il 14 ottobre, attraverso un processo partecipato e democratico (scelta fra 5 segretari, 35.000 candidati agli organi nazionali e regionali, 70.000 scrutatori ai seggi e, vedremo, circa 1 milione di elettori) nascerà il Partito Democratico

Domenica prossima 14 ottobre, attraverso un processo partecipato e democratico (scelta fra 5 segretari, 35.000 candidati agli organi nazionali e regionali, 70.000 scrutatori ai seggi e, vedremo, circa 1 milione di elettori) nascerà il Partito Democratico.

Nel mio diario-blog ho già scritto di essere estremamente favorevole a questa scelta ed al suo augurabile esito.

E dunque parteciperò come elettore e voterò per Walter Veltroni.

Trovo importante questa convergenza delle due forti culture del riformismo democratico italiano: quella di matrice socialdemocratica (la chiamo così perché, una volta tiratisi fuori i nostalgici del comunismo, dell’ex Pci rimane solo la sua anima riformista) e quella di matrice cattolica.

E’ un fatto del tutto nuovo sulla scena politica italiana. Nuovo anche nei compiti, poiché si tratterà di integrare le due culture di provenienza. Cosa non facile, ma indubbiamente nuova.

Quando il sistema politico italiano è stato massimamente bipolare?

Nel 1976, quando i due partiti fondamentali mettevano assieme il 73,08 dell’intero elettorato. Ognuno dei due era determinante per gli esiti di governo. Tanto che si sviluppò il terrorismo, per impedire la prevalenza del Pci nella sfida elettorale. L’assassinio Moro è lì ad insegnare cosa succedeva.

Camera dei deputati
Elezioni politiche del 20 giugno 1976

Democrazia Cristiana (DC)

38,71

Partito Comunista Italiano (PCI)

34,37

Partito Socialista Italiano (PSI)

9,65

Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (MSI-DN)

6,11

Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)

3,37

Partito Repubblicano Italiano (PRI)

3,09

Democrazia Proletaria (DP)

1,51

Partito Liberale Italiano (PLI)

1,30

Partito Radicale (PR)

1,07

Südtiroler Volkspartei (SVP)

0,50

Altri

0,3

Ed erano anni, quelli, in cui la competizione politica era molto forte e i partiti sollecitavano e davano alimento alla identità personale.

Lo dico per esperienza diretta e personale.

In questo periodo la frammentazione era minima, il Partito socialista italiano era l’ago della bilancia e faceva valere la sua rendita di posizione. Ed era anche il periodo in cui, alla faccia dei denigratori, la Dc non accettava alleanze di coalizione e appoggi di governo dalla destra di matrice fascista.

Poi nei primi anni ’90 il partito dei giudici (l’allora magistrato Di Pietro oggi è ministro e capo-partito e accarezza la piazza dei grillandi!) contribuisce attivamente a spazzare via la coalizione di centro-sinistra che governava l’Italia dai primi anni ’60. Scompaiono la Democrazia cristiana, il Partito socialista italiano, il Partito repubblicano, il Partito liberale italiano.

Quello che vorrebbero fare il comico Grillo e i giornalisti che dettano l’agenda politica allora lo fecero con efficienza e determinazione i giudici: spazzare via partiti. Basterebbe un minimo di memoria storica per comprendere il significato remoto del grillismo.

Conosciamo gli eventi successivi. Berlusconi inventa in 6 mesi un partito che domina la scena dal 1994.

Le ultime elezioni politiche del 2006 fotografano una situazione del tutto diversa e, per certi versi, peggiore della cosiddetta “Prima Repubblica”.

Camera dei deputati
Elezioni politiche del 9/10 aprile 2006

L’Unione
L’Ulivo

  • Democratici di Sinistra
  • Democrazia è Libertà – La Margherita
  • Movimento Repubblicani Europei

