Mark Strand, era … era l’inizio di una sedia, tradotta da Damiano Abeni e letta da Mimmo Pelini

Cos’era

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, pubblicata in: L’INIZIO DI UNA SEDIA, a cura di Damiano Abeni, Donzelli editore, 1998, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)

il testo della poesia è tratto da: http://www.gironi.it/poesia/strand.php

3 pensieri riguardo “Mark Strand, era … era l’inizio di una sedia, tradotta da Damiano Abeni e letta da Mimmo Pelini

  1. “Era anche l’evento mai avvenuto…Era il sole sulla mia mano…”
    L’intensità poetica di questo scritto c’introduce nell’impossibile del possibile,nel possibile dell’impossibile..della parola stessa di Mark Strand parola in tutte le sue potenzialità espressive,
    davvero parola oltre se stessa nell’amplificarsi del significante che determina il senso di volta in volta nuovo ,in antitesi pura con lo stesso…La lettura di Pelini ci spalanca alla percezione dell’invisibile nel visibile, raggiunge una tale profondità da rendere naturale e sensibile il mistero della memoria e della presenza che qui si manifesta,prende sostanza fino a divenire la voce stessa consustanziale al dirsi del poeta.E’ questo uno dei testi che mi ha fatto amare Strand ed è questa lettura che me l’ha restituito in tutta la sua coinvolgente grandezza

    1. perfette parole per questa poesia davvero potente. e poi ultreriormente amplificata dalla interpretazioe di mimmo pelini
      certo è che questi risultati di lettura, comunicazione, introiezione sono immensamente favoriti da queste tecnologie che possono essere imprigionanti ma a anche arricchenti oltre i limiti
      grazie per il commento
      paolo

      1. Caro Paolo, tu ci permetti di sperimentare qualcosa di veramente raro, sia nella scelta degli autori ,sia nella tu totale disponibilità.Di questo ti saò sempre grata e della tua cara amicizia

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