Nel grande atrio della stazione vedo la vecchia "barbona", con il suo cane. Anzi cagnolino: nero e marrone. La guardo con stupore, perchè …

Venezia – Milano 15 Febbraio 2003

E’ sabato. Arrivo a Milano alle 21. Dopo due giornate di lavoro e stanchezza da vecchiaia e da strapazzo.

Nel grande atrio della stazione vedo la vecchia “barbona”, con il suo cane. Anzi cagnolino: nero e marrone. La guardo con stupore, perchè l’ho sempre vista a Venezia, con il suo carrello da grande magazzino (la sua casa) e il cane dentro il cesto.

Guardo la vecchia. Lei non mi vede, è chinata in avanti, come per trattenere il poco caldo. Ma la cosa straordinaria è che il cane mi vede, si ferma, incrocia i miei occhi e la tira con il suo guinzaglio. E’ come se mi avesse riconosciuto per tutte le feste che gli avevo fatto le altre volte. So che non può essere così, ma io gli dò questo significato, perchè il cane mi cerca con insistenza.

Svuoto le monete che ho in tasca e le dò alla vecchia, mentre il cane mi festeggia con le zampe anteriori alzate. Scopro perchè la vecchia è qui: sta aspettando il treno di Ventimiglia per Venezia. Per dormire sui vagoni, al caldo. Credo tollerata anche dai controllori.

E’ quello che mi sembra di poter chiamare “vita interstiziale“. Mi sembra che gli anfratti della vita siano tanti. Ma quando gli aspetti sommersi della vita mi vengono addosso con tanta impellenza resto attonito.

Fra questa donna e il suo cane c’è un amore per la vita che ha dell’impossibile. Il cane si chiama Boby e la vecchia lo ha anche coperto con il paltoncino di panno. Una finezza da cane “ricco” per un cane randagio.

Per questi due simbionti vorrei per un attimo avere la grazia poetica di Sandro Penna per dire l’attimo.

Questo episodio mi ha ancora ricordato quello straordinario racconto di Doris Lessing sul rapporto di una vecchia barbona con il suo gatto: il gatto che cacciava i piccioni e li portava in pasto a lei. Una immagine che solo la grande Doris poteva raccontare in modo affettivo e impressionistico senza scadere nel patetico.

Infine trovo un altro insegnamento i questo episodio. Quando tutto l’umano ed i sociale si ritira, quando affetti, lavoro, storia diventano esili o inesistenti, quando la solitudine è l’unica compagna, quando l'”altro umano” non c’è più perchè si rinchiude nei propri territori. Ecco, allora l’animale dà tutto se stesso. Con il suo istinto dà quel calore che sembra impossibile poter ritrovare. Per il cane Boby la vecchia barbona è il tutto. E così per lei

Spero di rivederli ancora.

0 pensieri riguardo “Nel grande atrio della stazione vedo la vecchia "barbona", con il suo cane. Anzi cagnolino: nero e marrone. La guardo con stupore, perchè …

  1. ciao monicasto trasportando le pagine di diario dallo spazio di segnalo (su cui, comunque rimarranno) a qui. ho visto che si può retrodatare e il blog funziona bene come diariorperchè le cose stanno così: è voglia di diariograzie per la tua cara presenza

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