31,271

Partito della Rifondazione Comunista

5,843

Rosa nel Pugno

  • Socialisti Democratici Italiani
  • Radicali Italiani

2,596

Partito dei Comunisti Italiani

2,317

Italia dei Valori

2,298

Federazione dei Verdi

2,056

Popolari- Udeur

1,399

Partito Pensionati

0,873

Südtiroler Volkspartei

0,478

I Socialisti

0,301

Lista Consumatori

0,193

Lega per l’autonomia Alleanza Lombarda

0,116

Liga Fronte Veneto

0,057

Casa delle libertà
  Forza Italia

23,717

  Alleanza Nazionale

12,337

  UDC

6,762

  Lega Nord – Mpa

  • Lega Nord
  • Movimento per le autonomie

4,580

  Nuovo Psi-Dca

  • Democrazia cristiana per le autonomie
  • Nuovo Psi

0,748

  Alternativa sociale

  • Azione sociale
  • Fronte sociale nazionale
  • Forza Nuova

0,669

  Fiamma Tricolore

0,604

  No euro

0,153

  Pensionati uniti

0,072

  Ambienta Lista ecologisti democratici

0,044

  Partito liberale italiano

0,032

  Sos Italia

0,017

 
Altri Partiti
  Progetto Nord Est

0,241

  Die Freiheitlichen

0,045

  Terzo Polo

0,042

  IRS

0,030

  Sardigna Natzione

0,028

  Solidarietà

0,015

  Per il SUD

0,013

  Movimento Democratico Siciliano-Noi Siciliani

0,013

  Movimento Triveneto

0,011

  Dimensione Christiana

0,006

  Destra Nazionale

0,002

  Lega Sud

0,002

Il solo elenco delle sigle di partito che si sono formate è impressionante.
In questo periodo la frammentazione è massima e a fare l’ago della bilancia sono una miriade di partitini identitari, carichi solo della loro necessità di sopravvivenza. Perlomeno dagli anni ’60 ai primi ’90 era un partito di tradizione che sfiorava il 10 %. Oggi sono i Verdi, con il 2% e 380 consulenti di Pecoraro Scanio (vedi l’articolo sulla Repubblica di oggi). E’ anche il periodo in cui Forza Italia ha bisogno della alleanza organica con la destra di matrice fascista e con i nazilocalisti della Lega Nord.

Accidenti, quanto era assurdo, irresponsabile, labile, astorico, superficiale, egoriferito l’urlo del Manifesto: “Non voglio morire democristiano” !
Per non morire democristiana una parte rilevante della estrema sinistra si dà attivamente da fare per ridare le chiavi del potere agli ex fascisti. Così rinforzano la propria identità  del  “mi metto di traverso ora e sempre”.

Oggi la somma dell’Ulivo e di Forza Italia fa 54,988.  Quindi il sistema  è meno bipolare  che  negli anni ’70 e  ’80 e più fragile  per quanto riguarda  la necessità di  maggioranze  stabili.  Le sole che possono fare le riforme. Perchè  fare riforme comporta  la necessità di  “scontentare”  anche parte della base elettorale  che ha  contribuito a far prevalere una coalizione.

Questo dato del 54,988 % dimostra l’assoluta inconsistenza di chi critica il Partito Democratico perchè sarebbe “come la nuova Democrazia Cristiana”. Bisogna ricordare a costoro che allora la Dc competeva, con successo, contro il Pci. Oggi le due parti meno eterogenee sul piano degli obiettivi tentano di creare un nuovo partito, con cultura e scelte strategiche adatte ai problemi dei prossimi decenni. E poichè il lavoro da fare sarà innanzitutto culturale, la persona più adatta è, a mio avviso, Walter Veltroni.

La “mossa” del Partito democratico è del tutto evidente in quel dato delle elezioni del 2006: consolidare una presenza attorno al 30% già raccolta dall’Ulivo che superi, mi auguro, del 7 % Forza Italia o di un paio di punti la somma di Alleanza Nazionale e Forza Italia. Ammesso che loro ce la facciano ad unirsi.  Cosa perfino più improbabile del successo del Partito Democratico.

E’ a partire  da quel  30%  che si andrà definendo  il  profilo strategico  del Partito Democratico. E,  in ogni caso, il processo sarà contrassegnato da elezioni politiche, europee, regionali.  Come è normale avvenga in una democrazia rappresentativa.

Quello di domenica prossima è un primo passaggio della verifica. E’ per questo che andrò a votare anche alle primarie.

Questa mossa, per ora, sta determinando 3 fughe: quella dei nostalgici del comunismo (ben 3 partiti), quella dei socialisti (che sperano di tornare alla loro rendita di posizione), quella dei liberaldemocratici di Dini e amici.

Si tratta di mosse di assestamento determinate dall’attuale sistema elettorale. Che alimenta la frammentazione.

E questo, ne sono purtroppo convinto, rende incerto il compito di Veltroni. Molto incerto.

Ma proprio per questo: bonne chance!

E’ un appuntamento storicamente necessario.

Non è il momento di esibire la mia distanza stratosferica in tema di politica estera.

Sto e starò dove mi sento meno lontano.

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