JOHN DONNE, sull’amore coniugale

Nel letto accompagnando la sua Donna

 

Vieni o Signora mia, che le mie forze

per te operose si faranno, e intente

nel lavoro saranno, a tanto impegno.

Il nemico, quando un nemico avvista

si sfianca in ozio, pur senza lottare.

Via quella tua cintura scintillante,

stellato ciel, su cielo ancor più vago,

via quel velo dai seni, che ti cela

a difesa di sguardi intenti e sciocchi.

E armoniosa, deponi ogni legame,

che è giunto il tempo di letto d’amore.

Via quel divino busto, invidia mia,

perchè per sempre può averti vicino.

Cada la veste e il dolcissimo corpo

mi si riveli, come quando l’ombra

dal colle scema e mostra i prati in fiore.

Via quei fermagli dai capelli, sciogli

il diadema di chiome sul tuo capo.

Via quei calzari e penetra nel sacro

mio letto, soffice tempio d’amore.

In bianche vesti gli Angeli celesti

erano attesi dagli uomini, ed Angelo

anche tu sei, che mi riveli un cielo

qual’è di Maometto il paradiso.

E sebbene gli spettri ci confondano

biancovestiti, pure agevolmente

da questi Angeli noi li distinguiamo:

perche quelli ci rizzano i capelli

e questi invece, divini, la carne.

 

Consenti alle mie mani accarezzare

e dietro e avanti, e in mezzo, e il sopra e il sotto.

Oh tu America mia, mia Nuova Terra,

mio regno tanto più difeso, quanto

più da me solo, uomo a presidiare.

O mia miniera di gemme, mio Impero

ed io beato qui, a discoprirti!

Essere liberi è legarsi in vincolo

e in tal sigillo porrò la mia mano.

 

O nudità completa, di ogni gioia

umana sei tu causa prima e vera.

E come l’anima incorporea va,

così il tuo corpo senza veli avrà

eterna perfezione. E quei diademi

con cui vaghe voi donne v’adornate

aurei pomi son come d’Atalanta

gettati per inganno avanti a un uomo

folle, attirato più da fredde gemme

che da colei che ardente li esibisce.

Come pittura, o come legatura

di libro è l’indumento di una donna:

lei dentro, sola, è mistica scrittura

che a noi degnati da divina grazia

sua rivelata, ammirare possiamo.

E dunque a me, affinchè possa vedere,

te stessa mostra come a levatrice,

lentamente spogliandoti di tutti

quei bianchi lini, perchè all’innocenza

mai più s’imponga alcuna penitenza.

 

Io nudo, amore a te insegno e perchè

allora stai, più vestita di me?

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