…Amo le mappe perché dicono bugie. Perché sbarrano il passo a verità aggressive. Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo … Domenico Pelini legge La MAPPA, di Wislawa Szymborska, in Basta così, Adelphi

clicca sul seguente link per ascoltare l’audio:

https://drive.google.com/file/d/1FAfNFdPiE-n-XQyLUE0I4IlZ25dQn14G/view?usp=sharing


Piatta come il tavolo

sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove,

né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano

non crea vortici d’aria

e lascia tranquilla

la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi,

altopiani e montagne sono gialli e marrone,

oceani e mari – di un azzurro amico

sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani,

accarezzare i poli senza guanti grossi,

posso con un’occhiata

abbracciare ogni deserto

insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli

tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto

l’equatore, un assoluto

silenzio sparso come semi,

ma in ogni seme nero

la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine

sono assenti in questo quadro.

I confini si intravedono appena,

quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore

sul tavolo mi dispongono un mondo

che non è di questo mondo.

… mi succede ogni tanto di prendere coscienza che respiro …, in Jacques Schlanger, Filosofia da camera, Feltrinelli, 2003, pagine 22-24. Lettura di Paolo Ferrario

per ascoltare l’audio clicca su questo link di Google Drive:

https://drive.google.com/file/d/1mXrKmE2B19byb0S4Oc8xXkzzcbUtKEIV/view?usp=sharing

Alla Officina della Musica di Como oggi si inaugura una Mediateca: dischi da ascoltare e farsi prestare. Articolo di Alessia Roversi in La Provincia 22 settembre 2021. AUDIO degli interventi di Alessio Brunialti, Maurizio Salvioni, Cristiano Paspo Stella

NINA SIMONE – Conversazione con Gianni Del Savio, Audio di 1 ora e 12 minuti in MOTEL LIFE – ADMR Chiari – Music Events

Motel Life E03 – NINA SIMONE – Conversazione con Gianni Del Savio

vai al sito:

Torneranno le sere …, di Alfonso Gatto. Da Il Narratore Audiolibri

Torneranno le sere a intepidire
nell’azzurro le piazze, ai bianchi muri
la luna in alto s’alzerà dal mare
e nella piena dei giardini il vento
fitto di case, d’alberi, di stelle
passerà per la grande aria serena.
Torneranno nel sogno anche le voci
delle famiglie illuminate a cena,
la rapida ebrietà del loro riso.
O finestrelle, pozzi, logge, vetri
affacciati alla vita, allo spiraglio
delle fresche delizie e dei rimpianti,
o luna nuova sulla mia memoria,
tornate ad albeggiare con quel canto
di parole perdute, con quei suoni
struggenti, con quei baci morsi al buio.
Siate la polpa rossa dell’anguria
spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.  
Alfonso Gatto 
Voce del poeta


– clicca qui per scaricare gratuitamente alcune sue poesie – 
 

per ricordare GIGI PROIETTI (2 novembre 1940- 2 novembre 2020), con un audio del ricordo di Vincenzo Mollica a Radio1, 3/11/2020

audio del ricordo di Vincenzo Mollica a Radio1, 3/11/2020

Attore. Ha lavorato in teatro (A me gli occhi please), cinema (Febbre da cavallo, La Tosca), tv (Il maresciallo Rocca, L’ultimo papa re, Il signore della truffa e Una pallottola nel cuore.).

Da doppiatore ha prestato la voce a Robert De Niro, Dustin Hoffman, Charlton Heaston, Kirk Douglas, Paul Newman, Marlon Brando, Gregory Peck.

Nato a Roma, figlio di Romano (origini umbre, il maresciallo Rocca è ispirato a lui) e Giovanna Ceci, casalinga: «i miei genitori, erano persone semplici e a casa i soldi erano pochi. Mamma che mi consiglia di fare il giro largo per andare dal fornaio in cui non ti chiedono la tessera del pane, non me la sono più dimenticata» [Malcom Pagani e Marco Travaglio, Fat 4/8/2013].

«Facevo l’università, Legge, da fuori corso, e intanto guadagnavo lavorando la notte in un complessino. Alla fine del 1963 mi chiamò Cobelli che metteva in piedi con Maria Monti un cabaret alla tedesca e aveva bisogno di uno che suonasse e cantasse. Debuttai all’Arlecchino, l’attuale Teatro Flaiano, con testi di Flaiano, Arbasino e Vollaro, e rimanemmo tre mesi. Poi Cobelli mi chiamò per un’estiva, gli Uccelli di Aristofane. A fare l’Upupa eravamo candidati io e Piera Degli Esposti. La spuntai. Una botta di fortuna. Piovvero altre offerte.

Ci fu il periodo del teatro impegnato, Nella giungla della città di Brecht, Dio Kurt di Moravia». «Ho avuto inizi lunghissimi, ero antipatico per la mia pignoleria, studiavo i fiati sentendo Charlie Parker perché sono nato jazzofilo, avevo in odio il genere dialettale e popolaresco, facevo Gombrowicz, Moravia o la sperimentazione di Quartucci, poi mi chiamarono però a sostituire Modugno in Alleluja brava gente, m’accorsi che si poteva parlare a 1600 persone tutte assieme e allora mi misi in testa di fare un teatro d’autore e d’attore che arrivasse a molti: ci riuscii al Teatro Tenda con A me gli occhi, please, e lavorai anche con Carmelo Bene al Sistina.

Ma la televisione non funzionò: dicevano che ero bravo ma non “bucavo”, non passavo». Di una precisione quasi ossessiva, Vittorio Gassman lo definiva maniacale. «Per mettere a punto certe espressioni ci ho messo ore e anni di tempo. Dilato, asciugo, sfumo, rielaboro. La mia faccia è un grafico senza niente lasciato al caso. Calibro tutto perché mi veda bene anche lo spettatore dell’ultima fila. Devo parlare col corpo, col viso, con gli occhi.

Mi sento un artigiano». «Il più shakespeariano dei nostri grandi giullari, il più chansonnier dei nostri artisti, il più brechtian-petroliniano dei nostri mattatori» (Rodolfo Di Giammarco). «L’unica cosa che non sa o non vuole fare è scriversi i testi. I suoi mezzi sono sempre al servizio di altri autori: brandelli di classici, poesie, canzoni, barzellette» (Masolino D’Amico). «Non aspettava i compleanni per fare i bilanci. “Sono abituato a farli tutti i giorni, quando arrivano gli appuntamenti importanti li ho esauriti. Sa cosa rispondeva Anna Proclemer a chi le chiedeva: ‘Cosa serve per fare l’attore?’. ‘La salute’. È fondamentale, e deve funzionare la testa”» [Fumarola, Rep].

Da ultimo stava scrivendo un libro: «Titolo ’Ndo cojo cojo, fuori da ogni regola. Racconterò degli amici, della gente che ho incontrato» [ibid]. Era di sinistra: «Uno che è di sinistra, specialmente della mia età, rimane di sinistra. Una volta significava un’appartenenza e mi auguro che si ritorni a un rapporto più intelligente, più aperto, perché poi la sinistra si è chiusa. Sono di sinistra in maniera naturale, non potrei essere altrimenti anche se non sono d’accordo quasi mai con quello che fanno.

