serata dedicata a NINA SIMONE, con Gabriella D’Amico (cantante), Cristiano Da Ros (contrabbassista) e Gianni Del Savio (giornalista, scrittore, storico della musica black e autore del libro “Nina Simone: Il piano, la voce e l’orgoglio nero”), al GARAGE MOULINSKI, Via Pacinotti 4, MILANO, giovedì 6 giugno 2019

Life happens while you are busy making other plans” (cioè, “La vita è ciò che ti accade mentre fai altri progetti”).
Questo lo ha detto John Lennon (in inglese, naturalmente) e noi, decisamente, lo condividiamo perchè l’idea di questa serata è nata mentre tutti quelli che vi contribuiranno, erano impegnati a fare altro, di musicale, si intende.

Poi, caso vuole che Gabriella D’Amico (cantante), Cristiano Da Ros (contrabbassista) e Gianni Del Savio (giornalista, scrittore, storico della musica black e autore del libro “Nina Simone: Il piano, la voce e l’orgoglio nero”) si incontrino e si piacciano reciprocamente, e che a quel punto le idee, gli sguardi, i desideri si incontrino e convergano verso un unico, comune obiettivo: rendere omaggio ad una delle più grandi cantanti nere, icona del jazz e non solo: Nina Simone.

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sito del GARAGE MOULINSKI:

https://albalzani.wixsite.com/ilmiosito

pagina facebook:

https://www.facebook.com/pg/garagemoulinski/about/?ref=page_internal

in gennaio 2017 uscirà un libro di GIANNI DEL SAVIO su Nina Simone. E’ questa l’occasione per ricordare un nostro carteggio di qualche anno fa e una amicizia che si è consolidata attorno alla nostra grande e indimenticata NINA SIMONE – 2016

in gennaio 2017 uscirà un libro di GIANNI DEL SAVIO su Nina Simone

è questa l’occasione per ricordare un nostro carteggio di qualche anno fa e una amicizia che si è consolidata attorno alla nostra grande e indimenticata NINA SIMONE


Caro Paolo,

mi scuso per il grande ritardo col quale rispondo alla e-mail che mi è stata

passata diversi giorni fa.

Grazie per i complimenti, ma soprattutto mi fa piacere che la grande Simone

sia così apprezzata, e l’essere riuscito a inserirla in un’enciclopedia

rock/pop (cosa che ho già fatto in altri precedenti lavori, non ultimo la

“Grande Enciclopedia del Rock”, della Giunti, impostata in modo diverso), è

stata una grande soddisfazione. Per me, che mi occupo di black music da

oltre trent’anni, è una delle più grandi, personali ed eclettiche.

Con calma, andrò a vedermi con il sito che mi hai segnalato e comunque lo

terrò presente perché per un prossimo futuro c’è in ballo un libro su di lei

(tradotto o ex-novo) per una piccola casa editrice.

Grazie ancora.

Saluti

Gianni Del Savio

Egregio GIANNI DEL SAVIO

volevo personalmente ringraziarla per la eccezionale rassegna dei dischi di NINA SIMONEche ha scritto per l’antologia 24.000 dischi

Appartengo al popolo di quel milione di persone che la amano nel mondo

Nella sua rassegna ho scovato dischi che non avevo e che mi procurerò

Le allego il Link al mio sito, dove ho dedicato vari omaggi alla memoria di Nina Simone:http://www.segnalo.it/TRACCE/MUSICA/NinaSimone/INDEX-NSIMONE.htm

E naturalmente molti complimenti a tutta redazione dell’enciclopedia

Grazie per l’attenzione

Cordiali saluti

Paolo Ferrario

Caro Gianni del Savio

la ringrazio per avere voluto rispondere alla mia lettera di complimenti per la sua rassegna dedicata a Nina Simone.

Sarò uno dei primi lettori del libro in italiano che mi annuncia. Ho due libri in inglese (ma leggo molto a fatica questa lingua), ne ho cercato uno in francese segnalato dal sito di Boscarol, ma senza trovarlo. Pensi che mi sono ripromesso di studiare l’inglese utilizzando le canzoni cantata da Nina!  Magari vi consiglio di tradurne qualcuna nel vostro prossimo libro.

