l'antipolitica di Beppe Grillo: nausea culturale

In questi primi giorni di settembre devo inserire nel mio vocabolario un’altra locuzione. Quella di NAUSEA CULTURALE.
Dicesi di “nausea”: senso di fastidio allo stomaco che può portare al vomito.
Culturale perchè mi è provocata dalla ributtante manifestazione  promossa da un comico genovese, che mi piacerebbe finisse come l’insetto di Pinocchio.
Già il titolo della giornata è schifoso: V-day, ossia faffanculoday. L’insulto becero e disprezzante,  delle curve degli stadi.

Questa popolosa adunata (del tutto analoga e complementare a quelle dei legaioli nazisti di montagna) ha avuto un che di mussoliniano.
Quello era un giornalista, questo è un comico. E’ proprio vero. La storia si ripete: la prima volta in forma di tragedia, la seconda in forma di farsa.
Per sottrarmi dalla contingenza e dalla friabilità del TEMPO BREVE (quello degli spot televisivi e delle veloci informazioni internettiane) curo la mia nausea, unita alla palpitazione cardiaca, cercando di gettare un’àncora sul TEMPO LUNGO.

Il problema è: 
da dove arriva l’antipolitica, 
il qualunquismo, 
il populismo urlato?


Sostiene lo storico della cultura Carlo Tullio-Altan – nel suo seminale libro La nostra Italia, Feltrinelli, 1986  –  che le radici sono da ricercare nella italianissima assenza di uno spirito pubblico, unito alle pulsioni individalistiche. E dalla unificazione dei due caratteri culturali nel familismo.
La sua è anche una ricerca tramite indizi, come faceva Shelrlock Holmes, rintracciabili nei proverbi e nelle massime. Espressioni efficacissime dei modelli culturali:

Assenza di spirito pubblico
:

“Affaticati sempre per te che per l’altrui”

“Quando vedi il fuoco nella casa del vicino reca l’acqua ne la tua”
Paolo Messer Pace da Certaldo, Firenze, seconda metà del Trecento

“E’ si vuole (conviene) vivere a sè, non al comune (per la società), essere sollicito per gli amici, vero, ove tu non interlasci (trascuri) e’ fatti tuoi, e ove a te non risulti danno troppo grande”
Giannozzo, per Bocca di Leon Battista Alberti (1404-1472)

Pulsioni individualistiche:

“Prima iu e po’ l’autri” (prima io e poi gli altri)

“Ognuno pensa a lu propriu guadagnu e si joca accussì a gabba-cumpagnu” (ognuno pensa al proprio guadagno e si gioca così al gabba compagno)

“Maliduddu chidd’omu chi fida ‘n’antra autri omu” (maledetto quell’uomo che si fida di un altro uomo)
dalla raccolta dei proverbi popolari di Giuseppe Pitrè

Familismo:

“Da natura l’amore, la pietà a me fa più cara la famiglia che cosa alcuna”

“E  per reggere la famiglia si cerca la roba; e per conservare la famiglia e la roba si vogliono amici, c’o quali ti consigli, i quali t’aiutino sostenere e fuggire avverse fortune; e per avere con gli amici frutto della roba, della famiglia e della amicizia, si conviene ottenere qualche onestanza e onorata autorità”
Leon Battista Alberti

L’osservazione di questi tipi umani portava Machiavelli a dire:
“Perchè degli uomini si può dire questo generalmente: che siano ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro bene, sono tutti tua, òfferonti el sangue, la roba, la vita e figliuoli quando il bisogno è discosto; ma quando (il bisogno) ti si appressa (ti si fa sentire) e’ si rivoltano”

Vaffanculo day: niente di nuovo all’orizzonte,
Anzi una mefitica puzza di vecchia roba schifosa.

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