Howard Philips Lovecraft, La ricorrenza, letto da Piero Baldini a Radio 3, il 21 dicembre 2011 (- 2)

La ricorrenza
Efficiunt Daemones, ut quae non sunt, sic tamen quasi
sint, conspicienda hominibus exhibeant.
Lattanzio
Ero lontano da casa, sotto l’incantesimo dell’oceano orientale: al crepuscolo lo sentivo frangersi sulle rocce e sapevo che si trovava appena al di là della collina dove i salici curvi fremevano contro il cielo limpido e le prime stelle della sera. Poiché i miei padri mi avevano convocato nell’antica città costiera, mi inoltrai nella neve appena caduta e imboccai la strada che dirigeva, solitaria, verso il puntolino di Aldebaran lassù tra gli alberi e il vecchio borgo che non avevo mai visto ma spesso sognato.
Era Yuletide, la ricorrenza che gli uomini chiamano Natale pur sapendo in cuor loro che è più antica di Betlemme e Babilonia, più di Menfi e della stessa umanità. Era Yuletide e finalmente giungevo all’antica città di mare dove la mia gente aveva vissuto e celebrato il rito anche nei tempi andati, quando era proibito farlo. I padri avevano raccomandato ai figli di osservare la ricorrenza almeno una volta ogni secolo, in modo da non dimenticare gli antichi segreti, perché il mio era un popolo già antico quando questa terra era stata colonizzata trecento anni prima. Era gente strana, arrivata di soppiatto come uno scuro popolo del meridione da terre di sogno ricche di giardini e di frutteti, e prima di imparare la lingua dei pescatori dagli occhi azzurri ne parlava un’altra. Ora, sparsi per la terra, i miei concittadini condividevano soltanto i rituali e i misteri che nessun vivo può comprendere. Quella sera fui l’unico ad arrivare nella vecchia città di pescatori, come prescrive la tradizione, perché solo i poveri e i solitari ricordano.

Kingsport mi apparve oltre la cima della collina, distesa nel gelo dell’imbrunire; la nevosa Kingsport dagli antichi campanili e banderuole, travi e vecchi comignoli, moli e piccoli ponti, salici e cimiteri; e infiniti labirinti di stradine ripide e tortuose, al centro delle quali si ergeva la chiesa come una corona che nemmeno il tempo può toccare, e mucchi di case coloniali che guardavano in tutte le direzioni, in più strati e livelli come le costruzioni disordinate di un bambino. L’antichità volteggiava con ali grigie sugli abbaini sbiancati dall’inverno e sui tetti a spiovente; una a una le finestre dai piccoli vetri e altre luci si accendevano nel gelido crepuscolo per specchiare Orione e le antiche stelle. Il mare sferzava moli consunti: il mare segreto, immemore, dal quale la mia gente era venuta un tempo.

….

segue qui:  Howard P. Lovecraft – La ricorrenza

2 pensieri riguardo “Howard Philips Lovecraft, La ricorrenza, letto da Piero Baldini a Radio 3, il 21 dicembre 2011 (- 2)

    1. ma che bel dono leggerti, mia cara monica!
      sempre belli i link che scovi
      molto interessante
      lo tengo in serbo per l’avvento dell’anno prossimo. mi hai anche dato una idea.
      quast’anno era quella di alternate un film e un’opera di narrativa
      l’anno prossimo sarà un episodio storico e magari un reperto simbolico
      spero che tu stia bene. so che i vostri natali sono impegnativi.
      resta l’idea di vedervi. luciana ha finito oggi di lavorare e ha bisogno di tirare il fiato. ma forse riusciamo a metterci d’accordo
      nel frattempo buon natale.
      devo preparare anche l’augurio del 2012. è sempre una cosa che mi impegna molto. questi sono quelli degli anni passati:
      http://www.segnalo.it/TRACCE/diario/AugurinegliAnni.htm
      a presto

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