TartaRugosa ha letto e scritto di: Umberto Pasti (2010) GIARDINI E NO, con disegni di Pierre Le-Tan Bompiani, Milano

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Umberto Pasti (2010)

GIARDINI E NO

con disegni di Pierre Le-Tan

Bompiani, Milano

Le tartarughe, si sa, per sei mesi esplorano e per sei mesi sognano le loro scoperte.

E’ di questo periodo l’attività più frenetica: lunghi viali da percorrere, gradini da salire e scendere, cadute da cui rialzarsi, colori e profumi da cui farsi sedurre …

Amo il mio giardino, la sua esuberanza, la sua accoglienza, la sua versatilità, le sue mutazioni da settimana in settimana.

Mi piace sentire raccontare di giardini, luoghi che considero un po’ fatati, talvolta misteriosi, talaltra incantatori.

Con Umberto Pasti ho camminato in giardini diversi dal mio e ho cercato possibili analogie tra quelle storie e le mie.

Confesso qualche brivido di fronte a queste parole: “Non esiste giardiniere al mondo che, mostrandoti il suo giardino, non ripeta fino allo sfinimento che è stato cento, mille volte più bello e fiorito fino a un mese, una settimana o addirittura un giorno prima della tua visita”.

Risale proprio a qualche ora fa la passeggiata con TartAle fra i viali del mio spazio vitale, con soste qui e là nei pressi di cespugli ormai disadorni del loro carico di azalee, di rose spetalate, di zagare estinte e sento ancora le mie parole che scappano a dire che fino a qualche giorno fa era un rigoglio di fiori, mentre ora ci si deve accontentare solo del niveo candore profumato del gelsomino …

Però mi consolo perché sicuramente non appartengo a quella categoria di essenti che fa delle fioriture motivi di vanto per specifici inviti esibizionistici. “Come sono noiosi, ammettiamolo una volta per tutte, gli organi genitali dei vegetali, cioè i fiori”.

Sostiene Pasti che per non trasformare il giardino in una sorta di orgia carnale, ai fiori deve essere data la possibilità di emergere per contrasto, quindi no alle pornografiche concentrazioni di pistilli e boccioli e sì ai “pacifici tratti di verde, che dando riposo al nostro sguardo, lo indurrà a tornare su un vermiglio, un porpora, uno scarlatto …”

Verde dolce, pacato, tranquillo, rassicurante, il colore più nobile della natura.

“verde pino, verde menta, verdazzurro, verde rame, giada, caledon, verde Nilo, smeraldo, malachite, bandiera, banana, biliardo, assenzio, cedro, Impero, verdone, verdino, grigioverde, verdastro, salvia, bottiglia, acido, marcio, oliva, erba, muschio, pisello ..”

Mentre li scrivo ognuno mi compare davanti, adagiandosi sulla tavolozza che vorrei fosse il mio carapace, sotto cui respirare rilassata.

E quella “donna di età medio-avanzata? … Il giardino della signora, così leccato, così laccato, è frutto di un lavoro sadico del terreno che non conosce riposo o requie, ma è costantemente sottoposto a stressanti concimazioni e sarchiature per dare sempre il massimo …La signora del giardino non si cura delle esigenze climatiche delle piante”.

No, non è quello il mio giardino, dove ogni primavera l’erba cresce rigogliosa per rispetto dei teneri fiori di campo, cullati da trifogli, da malve ed ortiche, dolce nettare per farfalle, api e osmie solitarie.

E decisamente no, nemmeno mio è il giardino miliardario: “i grandi ricchi e i loro giardini sono ossessionati dal’erba, perfino in climi caldi, dove mantenere in vita una distesa dell’unica verietà che sopporta il solleone … costa più acqua di un frutteto”.

Il miliardario non ha tempo da sprecare, non ha tempo per osservare, per attendere pazientemente: meglio avvalersi del garden-designer e garantirsi un prato liscio tanto quanto una pelle tirata dal lifting, così artificiale, anonima, senza storia e senza carattere.

Che poi, anziché lasciare alla fertile fantasia della natura, si voglia a tutti i costi introdurre effetti speciali, anche qui non ci siamo: non è il mio giardino. Dove, tutt’al più, indulgono alcune figure simboliche, effigi di animali cari scomparsi, o tentativi di dare volto a quell’elemento così insondabile che è l’anima.

Molto lontano comunque da “giardini notturni di riflessi materiali .. per integrare un’architettura di sapore classicheggiante … in un paesaggio inteso come cornice dinamica generatrice di messaggi autonomi”.

E via anche dal giardino moresco o da quei giardinio la cui “erba non dà né fiori né frutti, che non attira gli insetti, ma su cui si possono posare le sedie di plastica, che può accogliere ombrelloni e piscinette per rinfrescarsi”.

