LAURA CONTI  scriveva una nuova «difesa del Gatto con gli stivali», in numero 3-4 del 1972 del «Giornale dei genitori

Nel numero 3-4 del 1972 del «Giornale dei genitori», Laura Conti scriveva una nuova «difesa del Gatto con gli stivali», che qui riporto quasi per intero:

… Voglio raccontare come l’ho vissuta io, da bambina e cioè mezzo secolo fa, la storia del Gatto con gli stivali.

Anzitutto il Gatto, come il suo padroncino e come me, era Piccolo in un mondo di Grandi; ma i suoi stivali lo mettevano in grado di fare dei passi lunghissimi, cioè di uscire dal suo stato di piccolezza pur rimanendovi, di fare grandi passi pur continuando a essere un piccolo gatto.

Anch’io, volevo restare piccola ma fare cose da grande, anzi battere i grandi sul loro stesso terreno, la grandezza (la lunghezza dei passi)… Il rapporto piccolo-grande usciva poi dal senso proprio, delle dimensioni, per proiettarsi in un senso figurato. Il Gatto, oltre a essere piccolo, è anche sottovalutato, giudicato inutile: la sua presenza in casa veniva giudicata un mio capriccetto fastidioso.

Perciò mi piaceva molto che l’animaletto inutile diventasse un potente alleato. Che cosa il Gatto facesse non m’importava nulla, tanto che l’ho completamente dimenticato: c’è voluto il «Giornale dei Genitori» per ricordarmi le sue furbizie diplomatiche e riconosco che si tratta di diplomazia volgare.

Ma a me le azioni del Gatto non importavano, mi importavano i risultati: mi importava che si potesse vincere giocando sul perdente, se posso esprimere con linguaggio adulto una sensazione infantile (infatti il bambino che ereditava il Gatto veniva, sul principio, compianto per l’insignificante eredità). Dunque mi affascinava il doppio rovesciamento, da piccolo in grande e da perdente in vincente. Non m’interessava la vittoria in sé: mi interessava la vittoria improbabile.

La duplice natura del Gatto (piccolo-grande, perdente-vincente) soddisfaceva non solo il desiderio paradossale di essere grande pur mentre ero piccola, ma anche l’altro desiderio paradossale, di veder vincere una creatura che continuava a rimanere un piccolo, debole, morbido gattino.

Io detestavo i forti, nelle fiabesche lotte tra forti e deboli, e parteggiavo per i deboli; ma se i deboli vincono, c’è il rischio che si debba considerarli forti, e cioè odiarli. La storia del Gatto con gli stivali mi sottraeva a questo rischio, perché il Gatto, anche vincendo la partita contro il Re, con­tinuava a rimanere un Gatto. Si trattava cioè della situazione Davide-Golia, ma con un Davide che continuava a rimanere un pastorello, e non diventava mai il Potente Re Davide; non è che faccia questo paragone a posteriori: alla stessa età in cui mi si raccontava la storia del Gatto mi si raccontava anche la Storia Sacra, e il fatto che il pastorello diventasse Re non mi piaceva affatto, a me piaceva soltanto che con la sua piccola fionda abbattesse il gigante. A differenza di Davide, il Gatto vinceva il Re ma non diventava Re, restava Gatto.

Sicché, se penso alla mia esperienza personale, posso confermare pienamente quel che dici tu: non il «contenuto» ma il «movimento» era l’essenziale della fiaba. Il contenuto poteva anche essere conformista, reazionario; ma il movimento era ben diverso, poiché dimostrava che nella vita quel che conta non è l’amicizia dei Re ma l’amicizia dei Gatti, cioè delle piccole creature sottovalutate e deboli, che sanno imporsi ai potenti.

in: Gianni Rodari, Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi 1973, p. 192-193

La tartaruga e Giove, di Trilussa

L’AMICIZIA

La tartaruga aveva chiesto a Giove:

vojo una casa piccola, in maniera che c’entri solo quarche amica  vera, che sia sincera e me ne dia le prove

Te lo prometto e basta la parola – rispose Giove – ma sarai costretta a vive in una casa così stretta che c’entrerai tu sola.

