Sogni

sogno dell’ “andiamo, ci aspetta un piatto di riso filante”, anni 90, ai tempi del blog splinder

in una specie di posto diverso dalla casa/orto/giardino convivono più gruppi di persone (coppie, famiglie, singles) … arriva un vecchi compagno di partito che mi dice: “andiamo, ci aspetta un piatto di riso filante”

(sogno di amalteo)


dialogo

che belli sono i contributi dei sogni!

i sogni uno strano destino hanno! possono interessare con partecipazione attiva e accogliente solo allo psicanalista, raccontare i sogni ad un altro comune, che so il compagno/a è per lo più impresa sterile, non so se siete d’accordo- il prossimo ti ascolta per buona educazione per non ferirti o ti palesa indifferenza!

a me invero piacciono molto i racconti dei sogni altrui!

così, ma solo per un filo associativo (le vere associazioni che contano sono quelle del sognatore!) mi viene di dire, amalteo, riguardo al tuo frammentino di sogno, che:

il luogo diverso da amaltea-land potrebbe essere il tuo blog, in quanto spazio-mondo di collegamento con gli altri ma anche abitato popolato da altri che non sai chi siano, quindi sconosciuti con l’annesso carito di ignoto che essi rappresentano,

il compagno di partito, beh secondo me è il rigurgito ideologico che si ostina a riconoscere solo l’appartenenza come settorialità, come “discorso chiuso” vedi la rigidità del dogma,

il piatto di riso filante:
il riso mi fa pensare non al logico cereale ma al riso ridere ridanciano, cioè al “vieni via dallo spazio blog torna con noi al volesome bene della logica di gruppo, settaria, dove si pensa in un solo modo, dove non ti devi/puoi discostare dall’ideologico correct,
mentre con gli altri, che sono un rischio per antonomasia, puoi correre rischi, ma gli altri specificatamente in questo post sono la proposta dell’intersoggettività, allora-forse- è da questa che il compagno di partito (una parte di te sia chiaro!) vuole che tu prenda le distanze, difatti l’intersoggettività è il molteplice, il multiforme quindi pure il dissonante (almeno prima della ricomposizione-per giunta eventuale- in un progetto o codice di condivisione comune)ecco ci vedrei una sorta di paura annunciata, di timore o di titubanza al proseguimento del sentiero e quindi di ritrosia e retrocessione
(se questo è vero come potrebbe essere legittimamente vero va capito ed accolto in quanto sempre c’è il livello del dissidio dentro di noi ed è l’inconscio a rivelarci le nostre ambivalenze, in ciò quindi è un prezioso alleato!)

riso filante:
il filante è comunque, sia applicato al mondo-spazio blog- che agli altri ambiti tuoi, un tuo tratto distintivo e caratteristico,
filante che fila quindi che lega che unisce che scorre che avviluppa e che determina una trama,
filante dice, secondo me, di una tua modalità operativa e di pensiero in quanto anche il pensiero è leggibilissimo attraverso la metafora del filare-filante,

“il filo del pensiero, il filo della vita, il caos fatto ordine, il groviglio che trova struttura, la linea che esce dal labirinto, filare pensare scrivere tute azioni che sgorgano da questa necessità primordiale di imprimere una forma una direzione un senso.
… il filo di arianna la tela di aracne la corda di ananke..
…arriviamo diretti alla metafora della rete (la nostra del web) la nostra odierna tessitura che comprime il tempo e dilata lo spazio e che tradisce la profonda aspirazione contemporanea, inebriata di immanenza, a non accettare nè prima e dopo, nè inizio e fine”

questi concetti virgolettati li ho presi dalla quarta di copertina di un libro amatissimo che è appunto “Il filo del pensiero di Francesca Rigotti edito dal Il Mulino, lei è una docente di dottrine e istituzioni politiche all’università di Lugano, ma si è occupata come scrittrice di temi a me molto cari, le piccole cose, la cucina e la filosofia in cucina (così sono arrivata a conoscerla)con uno stile di pensiero di lucidità e di profondità che trovo ineccepibile e che sottoscrivo al cento per cento!