Terrò d’occhio internet per non perdere questo libro di “una piccola casa editrice”

Se ha tempo può rispondere ad una domanda?

Secondo lei c’è almeno una cantante o un cantante al mondo  che sappia,  anche solo lontanamente, interpretare lo spazio di una canzone con la sua forza? Voce, strumento musicale, tempo, recitazione …

Grazie ancora per l’attenzione

Cordiali saluti

Paolo Ferrario

Caro Paolo,

sul libro in italiano in realtà non si parla di tempi molto vicini (da una

anno mi hanno chiesto di scriverne uno, ma ci sono alcune cose da sistemare

e vedere se, anche per la casa editrice non è meglio far tradurre uno dei

due libri -usciti recentemente- su di lei). Vedremo.

No, non vedo nessuna artista che le possa ricordarla in modo così completo.

Certo ce ne sono alcune che in modo diverso  possono cogliere qualche

“momento” dei  suoi (intanto i tempi, lo stile musicale, i caratteri sociali

sono cambiati), soprattutto alcune “poetry-singers”. Ma sostanzialmente lei

era talmente personale e in grado di modellare a suo modo qualsiasi

repertorio che non avrebbe senso pensare a qualcuna che le succeda, così

come, per es., in diversa maniera Billie Holiday, tanto per citare un nome

ultrafamoso allla quale la Simone ha dedicato un intero LP (e se t’interessa

puoi leggere “Una canzone per Billie Hoòiday”, di Alexis De Veaux, Selene

Edizioni, per il quale ho scritto prefazione e discografia selezionata).

Saluti

Gianni Del Savio

P.S. In autunno 2005, molto probabilmente curerò una serata multimediale,

per la provincia di Pesaro, dedicata a Nina Simone (in precedenza l’ho fatto

per Janis Joplin e quest’anno per la Black Music dei ’70). La cosa dovrebbe

essere definita entro il mese di dicembre

I NOTTURNI di NINA SIMONE, antologia musicale a cura di Paolo Ferrario, estate del 2007 – FOR NINA SIMONE

Estate 2007.

Per prima delle notti.

Per le notti.

Buone notti.

da qui è possibile ascoltare tutta di seguito la

Antologia NOTTURNI DI NINA SIMONE

1. A Single Woman – A Single Woman, 1993

2. Don’t Explain – Live: Let It all Out, 1965

3. He Was Too Good To Me – Live At The Village Gate, 1962

4. I’ll Look Around – Saga of the Good Life and Hard Times, 1968

5. I Don’t Want Him Anymore – Live at Town Hall, 1959

6. If He Changed My Name – Live At The Village Gate, 1962

7. Just Say I Love Him – Forbidden Fruit, 1963

8. Keeper Of The Flame – High Priestess of Soul, 1967

9. Lilac Wine – Wild is the Wind, 1965

10. My Father – Baltimore, 1978

11. Black Is The Color Of My True Loves Hair – Live at Town Hall, 1959

12. When I Was In My Prime – The Lady Has the Blues, 1957

13. Who knows where the time goes – Live, Black Gold, 1970

14. Wild Is The Wind – Live at Town Hall, 1959

15. Will I Find My Love Today – Live at Carnegie Hall, 1963


Nina Simone NOTTURNI

YOU’D BE SO NICE TO COME HOME TO: “Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone”, articolo di PAOLO FERRARIO, pubblicato in Quaderni d’Altri Tempi, 2010

Qui si parlerà della metamorfosi di una canzone. Ossia di come una canzone popolare, nata in una particolare situazione storica, diventa vent’anni dopo musica d’arte, cioè “musica” senza genere e senza aggettivi.
Per fare una simile trasformazione occorre attraversare un confine e occorre qualcuno che sappia fare dei sortilegi.
Nina Simone (1933-2003) sa fare sortilegi e sa attraversare i confini: I Put a Spell on You, dice il testo di un’altra sua canzone. Lei ha percorso tutti i generi della musica popolare del secondo Novecento: blues, pop, jazz, soul. Eppure lei è inclassificabile in ciascuno di essi.

