ho provato che, anche senza avere uno spirito religioso, ci si può commuovere quando un simbolo è molto forte

Venezia 22 marzo 2002

Oggi ho provato che, anche senza avere uno spirito religioso, ci si può commuovere quando un simbolo è molto forte.

Sono entrato, del tutto per caso, nella Chiesa di San Polo, che contiene quadri di Jacopo Tintoretto (XVI secolo), Tiepolo (XVII secolo), Paolo Veronese (XVI secolo.

La loro visione non mi ha particolarmente emozionato. Fondi oscuri, personaggi tutti significativi solo per la cultura dell’epoca, personaggi carichi del significato religioso che gli viene attribuito. Ma non in grado di colpire profondamente i miei sentimenti.

Ma poi sono entrato in una provvisoria stanza con una via crucis di Giandomenico Tiepolo (figlio del più famoso Gianbattista).

E qui vedendo la fatica di Gesù sotto la croce, gli aiuti lungo la strada, le cadute (davvero da pianto), l’inchiodamento, con i volti feroci dei romani, ho provato ammirazione per questa religione fondata sul sacrificio di un dio fatto uomo e morto per gli uomini.

Il volto di Gesù, in questi quadri è veramente capace di trasferire la sofferenza.

Ho anche pensato a questo figlio di un padre famoso che, da artigiano dei colori, tenta di fare un’opera all’altezza della fama della propria famiglia


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