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Oggi sento che devo fissare alcuni momenti del film che è il mio percorso di vita.

Como, 27 giugno 2000

Oggi sento che devo fissare alcuni momenti del film che è il mio percorso di vita.

Ho la coscienza forte di avere conosciuto persone notevoli. Che hanno vissuto al loro meglio, ritagliandosi un piccolo spazio personale nel mondo e nella loro traiettoria esistenziale.

Devo ricordare, nella sua drammatica distruttività delle persone che le sono state intorno, la M. Z.. Mi ha fatto ricercare e conoscere la letteratura moderna. Come Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, che ho letto sulle dispense di Epoca, che mio padre collezionava

Il professor Visconti. Visconti Dante, ma per sempre “il professor Visconti”. La sua ironia, il suo disincanto, la sua simpatia, il suo scrupolo storico. Le sue lezioni: davvero magistrali, da registrare e tenere per tutta la vita. Ma perse, purtroppo. A sedici anni non ne apprezzavo il valore. Peccato: con quelle potrei capire il Cinquecento italiano ed europeo. I grandi passaggi d’epoca.

Tullio Aymone. Che mi ha reso comprensibile l’impegno universitario. Che nella strana confusione di Trento ha costituito un’isola di riflessione. Che indirettamente mi ha spinto sulla strada dello studio dei servizi, con cui mi sono guadagnato da vivere. Fra le cose che ricordo di lui è una passeggiata a Bologna, dove in una piazza mi ha additato il caracollante A., che camminava contornato dai suoi allievi.

Laura Conti. Intelligentissima e coltissima. Divertentissima. Studiosissima. Tutta issima. Un pezzo di storia del Partito comunista italiano, che ho avuto la fortuna e il privilegio di accostare. Che ho perso proprio negli ultimi anni della sua vita, quando lei non ha accettato che una parte fondamentale di sé dovesse cambiare orizzonte.

C.R. , che mi ha aiutato a rinascere. Fondamentale, senza di lui la mia strada sarebbe stata diversa. Mi ha accompagnato per un lungo pezzo di vita, fino a quando ho avuto la fortuna, con Luciana, di cambiarla. Un fratello generoso che ho potuto avere vicino. Nella giusta distanza che aiuta a crescere. Con lui ho potuto ri-scolpire i miei vent’anni e apprezzare il buono dell’infanzia. Questo camminare si è interrotto su un sogno che parlava della necessità di conciliare tutte le parzialità e di accettare queste isole. Magari facendo lo sforzo di costruire qualche ponte.

Ci sono anche altri che in questo momento non ricordo. Forse la F.O.M.: che invidio con piacere. Con lei sono solo contento di condividere le acque del lago di Como.

Lontano e inaccessibile c’è Massimo D’Alema. Forse conoscerlo di persona sarebbe stato deludente. Non so. Ma va bene così: mi piace seguire la sua biografia. La sua saldatura fra vita privata e vita pubblica.

Ma oggi ho incontrato P.S.. E’ da lui che arriva questo impellente bisogno di scrivere. Anche lui eccezionale. Stranamente eccezionale. Lo conosco poco. E’ abbastanza logorroico e definitivo con le sue idee. Ma sono contento di averlo incrociato sui rami della musica jazz. Mi colpiscono le sue svolte e come ha conciliato parti della sua personalità. Pittore fino al 1973, quando vedendo il quadro di Van Gogh con i corvi ha capito che stava morendo una parte di sé. Allora ha dipinto tutto quello che poteva, per concludere quella fase della sua vita. Trent’anni fa! Per vivere è diventato pittore di tessuti. Per lui era impossibile trasferire le tele di quadro in questo nuovo ambiente. E ha rinunciato ai quadri. Ha salutato una parte di sé. Poi è arrivata la musica. Ha fondato una casa editrice che ha lanciato i jazzisti italiani. Allora ha cominciato a fare copertine bellissime degli LP. Poi, quando sono arrivati i CD, c’era poco spazio per le sue immagini ampie. Ha continuato a fare copertine, col rimpianto di non potere più fare come prima. Ma ha fatto lo stesso cose belle. Ora è malato, forse capisce che prima o poi finisce il suo tempo. Non è contento, come tutti, credo. Ma è bello come ha detto: “Bisogna fare ciao a tante cose che si poteva fare prima”

Paolo Ferrario Mostra tutti

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