momento d’affrontare le materie umanistiche, in Europa così intrise di cultura cristiana.

Orian Fallaci, La forza della regione, Rizzoli 2004, p. 53-55

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...