Quanto aveva ragione Nanni Moretti quando in Aprile diceva a D’Alema: “Dì qualcosa di sinistra”. Non la dicono mai» [ibid]. È morto alle 5.30 di questa mattina. Da 15 giorni era ricoverato a Villa Margherita, una clinica romana, per problemi cardiaci ma le sue condizioni si sarebbero aggravate nella serata di ieri. Al suo fianco le due figlie, Susanna e Carlotta, e la moglie Sagitta Alter.

vedi anche:

in https://teatroemusicanews.com/

vari VIDEO su youtube

https://www.youtube.com/results?search_query=gigi+proietti

Paolo FERRARIO presenta il libro: SUL FILO DELLA STORIA. TORNO: VICENDE ECONOMICHE E SOCIALI DAL 1400 AD OGGI, a cura della Associazione Culturale Via De Benzi 17. Testo di Agop Manoukian. Gruppo di lavoro: Silvana Beccarelli; Vincenzo Marrano, Jacopo Pigoni, Giorgio Ratto, Luigi Rigamonti, grafica a cura di Ottavio Sosio, New Press Edizioni, 2020. Torno, AUDIO del 5 settembre 2020

Comportamenti individuali in tempo di coronavirus: i desideri e le istituzioni. AUDIO biografico di Paolo Ferrario, 4 maggio 2020


per ascoltare l’ AUDIO:

 


La realtà si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette al nostro potere.

In nostro potere sono il giudizio, l’impulso, il desiderio, l’avversione e, in una parola, ogni attività che sia propriamente nostra;

non sono in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, ogni attività che non sia nostra. [2]

ciò che rientra in nostro potere è per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli, mentre quanto non vi rientra è debole, schiavo, coercibile, estraneo.

[3] Ricorda, allora, che se considererai libere le cose che per natura sono schiave, e tuo personale ciò che è estraneo, sarai impedito, soffrirai, sarai turbato, ti lamenterai degli dèi e degli uomini;

se invece riterrai tuo solo ciò che è tuo, ed estraneo, come in effetti è, ciò che è estraneo, nessuno ti potrà mai coartare, nessuno ti impedirà, non ti lamenterai di nessuno, non accuserai nessuno, non ci sarà cosa che dovrai compiere contro voglia, nessuno ti danneggerà, non avrai nemici, perché non potrai patire alcun danno

Epitteto, Manuale, 1/5


coronavirus

serata dedicata a LUCIO DALLA. Con ALESSIO BRUNIALTI: commenti, voce e chitarra; CECILIA CASELLA e CRISTIANO paspo STELLA: voce; ROBERTO QUADRONI: pianoforte e cori; GUIDO BERGLIAFFA: basso elettrico; MARCO PORRITIELLO: batteria. Alla Officina della Musica, Como 4 marzo 2020. Audio Video: Salvioni Brothers e Franco Silano

L’Officina non si arrende!

Nuovamente in streaming, dopo gli incredibili consensi raccolti la scorsa domenica con la jazz jam proposta dalla band di casa, vogliamo per questa seconda occasione omaggiare uno dei più grandi interpreti e autori italiani, di cui ricorrebbe il settantasettesimo compleanno.

LUCIO DALLA

Una serata condotta da Alessio Brunialti e supportata da una liveband ad hoc, un segno di riconoscenza al grande cantautore bolognese e contemporaneamente un segnale di continuità artistica e creativa in questo momento di difficoltà.

Saranno presenti:

ALESSIO BRUNIALTI, commenti, voce e chitarra
CECILIA CASELLA e CRISTIANO paspo STELLA: voce

ROBERTO QUADRONI, pianoforte e cori
GUIDO BERGLIAFFA, basso elettrico
MARCO PORRITIELLO, batteria

Supporto tecnico audio video: Salvioni Brothers e Franco Silano

E’ possibile effettuare donazioni via PayPal tramite il numero di telefono
349 280 3945, connettetevi!

#chifermeràlamusica
#nonilcoronavirus
#quellidellofficina

DUKE ELLINGTON, introduzione all’ascolto a cura di Andrea Varolo (con gli AUDIO della lezione). Alla Officina della Musica di Via Giulini, Como. Articolo di Alessio Brunialti in La Provincia di Como, 13 febbraio 2019

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I miei APPUNTI:

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gli AUDIO della lezione

1: introduzione

https://drive.google.com/file/d/1F0y6ZOWw-Mhma2K7S2K6DUErFjh5Qft8/view?usp=sharing

2:  Cotton Club

https://drive.google.com/file/d/1KYGoF_mzYfceC9RMa5GuXarApaI4tY9J/view?usp=sharing

3: Black Tan Fantasy

https://drive.google.com/file/d/1Snf1CrL8IC-YRV2cvwibNmZfltsmXOK4/view?usp=sharing

4: Video

https://drive.google.com/file/d/18HEg1Ml5D5Q8os5qXY6vE160GmxnSyhu/view?usp=sharing

5: Mood Indigo

https://drive.google.com/file/d/1THhBR3ftgZBbZKgPOaaVWPJtF0UtLJc3/view?usp=sharing

6: Spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1DL1OCCwOFfMekP7GSinxoj7pc1hOxFVy/view?usp=sharing

7:  Day Break

https://drive.google.com/file/d/1Pmvh07hQCADtqjnfMityA9QlSWBjA9so/view?usp=sharing

8:  spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1i5eNiV-xvwspix4fWsK4wYaHpVLjDXUO/view?usp=sharing

9:  Ebony Rhapsody

https://drive.google.com/file/d/19kROTfJbUvNhm8qdydOzt1sqcCn8IWTL/view?usp=sharing

10: spiegazione

https://drive.google.com/file/d/1fpeslwe7E_e901gxDoI525J2brfDuucI/view?usp=sharing

11:  Sepia panorama

https://drive.google.com/file/d/1OTyhjYK3TKCwDDMCpHuCPIjflYnrax5E/view?usp=sharing

12: Take a Train

https://drive.google.com/file/d/1vu9J4wz86HogG_-m5_aE1a8jBCik6p_Y/view?usp=sharing

13: Mooche

https://drive.google.com/file/d/1yCHQNXnWyHVKUpEPg3XiHVeUdemW6apB/view?usp=sharing

14: Such Sweet Thunder

https://drive.google.com/file/d/1rD7XtYF4xq1D_Jgz3gFdpotxjcSplkAZ/view?usp=sharing

15: El Gato

https://drive.google.com/file/d/1Bhba02Z_iH-0t8sw8e6Rl5LtLWZ7MClp/view?usp=sharing

16: Sentimental Mood

https://drive.google.com/open?id=14r_Xu1DlcljIH-AQ_3uHokmZhFmrlUEk

17: Little Max

https://drive.google.com/open?id=1dkBzdDm6rie9Ju6RWStCFuRP1nc-FMoo

18: Blues for Miro

https://drive.google.com/open?id=13ZO1SLfX-TkM8OvmcNXd-Ie-t3IXCy0r

19: con Ella Fitgerald

https://drive.google.com/open?id=1MgUlAVt9vQIPkeAJ8HGmUgnGKfpqqae-

20: Sacred Music 2

https://drive.google.com/open?id=1zkyG8IyI66AOHegab8mJUMa47oCBkDg9


autobiografia pubblicata nel 1973 e tradotta in italiano nel 2007:

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ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. AUDIO delle lettura: facciata 1 e 2