Ma come attraversa queste linee di confine?
Lei lo fa con l’interpretazione del testo. Nina canta il testo della canzone. Lo trascolora, lo ricolora, lo prende e lo rivolta per catturare ciascuno di noi attraverso la testa, il cuore e la pancia.
È questa la chiave per accostarsi a  You’d Be So Nice To Come Home To.
Si tratta di un classico del compositore Cole Porter (1891-1964) che, come molte altre canzoni del tempo, è diventato uno standard, ossia un brano popolare che ha resistito alla prova del tempo e che è stato ri-letto, ri-cantato, ri-suonato migliaia di volte, soprattutto dai musicisti jazz. La canzone compare nel film d’amore in tempo di guerra Something to Shout About (1943) e si inscrive nell’epoca del trionfo degli standard, ossia delle canzoni di musica “leggera”, spesso provenienti da musical o da spettacoli di Broadway, su cui i jazzisti improvvisano e costruiscono nuovi arrangiamenti.

La struttura di queste canzoni si presta facilmente a rielaborazioni jazzistiche, grazie anche alla loro ottima qualità musicale. Sono composizioni agili, dove c’è un recitativo (destinato a delineare la storia raccontata) cui seguono ritornelli melodici sostenuti da ritmi sincopati e ballabili. Sono canzoni basate su meccanismi retorici assai efficaci e seducenti.

Nasce qui la distinzione di ruolo fra il compositore (l’autore di un motivo o di una semplice canzone) e l’improvvisatore o l’arrangiatore, che trasformano il pezzo.
Gli iniziatori di questi stili furono Irving Berlin e Jerome Kern, poi ci furono i fratelli George e Ira Gershwin, Richard Rodgers, Lorenz Hart e altri ancora, fra cui, per l’appunto, Cole Porter. Le sue melodie sono lievemente sofisticate e possiedono una raffinatezza che lo pone ad un livello particolare tra gli scrittori di musica leggera. Infatti, le sue combinazioni di suoni sono piene di buon gusto e di eleganza e sa offrire armonie complesse, che ne hanno fatto un autore di fama.
Per apprezzare la metamorfosi realizzata da Nina Simone occorre procedere in forma comparativa.
Si può iniziare ascoltando una prima versione solo strumentale ad opera di Coleman Hawkins e Ben Webster , dove si può ben cogliere la componente swing del jazz. Qui i due giganti del sax interloquiscono fra loro in un caldo fraseggio ben sostenuto dalla base ritmica. L’esecuzione è molto bella e fa sentire il motivo ricorsivo della canzone.

Si prenda poi una seconda versione, questa volta cantata da Helen Merrill , una cantante jazz di nascita croata, ma culturalizzata negli Stati Uniti, che si è fatta notare fin dagli anni Cinquanta in dischi con il trombettista Clifford Brown. Bel ritmo, bella voce: “canto perlaceo, smerigliato”, dice di lei Luciano Federighi.

Oppure si ascolti un’altra classica delle voci afroamericane del jazz: Sarah Vaughan . Gli estimatori di lei hanno detto: grande voce moderna, solenne nei bassi, suadente nei medi, duttile negli acuti. I denigratori (fra cui Frank Sinatra) hanno contrapposto questo giudizio: dizione vezzosamente manierata.

E ora si consideri la versione di un dolente Chet Baker :
Il musicista, nella fase della vita più segnata dalla sua biografia, introduce il pezzo e poi gioca di scat con la batteria. Seguono piano, tromba, contrabbasso per assoli. E poi ancora lui a concludere, riprendendo il tema dell’inizio. Sono tutti professionisti del jazz che sanno come impastare gli ingredienti di questa musica. Si ascolta volentieri e si assapora il profumo dell’era dello swing.