(Trilussa)

I Pittipotti e la tartarugosa, di Lorenzo Mattotti, Jerry Kramsky

I Pittipotti e la tartarugosa

Lorenzo Mattotti, Jerry Kramsky
Orecchio Acerbo, 2004. Condizione libro: New. Language: italian. Barbaverde e i Pittipotti sono ben decisi a tenere pulita la loro isola da tutte le schifezze che gettiamo in mare. Eh sì, spesso facciamo di tutto per rendere la vita più brutta e difficile. Ma anche la natura a volte non scherza! I vulcani per esempio. Certo sarebbe meglio non viverci sotto. Ma la tartaruga e i suoi amici – granchi, lucertole, leprotti – sotto il vulcano ci sono nati. E quando “vecchia stufa”, come lo chiamano loro, comincia a gettare tizzoni ardenti, si sentono perduti. Come un sol uomo, Capitan Barbaverde, i Pittipotti e Pinguino Pasticcione, organizzano una missione di soccorso

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Descrizione libro: Orecchio Acerbo, 2004. Condizione libro: New. Language: italian. Barbaverde e i Pittipotti sono ben decisi a tenere pulita la loro isola da tutte le schifezze che gettiamo in mare. Eh sì, spesso facciamo di tutto per rendere la vita più brutta e difficile. Ma anche la natura a volte non scherza! I vulcani per esempio. Certo sarebbe meglio non viverci sotto. Ma la tartaruga e i suoi amici – granchi, lucertole, leprotti – sotto il vulcano ci sono nati. E quando “vecchia stufa”, come lo chiamano loro, comincia a gettare tizzoni ardenti, si sentono perduti. Come un sol uomo, Capitan Barbaverde, i Pittipotti e Pinguino Pasticcione, organizzano una missione di soccorso

Per le tartarughe è tempo di andare a dormire ….

Dormi dormi, tartaruga

“C’era una volta una tartaruga che era davvero molto stanca”. Il sonno e la stanchezza erano maturi al punto da bastare per tutto l’inverno. La camicia da notte a righe era indossata, i denti lavati, il cuscino sprimacciato per bene, le palpebre faticosamente restavano aperte, il ticchettio della sveglia creava il giusto ritmo, le coperte rimboccate, l’inverno alle porte (chiuse), quand’ecco che a un certo punto … TOC-TOC-TOC, bussano alla porta. Chi sarà mai a quest’ora? “La faccia e il carapace per bene volle lavare: in pigiama per strada non è il caso di andare.” Poi, aperta la porta, ecco davanti un bel pacco regalo: una coperta viola calda calda, il pensiero dell’amico uccellino per affrontare il lungo letargo dell’inverno. Che pensiero amabile, che idea delicata, ora sì che il lungo sonno avrà tutto un altro calore, yawn (anzi, uuuaaah). Ma nulla da fare: è solo il primo della serie di visite/regalo, interrotta solo dal dono del leone che restando davanti alla porta saprà donare il silenzio giusto alla casetta della nostra tartaruga…
Una fiaba tenera, ironica, sonnacchiosa con il pregio di svolgere la perfetta funzione di sviluppare sonnolenza davvero. Ideale, dunque, prima di andare a nanna. Più di ogni altra cosa per la magia delle illustrazioni di Alessandra Cimatoribus, capaci di narrare da sole e dare una vita complementare e parallela alla storia, al punto da appassionare anche i piccoli meno amanti della lettura. Le immagini sono perfette (ed è davvero un complimento) nel calarci nel clima e negli umori che accompagnano tra le braccia di Morfeo. A questo contribuisce anche la ripetizione (come in tutte le fiabe che si rispettino): una costruzione narrativa che si reitera nella storia, perfettamente identica per ognuna delle visite e dei regali che la nostra amica tartaruga riceverà. Poi gli sbadigli (Uuuaah…!) perfetti, sonori, reali, affiancati ai sonnolenti occhi della tartaruga, scanditi dalla efficace scelta grafica di ‘un font più grande’, uno per ogni dono: irresistibilmente contagiosi. Il clima e l’umore di questa fiaba sono perfetti per stendere al sonno anche il più restio dei bambini.

tratto da    http://www.mangialibri.com/node/4919

Tortue pingouin

Un soir, papa tortue lue une histoire de
pingouins à petite tortue. Quand petite
tortue s’endormit, elle rêva qu’elle était
un pingouin. Elle s’amusait sur la glace,
elle plongeait dans l’eau et s’éclaboussait
avec les autres pingouins.

Au réveil, petite tortue décida d’être un
pingouin. Elle enfila ses pantoufles rouges
et se dandina. Après le petit déjeuner, elle
eut une idée. Elle monta au grenier, sortit d’un vieux coffre l’habit de son grand-père et l’enfila.

– Bon, là, j’ai l’air d’un vrai pingouin, dit petite tortue en se regardant
dans la glace.