Facciata 1

Facciata 2
Azzi Mazzarella Finestroeu2264
Azzi Mazzarella Finestroeu2265
Azzi Mazzarella Finestroeu2262
Azzi Mazzarella
Azzi Mazzarella Finestroeu2263


le poesie recitate da PIERO MAZZARELLA, sono tratte da: GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993

1 FINESTREU
2 CAAR 1
3 CAAR 2
3 TRENO DE NOTT 1
3 TRENO DE NOTT 2
4 STORIA VESTI
5 STORIA VEST 2
6 RIVA DE SIRA 1
7 RIVA DE SIRA 2
8 DI DI MORT 2
10 MAZZ ROS 1
10 MAZZ ROS 2
11 LEANDER 1
11 LEANDER 2
12 NAVILI MATT 1
12 NAVILI MATT 2
BARBAPEDANA 1
BARBAPEDANA 2
BARBAPEDANA 3
DI DI MORT
TEMPORAL NOVEMBER
TOO OCC

Questo audio è reso disponibile agli interessati ascoltatori nel quadro della “cultura della condivisione”, favorita da internet. Se i titolari del diritto di autore non fossero d’accordo per la sua diffusione lo toglierò e farà solo parte della mia audioteca di memoria. Grazie per la importante occasione di ricordo e riflessione. Paolo Ferrario


ciao Paolo, grazie per il prezioso salvataggio. Quando ho visto accostati il long playing di Gisella e la “caramella chiavetta” ho sentito anche fisicamente il radicale cambiamento avvenuto e la facilitazione che l’era attuale ci offre. Come abbiamo detto a Luciana, tua piacevole ambasciatrice, abbiamo avuto il privilegio di conoscenze e amicizie davvero speciali, indelebili. Ora sono felice che tu con la tua passione hai riportato in primo piano le persone straordinarie di Gisella e di Piero Mazzarella per chi non li ha potuti gustare nei loro anni ruggenti. ​grazie infinite, ancora per il dono di queste tracce che ora sono recuparate dall’insulto della dimenticanza o della privatezza dei collezionisti ​ http://coatesa.com/2015/11/16/on-finestroeu-sul-mond-poesie-dialettali-di-gisella-azzi-recitate-da-piero-mazzarella-lp-fonorama/ ​quella sul cimitero e quella ​sul leander sono dei capolavori saluti cari



 

presentazione del libro “Rogolone, storia di un grande albero”, AUDIO di Marco Ballerini, 18 dicembre 2011, a Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti

LUOGHI del LARIO e oltre ...

presentazione del libro “Rogolone, storia di un grande albero”
Un libro dedicato al grande e colossale monumento naturale di Grandola ed Uniti: il rovere secolare per eccellenza!!!
Con l’attore MARCO BALLERINI che ha recitato:

L’evento si è tenuto domenica 18 dicembre alle ore 16 presso Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti

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Reverie sui CIMITERI, 31 ottobre/1 novembre 2016, 2 tracce AUDIO


VAI ALLO SCAFFALE “SOGNI E REVIERIE DI PAOLO”:

https://traccesent.com/category/5-destino/autobiografia/sogni-e-reverie-di-paolo/


Caro Paolo

Ho ascoltato con molto piacere le tue riflessioni e mi ha fatto molto piacere che tu abbia voluto condividerle con me.

Ai temi che tu hai trattato aggiungerei anche quello di un incontro con noi stessi, o, meglio, di un incontro con il ricordo di noi stessi ai tempi in cui le persone ora morte erano ancora vive – per questo, credo ci soffermiamo spesso su tombe di persone morte da diversi anni, quando ‘noi’ eravamo giovani o giovani adulti….

Un carissimo saluto

Carla

BASILIO LUONI, El libro di figur, presentazione con GABRIELLA D’INA, Biblioteca comunale di Lezzeno (Como), 28 novembre, ore 17, Audio dell’incontro

LUOGHI del LARIO e oltre ...

AUDIO DELL’INDIMENTICABILE INCONTRO:

1: D’Ina: introduzione

2: Luoni, Quirico e Giuditta

3: D’Ina: figure e immagini in Luoni

4: Luoni si racconta

5: Luoni: Annunciazione

6: Luoni: colori e animali

7: Luoni: Ganimede

8: D’Ina e Luoni, Libro di figure

9: Luoni, Filemone e Bauci

10: dialetto

11: Dioniso

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CARLO UBOLDI: Il JAZZ (cosa è per i musicisti e per gli ascoltatori) e lo SWING, lezioni alla Casa della Musica di Como, 13 e 20 gennaio 2015. Audio e punti chiave

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Vai al sito della Casa della Musica: http://casadellamusica.org/

una davvero magnifica lezione: colta, istruttiva, divertente.

Per “iniziare ” al jazz chiunque. Anche chi lo ascolta da più di 60 anni.

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AUDIO della 1° parte

  • il jazz nasce vocalmente
  • “canzonette” reinterpretate in maniera jazzistica


AUDIO della 2° parte

  • la possibile traduzione di “jazz” è: fracasso, rumore, orgia …
  • il jazz nasce come ritmo e come improvvisazione
  • ogni jazzista ha il suo “real book”: un foglio con le linee melodiche (il tema). L’armonia viene fuori dalla mano sinistra
  • ma l’improvvisazione è totale
  • l’interpretazione è una “innovazione continua basata sulla tradizione”


AUDIO della 3° parte

  • l’importanza di comunicare con gli ascoltatori
  • oggi si può cercare quello che piace (esempio tramite youtube)
  • cercare a partire dai nomi dei musicisti
  • gli anni 40/50 sono quelli delle big band (15-18 musicisti)
  • poi per motivi di costi diminuiscono e si passa ai combo (5-6 musicisti) , arrivando ai trio
  • elementi costitutivi di un brano: la partitura, una serie di “obbligati”


AUDIO della 4° parte

  • la situazione del jazz era: un compositore e degli esecutori (i musicisti). Ognuno bravo nel suo specifico campo
  • oggi per motivi di diritti d’autore (e voglia di creare) aumentano i musicisti che a loro volta sono compositori: “oggi tutti cercano di scrivere i pezzi, ma non tutti sono bravi compositori”. Non si può eccellere in tutto
  • impostanza sul palco dell’ INTERPLAY. Scambio fra due o tre persone. Sfruttare tutta l’energie della sera. Poco o nulla è preparato. Prevale la comunicatività
  • il musicista jazz può leggere ed interpretare i diversi generi musicali, perchè ci lavora sopra con il suo stile e la sua improvvisazione
  • qualche esempio di Carlo Uboldi sulla base di “Fra Martino campanaro”: due note e infinite variazioni. Espone il tema poi improvvisa. La melodia è alla base (deve essere riproposta), ma su questa si fanno le variazioni
  • ci vuole molto feeling nel gruppo


AUDIO della 5° parte

  • l’importanza della “specializzazione” e della “competenza”: l’esempio di Jerry Lewis che mima gli strumenti di una improvvisazione jazz


AUDIO della 3° parte

lezione sullo SWING, Como 20 GENNAIO 2015


Paolo Ferrario, Slides e Audio della relazione su: DALLA COSTRUZIONE DEL CURRICOLO ALLA RICERCA DELL’IMPIEGO. LE PROFESSIONI NEI SISTEMI DEI SERVIZI, intervento al CareerDay 2014, Università di Milano Bicocca/Laurea magistrale in Scienze pedagogiche, 13 novembre 2014 « AULE VIRTUALI di Paolo Ferrario

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PER LE SLIDES E L’AUDIO VAI A:

Paolo Ferrario, Slides e Audio della relazione su:DALLA COSTRUZIONE DEL CURRICOLO ALLA RICERCA DELL’IMPIEGO. LE PROFESSIONI NEI SISTEMI DEI SERVIZI, intervento al CareerDay 2014, Università di Milano Bicocca/Laurea magistrale in Scienze pedagogiche, 13 novembre 2014 « AULE VIRTUALI di Paolo Ferrario.