Ma si potrebbero anche sentire le interpretazioni di Frank Sinatra

e di Nancy Wilson

e altre ancora.
Va notato che ci sono vari elementi che accomunano queste letture e riletture: lo stile leggero, la reiterazione e soprattutto la velocità.
E ora sentiamo lei. Sentiamo Nina, Nina Simone, in una irripetuta interpretazione nel Live at Newport: cantata il 30 giugno 1960 e pubblicata nel 1961 dalla casa discografica Colpix. Ripeto: una sola volta così e solo quella volta:

Il sito Jazz Standard.com ci ricorda il tema narrativo della canzone, riportando un passo della biografia di Charles Schwartz su Cole Porter: “La sua malinconica melodia ed il testo evocano un sentimento di fraterna solidarietà per i milioni di persone che sono state separate fra loro a causa della guerra” (Schwartz C., 1979).
Cosa ha cambiato? Nina ha cambiato tutto: velocità, tempo, ritmo. Inizia creando il climax con una lunga, lenta e struggente esecuzione di piano – mirabilmente accompagnata da Al Schakman (guitar), Chris White (bass) e Bobby Hamilton (drum) – che dura ben oltre la metà della durata del pezzo. E conclude con una sola strofa, sempre in tono lento e in un crescendo emotivo, del tema narrativo. Perchè sono le parole che lei intende usare per ricreare il pezzo.

You’d be so nice to come home to
You’d be so nice by the fire
While that breeze on night sings a lullaby
You’d be all my heart could desire
Under stars chilled by the winter
Under an August moon shining above
You’d be so nice you’d be paradise
To come home to and love

Sarebbe così bello se tu tornassi a casa
Così bello attorno al fuoco
Mentre la brezza notturna canta una ninnananna
Sarebbe tutto quello che il mio cuore può desiderare
Sotto le stelle gelate dell’inverno
Sotto la luminosa luna d’agosto
Sarebbe  così bello, sarebbe il paradiso
Se tu tornassi a casa e all’amore

Nina Simone non canta solamente: Nina Simone interpreta come un attore teatrale. Questa capacità quasi unica è stata finemente colta da Charles Aznavour, che disse: “Spesso le persone che cantano il jazz cantano la musica. Nina Simone canta il testo allo stesso tempo della musica” (citato in Brun – Lambert, 2008). Ecco perché You’d Be So Nice To Come Home To, che è uno standard jazz in tempo veloce, con Nina Simone diventa lentissimo fino allo spasimo e perché Strange Fruit è ancora più straziante che in Billie Holiday.

I suoi canti ed il suo piano, ad un ascolto appassionato, possono essere ‘visti’ come pennellate: nere, gialle, blu (molto blu), bianche … Tutto questo lo fa con la voce, con le note del piano, ma soprattutto con i tempi che mette fra le parole. Sono questi attimi di silenzio, queste pause a generare la magia, a gettare il sortilegio.
E così ha oltrepassato quel confine e You’d Be So Nice To Come Home to è diventata un’opera d’arte a se stante. Siamo in molti ad essere rapiti da Nina, l’ammaliatrice.
Racconta lo scrittore Sam Shepard:
“Portavo sempre il ghiaccio a Nina Simone. Era sempre carina con me. Mi chiamava ‘Tesoro’, Le portavo un saccone di plastica grigia pieno di ghiaccio per raffreddare lo Scotch.
Lei si strappava la sua parrucca bionda e la gettava sul pavimento. Sotto, i suoi capelli veri erano corti come il pelo tosato d’un agnello nero. Si scollava le ciglia finte e le appiccicava allo specchio. Le sue palpebre erano spesse e dipinte d’azzurro. Mi facevano sempre venire in mente una di quelle Regine Egiziane che vedevo nel National Geographic. La sua pelle era lucida di sudore. Si arrotolava un asciugamano azzurro intorno al collo e si sporgeva in avanti appoggiando entrambi i gomiti sulle ginocchia. Il sudore rotolava giù dalla sua faccia e schizzava sul pavimento di cemento rosso tra i suoi piedi.
Finiva sempre il suo spettacolo con la canzone ‘Jenny Pirata’ di Bertolt Brecht. Cantava sempre quella canzone con una sorta di profonda e penetrante rivalsa come se avesse scritto le parole lei stessa. La sua esecuzione puntava dritta alla gola di un pubblico bianco. Poi puntava al cuore. Poi puntava alla testa. Era un colpo mortale in quei giorni.
La canzone cantata da lei che mi stendeva davvero era ‘You’d Be So Nice to Come Home To’.
Mi lasciava sempre di sale. Magari ero in giro a raccogliere bicchieri di Whiskey Sour in sala e lei attaccava una specie di frana rombante al pianoforte con la sua voce roca che sgusciava attraverso gli accordi “montanti”. I miei occhi si fissavano sul palco dell’orchestra e ci rimanevano mentre le mie mani continuavano a lavorare.
Una volta rovesciai una candela mentre lei cantava quella canzone. La cera bollente sgocciolò tutta sull’abito d’un uomo d’affari. Mi chiamarono nell’ufficio del direttore. L’uomo d’affari era lì in piedi con questo lungo schizzo di cera indurita sul pantaloni. Pareva che si fosse venuto addosso. Fui licenziato quella sera.
Fuori in strada sentivo ancora la sua voce che arrivava dritta attraverso il cemento. ‘Sarebbe il paradiso se tu tornassi a casa’ ” (Shepard, 1985).

