DUKE ELLINGTON, introduzione all’ascolto a cura di Andrea Varolo (con gli AUDIO della lezione). Alla Officina della Musica di Via Giulini, Como. Articolo di Alessio Brunialti in La Provincia di Como, 13 febbraio 2019

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I miei APPUNTI:

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gli AUDIO della lezione

1: introduzione

https://drive.google.com/file/d/1F0y6ZOWw-Mhma2K7S2K6DUErFjh5Qft8/view?usp=sharing

2:  Cotton Club

https://drive.google.com/file/d/1KYGoF_mzYfceC9RMa5GuXarApaI4tY9J/view?usp=sharing

3: Black Tan Fantasy

https://drive.google.com/file/d/1Snf1CrL8IC-YRV2cvwibNmZfltsmXOK4/view?usp=sharing

4: Video

https://drive.google.com/file/d/18HEg1Ml5D5Q8os5qXY6vE160GmxnSyhu/view?usp=sharing

5: Mood Indigo

https://drive.google.com/file/d/1THhBR3ftgZBbZKgPOaaVWPJtF0UtLJc3/view?usp=sharing

6: Spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1DL1OCCwOFfMekP7GSinxoj7pc1hOxFVy/view?usp=sharing

7:  Day Break

https://drive.google.com/file/d/1Pmvh07hQCADtqjnfMityA9QlSWBjA9so/view?usp=sharing

8:  spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1i5eNiV-xvwspix4fWsK4wYaHpVLjDXUO/view?usp=sharing

9:  Ebony Rhapsody

https://drive.google.com/file/d/19kROTfJbUvNhm8qdydOzt1sqcCn8IWTL/view?usp=sharing

10: spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1fpeslwe7E_e901gxDoI525J2brfDuucI/view?usp=sharing

11:  Sepia panorama

https://drive.google.com/file/d/1OTyhjYK3TKCwDDMCpHuCPIjflYnrax5E/view?usp=sharing

12: Take a Train

https://drive.google.com/file/d/1vu9J4wz86HogG_-m5_aE1a8jBCik6p_Y/view?usp=sharing

13: Mooche

https://drive.google.com/file/d/1yCHQNXnWyHVKUpEPg3XiHVeUdemW6apB/view?usp=sharing

14: Such Sweet Thunder

https://drive.google.com/file/d/1rD7XtYF4xq1D_Jgz3gFdpotxjcSplkAZ/view?usp=sharing

15: El Gato

https://drive.google.com/file/d/1Bhba02Z_iH-0t8sw8e6Rl5LtLWZ7MClp/view?usp=sharing

16: Sentimental Mood

https://drive.google.com/open?id=14r_Xu1DlcljIH-AQ_3uHokmZhFmrlUEk

17: Little Max

https://drive.google.com/open?id=1dkBzdDm6rie9Ju6RWStCFuRP1nc-FMoo

18: Blues for Miro

https://drive.google.com/open?id=13ZO1SLfX-TkM8OvmcNXd-Ie-t3IXCy0r

19: con Ella Fitgerald

https://drive.google.com/open?id=1MgUlAVt9vQIPkeAJ8HGmUgnGKfpqqae-

20: Sacred Music 2

https://drive.google.com/open?id=1zkyG8IyI66AOHegab8mJUMa47oCBkDg9


autobiografia pubblicata nel 1973 e tradotta in italiano nel 2007:

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Ascoltare: Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?

“Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella

composizione.

Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi. Se per

esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno”

Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ? Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella composizione …

Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?
“Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella composizione.
Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi. Se per esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno”

Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ? Duke Ellington era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella composizione …

Ci racconta qualcosa di Duke Ellington ?

“Duke era unico perché riusciva a darti un’idea visiva della musica che bisognava seguire per meglio entrare nella composizione.

Il suo spartito non conteneva soltanto note, ma anche una storia da raccontare, con cui immedesimarsi.

Se per esempio bisognava eseguire un brano come African Flower, Ellington ti diceva che suonando dovevi immaginare il più bel fiore della foresta, un fiore vergine che non aveva toccato mai nessuno”

The Duke Ellington Orchestra, AL BLUE NOTE, Via Borsieri 37, Milano

AL BLUE NOTE

Via Borsieri 37, Milano, ore 21 e ore 23, biglietti a 43 sacchi (a 38 sacchi se acquistati nelle due ore precedenti)