Paolo Ferrario, Slides e Audio della relazione su: INDIRIZZI E LINEE DI WELFARE LOMBARDO PER IL FUTURO DELLE CURE DOMICILIARI E L’ASSISTENZA AL MALATO IN FASE AVANZATA, al Convegno formativo “Famiglia, casa e cura. La centralità degli aspetti sociali e familiari delle cure palliative domiciliari, organizzato dalle associazioni: Accanto, A.Ma:TE, Ancora, Il Mantello, Antonio e Luigi Palma, Como, 11 Novembre 2014, da POLITICHE SOCIALI e SERVIZI

GIUSEPPE GUIN, Dai romanzi ai social network. Il lago di Como … parole e immagini, alla mostra PIANO LIBERO di Roberto Biondi, 12 ottobre 2014. Audio dei due interventi e del dibattito | COATESA SUL LARIO … e dintorni

1° intervento: https://coatesa.files.wordpress.com/2014/10/dm451311.mp3

2° intervento: https://coatesa.files.wordpress.com/2014/10/dm451312.mp3

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Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013, p. 640. Audio presentazione di Paolo Ferrario

Questa mattina, a Milano Bicocca, ho acquistato questo folgorante libro che era ben esposto sul tavolo della Libreria Cortina:

Ella Berthoud, Susan Elderlin, CURARSI CON I LIBRI: rimedi letterari per ogni malanno, edizione italiana a cura di Fabio Stassi, Sellerio editore, Palermo, 2013

Di ritorno, sul treno, l’ho sfogliato ed ho letto alcune schede di miei e nostri autori prediletti.

So che questo libro avrà un posto stabile e duraturo nelle nostre vite.

Vi si sentono le biografie delle autrici e del curatore italiano. Loro hanno saputo trasmettere, in schede talvolta perfette per equilibrio di linguaggio e capacità di riassunto, il distillato della creazione letterarie degli autori e delle autrici.

Mi viene meglio parlarne in due audio, proprio per catturare all’istante questa sensazione di avere in mano qualcosa di prezioso per il tempo che resta

Audio n. 1: presentazione del libro, con particolare riferimento al testo del curatore Fabio Stassi

Audio n. 2: lettura di alcune schede di autori prediletti

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il mio (difficile e forse impossibile) sogno estivo: una conversazione (non prevaricante e unilaterale) tra amici, lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago. Audio Lettura da: Pietro Citati, L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, in L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998, 12 agosto 2012

Questo è il mio sogno estivo: una conversazione tra amici lungo i corridoi di un giardino che si affaccia sul lago.

Ne ho tratto ispirazione da alcune pagine del saggio

L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE, scritto da Pietro Citati

in: L’ARMONIA DEL MONDO, RCS libri, 1998, pagg. 44-46, 50


Audio Lettura


Emanuele Severino commenta il SECRETUM di Francesco Petrarca, da Radio 3 Suite, 2004, Audio di cinque ore, da Antologia del Tempo che resta

vai a: Emanuele Severino commenta il SECRETUM di Francesco Petrarca, da Radio 3 Suite, 2004, Audio di cinque ore « Antologia del Tempo che resta.

Emanuele Severino, IL PROGRESSO E LA TECNICA, incontro con Paolo Corsini e Riccardo Terzi organizzato dalla Cgil SPI Nazionale e Cgil SPI di Brescia, 18 GIUGNO 2012, Camera di Commercio, “Il Ridotto” Via Einaudi, 23 – Brescia. Audio delle relazioni

Spi Cgil Nazionale e Spi Cgil Brescia promuovono:

incontro con il prof.

Emanuele Severino

IL PROGRESSO E LA TECNICA

18 GIUGNO 2012

Camera di Commercio, “Il Ridotto”

Via Einaudi, 23 – Brescia


Ne discutono:

Riccardo Terzi, Segretario nazionale SPI CGIL

Prof. Paolo Corsini, storico


Presiede Ernesto Cadenelli, Segretario generale Spi Cgil Brescia 

da SPI CGIL BRESCIA

REGISTRAZIONI AUDIO:

Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio

Conversare su

IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO

incontro con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012

A dimostrazione dei temi trattati oggi da Emanuele Severino alla luce del primo pensiero filosofico basta scorrere i titoli del libro

LA BILANCIA, pensieri del nostro tempo, Rizzoli Bur, 1992/2011:

  • tramonto del marxismo
  • bipolarismo
  • imprenditori e globalizzazione
  • le capacità di previsione in tempi incerti
  • il disarmo
  • l’europa e l’europeismo
  • guerra del golfo
  • democrazie e capitalismo
  • droga
  • pena di morte
  • eutanasia
  • pace e guerra
  • le paure e la paura
  • giustizia
  • nichilismo e scienza
  • mezzi e fini dentro l’Occidente

Riprendiamo la questione del “cos’è la filosofia” (trattata già nel primo incontro) attraverso il metodo dell’analisi etimologica che è strutturante nelle scalette argomentative di Severino:

C’è anche il problema della obiettiva difficoltà dei temi e delle mappe cognitive necessarie ad affrontarli. Per nostra fortuna da una decina d’anni Severino ha avviato una generosa opera di “semplificazione” che passa soprattutto attraverso la partecipazione a convegni, le lezioni didattiche nei cinema e nelle piazze, gli articoli sul Corriere della Sera:

La conversazione sul tema degli ETERNI parte dalle domande fondamentali che ogni individuo si pone quando diventa autoriflessivo.

Per questo ascoltiamo due audio:

Un ulteriore passaggio avviene attraverso la lettura di una parte cruciale del SIMPOSIO di Platone

Per accostare la sequenza: Tutto, Essere, Nulla

occorre partire da Parmenide:

e leggiamo qui quale interpretazione ne dà Severino:

A corredo del precedente testo, cominciamo a tracciare a grandi linee il tema del “perchè le cose sono eterne” e del Tempo, attraverso un audio: 5.Sev-Eterni e Nulla

Una parziale linea di comprensione (parziale per noi “dilettanti” della filosofia) è  il tema del “Ricordo” e del “Ricordare”.

Ascoltiamolo dalla voce diretta di Severino:

Percorriamo alcune pagine di IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, Rizzoli 2011

  • il primo ricordo: sotto il tavolo
  • il fratello Giuseppe
  • il ginnasio e il liceo
  • la musica
  • la casa della nonna
  • la moglie Esterina
  • la storia di professore universitario

Il racconto autobiografico si intreccia con i grandi temi evocati, e in particolare quello della follia essenziale che “si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente”

Amplifichiamo la riflessione ancora attraverso un audio:

  • …. non dovrà accadere la messa in questione di quella che sembra la evidenza di tutte le evidenze …: Eterno-Sole-Severino

La discussione si dipana su vari livelli, ciascuno molto personale e filtrato dalla propria esperienza  e dai propri vissuti.

