Li sento parlare e li sento così lontani, galatticamente lontani, dai problemi del paese. Sono ostaggio della memoria …

Sto lavorando alle mie lezioni della settimana prossima mentre ascolto tramite Radio Parlamento la cronaca della manifestazione dei partiti di opposizione contro il Governo di Destra.
L’effetto è desolante
Li sento parlare e li sento così lontani, galatticamente lontani, dai problemi del paese. Sono ostaggio della memoria (che non è del tutto gloriosa)  e non hanno più radici sui problemi delle economie e dei territori. Mi ricordano una pianta che sta lentamente deperendo perché non sa più succhiare l’acqua e i nutrienti della terra.
Recuperano rottami ideologici e linguisticamente violentissimi come Ferrero, di Rifondazione comunista. Il magistrato delle manette Di Pietro (quello che prima metteva in galera i suoi sospettati e poi li interrogava come un inquisitore portandone alcuni al suicidio) è accolto da un’ovazione e insulta l’unico garante della Costituzione, il Presidente Giorgio Napolitano. Un leaderino degli ex Verdi, cui si deve lo sfacelo della raccolta dei rifiuti in Campania, grida le sue invettive, con ciò svilendo le importanti politiche della sostenibilità. Solo Bersani usa una lingua che parla di cose, di questioni, di quotidianità. Ma il suo dramma è quello di essere prigioniero della sua storia e dei suoi compagni di viaggio.

Fra due settimane ci saranno le elezioni regionali e sul mercato politico manca del tutto ed è assente dal sistema della rappresentanza un partito liberal-sociale capace di mettere assieme le libertà individuali e la responsabilità collettiva.

Per quanto mi riguarda le domande che mi faccio e cui risponderò con l’unico mio strumento (una testa, un voto) sono:

qual è UN voto efficace per davvero contrastare la forza del partito personale di Berlusconi e del suo gruppo vorace di Forza Italia?

qual è UN voto che costringerebbe ciò che resta della sinistra riformista a fare davvero i conti con l’economia dei territori del nord, quelli produttivi, e nei quali costoro non possono neppure fare un comizio nelle fabbriche e nelle associazioni di categoria, perché sarebbero espulsi dai capannoni e dalle sale conferenza?

qual è UN voto che riesce e porre un modesto argine- tramite il rispetto delle regole costruite nella vecchia ed assediata Europa – alle trasformazioni culturali verso le quali, con avventurismo politico, si è costretto il paese?

UNA testa, UN voto.
E la mancanza di una dimensione comunitaria capace di connettere la mia individualità e il sistema della società.
Tempo senza respiro
Polis disperante.
Eros esangue
Destino forse meritato
Mi resta solo il Luogo

Ma di certo non rinuncerò al diritto di voto

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