× ASCOLTI:

× Chet Baker, One Night In Tokyo, Immortal, 2008.
× Helen Merrill, in AA.VV., The Cole Porter Songbook: Night and Day, Verve, 1990.
× Nina Simone, At Newport, Colpix, 1961, ristampa cd, Forbidden Fruit/At Newport, Collectables/Rhino, 1998.
× Frank Sinatra, A Swingin’ Affair!, Capitol 1957, ristampa cd A Swingin’ Affair!, Capitol 1998.
× Sarah Vaughan, in AA.VV., Cole Porter In Concert: Just One Of Those Five Things, Verve, 1994.
× Ben Webster e Coleman Hawkins, in AA.VV., Anything Goes: The Cole Porter Songbook, Instrumentals, Verve, 1992.
× Nancy Wilson, The Very Best Of Nancy Wilson, The Capitol Recordings, 1960-1976, Emi, 2007.


× LETTURE:

× Brun–Lambert D., Nina Simone: Une vie, Editons Flammarion, Paris, 2005, trad. it. Nina Simone. Una vita, Kowalsky, Milano, 2008.
× Federighi L., Grandi voci della musica americana, Mondadori, 1997.
× Schwartz C., Cole Porter: A Biography, Da Capo Press, Usa, 1979.
× Shepard S., Motel Chronicles, City Lights, Usa, 1983, trad. it. Motel Chronicles, Feltrinelli, 1986.

Gia pubblicato nella estate del 2010 su: quaderni d’altri tempi.

“La fantastica Nina Simone…”, dal Blog “Come in uno specchio”

 

 

 

Alta risoluzione – Nina Simone

 

Nina Simone, nome d’arte di Eunice Kathleen Waymon (Tryon, 21 febbraio 1933Carry-le-Rouet, 21 aprile 2003), è stata una cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense. È stata soprattutto un’interprete jazz, anche se il suo stile variava fra diversi generi, dal soul, al R&B, al folk e al gospel.

 

Il personaggio principale del film del 1993, Nome in codice: Nina (versione statunitense del film di Luc Besson, Nikita), è una grande ammiratrice di Nina Simone, dalla quale appunto prende ispirazione per il nome in codice. Durante il film si possono ascoltare alcune delle sue canzoni, fra cui Here Comes the Sun, I Want a Little Sugar in My Bowl, Feeling Good, Wild Is the Wind e Black Is the Color of My True Love’s Hair.

 

 

Biografia

 

Nativa del North Carolina, sesta di otto fratelli, fin da bambina rivela un grande talento, che la porta a suonare e cantare in chiesa con le due sorelle, con il nome di “Waymon Sisters”. Ma il pregiudizio razziale del profondo sud negli anni quaranta la condizionerà per molto tempo.

 

Prende lezioni di piano, pagate dalla comunità di colore locale, che promuove una fondazione per consentirle di proseguire gli studi musicali a New York. Nei primi anni cinquanta, lavora come pianista-cantante in vari club, ispirandosi a Billie Holiday; si orienta verso il jazz, cambia il suo nome in Nina Simone (in onore di Simone Signoret, di cui era ammiratrice) ed esegue I Love You, Porgy, cover di un brano di George Gershwin (da Porgy and Bess).