Concludiamo la serata con queste potenti parole pronunciate da Emanuele Severino in una lezione tenuta a Monza:

da: Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio « Antologia del Tempo che resta.

Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio

Conversare su

IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI

attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO

incontro con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012

A dimostrazione dei temi trattati oggi da Emanuele Severino alla luce del primo pensiero filosofico basta scorrere i titoli del libro

LA BILANCIA, pensieri del nostro tempo, Rizzoli Bur, 1992/2011:

  • tramonto del marxismo
  • bipolarismo
  • imprenditori e globalizzazione
  • le capacità di previsione in tempi incerti
  • il disarmo
  • l’europa e l’europeismo
  • guerra del golfo
  • democrazie e capitalismo
  • droga
  • pena di morte
  • eutanasia
  • pace e guerra
  • le paure e la paura
  • giustizia
  • nichilismo e scienza
  • mezzi e fini dentro l’Occidente

Riprendiamo la questione del “cos’è la filosofia” (trattata già nel primo incontro) attraverso il metodo dell’analisi etimologica che è strutturante nelle scalette argomentative di Severino:

C’è anche il problema della obiettiva difficoltà dei temi e delle mappe cognitive necessarie ad affrontarli. Per nostra fortuna da una decina d’anni Severino ha avviato una generosa opera di “semplificazione” che passa soprattutto attraverso la partecipazione a convegni, le lezioni didattiche nei cinema e nelle piazze, gli articoli sul Corriere della Sera:

La conversazione sul tema degli ETERNI parte dalle domande fondamentali che ogni individuo si pone quando diventa autoriflessivo.

Per questo ascoltiamo due audio:

Un ulteriore passaggio avviene attraverso la lettura di una parte cruciale del SIMPOSIO di Platone

Per accostare la sequenza: Tutto, Essere, Nulla

occorre partire da Parmenide:

e leggiamo qui quale interpretazione ne dà Severino:

A corredo del precedente testo, cominciamo a tracciare a grandi linee il tema del “perchè le cose sono eterne” e del Tempo, attraverso un audio: 5.Sev-Eterni e Nulla

Una parziale linea di comprensione (parziale per noi “dilettanti” della filosofia) è  il tema del “Ricordo” e del “Ricordare”.

Ascoltiamolo dalla voce diretta di Severino:

Percorriamo alcune pagine di IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI, Rizzoli 2011

  • il primo ricordo: sotto il tavolo
  • il fratello Giuseppe
  • il ginnasio e il liceo
  • la musica
  • la casa della nonna
  • la moglie Esterina
  • la storia di professore universitario

Il racconto autobiografico si intreccia con i grandi temi evocati, e in particolare quello della follia essenziale che “si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente”

Amplifichiamo la riflessione ancora attraverso un audio:

  • …. non dovrà accadere la messa in questione di quella che sembra la evidenza di tutte le evidenze …: Eterno-Sole-Severino

La discussione si dipana su vari livelli, ciascuno molto personale e filtrato dalla propria esperienza  e dai propri vissuti.

Concludiamo la serata con queste potenti parole pronunciate da Emanuele Severino in una lezione tenuta a Monza:

da: Conversare su IL MIO RICORDO DEGLI ETERNI attraverso la voce di EMANUELE SEVERINO, incontro in casa di amici “riflessivi” con Paolo Ferrario, Como 6 Giugno 2012, ore 21. Dispensa e Audio « Antologia del Tempo che resta.

Mi ricordo il corso di Anghiari: Gaston Bachelard, La poesia della materia, tracce audio, Como 21 ottobre 2010

Care compagne di esperienza e cara “maestra” che ci hai aiutato a vivere intensamente quei momenti,

sono quel Paolo che è stato molto bene nelle ore di Anghiari. O meglio ancora che era felice di sentirsi dentro le ore e nel luogo dei Sorci, che ne hanno amplificato la potenza.
Scusatemi se mi rivolgo a voi in forma di gruppo (ho creato, come faccio sempre, una mailing list, per non perdere i contatti). Se ci sarà occasione ci leggeremo individualmente.
Volevo, tuttavia, farvi partecipi delle conferenze che Gaston Bachelard tenne fra il 1952 e il 1954 ad una radio sul tema degli elementi materiali sedimentati dentro ciascuno di noi.
La casa editrice Red di Como (che ora non c’è più, perchè il suo animatore è migrato in un paese lontano) le fece trovare allegate al libro:
Le tracce audio sono contenute nel post sopra indicato
La voce del traduttore, con sullo sfondo la voce stessa di Bachelard, dà, secondo me, qualcosa di più alle  parole. Qui la voce ha un valore aggiunto.
Scriverò degli echi e delle memorie dei nostri giorni di ottobre e mi permetterò ancora di condividere con voi quei pensieri.
Per il momento un caro saluto ed un abbraccia a ciascuna
Paolo Ferrario
Como 21 ottobre 2010

 

Carlo Rivolta interpreta I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi, Cantù (Como), 18 aprile 2007. Registrazione AUDIO



Sono grato all’Auser di Cantù (Como) che lo invitò in un piccolo teatro parrocchiale a recitare queste pagine, in occasione dl “Giorno della memoria”.
Caro lettore, ti invito ad un ascolto che chiede un atteggiamento interiore
Ti chiedo di “fare anima” dentro di te.
Se non hai tempo per te, lascia questo sentiero e torna in altra occasione.

Si tratta della lettura che l’attore Carlo Rivolta ha fatto di alcune immense e definitive pagine di

Primo Levi
nel suo I sommersi e i salvati.

Devi immaginare una sala che improvvisamente si fa buia …. dal fondo Carlo Rivolta, vestito di leggerissimi indumenti bianchi, avanza con una candela in mano … e poi, dal silenzio, questa voce:

 

RIVOLTA


CARLO RIVOLTA interpreta ALBERTO VIGEVANI, al Castello di Pomerio di Erba l’11 novembre 2006

Credo sia opportuno conoscere qualche dato di contesto. Queste registrazioni sono state raccolte ad un convegno locale che si è svolto al Castello di Pomerio di Erba l’11 novembre 2006 ed organizzato da Centro Gadda di Longone al Segrino.
Il lavoro culturale di Carlo Rivolta era questo: mettersi al servizio degli autori e dei testi in situazioni associative di questo tipo.
Per lui era importante la richiesta del “committente” e il tipo di pubblico che sarebbe intervenuto.
Era profondamente interessato a creare un articolato rapporto fra autore, testo e lettori in ascolto.
E così anche un autore così particolare come Alberto Vigevani (un intellettuale organizzatore di biblioteche e di librerie bibliofile) veniva fatto risplendere nella sua prosa carica di tensione biografica.
In questi testi e nella risonanza che ne sa esprimere Carlo Rivolta si sentirà come Marcel Proust ha segnato la letteratura del primo novecento.

rivolta

CARLO RIVOLTA interpreta GIUSEPPE PONTIGGIA, Erba 14 giugno 2006

 

Grandi scrittori
I grandi scrittori sono in continuo aumento
Quelli che scarseggiano sono gli scrittori.
Giuseppe Pontiggia, Prima persona, Mondadori2002

 

 

Domani saranno due settimane dalla morte di Carlo rivolta, attore (1943-2008, 65 anni).

Nel corso degli ultimi anni (purtroppo solo dal 2004) ho registrato alcune sue interpretazioni e letture.