– Dépêche-toi, ma chérie, dit maman tortue. Sinon, tu seras en retard à
l’école.

– Je suis prête, répondit petite tortue.
– Tu ne peux pas aller à l’école dans ce drôle de costume ! dit maman tortue.

– Ce n’est pas un drôle de costume, protesta petite tortue. Je suis un pingouin !

Et puis elle fourra le livre sur les pingouins dans son sac
à dos et, en se dandinant, elle partit prendre le car.
– Bonjour, petite tortue, crièrent les enfants dans le car.
   Super le costume !
– Merci, dit petite tortue. Je suis un pingouin du pôle sud.
– Madame chien, regardez ! crièrent les enfants en
   arrivant à l’école. On a un pingouin dans notre classe !
– Ca alors ! dit madame chien. Petite tortue, pourquoi ressembles-tu à un
   pingouin, aujourd’hui ?

– Parce que hier soir, papa m’a lu un livre sur les pingouins, dit petite tortue.

   J’adore les pingouins. J’adore me dandiner comme les pingouins. J’adore faire

glissades sur le ventre comme les pingouins. Et j’aime aussi dormir debout comme
les pingouins ! dit petite tortue.

– Nous aussi, on veut être des pingouins ! crièrent les enfants.

Alors, pendant que madame chien leur lisait le livre sur les pingouins, ils
essayèrent de se passer des ballons rien d’avec les pieds, comme le font les
pingouins avec leurs oeufs. Et, à la récréation, petite tortue et ses amis
dévalèrent le toboggan sur le ventre, pour imiter les pingouins qui font des
glissades sur la glace. Pendant l’heure de musique, ils se dandinèrent en
choeur sur une danse de pingouins. Et pendant la sieste, ils firent  tous des
rêves de pingouins.
– Ca s’est bien passé, à l’école ? demanda
   maman tortue quand petite tortue rentra à

la maison.

– On a fait la journée du pingouin, dit petite
tortue. C’était super !

Ce soir-là, avec son dîner, petite tortue
mangea des crackers en forme de
poisson, parce que les pingouins adorent
le poisson. Et avant de se coucher, petite
tortue se brossa le bec. Même quand elle
se mit au lit, petite tortue continua à faire semblant de plonger et de nager avec ses amis les pingouins. Et puis papa tortue arriva avec un nouveau livre à lire avant de dormir.

– C’est l’histoire d’un petit singe qui habite dans une belle jungle, dit-il.
– C’est vrai ? demanda petite tortue. Un singe ?

Et ce soir-là, quand petite tortue s’endormit, elle rêva qu’elle était un drôle de petit singe…

tratto da: http://alexina93-histoire-du-soir.blogspot.it/2011/08/tortue-pingouin.html

LA TARTARUGA E LA LUCERTOLA, di Trilussa

LA TARTARUGA E LA LUCERTOLA

La tartaruga disse alla lucertola:
– Abbi pazienza, fermati un momento!
E giri e corri e svicoli, e t’arrampichi,
mi fai l’effetto d’una pila elettrica…
Ti piace essere attiva? Va benone.
Però l’attività quando s’esagera,
lo sai come si chiama? Agitazione:
forza sprecata. E’ la mania del secolo.
Corrono tutti a gran velocità:
ognuno cerca d’arrivar prestissimo,
ma dove, proprio dove…non si sa.

Trilussa

GIO’ LA TARTARUGA E MIRTA LA RANOCCHIA – Racconti scritti da Genitori per i Bambini

… 

Ad un certo punto però fu distratta dal passaggio di una lunga fila di tartarughe che si stavano trasferendo verso luoghi più ricche di cibo, avevano infatti finito tutte le loro scorte; se non che ce ne era una in fondo al gruppo che si attardava e sembrava lo stesse facendo a posta per sentire cosa la ranocchia avesse da raccontare a cosù tanti bambini. Mirta, che oltre che intelligente era anche presuntuosa, subito si spazientù e chiese a Gio’, la tartaruga che tardava, se volesse per piacere proseguire oppure unirsi agli altri per ascoltare, purch� non disturbasse tutti.

