Pagina di diario: a cosa serve la politica?

Qualche stimolo trovato e raccolto qua e là mi fa tornare alla riflessione sulla politica e sulla sua funzione.
Rifletto a voce alta. Decido di farlo come se fossi in una situazione meditativa.
A cosa serve la politica?
Serve a fare quello che nessuno con la sua individualità riesce a fare da solo. Nella politica sento il legame fra la mia infinitesima soggettività e la sfida dello stare nel mondo. Nella politica scorgo il legame sociale: io soggetto, la cultura che ho ereditato e che ho coltivato, le forme storiche della società che rendono possibile far funzionare la vita (produzione, leggi, strutture, istituzioni)

Quindi il primo compito che dovrei tentare di darmi è far interagire la mia soggettività (la mia piccola soggettività) per quei compiti che vanno oltre me.
Come in un Mantra.
Primo esercizio di respirazione: ridurre il mio invadente Io e applicarmi al compito …. Quel compito che da solo non posso fare.

In secondo luogo debbo aggirarmi cautamente e vedere cosa c’è già. Intendo culture politiche esistenti e loro capacità di interpretare le situazioni problematiche. Individuando valori e disvalori, virtù e vizi. Cercando di capire usando anche la identificazione proiettiva, ossia quel comportamento che consiste nel mettermi (anche se il rischio è che le mutande puzzino) nei panni dell’altro.
Secondo esercizio di respirazione: di fronte a questo problema collettivo questa cultura politica ha delle risposte? E’ in grado di affrontarlo anche gradatamente e per piccoli passi (perché di grandi spallate il Novecento ne ha incubate e realizzate di mostruose. Basta, direi)

In terzo luogo debbo convenire che in politica occorre superare due Scilla e Cariddi.
La prima ha a che fare con queste domande: chi rappresenta di più il mio straripante Io? Chi è meno lontano dal soddisfare le mie pulsioni che vengono dal mio aver succhiato latte di madre, dalle prime aste alla scuola elementare, dalle prime polluzioni notturne e successive masturbazioni, dal primo bacio extra-familiare, dalla fatica del comprendere le regole, dall’apprendimento del gioco infinito delle frustrazioni e delle gratificazioni.
La seconda ha a che fare con una domanda, ahimè, tecnica: come prendere decisioni nella situazione inevitabilmente caotica degli straripanti Io che stanno sul paesaggio di questo scorcio di vita terrena (si sa: nell’altra vita leggerò ed ascolterò le poesie di Mark Strand)?
Terzo esercizio di respirazione: devo stare qui perché … anche là c’è qualcosa di necessario ma … non posso che stare qui …. Om … Om … Om

Ecco finora ho volato sulle nuvole.

Ora ritorno a terra.

La politica è uno specchio deformato della società civile. Quando le associazioni di cittadini teleguidati o da un imprenditore brianzolo o da un comico genovese berciano contro la politica stanno parlando di se stesse.
Ad una società civile individualista, familista e dotata di scarso senso dell’etica pubblica corrisponde una del tutto simmetrica classe politica.
C’è un segno visibile, tangibile, verificabile che misuri i contenuti della politica?
C’è. Per me c’è. Lo so da quando sono nato, da quando ho imparato a parlare.

E’ il linguaggio.

Chi tenta di introdurre un altro linguaggio nella politica  sta già facendo moltissimo.
Certo, il linguaggio non riesce a fare nulla sui contenuti. Ma l’espressione dei contenuti (che sia una discussione, una  procedura, una decisione) è uno degli strumenti per fare politica.

Direi che nei sistemi democratici la politica è linguaggio che diventa decisione per il bene comune.

Devo dire che Veltroni sta introducendo un altro linguaggio. Comunque vada la sua candidature e programma ed esito , questo è già un successo.

Ma cosa vuol dire bene comune?

Vuol dire aprire una finestra, guardare fuori, vedere la città ed il suo reticolo circostante e dire: ”

mantenere bello e vivibile questo paesaggio che esisteva prima di me e che è stato modificato dei miei concittadini e che dovrebbe essere luogo di vita per le future generazioni …. ebbene questo è anche compito mio

Con la militanza, se ne ho energia, oppure con l’elementare diritto di voto. Sapendo che sono portatore di verità parziali. Solo le religioni pretendono di conoscere la verità.

Qualcosa posso fare io.
Trattasi di etica personale applicata al bene comune. Esempio: pagare le tasse. Il primo e necessario gesto di solidarietà economica

Qualcosa debbono fare i rappresentanti.
Trattasi di etica pubblica praticabile con le procedure dei sistemi democratici. Si fa così: 1. problema; 2. agenda; 3. punti all’ordine del giorno; 4. discussione; 5. decisione; 6. applicazione; 7. verifica e valutazione; 8. correzione.