Il 14 giugno 2006, a Erba (Como), lesse alcune pagine di Giuseppe Pontiggia (1934-2003, 69 anni).
Il luogo era suggestivo: Il Castello di Pomerio.
La situazione di memoria era particolarmente emozionante: Pontiggia era morto nel 2003
 e in sala c’erano la moglie ed il figlio da lui raccontato nel libro Nati due volte.
Lo stile letterario di Pontiggia e la sua  nitida e precisa scrittura che tratteggia due biografie locali vengono fatti risuonare dalla voce di Rivolta in questo modo:

  1. Corridoni Alfredo viene alla luce alle due di notte a Erba il 5 aprile 1988. E’ secondogenito …
  2. Ghioni Ludovico nato in una notte di pioggia il 19 novembre 1905 nella campagna di Pontelambro …

Carlo Rivolta interpreta : Carlo Emilio Gadda, La casa della Brianza e Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus

1 LUGLIO 2008

La settimana scorsa è morto Carlo Rivolta.


Lascio per i passanti Carlo Rivolta interpreta : Carlo Emilio Gadda, La casa della Brianza e Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus
Nel 2005 il Centro Studi C.E. Gadda di Longone al Segrino, in una manifestazione culturale coordinata dal Prof. Mario Porro, lo invitò a leggere alcune pagine della fase milanese-lombarda dello scrittore
 AUDIO

Testo del pezzo che ho denominato “Breanza”:

Questa terra felice, denominata Breanza, da ‘bre’ che signi­fica fortunato, è tra le più ridenti e verdi della provincia no­stra ed è la natural sedia di quelle amplissime e venustissime ville ch”e i maggiori nostri edificarono a loro dimora per l’ozio loro, dopo le urbane contenzioni e li affanni delle politiche in­vidie: piantandovi d’attorno convenienti ed acconcissime piante, che superstiti sopra la banalità popolano d’uno fanta­sioso e nobile popolo antichi giardini.

I discendenti de’ vecchi signori intristirono nelle democratiche giostre, nel corso delle quali vennero tra le nuvole de’ molti coriàndoli quasi al tutto disarcionati. Altri infetidirono nel commercio del borbonzola, sorta di odorosissimo e pedagno escremento venato d’un suo borbomiceto verde-azzurro che ne fa ghiotti i deglutitori sua. Sicché le antiche ville, o ne vennero segati appiè i grandissimi ed alti sogni d’alberi, per cavarne legno d’opera e sul terreno edificarvi le scuole di chi non impara, o siffattamente diradarono nella verde piana, da parer pochi e verdi cespi fra le distrette d’un fumoso cantiere; dove comandano i capimastri e i bozzolieri.

….

Questa felice Breanza gode di otto generazioni di felicità, di cui voglio dire. Prima è quella che ne’ pozzi neri non acco­glie i doni soltanto de’ suoi naturali e gutturali inabitanti,ma quelli anche preziosissimi della signoria che vi va in villa, la di cui qualità è così ricca d’ogni fecondativa sustanzia, che qué­sta sola cagione basterebbe a implorare da Dio quella preloda­ta signoria, se l’onnipotente Iddio a nostro sostegno e alle­grezza non l’avesse già di per sé procurata. Tu vedi qui la da­ma e i dami, la ex dama e li ex dami condescendere con carita­tevole e dolce guardo e labbro all’eloquio e al commercio de’ cavernicoli, prendere soave informazione de’ ricolti e delle lo­ro patate, o suggerir medicina alle femmine, affaticate ogni dì più da que’ duo mali temibilissimi verso di cui per solito non usano la medicina, che sono la miseria e il mastio. Il mastio le astringe a promulgare la prole, e la miseria a ringhiottir le la­crime, e frenare lo sbadiglio. Ma il sorriso de’ marchesi è di tanto loro conforto, che esse dopo quello sorriso, corrono a uno nuovo figlio, e a un nuovo digiuno. Come vedi, non è pic­colo dono che nel salvadanaio tu vi metta non il tuo soldo so­lo, ma il mio pure, che l’Italia Letteraria me ne consente d’a­verne uno sì lauto. E così non è felicità poca a questa già così felice Breanza, lo aver ne’ pozzi neri una doppia restituzione delle susine sue, con quella di quelle che la signoria comporta d’altronde, di Bosnia, o California, o Provenza.

La seconda generazione di felicità è nelle mosche, che vi vengono ancor più numerose che i signori, sebbene non ne ab­bino le insigni qualità e virtù sue. Dal Campanone di Teodolinda Regina alla Ritonda del Cagnola sopr’Inverigo l’agosto e tutto un campanare di campane e uno volo di molteplicissime mosche, delle quali la qual si da ne’ formaggi, la qual nelli frutti, la qual nelli deretani de’ cavalli, la qual nella perniciosa defecazione de’ viventi e dipoi subito nel risotto loro, che è uno buonissimo condito di Lombardia. E quale osa pervenire, per difetto di riverenza qual è propio delle mosche, a mettersi a generare con la compagna in sull’ appisolato naso della pre­commemorata Signoria. E come, anco in sul naso de’ Grandi di mosche si genera mosche, così tu ne vedi venire delle nuvo­le sopra la costoletta, ch’è altro buonissimo condito di Lom­bardia. Donde vedi quanto sia più saggio quel povero villanello che si astiene dal mangiar costoletta, con che si astiene ad un tempo e dal gravame dello stomaco e dalla perenne insidia di queste felicissime mosche.

La terza generazione di felicità di Breanza è le campane, che distendono il loro metallo ne’ cuori di tutti: appena ad­dormito che tu sie, ecco ti risvegliano subite, chiamandoti senza indugio alle lodi del Signore. Queste laudi tu le puoi di­re in diversi modi, e cioè nel volgare nostro o anche per chiaro e preciso latino. Il latino compiace a Dio, pur che sie latino d’una sorta che non l’offenda o con la durezza de’ propositi o con la varietà delle comparazioni animalesche. Ed è in Brean­za alcuna sorta di preti che fanno sermoni buonissimi e con esempli grandi e propiamente suasivi, su qual tu vogli de’ co­mandamenti d’Iddio N.S. e de’ peccati ch’Elli ne difende dal fare e che noi, o per pravità inveterata di nostra natura o calo­re alcuno che si genera ne’ visceri nostri dopo la cena, o per il freddo che vi ha in mancanza di quella, del continovo faccia­mo, dico questi peccati proibitissimi et anco di venerdì. Uno vizio solo hanno purtuttavia questi cotali preti ch’io dico, ed è che quando li da il farnetico, si missono in la mente che le sua campane non suonino bastante per intronare la gloria di Dio nelli orecchi de’ peccatori e delle peccatrici. Ed è in quello farneticante zelo che fatto il consiglio e persuaso della biso­gna, subito imprendono a mutar campane, e sempre le mutano facendole duo volte le priori campane; e come l’onda del suo­no è nel peso, e il peso è nel volumine, e per duo volte la misu­ra il volumine è otto volte, così d’otto in otto fanno cotali campane che il campanile non l’ha da reggere. E allora o rirsaldano il campanile o rifanno quello: che la prima è migliore che la seconda, che se a rifare bisogna primo tu lo levi dal só­pra in giù, rinsaldare bisogna tu lo rifacci dal sotto in su. Ma perché l’appetito del doppio suonare non istia così lungo quanto dura il rifar campane e campanile nella chiesa, ne ven­gono questi cotali e soavissimi preti con alcuni messeri di Fab­brica, a casa de’ marchesi per l’obolo. Ed è marchesi di duo nature, e cioè quelli che innanzi le ville hanno pan d’oro da mangiare e quelli che dietro le ville hanno croste da ródere. E dar dinaio nelle campane, è per li uni una gloria celeste: e per gli altri è una gloria verde. E quando questi secondi Marchesi hanno figli difettivi che non si contentano a mangiar l’ugne in sopra il latino, ma vogliono pane dopo il latino, così per la glo­ria delle campane ci sarà l’obolo e per i figli le lacrime, senza speranza.

