Variazioni attorno a Jarrett. Il Köln Concert arriva a Roma. Articolo di Mario Leone, in Domani 31 ottobre 2026, p. 15

L’articolo di Mario Leone, pubblicato da Domani il 30 ottobre 2026 e uscito in edizione cartacea il 31 ottobre a pagina 15, presenta il progetto The Köln Concert in arrivo a Roma: una rilettura a due pianoforti dell’improvvisazione di Keith Jarrett del 1975, firmata Maki Namekawa e Thomas Enhco.[editorialedomani]

Il concerto a Roma

Lo spettacolo è in programma lunedì 2 novembre 2026 alle 21 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, nell’ambito del Romaeuropa Festival e in collaborazione con l’Accademia di Santa Cecilia.[editorialedomani]

La produzione della Philharmonie de Paris divide l’opera in due approcci complementari:

  • Maki Namekawa, pianista classica, esegue nota per nota la prima e l’ultima parte.
  • Thomas Enhco, pianista jazz, improvvisa attorno alla sezione centrale.[editorialedomani]

L’idea è nata da Marc Cardonnel, produttore esecutivo della Philharmonie; dopo il successo delle quattro serate parigine del 2023, il progetto è diventato una tournée europea nelle sale in cui Jarrett aveva suonato.[editorialedomani]

Il mito del Köln Concert

Leone ricostruisce la genesi leggendaria del concerto: il 24 gennaio 1975 Jarrett, esausto e con mal di schiena, trovò a Colonia un Bösendorfer più piccolo e in cattive condizioni rispetto a quello richiesto; stava per andarsene, ma la giovane organizzatrice Vera Brandes lo convinse a salire sul palco. Il concerto iniziò alle 23.30, dopo una recita della Lulu di Berg.[editorialedomani]

Le imperfezioni dello strumento — pedali poco reattivi e timbro metallico — orientarono l’improvvisazione: Jarrett insistette su note ribattute, pedale e brevi cellule melodiche, fondendo jazz, blues, folk americano, minimalismo e suggestioni da Debussy e Bach.[editorialedomani]

Il doppio ECM, pubblicato da Manfred Eicher, trasformò l’esibizione dal vivo in quattro parti; l’articolo indica circa 3,5 milioni di copie vendute e ricorda l’ambivalenza del successo: un’improvvisazione divenuta, per molti ascoltatori, musica da sottofondo.[editorialedomani]

Fedeltà e invenzione

Il nodo concettuale dell’articolo è il rapporto tra notazione e improvvisazione. La trascrizione Schott del 1991, approvata da Jarrett, rende esatte le note ma non il tempo: l’autore avverte infatti che il riferimento resta la registrazione.[editorialedomani]

Namekawa rovescia il metodo classico abituale: parte dall’ascolto ripetuto dell’improvvisazione originale e solo dopo lavora sulla notazione, cercando un dialogo con il suono e la personalità di Jarrett. Enhco, invece, deve evitare la tentazione del pastiche: studia lo stile di Jarrett, ma in scena cerca di essere se stesso.[editorialedomani]

Il paradosso Jarrett

L’articolo richiama il paradosso di un musicista che ha sempre definito il Köln Concert “non jazz”, ma la cui opera è nata come improvvisazione assoluta ed è poi diventata un testo conosciuto quasi nota per nota.[editorialedomani]

La chiusura propone una definizione che supera le etichette: per Enhco è “semplicemente musica”; per Namekawa, “un canto che trascende il tempo e le culture”. Il pubblico, conclude la pianista, sa dove si sta andando, “ma non esattamente come ci arriveremo”.[editorialedomani]

la trasformazione di un evento effimero e contingente in patrimonio culturale, riproducibile attraverso trascrizioni, reinterpretazioni e rituali concertistici — senza che la sua autenticità coincida necessariamente con la ripetizione fedele del originale.[editorialedomani]


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