Luciano Caramel [Como, 1935 | Erba, 2022], il ricordo di Gerardo Monizza

DA:

Gerardo Monizza | Facebook
Ricordo. Luciano Caramel
Luciano Caramel, storico e critico dell’Arte contemporanea, è morto. Una grave perdita per la cultura…
Luciano Caramel [Como, 1935 | Erba, 2022] si è spento lentamente – è il caso di dirlo – dopo una vita frenetica, scoppiettante, fatta di studi, di ricerche, di scoperte, di storia e di viaggi.
Era “sempre in giro” e amava ricordarlo ogni volta che ne aveva l’occasione, ma era vero. Noto, amato, e conosciuto per le sue posizioni schiette e anticonformiste era molto ricercato per contributi a studi e mostre dedicati all’Arte contemporanea. Nel settore era un maestro e la sua competenza l’ha trasmessa in centinaia di articoli specializzati, in cataloghi dedicati a periodi e artisti, in mostre di cui è stato l’inventore e il curatore.
Lavorare con Luciano – alle mostre – era una costante sfida al tempo, alla logica, alla tradizione, ma era spassoso e ci siamo – nelle diverse occasioni in mezzo secolo – davvero divertiti. Non aveva la benché minima idea dell’organizzazione necessaria per condure la realizzazione – pratica, s’intende – di una mostra, di un evento o di una esposizione. Tuttavia, avendo la stoffa e l’intelligenza del comandante, sapeva ben condurre l’esperienza fino alla fine.
Ogni occasione (presentazione, conferenza, intervento…) era una “lezione” con cui sapeva tenere a bada il pubblico. Talvolta era eccessivo (nei tempi…) eppure era sempre richiesto e molto amato perché amava e sapeva elaborare il discorso attraverso temi ampi e concatenazioni complesse, ma sempre comprensibili.
Così è stato da professore di lettere al Setificio di Como e da docente all’Università di Lecce e poi – per sempre – alla Cattolica. I suoi allievi e le sue allieve lo ricordano sempre con affetto anche nelle brevi note di sorpresa e di dolore che hanno punteggiato i social in questi giorni di lutto.
La morte di Luciano Caramel lascerà un vuoto davvero incolmabile. Amava moltissimo la città di Como e – possiamo dirlo – anche i comaschi ai quali, se necessario, non risparmiava critiche e a Como ha dato molte occasioni di approfondimento culturale.
Era anche autorevolissimo e molto ascoltato (talvolta temuto) dai pubblici amministratori che tuttavia assecondavano le sue richieste per eventi che sapessero, con originalità e approfondimenti, lasciare un segno per la città.
Mancherà a Como, ai comaschi e a tanti come noi, amici da anni e anni. Mancheranno il suo entusiasmo, il suo sorriso e – anche – la sua perfidia… Un maestro, anzi un professore in tutte queste discipline, che ha fissato un modello di “cittadino consapevole” capace di dare, alla propria città, molto di quel che ha ricevuto…
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