Ma dirò della quarta generazione di felicità, ch’è in la dit­ta Breanza. Ed è nello ingresso di detta terra; dove soffia uno treno che ti fa nel viso uno fummo buonissimo, e tu te ne lavi dipoi in uno bacile di tua casa, che con quel fummo che hai preso ne li cigli fai un brodo da otto. Questo treno pertiene a una compagnia, che forse la fece Moisè profeta quando volse lasciare la terra di Egitto e rasciugati li mari andorno per La Magna e la Breanza a Milano a deporvi l’ova della compagnia di questo venusto treno. Dicono altri che li fussero alcuni mercatanti della Belgica a far primi quel treno dove sono officine denominate « La Meuse »; e in uno monu­mento ch’io vedo eretto in Erba dove detto treno più piffe­ra, vedo ch’è scritto il nome del Senatore Giuseppe Gadda, come di principe del fare quel treno. Ma il mio zio di nobile e onesta memoria fece far quello da mezzo secolo in qua, e se fu allora buono, è oggi buonissimo. Io dico che le ova di Moisè le si dischiusero in una gallina che la fece poi mille polli: e piffete e puf fé te con quel treno tu ne giugni felicemente a Breanza. Puoi pensare che ‘l postremo di que’ treni, con che pervenghi a Erba, si diparta di Milano all’ore di not­te, conchiusi li negozi tua, ma tu erri: che a notte si dorme, e quel treno pure. Puoi pensare che se ne venghi, come dicono li Spagnoli, «uno poco liviano, pero livianito livianito». E che no! Che viene cacagio cacagio, quanto e più Biagio, a suo dolce e bell’agio. Fa prima, a venire, messer marchese Checco Pedolzi, detto il Cocco: che vi viene in uno suo ca­lesse, e con il venire in calesse ha servato li duo rognoni tan­to sani e suavi, che più sani e più dolci di quelli ha soltanto li piedi.

Dirò ora della quinta generazione di felicità ch’è infitta nel­la felice Breanza. Et è dessa quell’antiquo e felice modo dell’aucupio che dicesi da noi della bressanella, come che provenghi da quella nobile villa che Druso chiamavala Brixia e noi diciam Bressa. Questo gradevole aucupio è nel paretaio, sovr’alle coste che soprapprendono più nel piano, dove tu vi ti ascondi, dentro le verzure e ‘l bosco di dette costole, e vi stai sufolando con intenzione grande de’ tua nervi, dall’alba a mezzo il mattino. Li augelli purtuttavia non vi vengono, non perché abbino essi alcuna astuzia o una froda siffatta da scan­sare quello ingegno, che poi così temibilmente li occupa, ma perché non v’ha in Lombardia nissuno augello volante, se non balsamato ne’ musei, oltracché le galline, quando tu queste vogli pur dire che son augelli. Ma «l’uomo è cacciatore» dice uno modo da noi: e tu, che sei vuomo e cacciatore e lombardo, sùfola per l’augello,e così puoi augellare per il sùfolo.

E, lasciando dell’aucupio, dirò che altri animali sono in la terra, che non sono nel cielo. Che v’ha la donnola, ovver bellòla, lo scorpio, la sanamandra, il ghiro, il tasso, l’ariccio detto l’istrice, la volpe, e ‘l più di tutti ghiotto che da noi li cacciato­ri grandi lo chiaman «légora», et io lo chiamo, dato l’un caso o l’altro, o gatto ovverosìa coniglio. Questa légora la fa mettere li stivali grandi a costoro, che per cacciar légora vuole calzar duo grandi stivali. Fa prendere cadauno un fucile, detto schioppo o doppietta, e tre o quattro cani ansimanti, che «ti­rano», che «puntano», che fanno ù, ù, ù quanto è lunga la ma­ne; e con mille puntamenti e mille tirature e ù, ù non ne ven­gono a capo di nissuna légora, avvegnacché siano quaranta schioppi, ottanta stivali e cani centoventi. Solo v’ha centoventi palmi di lingua e dugentoquaranta mantici in soffio che basterebbono a Vulcano d’accender li fochi dello scudo. E v’ha di grandi e gloriosi ritorni, e poco a poco, tra li stivali e i cani, quella légora che di terra lombarda è onninamente fugitiva, se non che la entrò con l’anima dentro nel corpo di messer lo micio gnào gnào, quella légora, dico, tu te la trovi imaginata, stanata, puntata, tirata ed ancisa nei discorsi che ne fan­no: e dipoi come di légora si genera légora, quella medemà doventa duo, e le duo quattro, e le quattro increscono fino a quel nòvero che quelli boriando e trionfando, con passi di Marte e stivaloni di Vinciguerra, possono sustenere col nòvero de’ co­nigli, o de’ gatti, o d’entrambi li generi che faranno cotti la gran festa di Nembrot in nella osteria del suo vico. Tu li senti nel treno, che con la légora e con il cane e con la pinna e con il pelo e col punta e col tira, già ti vincono il soffiare del pìffete pàffete. Tu li senti dentro cucina del trattore, urlare circa la sua imaginata légora e dirne grandissime laudi, e dipingerla così presta, così scaltra, così feroce, che quasi ella li avrebbe mangiati, se elli non erano quei virtuosi che sono. Ma incon­tra a loro neppur potè quella légora, benché légora la fusse al certo: che incontra a uomini così fatti, con tanto stivale nel suo pie, gli è d’uopo alla légora che infine dopo una infinita corsa la si persuada daddovero esser légora se pure al principio la fussi buon’anima del gatto, ch’era fuggito alla ciavatta di monna Perpetua.