The Duke Ellington Orchestra in concerto. È l’interprete più autorevole della musica di Ellington. Edward Kennedy “Duke” Ellington, compositore, pianista e direttore d¹orchestra, è stato uno dei più grandi protagonisti della storia del jazz. Nella sua carriera, durata oltre cinquant’anni, il Duca ha prodotto più di duemila brani musicali, tra canzoni, commedie musicali e musiche per film, oltre ad aver compiuto innumerevoli tournée nel mondo intero con la sua big band. Tra i suoi standard It don’t mean a thing (if it ain’t got that swing) e opere comeBlack, brown and beige² e Liberian suite. L’orchestra si è esibita più volte in quattro continenti e nei più famosi jazz club, del mondo per promuovere la musica di Duke Ellington. Il direttore, Paul Ellington, è il figlio di Mercer Ellington che ereditò la conduzione de ll’ensemble dal padre. SuonanoChris AlbertKevin BryanShareef Clayton e James Zollar (trombe), Mark GrossRobert LavelleShelley Paul,Morgan  Price e Charlie Young (sax), Stafford Hunter,Jack Jeffers e Dion  Tucker (tromboni), Tommy James(pianoforte), Hassan Ash-Shakur (basso) e Davis Gibson(batteria).

NdA: the third generation…
http://www.bluenotemilano.com

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Guido Ferrario (1917-1988): quando il jazz diventa passione, di Roberto Festorazzi, la Gazzetta di Como 23/6/1988


È scomparso la scorsa settimana, a 71 anni, sfibrato da un male incurabile, Guido Ferrario. Personaggio discreto e silenzioso, fu, in città, uno dei diffusori e dei più acuti conoscitori della musica jazz.
Ferrario, figlio del forse più noto “Fel”, giornalista e animatore di un’originale quanto avventurosa fronda di stampa indipendente, si accostò alla musica afro-americana fin da ragazzino. Grazie all’acquisto da parte del padre di uno dei primordiali apparecchi radio riuscì a captare una serie di trasmissioni in onda da Londra, comprendenti anche brani eseguiti da orchestre jazz.
Infatuato, il giovane Guido volle approfondire la conoscenza di uno stile così affascinante. Così, nelle pieghe oscure del protezionismo culturale imposto dal fascismo (era infatti proibito l’ascolto di musica straniera), si assestò presto un primo largo sodalizio di stupiti ammiratori di jazz, solleticati dal mistero dei ritmi d’oltreoceano e pure eccitati dal pensiero di poter assaporare la mela di Eva.
Il flirtaggio di questo impaziente giovanilismo antifascista proseguì per tanti anni. Fu Cosimo di Ceglie a far conoscere ed apprezzare a Guido Ferrario e a suo fratello Mario, Django Reinhardt, lo zingaro. Ma altri nomi leggendari erano entrati nei sinuosi salotti della loro immaginazione: Louis Armstrong, Duke Ellington, Dizzy Gillespie.
Fatto prigioniero (si fa per dire) dagli americani, a Napoli, tra il ’43 ed il ’44, Guido Ferrario non mancò di raccogliere a piene mani, sulla via del ritorno, quanti più dischi jazz potesse. Evidentemente, dato il clima, aveva pensato bene di serbare un ricordo di quella aria magica di libertà che gli americani acquartierati nel cuore dell’Italia avevano saputo diffondere. Erano, questi, i “V disc”, i cosiddetti “dischi della vittoria”.
Tornato a Como, il nostro riprese ad assecondare l’istinto febbrile a scoprire e, finalmente ora, anche a far scoprire il jazz.
Nel 1949 arriva in città l’orchestra di Duke Ellington; Guido Ferrario è tra i convinti “supporter”. E proprio in questi anni lo vediamo attendere alla clientela jazzofila in un negozio discografico (solo alla sera, lavoro per¬mettendo), organizzare iniziative un poco stravaganti come le proiezioni di filmati sulle grandi orchestre jazz, e promuovere infine — siamo nel 1956 — la costituzione di un jazz club (è il secondo). Ne sarà presidente Libero Locatelli, per assumere poi lo stesso Ferrario la vicepresidenza per qualche tempo.
Negli anni, frattanto, l’amatore comasco riuscirà ad incrementare la qua-ì e l’ampiezza della sua favolosa discoteca privata, collezione che diven-à anche uno dei referenti della Rai, in cerca spesso di interpretazioni :ercate per questa o quella trasmissione specializzata.
Nel 1980 Guido Ferrario rifonda un nuovo jazz club comasco, sulle neri dei precedenti. Solo negli ultimi anni riuscirà ad assecondare uno dei suoi sogni: poter gestire in proprio una rivendita di dischi, per la verità non solo jazz. Forte di una memoria enciclopedica per la materia, colmo di attenzioni prive di riserve a quanti realmente fossero interessati all’iniziazione” jazzistica, Guido Ferrario si distinse anche da questo punto di vista per le sue singolari qualità umane, unite ad un’inossidabile passionaccia per qualunque cosa assomigliasse alla ricerca e alla “vera” musica.
Se n’è andato in punta di piedi, e in molti hanno perso un amico.

Roberto Festorazzi