Il mio sessantotto, testimonianze, interviste, ricordi, a cura di Sergio Bernardi, Vincenzo Calì, Giancarlo Salmini, edizioni U.C.T., Trento, 2021

PRESENTAZIONE del libro “il mio sessantotto”
di Giuseppe Ferrandi
Direttore del Museo Storico del Trentino
 
Questa pubblicazione mette a disposizione del lettore un consistente e qualificato numero di memorie che si concentrano sul biennio ‘68-’69.
Testimonianze dirette di coloro che hanno partecipato al Movimento Studentesco e alle lotte operaie dell’autunno caldo, con una naturale centralità di Trento e del Trentino, e riflessioni, principalmente sotto forma di interviste, per trattare, a cinquant’anni di distanza, l’eredità di quel periodo e della portata di quel biennio. In più occasioni si è ripetuto che, vista la distanza che ci separa dal ‘68, il Cinquantenario avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per storicizzare quella stagione. Grazie anche all’interesse suscitato dalla stampa e dall’opinione pubblica, sono numerosi i volumi pubblicati anche recentemente, dalla saggistica storica alla memorialistica. Molti di questi hanno messo in evidenza punti di vista originali, hanno cercato di interpretare avvenimenti così complessi e sfaccettati attraverso prospettive nuove.
Non si tratta più di celebrare o denigrare il ‘68, di contrapporre ad una visione nostalgica una invece che lo demonizzi in tutti i suoi aspetti. L’operazione che siamo tenuti a fare è di iniziare ad analizzare criticamente quell’esperienza, non tanto per sottrarsi alle rappresentazioni, molto spesso autoreferenziali, ma per ricostruire un contesto socio-culturale il più ampio possibile all’interno del quale inserire le memorie, come quelle raccolte in questo volume. Non è certo un compito facile. Il peso di una memoria “divisiva” sul tema del ‘68 – in Italia come in Trentino – è ancora ben presente e talvolta ingombrante, ma compito della storiografia è la sua rielaborazione.
La novità storiografica sta proprio in questa volontà di storicizzare il ‘68, farlo diventare un soggetto di ricerca autonomo. Per mettere in luce la densità e la specificità di questo avvenimento è necessario utilizzare il ‘68 come un punto di arrivo di un percorso e di una serie di esperienze, ma anche vederlo come un punto di partenza per raccontare una storia che si snoda a partire dagli anni Settanta e Ottanta e arriva ai giorni nostri. Diventa fondamentale, quindi, da un lato ancorare il ‘68 all’interno del suo decennio di appartenenza – gli anni Sessanta – con lo scopo di evidenziare le radici culturali, sociali, politico-economiche che hanno contribuito a creare quella spinta al cambiamento; dall’altro interrogarsi in maniera critica sulle contraddizioni del Movimento, i limiti, le zone d’ombra, ma anche sull’eredità, quello che ha lasciato, le conquiste, come quella volontà di rinnovamento abbia fertilizzato i differenti ambiti della società.
Il ‘68 ha rappresentato uno dei principali eventi globali della seconda metà del Novecento. Ovunque c’è stato un ‘68: dagli Stati Uniti all’Europa dell’Est, dalla Cina all’America Latina, da Berlino a Parigi, passando per Roma, Milano, Pisa, Torino e Trento. Una geografia di avvenimenti anomala rispetto ai classici movimenti sociali che eravamo abituati ad affrontare. Non c’è stato un unico centro focale ma, al contrario, esplodono simultaneamente tanti piccoli e grandi eventi che sembrano “parlarsi” reciprocamente tra loro pur nella loro diversità. Il ricorso alla World History, alla dimensione internazionale, consente di sottolineare le connessioni, gli scambi, i contatti, le pratiche e i consumi che si muovevano e si influenzavano a vicenda tra i contesti nazionali. Il ‘68, quindi, diventa una data spartiacque della storia del Novecento.
Ma non solo, ciò che ha caratterizzato molte pubblicazioni su questo periodo è l’aver messo in luce il rapporto tra la dimensione internazionale e quella locale. Questo “doppio sguardo” diventa una prospettiva di ricerca utile per evidenziare le diversità e le specificità dei moltissimi ‘68: differenze tra i contesti, differenze tra i soggetti coinvolti (gli studenti, gli operai, i giovani, le donne…), differenze anche di esperienze e di vissuti personali (conflitti generazionali, rapporti con la sfera religiosa, con quella sessuale, con l’educazione). Questo comporta inevitabilmente anche un arricchimento delle metodologie e delle fonti che si devono prendere in considerazione. Oltre ai documenti d’archivio e quelli che tradizionalmente usa lo storico, diventa fondamentale il ricorso anche alle fonti orali: le campagne di interviste, le storie di vita, i racconti di chi ha vissuto quell’avvenimento.
“Il mio ‘68” è, a questo proposito, un’operazione culturale ed editoriale meritoria. Innanzitutto perché mette in condizione il lettore di cogliere la pluralità di esperienze e di percorsi biografici. Le memorie e le interviste qui raccolte ci permettono di conoscere chi erano coloro che hanno preso parte – ognuno a modo loro – a quell’avvenimento. Ci consentono di dare un nome e cognome a questi “soggetti” della storia, forse troppo generici: i sessantottini, i giovani, gli studenti, gli operai, le donne, i preti.
A parlare non sono i leader o i dirigenti, ma quella che una volta era definita la base, i militanti, quelli che nei cortei non occupavano le prime file. Emergono, di conseguenza, una varietà di soggettività e di vissuti: i contesti familiari di partenza, le differenze di età, di genere – importantissime –, di classe, di origini sociali e di culture. Diventa fondamentale sottolineare questi aspetti poiché ognuno di questi elementi ha comportato un modo diverso di vivere quell’esperienza.
Le memorie ci restituiscono una pluralità di itinerari individuali, una storia corale all’interno della quale mettere in luce i distinguo, le diverse prese di posizione.
Non si parla più di un ‘68 (e ciò vale anche per l’autunno caldo), ma di qualcosa di più sfaccettato e plurale: il mio ‘68, per l’appunto.
Elenco in ordine alfabetico di scritti e testimonianze su “IL MIO SESSANTOTTO” che negli anni sono state raccolte da Sergio Bernardi, Giancarlo Salmini, Vincenzo Calì e Gigi Faggiani:
Walter Alotti
Tarcisio Andreolli
Liliana Armocida
Gaetano Bannò
Sergio Bernardi
Marco Boato
Sandro Boato
Federico Biesuz
Giovanni Bonora
Giuliano Bortolamedi
Vincenzo Calì
Sandro Canestrini
Roberto Cavallaro
Lucia Coppola
Mario Cossali
Magda Delaini
Renata De Genua
Bruno Dorigatti
Don Cristelli
Don Grosselli
Gigi Faggiani
Giuseppe Ferrandi
Giacomo Filippi
Rolando Filippi
Elio Fox
Enzo Fronti
Enzo Gardumi
Aldo Giongo
Giorgio Grigolli
Franco Janeselli
Renzo Job
Sergio Job
Paolo Lazzaretto
Michele Nardelli
Antonio Marchi
Luciano Martinello
Paolo Padova pablo
Enrico Paissan
Gianni Palma
Mario Pelz
Piaunich Gianni
Lorenzo Pomini
Sandro Rampa
Giuseppe Raspadori
Graziano Riccadonna
Giancarlo Salmini Carlos
Franco Sandri
Claudio Scaffia
Roberto Scoz
Loris Taufer
Paolo Tonelli
Sergio Valer

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.