Gio’ la guardò con aria di sfida, pensava infatti in cuor suo che le tartarughe fossero gli animali più intelligenti del mondo e che non sarebbe stata certo una piccola ranocchia ad insegnargli niente. Nel frattempo i ragazzi cominciavano diventare sempre più stupiti, erano infatti abituati a vedere la maestra sempre felice di insegnare, ma adesso vedevano qualcosa che non conoscevano�cominciavano ad avere paura. Finalmente Gio’ iniziò a parlare e chiese a Mirta se volesse accompagnarlo un poco più in là dove le avrebbe fatto conoscere tutto ciò che sapeva; Mirta accettò e seguita dai bambini si incamminò verso la riva di un fiume che scorreva poco lontano dall’ albero presso il quale si erano incontrati.

Giunti alla riva la tartaruga iniziò ad elencare tutte le specie di pesci che abitavano il corso d’ acqua e Mirta, che non li conosceva, stava zitta, ma dentro di se si sentiva arrabbiare sempre di più verso questo certo Gio,’ che sbucato dal nulla, voleva dimostrare di essere più bravo di lei. Poi fu il turno della ranocchia che alzò gli occhi verso il cielo e iniziò a contare e dire i nomi di tutti gli uccelli che volavano sopra le loro teste, anche Gio’ stava zitto, ma non come Mirta, lui infatti conosceva anche il nome degli uccelli, solo aspettava che la ranocchia sbagliasse per fare in modo che tutti ridessero di lei, che si credeva molto intelligente.

… segue

Elsy Franco, Messaggio per una tartaruga che vuole correre, Piemme edizioni, 2010

Elsy Franco, Messaggio per una tartaruga che vuole correre, Piemme edizioni, 2010

Dove si insegna che l’orizzonte è molto più ampio di quello che spesso si vuole immaginare.


Cominciò la sua esplorazione alla luce crepuscolare che illuminava tenuamente l’ambiente circostante. Ricordava perfettamente la mappa disegnata da Nahla la notte della loro fatidica conversazione. Anis sapeva che quanto le era stato detto dalla cugina non era rima sto senza eco dentro di lei. Si trattava di idee, di possibilità che aveva no risvegliato qualcosa di misterioso nel suo animo, qualcosa di inde cifrabile, ma comunque non del tutto ignoto. Era come se lei avesse sempre intuito una verità che fino a quel momento era rimasta nasco sta, perché ricoperta dal velo dell’ignoranza.
Muovendosi qua e là, esplorando ogni piccolo sasso, protuberanza del terreno, rametti e fiorellini, Anis pervenne infine alla piccola apertura che rappresentava una breccia nella siepe compatta che delimitava i confini esterni della radura. Si fece coraggio e infilò la testa nella fen ditura, guardandosi intorno col cuore che le batteva forte nel petto

….


Le anatre e la tartaruga | TartaRugosa

Le anatre e la tartaruga

Vivevano una volta in un lago due anatre e una tartaruga. Erano molto amiche e vivevano felici. Ma un giorno il lago cominciò a prosciugarsi e le anatre decisero di andare a vivere da un’altra parte. Andarono a salutare la tartaruga che era triste per la loro partenza.

Le anatre le proposero di andare con loro ma ad una condizione: non doveva aprire bocca per nessun motivo!
Presero un piccolo bastone e lo porsero alla tartaruga perché con la bocca vi si aggrappasse; poi tenendo col becco il bastone da una parte e dall’altra si levarono in volo.
Volavano oramai da un po’ di tempo, quando alcuni bambini che giocavano in un prato, li videro ed esclamarono:
“Guardate… una tartaruga che vola!”
“A voi che importa!” gridò la tartaruga, ma detto questo cadde di sotto nel campo.
Mentre tutta dolorante si trovava a terra pensò: “Ecco cosa succede a chi apre troppo la bocca”.

Favola del Guatemala

La scimmia e la tartaruga: una leggenda indiana | TartaRugosa


Compare Tartaruga si annoiava da morire: i giorni passavano sempre uguali. Il mare si estendeva all’infinito, le onde succedevano alle onde. Nessuno veniva mai a rallegrare la sua vita monotona, tranne qualche volta una balena o un gruppo di delfini, che passavano in lontananza, al largo dell’isola.
Un giorno, scorse una scimmia che si rimpinzava di banane.
“Perché cercare un amico nel mare?” pensò la tartaruga. “Compare Scimmia sembra un compagno ideale, certamente più simpatico di un granchio!”.
“Buongiorno Compare Scimmia! Vorresti essere mio amico?”
“Buongiorno Compare Tartaruga! Certamente!”.
Da quel giorno trascorsero insieme tutto il loro tempo; la tartaruga non si era mai divertita tanto.

