Politica e terrorismo: Sto rivedendo le cassette della Notte della repubblica di Sergio Zavoli

30 dicembre 2005

Sto rivedendo le cassette della “Notte della repubblica di Sergio Zavoli. Mi fa impressione e tristezza vedere i volti giovanili dei politici che ancora oggi sono sulla scena.

Rifletto sul dato di fatto che la politica italiana è come bloccata su classi dirigenti che hanno fatto una carriera lavorativa e pensionistica come parlamantari. Mi ricordano certi funzionari del Comune di Milano: scrivania, chiacchere, mensa, ritorno alla scrivania. Appunto in attesa della pensione.

Petruccioli, Boniver, Benvenuto, Occhetto, Fassino l’eterno Andreotti ….

Il più patetico è Marco Boato. L’ambizioso “studente maggiore” alla facoltà di sociologia di Trento. Che non ha mai smesso la sua spocchia di saputello.

Della politica ne ha fatto una professione. Senza apprendere niente. Rimarrà la biografia negli archivi parlamentari. E lui, in pensione, pontificherà come ha fatto per tutta la sua vita.

L’Italia è come bloccata su una élite di impiegati della politica.

E’ arrivato il momento di rileggere gli elitisti: Mosca, Pareto, Michels. In particolare Roberto Michels:

in Storia del pensiero sociologico a cura di Alberto Izzo, Il Mulino 1975, p. 338-339

Ciò mi dovrebbe rendere sempre più consapevole della contingenza della cronaca politica quotidiana, che, comunque mi appassiona come un’abitudine.

Storie di impiegati che si impongono sulla piazza televisiva. Ometti da poco.

Meglio, infinitamente meglio la musica e la letteratura. Eppure fra poco accenderò la televisione per sapere come è andata la giornata. Abitudine impossibile da modificare.

Le cronache di Zavoli sono un reperto storico di grande importanza culturale.

Viene fuori come mostruosa può diventare l’ideologia. Una corazza sopra l’esperienza semplice della vita quotidiana:

“non ci si può consegnare al dominio dell’ideologia, di qualunque ideologia, senza rinunciare ad essere interamente persone”

Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Mondadori 1992, p. 12

I terroristi. Anche loro squallidi impiegatucci che uccidevano per “abbattere lo stato”. Molto simili agli attuali terroristi islamici che sgozzano in base a principi religiosi e fanatismo ideologico.

Fanno impressione questi terroristi che rispondono chi in modo arrogante, come l’eternamente cinico Mario Moretti, per nulla scalfito nella sua convinzione di essere stato uno che ha fatto quello che gli imponeva la situazione:

in Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Mondadori 1992, p. 329-330

Poco prima così aveva detto:

in Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Mondadori 1992, p. 318-319

Ma c’è anche chi e attraversato da tardivi pentimenti.

Ne vedo uno che balbetta, incalzato dalle domande di Zavoli. Esibisce un anello matrimoniale al dito.

in Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Mondadori 1992, p. 288-290

Ma il documento storico di Zavoli è anche interessante sul piano tecnico. In particolare sul modo di condurre le interviste:

in Sergio Zavoli, La notte della repubblica, Mondadori 1992, p. 9-10

già pubblicato qui: http://www.segnalo.it/TRACCE/diario/DIARIO-2005.htm

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