Amo il mio giardino per quello che è,  per il suo eterno rinnovarsi, per i sassi che contiene e le erbe infestanti che non riescono ad essere domate, per la sua vita e i suoi anticipi di malattia, per le sue guarigioni e per le sue morti.

Come scrive Pasti “il giardino non può essere di moda, come alla moda non può essere il corpo, il sole, il mare, la luna, ciò che esiste e è sempre esistito”.

Se non si ascolta la voce della natura, il genio del luogo se ne va ed io, nel mio giardino, non potrei mai sopportarlo.

Categorie:Letture

3 replies

  1. Abito in un condominio milanese dove i balconcini sono per lo più vuoti perché nessuno vuole dare le chiavi d’estate a chi potrebbe innaffiare. Si sa, sarebbe per lo più uno straniero che non va in vacanza, anche i sostituti della custode lo sono. E come si fa a fidarsi? da me viene una giovane donna Filippina che ama i fiori come non ho mai visto, sa poco l’italiano ma ne conosce i nomi, sa quanta acqua va data. Di anno in anno mi chiede conto della pianticella che non è sopravvissuta all’inverno – e come mai? – e nota la crescita delle camelie o il cambio di vaso della piracanta.
    Qui sono cresciute piante regalatemi da chi mi vuol bene: una camelia oggi quindicenne, due ginestrelle, un gelsomino che l’anno venturo farà vent’anni quando io ne farò settanta, di recente una clematide viola scurissimo. Piccoli allori, un vecchio rosmarino, ormai avrà dieci e più anni e io temo che nella cassetta dove dimora ci siano più solo radici. Dovrò pensarci. Ho spostato verso strada in vaso grande un bagolaro: il seme arrivato col vento passato prima da Via Eustachi o Via Castel Morrone. Ora farebbe ombra alla tartaruga, se ce l’avessi. Eriche e ciclamini si danno cura reciproca in estate e rifioriscono di rosa in autunno. Per il primo anno cercherò di far passare oltre l’agosto due ellebori: li ho acquattati dietro un intreccio di edera, sul balcone a mattino.
    Insomma di effetti speciali neppure l’ombra, ma legami speciali tanti. Balconi di città con lunga storia, spazi dove sto quasi più con lo sguardo e il pensiero che non fisicamente, perché davvero piccoli.
    Leggerò “Giardini e no” grazie a Tartarugosa. Il suo giardino, tra l’altro, deve essere bellissimo.
    patrizia

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  2. Carissima Tartarugosa,
    non ho pensato nemmeno per un attimo che volessi magnificarmi i “fiori di ieri”. E anch’io, benché non abbia un giardino, adoro osservare i mutamenti delle stagioni sugli alberi e le colline che osservo dalle nostre finestre. Ogni giorno, ma direi persino ogni ora, c’è qualcosa di nuovo da scoprire, in un eterno ripetersi del tempo, che mi solleva e mi trasporta altrove.
    Un abbraccio e grazie di tutto

    TartAle

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  3. IL GIARDINO E’ UNO SPAZIO IN PIU’ PER VIVERE, FISICAMENTE, MENTALMENTE E EMOTIVAMENTE. IL VERDE CONFORTANTE PER CHI VIVE IN CITTA’ SUL E NEL CEMENTO. I TRONCHI DEGLI ALBERI
    CHE CI TRASMETTONO STABILITA’ E ENERGIA. LE GAMME DEI FIORICHE IN TEMPI DIVERSI ACCENDONO I TONI RIPOSANTI DEI
    VERDI, CI ATTIRANO E CI FANNO FESTA. MA, GUAI SE NON CI FOSSE L’ERBA CHE, IMPERTERRITA, RICRESCE TRA I CESPUGLI DELLE AIUOLE E TRA LA GHIAIA DEI VIALETTI, NONOSTANTE IL MIO COSTANTE LAVORO DI STRAPPO E DI RASTRELLO . E IL TARASSACO COME UNA COLATA D’ORO E I SOFFIONI CHE CI ASPETTANO PER ESSERE SOFFIATI VIA , CON LA STESSA PIACEVOLE SPRPRESA DI QUANDO ERO BAMBINA.BELLO L’ORDINE
    CON UN PO’ DI DISORDINE COME QUANDO, NEL SILENZIO PERFETTO DEL GIARDINO SENTI IL TONFO DELLE PICCOLE DELIZIE
    BACATE O LA MUSICA DELLE FOGLIE DEL FAGGIO PIANGENTE.
    TUTTO SI RIPETE MA OGNI VOLTA IL NOSTRO OCCHIO E IL NOSTRO
    ORECCHIO LO VIVONO IN MODO NUOVO E DIVERSO. E’ UNA MAGIA!
    ANNA.

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