Qual è, invece, la situazione (dovuta a Narciso: sì … a Narciso che innamorato di se stesso vorrebbe annegarsi nel lago portando con sé tutti i filistei. Trattasi di voluta confusione mitica)?
La situazione è che che in tutti quei passaggi c’è rissa, scontro, insulto … dileggio  … disprezzo … logica amico/nemico logica sei della mia famiglia/non sei della mia famiglia. Mi èpiacerebbe vedere la ricchezza applicativa dell’affido (invece che della famiglia familistica): prendo una tua idea, la faccio mia, la curo, la restitusco alla comunità. Avendo in mente il bene comune. Cioè beni tangibili ed intangibili che sono di interesse e valore per tutti e per ciascuno.

Mi chiedo: “Amalteo … hai qualche esempio?”

Sì ho qualche esempio.
L’Italia ha bisogno di alcune grandi riforme (anche gli alti paesi, certo: ma Francia, Germania, Inghilterra ce la fanno. Oh se ce la fanno!).

Per esempio l’Italia è dipendente dalla Russia, Libia e Francia per il fabbisogno energetico. Un qualsiasi disordine in quei paesi si ripercuoterebbe sulla nostra vita quotidiana. E i romanzi di fantascienza insegnano cosa succede quando c’è una crisi energetica. Si ritorna alla età della pietra: con gruppi che con le clave rubano il pezzo di legno agli altri gruppi.
Occorrerebbe rivalutare la scelta dell’antinucleare degli anni ’70-’80 alla luce delle nuove tecnologie della sicurezza. Occorrerebbe dotarci di strutture per lavorare il gas. Occorrerebbe vedere quanti giacimenti di carbone abbiamo e quanto possiamo farli durare per “passare a’ nuttata”.

Etica pubblica vorrebbe convergenza. Situazione vede rissa.

Secondo esempio.
Il mercato del lavoro è cambiato. I cinesi e gli indiani fanno una concorrenza sleale sui prodotti e loro fattori di produzione. Non c’è più il mercato del lavoro tayloristico. Quello della grande industria. Che ha fatto fare anche all’ Italia (solo sul finire degli anni ’50) la sua rivoluzione industriale. Quel mercato del lavoro che ha anche creato il proletariato. Ossia il soggetto collettivo per la “involuzione” comunista (per piacere: le rivoluzioni sono quelle cose molecolari che cambiano le persone piano piano, come quando si cresce e diventa adulti. Queste sono le rivoluzioni, quelle sono le involuzioni). Quel proletariato industriale che non c’è più e che i comunisti nostrani tentano di vicariare con le masse islamiche. Già … costoro sono orfani del proletariato e lo cercano con il lanternino. Dicevo ….  il mercato del lavoro è cambiato. Gli operai degli anni ’50 e ’60 sono in pensione e quelli dei decenni successivi hanno la partita iva. Fanno una legge, la chiamano Biagi (ma a qualcuno non piace neppure come si chiama). Che lo si voglia o meno quella legge risponde al mutamento del mercato del lavoro che da monolitico si è fatto molecolare.

Etica pubblica vorrebbe che si convergesse su necessarie correzioni (problema; agenda; punti all’ordine del giorno; discussione; decisione; applicazione; verifica; correzione). Situazione vede rissa

Ancora. Si dovrebbe fare una riforma delle pensioni che corregga le storture individualistiche, familistiche, egoistiche dei sindacati che negli anni 70 hanno bruciato le riserve delle future generazioni. Su questo ho qualche appunto:
Ecco. Queste riforme le fanno solo coalizioni coese , stabili , durevoli. Coalizioni di governo che fanno riforme anche CONTRO una parte dei propri elettori.
Ma queste coalizioni non ci possono essere in Italia, dato il sistema elettorale esistente e la netta divisione in due parti della opinione elettorale.
Oppure le fanno delle grosse coalizioni bipartizan, come in Germania.
Etica pubblica vorrebbe che si facesse convergenza sui grandi obiettivi.
Ma il particolarismo, la rissa, l’insulto, l’odio da stadio fra le due parti impedisce di fare questo sforzo di convergenza.

Mantra. Esercizio di respirazione finale : cambio il linguaggio …. Ascolto ….. vado oltre il mio Io …. Vedo i problemi … li vedo …. Vedo le possibili soluzioni … ascolto …. decido …

Fine del mantra e presa di coscienza.

Domani è l’11 settembre.

Totalitarismo islamico permettendo, questi mi sembrano gli esercizi di respirazione per il significato della politica. Ammesso che gli islamici mi facciano respirare. So di non essere nelle loro preghiere. Ma neppure tu che leggi sei nelle loro preghiere.

Concludo con un seminale pensiero

Chiesero a Franco Basaglia:

“In caso di black out cosa farebbe lei”

Rispose Franco Basaglia

“Farei con gli altri cose appropriate per il buio”

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