Un giorno la scimmia la invitò ad assaggiare le banane. Un altro, le disse:
“Vieni, ti insegnerò ad arrampicarti sugli alberi!”.
La sera, Compare Scimmia raccontò alla moglie: “Ah! Come mi sono divertito! Avresti dovuto vederlo mentre si arrampicava su un albero! Compare Tartaruga è il mio migliore amico!”.
Anche Compare Tartaruga disse alla moglie: “Che amico meraviglioso! Come mi annoiavo prima di conoscerlo!”.
Ma Comare Tartaruga non condivideva la sua gioia e pensava: “Mio marito sta sempre con il suo nuovo amico. Devo sbarazzarmi di questa maledetta scimmia!”
Una sera, Compare Tartaruga trovò la moglie a letto. “Sei malata?”.
“Sì, molto malata; il dottore ha detto che sto per morire e che l’unico modo per salvarmi è mangiare il cuore di una scimmia!”.
“Il cuore di una scimmia! Ma dove potrò trovarlo? L’unica scimmia che conosco è il mio amico!”.
“Allora, non mi resta che morire!” disse Comare Tartaruga con voce fioca.
Compare Tartaruga era disperato. Rifletté a lungo e infine decise che avrebbe sacrificato il suo amico.
Lentamente, si diresse verso la casa di Compare Scimmia.
“Buongiorno, Compare Tartaruga! Che piacere rivederti! Qual buon vento ti porta?”.
“Mia moglie vorrebbe invitarti a cena questa sera, verrai?”.
“Certo, volentieri!”. La scimmia seguì allegramente il suo amico fino in riva al mare, ma non poteva continuare non sapendo nuotare.
“Sali sul mio guscio! – gli disse la tartaruga – Ti porterò io!”.
La scimmia si aggrappò al guscio lasciandosi trasportare tra le onde. Avrebbe voluto chiacchierare ma l’altro non rispondeva:
“Mi sembri molto triste e silenzioso! Cosa ti è successo? Racconta: farei qualsiasi cosa per te!”.
“Ah, amico mio – finì per confessare Compare Tartaruga – c’è solo un sistema per salvare mia moglie, e cioè che tu mi dia il tuo cuore!”.
“Ahi! – pensò la scimmia – “ho detto qualsiasi cosa, ma c’è un limite a tutto! Come faccio a risolvere la situazione? Compare Tartaruga può farmi annegare da un omento all’altro!”

D’improvviso, si colpì la fronte.
“E’ terribile! Ti darei volentieri il mio cuore, ma dobbiamo tornare indietro a prenderlo!”.
“Il tuo cuore non si trova nel tuo petto?”.
“Come? – esclamò la scimmia – Non sai che le scimmie lasciano il cuore in una brocca, accanto alla loro casa, prima di intraprendere un viaggio?”.
La tartaruga si fermò e disse: “Ma come facciamo?”.
“È molto semplice! Riportami sull’isola e andrò a prendere il mio cuore!”.
La tartaruga tornò indietro, la scimmia saltò sulla riva e si arrampicò rapida su un albero.
“Uff! Sono salvo! Mi hai spaventato!”.
“Ma – gridò la tartaruga – e il cuore che mi hai promesso?”.
“Il cuore? Non sei abbastanza furbo, Compare Tartaruga. Batte nel mio petto, naturalmente, e ci tengo molto! Addio!”.
Compare Tartaruga ritornò triste a casa: aveva perso un amico, ma ebbe almeno la consolazione di veder guarita la moglie.

tratto da: http://www.lefiabe.com/indiane/scimmia-tartaruga.htm

La tartaruga furba, in Favole, Leggende, mitologia, a cura di Simone | TartaRugosa

In Favole, Leggende, Mitologia, a cura di Simone

L’elefante e l’ippopotamo erano tanto amici che mangiavano sempre insieme. Un giorno la tartaruga li raggiunse mentre stavano giocando insieme e disse:

