Anni molto crudeli 22 Marzo 2004

Anni molto crudeli

22 Marzo 2004

Noi proclameremo la distruzione … perchè, perchè, ancora una volta questa piccola idea è così affascinante? Scateneremo degli incendi … Metteremo in giro delle leggende … Verrà un tale sconquasso, come il mondo non l’ha ancora veduto .. ” F. Dostoevskij, I demoni, Einaudi 1994, pag. 392.

A distanza di tre anni (11 settembre 2001 – 13 marzo 2004) cellule tutt’altro che impazzite di un “partito arabo di religione musulmana” hanno colpito in Europa: 201 morti e migliaia di feriti in una stazione di lavoratori pendolari di Madrid.

Nazisti islamici, come dicono gli studiosi più avveduti (Andrè Glucksmann; Paul Berman; Magdi Allam, Bernard – Henri Lévy, V.S. Naipul; Bernard Lewis; Oriana Fallaci; e – triste constatarlo – Giuliano Ferrara).

Il furore che Dostoevskij ha chiamato nichilista ha prodotto ancora rovine, distruzione, dolore, con l’obiettivo di trasmettere anche una comunicazione di alto valore simbolico.

L’azione militare voleva ottenere risultati ancora più vasti: far crollare i pilastri della stazione per accrescere il numero delle vittime. I mercenari che hanno armato le bombe hanno sintetizzato il loro pensiero in questo modo: “voi volete la vita, noi vogliamo la morte”.

Costoro hanno dichiarato guerra prima agli Stati Uniti ed ora all’Europa. Di questo si tratta.

I commenti politici riempiono le pagine dei giornali ed i tempi delle televisioni. Volatili opinioni che vagano nell’aria. Immanenza dei morti casuali e parole nel vento. Le parole, che tanto contano quando si pensa ad un ciclo lungo della vita, ora mi appaiono deboli, indifese, fragili quando è la dinamite a segnare l’agenda temporale.

Nella mia “sinistra” vedo emergere ancora chi ha parole di giustificazione per i carnefici piuttosto che per le vittime. Vecchia questione che corre nella storia e che caratterizza parte del pensiero politico estremizzato: la violenza casuale è un giusto mezzo e le vittime non contano. Il terrorismo politico italiano degli anni ’70 aveva creato addirittura un linguaggio attorno a queste scelte. L’attuale terrorismo internazionale è sulla stessa linea ideologica, anche se la applica su un territorio molto più ampio.

Sta di fatto che, forse, il tempo che resta può essere ancora più corto di quello che è assegnato dalla mia biologia. In trent’anni di lavoro ho trascorso circa 10 ore alla settimana sui treni e sulle metropolitane. Calcolando una giornata di 8 ore, fa circa 5 anni sui mezzi di trasporto. Come migliaia di altre persone sono un bersaglio facile. Perchè i terroristi scelgono bersagli facili che diano risonanza comunicativa estesa.

Non ci sono precedenti storici per capire quanto sta accadendo: Thomas Mann, Elias Canetti, Stephen Zweig, la Berberova, Koestler … vivevano nell’Europa dei nazismi, dei fascismi e dei comunismi. Solo alla lontana è possibile accostare quegli eventi alla capillarità del rischio nei nostri giorni. Là la tragedia era data da stati ideologici in lotta per il dominio. Qui è nascosta fra persone che magari ci camminano accanto nelle strade, sui treni, sulle metropolitane.

Nella cultura contemporanea si vanno affermando sempre di più spezzoni di medioevo accanto all’indebolimento di alcuni pilastri della storia politica europea, a partire dall’illuminismo. Fa impressione vedere con quale velocità si cancellano parti così importanti della nostro passato: il valore dell’individuo; la distinzione fra stato e religioni; l’esperienza religiosa come fatto privato da non imporre all’altro; la sicurezza pubblica come elemento della convivenza fra persone; il benessere come linea-guida per lo sviluppo economico …

Osservo con depressione che il pensiero della sinistra non ha strumenti forti per agire in questa situazione di turbolenza. Mentre, lo dico a malincuore, la destra ha perlomeno l’obiettivo (difficilissimo) di accrescere la sicurezza. E’ un obiettivo pieno di vincoli, ma è concreto ed è l’unico possibile, almeno nelle fasi di emergenza.

Strano destino quello di dover stare (comunque, a causa della indecenza della nostra destra) politicamente vicino a chi propone parole d’ordine insopportabili: “ritiro delle forze militari di sicurezza dall’Iraq”; “contro la guerra senza se ne ma”; “diessini delinquenti”; “Fassino assassino”; “solidarietà per la resistenza armata irachena” …

Troppo disgustosa questa destra, che costringe a stare di qua. Troppo inquietante questa sinistra che tratta come nemico da annientare (hanno impedito a Fassino di partecipare ad una manifestazione sulla pace) anche il “vicino di opinione”.

Strano e inaspettato destino quello di non avere più una rappresentanza politica. Mi trovo spezzato in due: con la destra in politica estera, con la sinistra su tutto il resto (divisione dei poteri; tasse; investimenti sociali; bioetica)

Manca qui in Italia un Tony Blair. Ma, in fondo, l’Inghilterra è sempre stata lontana dal nostro mediterraneo. Già: Tony Blair che ai tempi del governo dell’Ulivo veniva invitato con Clinton a rappresentare un percorso politico anche per la socialdemocrazia italiana e che oggi è odiato come un nemico.

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