 

Il suo album di debutto, datato 1958, comprendeva I Loves You, Porgy e My Baby Just Cares for Me. Lavora per parecchie case discografiche mentre, a partire dal 1963, inizia a lavorare stabilmente con la Philips. È in questo periodo che registra alcune delle sue canzoni più incisive, come Old Jim Crow e Mississippi Goddam, che sono divenute inni per i diritti civili. Era amica ed alleata di Malcolm X e di Martin Luther King.

 

 

 

“Nina Simone Sings the Blues” (1967)

 

Nina Simone lascia gli Stati Uniti verso la fine degli anni ’60, accusando sia l’FBI che la CIA di scarso interesse nel risolvere il problema del razzismo. Negli anni successivi girò il mondo, vivendo a Barbados, in Liberia, in Egitto, in Turchia, in Olanda ed in Svizzera. In seguito al polemico abbandono degli USA, i suoi album vengono pubblicati solo di rado. Nel 1974, la Simone abbandona per qualche anno la discografia, lasciando poche notizie di sé. Ritorna nel 1978 con un album, che prende il titolo da un brano di Randy Newman. Si eclissa di nuovo, fino agli anni ottanta.

 

Dopo che Chanel ha usato, negli anni ottanta, la sua My Baby Just Cares For Me per una pubblicità televisiva, molti hanno riscoperto la sua musica e Simone si è trasformata in un’icona del jazz. Nel 1987, My Baby Just Cares For Me (brano di quasi trent’anni prima) entra prepotentemente nelle classifiche inglesi. Si moltiplicano antologie e ristampe dei suoi dischi. Dopo i successi ottenuti negli anni ottanta, torna con uno nuovo album, Nina’s Back, del 1989, seguito da Live & Kickin, live registrato qualche anno prima a San Francisco.

 

La cantante si è sposata due volte, ha avuto una figlia nel 1964 e ha vissuto una vita difficile e travagliata. Ha avuto rapporti difficili con uomini potenti e violenti, ed è risaputo che il marito manager la picchiasse. Ha avuto una relazione con Earl Barrowl, Primo Ministro delle Barbados. Nel 1980,un suo amante C.C. Dennis, importante politico locale, è stato ucciso da un criminale.

 

Alcune biografie riportano che sia sopravvissuta alla figlia ma il dato non risulta vero, tanto che la figlia Lisa Celeste è a sua volta un’attrice e cantante tuttora in attività.

 

 

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della “GNU Free Documentation License”.

Esso utilizza materiale tratto dalla voce di “Wikipedia Italia” (articolo):

http://it.wikipedia.org/wiki/Nina_Simone

 

 

Link, Foto e Video

 

http://ninasimone.com/welcome.html

 

http://www.high-priestess.com/home.html

 

http://www.boscarol.com/nina/index.html

 

http://amalteo.wordpress.com/

 

http://en.wikipedia.org/wiki/Nina_Simone#Discography

 

http://www.ninasimoneproject.org/index.htm

 

http://www.youtube.com/results?search_type=&search_query=nina+simone+live&aq=f

“La fantastica Nina Simone…” | “Come in uno specchio”

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I Notturni di Nina Simone, antologia musicale di Paolo Ferrario, estate del 2007

 

Estate 2007.

Per prima delle notti.

Per le notti.

Buone notti.

 

 

 

 

1. A Single Woman – A Single Woman, 1993

2. Don’t Explain – Live: Let It all Out, 1965

3. He Was Too Good To Me – Live At The Village Gate, 1962

4. I’ll Look Around – Saga of the Good Life and Hard Times, 1968

5. I Don’t Want Him Anymore – Live at Town Hall, 1959

6. If He Changed My Name – Live At The Village Gate, 1962

7. Just Say I Love Him – Forbidden Fruit, 1963

8. Keeper Of The Flame – High Priestess of Soul, 1967

9. Lilac Wine – Wild is the Wind, 1965

10. My Father – Baltimore, 1978

11. Black Is The Color Of My True Loves Hair – Live at Town Hall, 1959

12. When I Was In My Prime – The Lady Has the Blues, 1957

13. Who knows where the time goes – Live, Black Gold, 1970

14. Wild Is The Wind – Live at Town Hall, 1959

15. Will I Find My Love Today – Live at Carnegie Hall, 1963

 

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