Biagio de Giovanni, A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?, Marsilio, 2009, pag. 190

Negli anni ’70 e ’80 leggevo, ma meglio sarebbe dire “studiavo”, Rinascita, il settimanale del Pci fondato da Palmiro Togliatti.

Il partito, a quel tempo, era un’estensione della mia mente.

Ricordo con nitidezza che mi piacevano gli articoli del filosofo napoletano Biagio De Giovanni. Per il suo pensiero largo e lento, tipico dell’intellettualità meridionale.

Negli anni della svolta nominalistica del 1989 (da Pci a Pds) l’ho incrociato di nuovo. E la sua certezza che fosse la scelta giusta mi fece sentire in buona compagnia di pensiero e di idem sentire.

Oggi ricompare ancora nel mio orizzonte intellettuale con il libro


Biagio de Giovanni, A destra tutta. Dove si è persa la sinistra?, Marsilio, 2009, pag. 190


In questa intervista dispiega alcune delle sue categorie interpretative di quello che, efficacemente, chiama il segno periodizzante delle elezioni dell’aprile 2008.

La destra si appropria delle parole d’ordine della ex sinistra.

La destra usa il gramsciano principio dell’egemonia includendolo nel proprio lessico ed ancor più nella propria azione.

Considero che a questo risultato periodizzante si è arrivati per le due demolizioni dei governi Prodi realizzate dalla sinistra becera, parolaia, estremista, autoreferenziale e a vocazione minoritaria.

La responsabilità è esclusivamente loro.

Farò la schedatura nei giorni successivi.

Per ora ecco l’intervista.

La destra vincerà per vent’anni

Intervista a Biagio de Giovanni

In l’Espresso n. 19, 14 maggio 2009, p. 58

Biagio De Giovanni ha pochi dubbi.

«Le elezioni dell’aprile 2008 hanno segnato una periodizzazione della storia politica del nostro Paese: la destra italiana ha chiuso il periodo della “transizione” e messo le radici per un sistema egemonico che durerà a lungo. Credo vent’anni».

Filosofo, professore di dottrine politiche all’Orientale di Napoli, ex europarlamentare del Pci, De Giovanni ha appena pubblicato un saggio per Marsilio, intitolato “A destra tutta. Dove si è persa la sinistra“. Duecento pagine che analizzano le fondamenta sociali e culturali dei nuovi conservatori, destinati a guidare la nazione anche nel dopo Berlusconi,

«lo credo che le tesi di Aldo Schiavone siano semplicistiche. Lui sostiene che la crisi economica segnerà il ritorno della politica con la “p” maiuscola, con automatico ritorno della sinistra al centro della scena. Temo che non andrà così: il dopo Berlusconi sarà monopolizzato da personalità come Tremonti e Fini, che già oggi – attraverso un lento passaggio dal “sentimento” alla “ragione” – stanno operando una razionalizzazione del berlusconismo. Sono loro che erediteranno la leadership del Capo».

Su cosa si basa l’egemonia della destra?

«Le faccio notare che tutti i partiti che formavano l’arco costituzionale della prima Repubblica sono all’opposizione. Pd, Udc, la sinistra radicale. La rivoluzione ha un’evidenza plastica, e un tale predominio non può essere spiegato con il trionfo del velinismo e delle tv commerciali. Sarebbe ng riduttivo. La destra vince, innanzitutto, perché negli anni ha saputo imporre

una nuova interpretazione della storia d’Italia: i grandi revisionismi hanno diffuso nel senso comune la de­mitizzazione della Resistenza e della Costituzione. Senza dimenticare che la questione meridionale, per decenni elemento strategico insieme a Stato e spesa pubblica di comunisti e democristiani, è stata rovesciata nella questione settentrionale, grazie alle istanze della Lega poi “nazionalizzate” da Forza Italia. Le basi ideologiche della vecchia egemonia di sinistra sono venute improvvisamente meno».

Lei è sicuro che il berlusconismo sopravvivere a Berlusconi?

«Il Cavaliere ha unificato le diverse pulsioni destrorse presenti in Italia. Ha interpretato meglio di tutti la mutazione della società, il dominio della virtualità, le frantumazioni e l’imporsi di un individualismo spinto. Non a caso Berlusconi sta diventando un modello anche nel resto d’Europa, basta pensare al francese Sarkozy. La sua è una proposta politica originale, che durerà. Anche il rapporto con la Chiesa è assai diverso da quello che aveva la De. Più libero, paradossalmente: nel Pdl non esiste un cattolicesimo organizzato alla Rosy Bindi, ma singoli che cavalcano di volta in volta i temi che propone l’attualità. Berlusconi governa gli italiani grazie al rapporto diretto con il popolo, ma delfini come Tremonti si stanno muovendo per conservarne la leadership. Lui e Fini si stanno pian piano impadronendo di tutte le tematiche chiave della sinistra. È una strategia: Tremonti cita addirittura Marx per evitare che il Pd approfitti della recessione».

Come dovrebbe muoversi il Partito democratico?

«La destra domina perché in Italia un soggetto politico culturale che si chiama sinistra non esiste più. I progressisti sono riusciti a scomparire in soli 15 anni. Non hanno avuto la capacità di ricollocarsi nella storia dell’Italia. La lunghissima traversata nel deserto prevede, a parer mio, la scomparsa definitiva del gruppo dirigente che ancora comanda, una ripartenza dai territori in stile Lega, una leadership carismatica. Ma la sinistra tornerà ad avere l’egemonia solo quando proporrà alla società italiana un modello culturale e di governo moderno, innovativo. Serviranno molti, molti anni».

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