Conti Laura

Ogni persona che cerca la memoria e le tracce di Laura Conti è per me un (nel suo caso una) compagno di viaggio

12 febbraio 2003

Mi arriva una belle lettera.

 

egregio professore,

stamane cercavo info su laura conti e ho trovato anche il suo sito.

bravo, io non ho avuto la fortuna di incontrarla e me ne rammarico particolarmente perché l’avrei intervistata.

laura conti era stata deportata nel lager di bolzano, e vi era rimasta per 8 mesi, e io mi occupo proprio di questa parte di storia della nostra città (bolzano).

ho letto che una parte degli scritti (non so se quelli “politici”) di laura conti sono conservati alla fondazione micheletti di brescia.

lei ne sa qualcosa?

ah, dimenticavo di dirle che in una libreria ho trovato una polverosissima copia di un libro di laura conti “la condizione sperimentale” in cui – probabilmente al 99,99% – descrive la sua esperienza di deportazione nel lager di bolzano, ma senza mai collocare geograficamente i suoi ricordi.

saluti e grazie!

carla giacomozzi


La rete di internet avvicina. Avvicina percorsi diversi.

E’ come incontrarsi nei campi e campielli di Venezia.

Gentilissima Carla Giacomozzi

sono felice della sua lettera

Ogni persona che cerca la memoria e le tracce di Laura Conti è per me un (nel suo caso una) compagno di viaggio

Sì: La condizione sperimentale allude alla sua esperienza nel lager di Bolzano. Laura me ne parlava, ma senza ampi approfondimenti . Ho solo due ricordi nella mia memoria: il racconto di una topa che aveva fatto i suoi piccoli “nelle orecchie” di Laura e un brutale guardiano che toglieva gli occhi dei deportati. Il libro è una trasposizione con forti intenzionalità letterarie. Non un documento storico.

Se le interessa un’altra bellissima opera letteraria le consiglio Cecilia e le streghe, Einaudi. E’ incredibilmente”attuale”.

Se lei troverà notizie su questo periodo della sua vita mi piacerebbe darne memoria anche sul mio sito. Magari potrei cominciare con una memoria sul lager di Bolzano: forse lei ha già un suo articolo. Io ho solo il libro “Si fa presto a dire fame” di Pietro Caleffi, Mondadori 1967, che annota alcuni ricordi di Laura.

Intanto la ringrazio per l’annotazione sulla fondazione Micheletti di Brescia, che non ho ancora avuto l’occasione di andare a vedere

Ho intenzione di andare avanti nella mia ricerca e di allacciare vari fili della sua fortissima presenza: politica, scientifica, letteraria. La terrò informata

Grazie per avermi scritto

ci risentiremo

cari saluti
Paolo Ferrario

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