Vacanzina a Lecce: note epistolari di Luciana, n. 4

e così siamo arrivati all’ultima giornata salentina.
che l’avvio sia stato al gelo già lo sapete.
Dario (il nostro personal driver visto che la coppia di tedeschi che si dovevano unire a noi ha declinato la gita) ci ha prospettato l’itinerario: Galatina, Corigliano, Capo d’Otranto e faro, Otranto. A noi la scelta se fermarsi ad Otranto per il pranzo e re-incontrarlo alle 15.30 o se far ritorno a Lecce per le 14. Il cielo mezzo azzurro e mezzo grigio ci ha fatto optare per la prima scelta.
Galatina, nel cuore del Salento, ha una basilica bizantina dall’interno tutto completamente affrescato. Un autentico splendore che voi, vere intenditrici, avreste saputo ancor più apprezzare per la vostra conoscenza d’arte. Corigliano invece valeva una sosta per il suo castello. 
Il percorso è avvenuto per strade secondarie che si snodavano fra distese infinite di campi delimitati da sassi carsici, bordure di fichi d’India e, al di là di queste, uliveti, uiiveti, uliveti. Una vista equivalente a una seduta di meditazione.
Capo d’Otranto è il punto più ad est d’Italia. Il vento spazzava le nubi e in lontananza si potevano intuire le coste albanesi.
Lasciata la vettura, ci siamo incamminati verso il faro. Mentre Paolo ascoltava le spiegazioni della guida, io mi perdevo ad ammirare cespugli di mirto e salvia e a farmi schiaffeggiare dal vento. Non c’era anima vivente, solo l’azzurro del mare e il sibilo dell’aria, mentre finalmente dalla coltre di nuvole leggere iniziavano a filtrare i primi raggi di sole.
L’arrivo ad Otranto è stato in un abbraccio di sole che rendeva ancora più bianco il paesaggio. Inutile descrivervi la città, visto che la conoscete. Ce la siamo fatta in lungo e in largo più volte, mangiando pesce alla griglia la cui scelta è avvenuta direttamente sul vassoio, di fronte ai poveri tapini che aspettavano di diventare altro nel nostro stomaco.
Paolo è da sempre che mi dice di volermi portare a vedere Otranto e il Salento e io me ne ero già innamorata per riflesso, ma essere di fronte a quel panorama è qualcosa di simile all’estasi. Questo è il vantaggio di fine gennaio: c’erano pochissime persone e una luce incredibile.
Ritornati a Lecce abbiamo benedetto il nostro b&b: un calduccio benefico simile al caldo di casa. Non vi ho ancora detto che non si tratta di una semplice camera con bagno, ma praticamente è un monolocale che comprende anche una piccola cucina, per cui alle 17 ci siamo preparati il thé e abbiamo dedicato un po’ di tempo al computer che taceva da 30 ore.
Stasera siamo usciti per una nuova passeggiata finalmente senza ombrello. La sorpresa di vedere le strade, finora trovate quasi deserte, pullulare di un numero incredibile di persone e bancarelle, artisti di strada, venditori di libri con lo sconto … praticamente una situazione a me conosciuta solo durante le vacanze al mare, quando nel tepore della sera si giracchia per mangiare un gelato e si curiosa tra le varie proposte.
Una luna piena bianca pareva fosse lì per darci l’addio.
E sapete com’è finita? Che siamo tornati da Maurizio, il pizzaiolo ebreo che ci ha accolto con un sorriso luminoso, come se fossimo amici da sempre. Per darvi un’idea: una pizza alle melanzane e brie più una pizza con zucchine, melanzane, pomodori datterini, rucola e mozzarella più una birra pari a 10 euro e 50 cent. (la stessa cifra di due sere prima).
L’incontro con la cucina salentina è stata una vera sorpresa di delizie. Con Paolo pensavamo ad alta voce che in praticamente due giorni abbiamo acquisito una padronanza della città e intessuto relazioni che mai ci saremmo aspettati da due orsotti come noi. Abbiamo trovato nel laboratorio della lavorazioni della terracotta (le famose comari salentine) una ragazza che arrivava da Lecco e che aveva scelto di trasferirsi a Lecce per migliorare la qualità di vita, riuscendoci in pieno. Abbiamo capito il perchè.
Comunque Maurizio ci ha fatto un ulteriore dono nel salutarci: andare a vedere in un angolo abbastanza nascosto un albero secolare, che lui ha chiamato magnolia ma che in realtà è un ficus. Spero che la cinepresa sia riuscita a fissarlo nonostante il buio: un esemplare di albero che solo lui sarebbe motivo di  spostamento verso luogo.
E così ora sono qui a raccontarvi l’ultimo giorno di questa vacanza della quale a vostra nipote e alla vostra segnalazione dobbiamo riconoscere la fattibilità: siamo stati in contatto giornaliero anche con Laura che con il marito sta accudendo meravigliosamente i nostri gatti.
Domani ci aspetta la lunga marcia del ritorno. Ho due occhiaie profonde, ma spero di recuperare stanotte.
Martedì sarò già al lavoro e sono certa che avrò la convinzione di aver sognato.
Mai sogno fu più veritiero e piacevole.
Grazie, soprattutto a Carla, perchè continuo ad attribuire a lei il merito di tante svolte importanti della mia vita.
Ci vediamo martedì sera.
Baci

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