tornando al sogno, forse vuole dirti del dissidio -lecito! e meno male!che attraversa il nostro pensiero e la nostra elaborazione e che per questo è da accogliere o cogliere proficuamente come invito, un autoinvito! a riflettere, a vedere la stessa cosa da un altro punto di osservazione (è la nostra difficoltà e criticità massima!) e non solo, anche a tener conto della grande risorsa che possiamo/dobbiamo mettere in atto: l’integrazione!

amalteo non so proprio se le cose che m’è venuto di dire siano rispondenti o prossime ad una tua verità interna che come tale è soltanto appannaggio tuo, però ho colto lo stesso lo spunto per una rosa di pensieri che credo di utilità al nostro interattivo partecipare al tuo caro tema,

eppoi per parte mia so benissimo che parlare di un altro ma con le parole mie in realtà è un parlare di me, di quello che risuona in me e che mi attira proprio in quanto affine o a me appartente in qualche modo senz’altro! (del resto il controtransfert è fondante – e riconosciuto tale- nell’incontro analitico che di base è un campo dove ci sono due persone e quella nozione di terzo che dicevamo)

a presto!

Papavero

cara papavero
ho apprezzato la tua voglia fare tue associazioni al mio (frammento) di sogno.
ricordo che negli anni ’70, quando studiavo psicanalisi per gli esami universitari e soprattutto per me, leggevo anche libri letterari sui sogni (malerba, schnitzler, cetaeva, jacottet e in generale i surrealisti, lalla romano … e tantissimi altri che ora non ricordo)
questo per confermare che è bello leggere i sogni raccontati.
il sogno è uno sguardo obliquo sulla personalità. e comunque sono delle miniere simboliche.
tanto pieni di simboli, per l’appunto che ciascuno ci trova dentro quello che vuole. a tal punto che l’interpretazione può alla fina concidre con lo stesso ed unico interpretante.
è per questo che occorre leggerli dentro un rapporto analitico, ossia in relazione inerpersonale con un esperto che possiede casistica e che soptrattutto aiuta la persona a decifrare i significati anche alla luce ti tantissime altri indizi che ha con la persona che gli sta di fronte.
trovo suggestiva la tua associazione della comunità della casa/orto/giardino come simbolo della comunità bloggante, o meglio di questa piccolissima comunità che si da appuntamento qui.
non ho dubbi che il sogno voleva rimandare anche questo.
c’è di più: mi sono poi ricordato che i microgruppi del sogno stavano anche organizzando una difesa dalla invasione dei musulmani (turni di vedetta, guardie, difesa anche manu militari)
in proposito è importante che tu sappia che suimusulmani la penso totalamente coma la tua conterranea oriana fallaci e il convertito magdi allam. giudico la RELIGIONE ISLAMICA come la cultura che farà più del male alla soggettività occidentale. perchè è proprio il corano ad essere violento, prevaricatore, “razzista”, intollerante.
sono cosciente che il sogno mi parla di questa mia paura (sì: i musulmani, con la loro concezione fanatica delle religione e con le loro arcaiche concezioni sulla famiglia MI FANNO PAURA) che assume un tono difensivo. come se ci si potesse difendere così. infatti sono piuttosto pessimista sulla possibilità di difendersi. ormai l’europa ha perso ogni capacità di difesa.
il compagno di partito (molto nitido nel sogno: una persona che conosco bene e neppure troppo ideologico e ortodosso) parla di questo: di una parte politica talmente cieca e inconsapevole di quanto ha attivamente contribuito a creare che mi distoglie da questo “azione difensiva” usando due strumenti: l’aderire ad un gruppo e l’oralità di un goloso piatto di riso.
c’entra tutto questo con la prospettiva della intersoggettività?
direi di sì.
il sogno mi racconta meticolosamente quanto sia lungo il mio personale cammino su questa prospettiva di pensiero.
sono una persona piuttosto parziele, con areee di pensiero molto unilaterali e con un passato di militanza molto attiva in un partito illiberale e – alla lunga – dannoso per la stessa.
ma paradossalmente il tema mi sta a cuore proprio perchè io sono unilaterale e parziale.
per grazia di intelligenza ho la fortuna di vedere e riconoscere queste dinamiche dentro di me
ancora grazie mia cara papavera

amalteo

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