Salve ! Fate una coppia proprio ben assortita, così grandi e forti come siete ! Eppure, strano a dirsi, io sono più forte di ciascuno di voi. Non mi credete ? ve lo dimostrerò !. Tu elefante, prova a prendere un capo di questa fune ed a tirare con tutta la tua forza: non ti riuscirà mai di farmi venire fuori dall’acqua.
– Sta un po’ a vedere ! – rispose l’elefante tutto arrabbiato, ed afferrò un capo alla fune. La tartaruga si legò l’altro capo alla zampa di dietro e si tuffò nel fiume. Non appena ebbe toccato il fondo si slegò la fune dalla zampa e l’annodò intorno ad una grossa roccia.
L’elefante tirò con tutte le sue forze … tirò e tirò. Fino a che la fune non si ruppe. Allora la tartaruga slegò la fune dalla roccia, se la rilegò presto alla zampa ed emerse ansante alla superficie, tirandosi dietro il pezzo di fune rotta. L’elefante dovette ammettere che la tartaruga era più forte di lui.
Ma l’ippopotamo sbuffò divertito e disse:
– Ora tocca a me. Questa volta tu tirerai da riva, ed io dall’acqua.
La tartaruga prese una nuova fune, se la legò alla zampa e sprofondò nell’erba alta sull’orlo della giungla, fino ad essere invisibile, mentre l’ippopotamo si tuffava nel fiume con l’altro capo.
Non appena fu fuori della vista anche dell’elefante, la tartaruga, con la corda legata alla zampa, girò molte volte intorno ad un albero di palme, così che, quando l’ippopotamo cominciò a tirare la fune, questa si tese sempre più intorno al tronco e non cedette, per quanto egli tirasse e desse strattoni. Quando l’ippopotamo fu stanco, tornò alla superficie sbuffando e facendo schizzare via l’acqua dalle narici. Non appena lo vide, la tartaruga girò intorno all’albero nella direzione opposta, fino a che la corda fu svolta dal tronco ed uscì dall’erba alta con un capo sempre legato alla zampa.
Anche l’ippopotamo dovette ammettere, a malincuore, che la tartaruga era più forte di lui. La tartaruga allora chiese:
– Mi volete come amica o come nemica ? – Tanto che l’elefante e l’ippopotamo risposero:
– Come Amica ! Non ci converrebbe davvero avere come nemica una che ha dimostrato di essere tanto più forte di noi !
La tartaruga soggiunse:
– Va bene ! Da ora in poi mangerò e vivrò con voi per sempre. Ma siccome non posso vivere in due posti contemporaneamente, passerò la vita nell’acqua con l’ippopotamo, mentre mio figlio starà sulla terra con l’elefante.
Da allora in poi vi sono state sempre tartarughe di terra e tartarughe d’acqua. Ma quelle d’acqua sono assai più grandi e grasse, perché, come ben sapeva quella famosa tartaruga, sulla terra ferma molto spesso c’è poco da mangiare .. mentre nel Grande Fiume c’è sempre pesce a sazietà.

di Simone

Trilussa, La tartaruga | TartaRugosa

Mentre, una notte, se n'annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co' la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: - Scema che sei!
Queste so' scappatelle
che costano la pelle... -
Lo so: - rispose lei -
ma, prima de morì, vedo le stelle.

Trilussa, La tartaruga

Mentre, una notte, se n'annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co' la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: - Scema che sei!
Queste so' scappatelle
che costano la pelle... -
Lo so: - rispose lei -
ma, prima de morì, vedo le stelle.

Esopo, La lepre e la tartaruga | TartaRugosa

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: – Nessuno può battermi in velocità – diceva. – Sfido chiunque a correre come me.
La tartaruga, con la sua solita calma, disse: – Accetto la sfida.
– Questa è buona! – esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.
– Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. – Vuoi fare questa gara?
Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino.
La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo.
Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: “Non serve correre, bisogna partire in tempo.”




La Tartaruga di Bruno Lauzi | TartaRugosa

La bella tartaruga che cosa mangerà
chi lo sa
chi lo sa
due foglie di lattuga e poi si riposerà
ah ah ah
ah ah ah
la tartaruga
un tempo fu
un animale che correva a testa in giù
come un siluro filava via
che mi sembrava un treno sulla ferrovia
ma avvenne un incidente
un muro la fermò
si ruppe qualche dente
e allora rallentò
la tartaruga
dall’ora in poi lascia
che a correre pensiamo solo noi
perché quel giorno poco più in là
andando piano lei trovò
la felicità
un bosco di carote
un mare di gelato
che lei correndo troppo non aveva mai notato
e un biondo tartarugo corazzato che ha sposato un mese fa!

La bella tartaruga nel mare va perché
ma perché
ma perché
fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noè
eh eh eh
eh eh eh
la tartaruga
lenta com’è
afferra al volo la fortuna quando c’è
dietro una foglia lungo la via
lei ha trovato la per là
la felicità
un bosco d’insalata
un mare di frittata
spaghetti alla chitarra per passare la serata
Un bosco di carote
un mare di gelato
che lei correndo troppo non aveva mai notato
e un biondo tartarugo corazzato che ha sposato un mese fa.