Gabriele De Ritis: "Tu hai nella natura e nella storia che hai contribuito a costruire là dove vivi i giusti confini. Custodire la linea che ti separa dall'altro da te è ininterrotto lavoro quotidiano, ma anche esercizio spirituale: è quell'imparare a morire giorno dopo giorno che le forme della saggezza che abbiamo scelto ci insegnano"

Caro Paolo,

ho appena finito di leggere una prima volta il tuo preziosissimo saggio. Non mi è sfuggito nemmeno il più piccolo riferimento alle cose da te sentite e pensate in questi anni. La lettura è favorita dalla chiara struttura del testo, che si apre e si chiude con movimento giustamente circolare: partire e tornare per te ha un senso. Dai luoghi che ti hanno dato la vita ti allontani, sapendo bene che la meta della tua vita è la stessa origine da cui vieni: la tua terra, dove più volte sei nato. I diversi piani di realtà che attraversi si compongono bene nella sintesi breve che ci è stata richiesta. Le suggestioni offerte dagli Autori da te frequentati sono materiale fertile a cui tornare, per farlo fruttare ancora, come tu dici.
E’ stato detto da Nietzsche che chi non ha un padre se lo deve dare. Parafrasandolo liberamente, si potrebbe dire che se non si ha una Patria occorre darsela. Tu hai salde radici. Dunque, devi usare ancora la tua voce per rendere sito ciò che per i viandanti distratti è forse solo meta turistica o curiosità erudita. 
La massa imponente delle cose che ereditiamo da chi nei secoli ha lasciato traccia della vita di un territorio non può certo essere disprezzata. Tuttavia, c’è più anima forse nel tuo breve scritto che non nei più dotti testi geografici ed economici che parlino di una terra. Ti esorto, allora, a scrivere ancora su paese, dimora, ambiente, come riesci a fare felicemente. 
A proposito della scrittura, io penso – al di là delle competenze formali, che pure possiedi – che si scrive con la mente e con il cuore, con anima e sentimento. E tu possiedi una mente ospitale e un cuore indomito e un’anima viva e attenta e sentimenti che non ami ostentare in forme sdolcinate e facili.
In tempi in cui è facile straripare, tracimare, invadere i territori confinanti, la sobrietà a cui siamo chiamati è compito gradevole. Non è certo la misura dei classici che avremo da praticare, essendo la vita ormai lontana dal mondo chiuso dell’antico: si sono spalancati davanti a noi i tesori dell’infinito che la scienza dischiude per noi. Per questo, darsi dei limiti è doveroso e saggio.
Tu hai nella natura e nella storia che hai contribuito a costruire là dove vivi i giusti confini. Custodire la linea che ti separa dall’altro da te è ininterrotto lavoro quotidiano, ma anche esercizio spirituale: è quell’imparare a morire giorno dopo giorno che le forme della saggezza che abbiamo scelto ci insegnano. 
Coltivare la tua anima è compito felicemente avviato. Ti auguro di proseguire indefinitamente con Luciana in quest’opera. Altro non è dato fare, se non consistere dignitosamente qui e ora, sulla terra che calpestiamo, con il passo che richiedono i giorni e le ore della vita. 
Che il tempo ti sia sempre propizio e che porti solo buone nuove chi bussa alla tua porta.
Gabriele 

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