Musica Jazz: THE NECKS, DRIVE BY, 2003 | da Tracce e Sentieri

Gli ultimi 10 minuti di DRIVE BY:

1. “DriveBy-10m” — THE NECKS

10:06

Musica Jazz: The Necks, Drive By

La Musica è il segno più sublime della nostra transitorietà.
La Musica, come la Bellezza, risplende e passa per diventare memoria, la nostra più profonda natura. Il superamento del dolore della vita è necessario affinchè si riacquisti il senso della Bellezza: in questo cammino la Musica, la cui Bellezza è impalpabile, ci viene in soccorso ed aiuto, poichè essa è come una luce che entra nei più reconditi spazi del tempio della nostra anima“. Giuseppe Sinopoli

Ecco un modo per vedere il contatto tutto personale che può stabilirsi fra un ascoltatore e dei musicisti che dall’Australia propongono un modo nuovissimo e bellissimo di “jouer le Jazz”.Nella storia del Jazz spesso si legge che, nei momenti di svolta, gli appassionati ascoltatori dicevano “c’è uno che suona in modo nuovo” e correvano a sentirlo, ovunque fosse. È avvenuto per Louis Armstrong, che con West End Blues (1929) innovava nel Jazz di New Orleans. E ancora con le orchestre di Duke Ellington. Poi con il Bebop di Charlie Parker. Con The Birth of Cool di Miles Davis. E ancora con Olè di Coltrane. E ancora con il Jazz nordico di Garbarek. Molte sono state le svolte. Ci sono vari modi, non incompatibili, per suonare il Jazz : quello degli Standard (e si può farlo in modo mirabile come il Trio di Keith Jarrett), quello della tradizione (come continua a fare con encomiabile coerenza Winton Marsalis), quello della rielaborazione del Pop (in Italia ricordo Danilo Rea e i Doctor 3). E ancora altri.
Ma oggi la nuova frontiera la stanno percorrendo i Necks, un gruppo australiano che lavora da 15 anni e che persegue un progetto musicale unico per qualità musicale. I Necks hanno qualche precursore, ma pochi imitatori. Il loro è Jazz minimale, è Post-Jazz, è Post-Tutto, come di loro dice Geoff Dyer in un suo articolo.

 

“Drive By” è un pezzo unico di circa 60 minuti. Una scultura musicale sostenuta dal tappeto sonoro della batteria di Tony Buck. Non ricordo altro drumming di così grande bravura per precisione e ritmo. La musica sembra appartenere al genere del minimalismo. Ma non è solo così: è continuamente attraversata da altri inserti sonori. Come voci di bambini, lampi notturni, rintocchi acustici, armonie da contrabbasso. La ricorsività e talvolta monotonia del minimalismo qui è vivificata dalla improvvisazione
La musica procede per sottrazione ed estensione. Talvolta Tony Buck è lasciato da solo a tenere l’opera (perché di grande opera d’arte si tratta!), ma poi di nuovo riprendono l’interplay. Impossibile non essere ipnotizzati da questa musica. Forse, senza particolari intenzioni terapeutiche, i Necks intercettano le onde cerebrali. Questa esperienza sonora si conclude, infine con una notte stellata in cui cantano i grilli. Le chiusure sono tanto importanti come le entrate. Ma qui siamo al massimo. Sono 10 secondi di vera magia. Chiunque ami non solo ascoltare musica, ma entrare in uno spazio musicale esperienziale non perda i Necks e cominci pure da Drive By. Ma poi cerchi tutti gli altri loro dischi. Ascoltateli: è una esperienza musicale straordinaria. Sembra di stare in uno spazio fatto di note. O meglio, come dice Dyer, “è musica che contiene lo spazio che attraversa”.

Già pubblicato sul sito Debaser:  http://www.debaser.it/recensionidb/ID_7993/The_Necks_Drive_By.htm

e su Musica Jazz: The Necks, Drive By | Tracce e Sentieri.

 

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