Ed è pure, in questa generazione di felicità, una terza sotto­spezie, dopo l’aria e la terra: e cioè dopo lo star a sufolare nell’aucupio e il circuire nella légora. E la è questa propiamente uno stare, come l’aucupio, ma ti bisogna qui tutto il contrario che sufolare: che lo animale a che tu intendi qui non vuoi sùfolo, ma uno vermicino minimo di che si ciba, tanta è la varie­tà delli appetiti dei detti animali, ch’è come quella dell’uomi­ni, che qual ciba il vermine e qual ciba lo sùfolo. Dico che que­sto animale non è se non il pesce, la di cui nazione è più propia nella marina, ma quando il suo regno nativo vi vengon sover­chio, o è il regno troppo salso per chi non ami salsedine, ven­gono simili pesci a far l’ova sua in sui fiumi e di questi nei la­ghi. Così v’ha pesci anco nei lachi di Breanza che son cinque, e cioè l’Eupili, il laco di Oggiono, che può nelle sciutte dive­nir duo; e i lachi di Alserio, Segrino e Montorfano. Tu non vi peschi però né cavedoni, né trote, né anguille, né rombi, né scorfani, né naselli; e neppur quelli pesci tenche, o lucci, o lavarelli, né agoni (Corno), che i trisavoli nostri, di memoria santa, stati cent’anni in sui detti laghi, vi pescarono per la fe­sta del Buonaparte dopo essersi lasciati pescare essi col vermi­cino trino, che ebbe il capo di libertà, il mezzo di egualità, e la coda di fraternità. Tu non vi peschi altro pesce che i gobbetti, o gobitt, il di cui seme fu immesso ne’ detti laghi dall’alta provvidenza di chi lo importò non so se d’America o d’Affrica o d’Oceania; che quella materia centuplicante, ch’è il seme del pesce, è bene venga dal di fuori a migliorare il di dentro. Questi gobbi hanno duo virtù grandi, che li fanno principi e civi soli delle nostrane lacustri città. Prima virtù è quella ch’essi mangiano tutti li altri infanti pesci (che nissun pesce è fante), li quali per esser più dolci e men gobbi, non hanno pos­sa all’incontro. Seconda è ch’elli sono tanto suavi nel fritto, che men dolce non è né l’assenzio, né il fiele. Non so qual cat­tedra né quale ambulanza li suggerì per suo profitto a’ Lom­bardi, correndo gli anni di nostro Signore da 1900 a 1910. Ma la provvidenza fu certa, che, con tanta dolcezza di detti pesci gobbi, ogni villano d’Eupili ama più tosto pescar carote di pentola, che uno viperone fuor dal laco.

E v’ha una felicità sesta, ch’è uno arbore pungentissimo, ed è la robinia. Questa robinia, sopra a la terra lombarda, è più feconda che non le mosche sopra al risotto o i pesci gobbi in Eupili. Ignota in antico ai maggiori, uno grande scrittor no­stro, che fece scritture assai buone e castissime, e compiacevasi a un tempo medesimo in nell’agricoltura, dicono l’avesse fatta venir d’Oceania. Ah! quanto amerei che il detto scritto­re non avesse ad aver fatto quest’opera, ch’è la pessima sua: egli propagò la robinia come nessun santo apostolo ha mai propagato la Fede di N.S. In quella terra che tutta la ricopriva il folto e sano popolo delli abeti, e la mormorante abetaia, nel vento, pareva dare agli umani il suspiro e la resina, egli vi fece venire questo arbore nuovo, ch’è a quelli nobilissimi come uno signor nuovo a uno vecchio signore. Neppure li virtuosi discepoli di Nembrot vi andrebbono a cercar la légora con li stivali, dentro cotali spine della robinia. Ma la robinia cresce in tre anni quanto l’abete in trenta: più celere che la zucca dell’Ariosto salita in sul pero, da notte a mattina, e va in passo con le voglie del celere tempo; nel quale si sente che tutto ciò che è materia si muove così celermente, che messer domine Giove, se l’ fusse oggi qua e tramutatosi in toro, non arriverebbe a ingredire nella ritrosa vacca Europa; e che detta vacca al vederlo già la si sarebbe ritramutata in una comune femina, con grande berleffo del detto Giove. Ela Pasifae ch’era per  contro una femina invereconda di quelli rimotissimi secoli l’avrebbe potuto con questo gran toro venire in quel suo nefandissimo connubio, sendoli mancata l’Europa in sul meglio.

Ed è settima felicità di Breanza che il vino vi viene dal col­le, e la grandine vi arriva dal cielo. Tu metti l’uve ne’ filari, | poi le pigi e fai vino crodello: le torchi e ne spiccia il torchiato. Ogni cosa propiamente vi arriva da quella parte che arrivar; suole e degge: così di Milano il piffete puffete, e la reverendis­sima signoria; del campanile il suono delle campanone,

come lustrale acqua si spande secondo disse in una buonissima e serena poetica l’abate Gia­como Zanella; ch’era un animo alto e buono: e le campane ti mettono in corpo il giuraddìo, le mosche d’ogni dove vi vengono, la légora in ogni dove la corre e fino dentro alle spoglie delli gnàvoli, gnàvoli, il di cui principe è il grande Gnào-Gnào.

… Il vino ecc.

Ed è ottava felicità di Breanza che potrà murare un dì marmora publiche, inscritte al mio nome con dire:

Qui sul colle ch’è aperto al cielo e ridente

Non si accomunò con i vivi

II Marchese della Nobile Miseria.

 

Da: Carlo Emilio Gadda, Racconti dispersi, Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus, in Romanzi e racconti II, a cura di Dante Isella, Garzanti, Milano 1989, pagg. 960-966

Indispensabile per collocare sul piano letterario e su quello biografico questo testo consiglio questa colta analisi:

Mario Porro (cur.), Gadda e la Brianza, nei luoghi della “cognizione del dolore”, Edizioni Medusa, Milano 2007, p. 226

 Il racconto che inizia con la frase “Il signor Francesco Pellegatta credeva in Dio” è stato pubblicato qui:

Carlo Emilio Gadda, Villa in Brianza, a cura di Giorgio Pinotti, Adelphi, 2007, p. 70

CARLO RIVOLTA interpreta: Platone, APOLOGIA DI SOCRATE

ASCOLTA L’AUDIO:

anche qui:


Link diretto al testo completo in Italiano (traduzione di Francesco Acri): Apologia di Socrate

segnalato da https://www.facebook.com/PlatoneIT



Il significato della morte

Consideriamo anche da questo lato il fatto che c’è molta speranza che il morire sia un bene. In effetti, una di queste due cose è il morire: o è come un non essere nulla e chi è morto non ha più alcuna sensazione di nulla; oppure, stando ad alcune cose che si tramandano, è un mutamento e una migrazione dell’anima da questo luo­go che è quaggiù ad un altro luogo . Ora,se la morte è il non aver più alcuna sensazione, ma è come un sonno che si ha quando nel dormire non si vede più nulla neppure in so­gno, allora la morte sarebbe un gua­dagno meraviglioso. Infatti, io riten­go che se uno, dopo aver scelto questa notte in cui avesse dormito così bene da non vedere nemmeno un sogno, e, dopo aver messo a confronto con questa le altre notti e gli altri giorni della sua vita, dovesse fare un esame e dirci quanti giorni e quante notti ab­bia vissuto in modo più felice e più piacevole di quella notte durante tut­ta la sua vita; ebbene, io credo che costui, anche se non fosse non solo un qualche privato cittadino, ma il Gran Re, troverebbe lui pure che que­sti giorni e queste notti sono pochi da contare rispetto agli altri giorni e alle altre notti. Se, dunque, la morte è qualcosa di tal genere, io dico che è un guadagno. Infatti, tutto quanto il tempo della morte non sembra essere altro che un’unica notte.

Invece, se la morte è come un partire di qui per andare in un altro luogo, e sono vere le cose che si raccontano, ossia che in quel luogo ci sono tutti i morti, quale bene, o giudici, ci potrebbe essere più grande di questo? Infatti, se uno,giunto al­l’Ade, liberatosi di quelli che qui da noi si dicono giudici, ne troverà di veri, quelli che si dice che là pronun­ciano sentenza: Minosse, Radamante, Eaco, Trittolemo e quanti altri dei se­midei sono stati giusti nella loro vita”; ebbene, in tal caso, questo passare nell’aldilà sarebbe forse una cosa da poco?

E poi, quanto non sarebbe dispo­sto a pagare ciascuno di voi, per stare insieme con Orfeo e con Museo, con Omero e con Esiodo?

Per quello che mi riguarda, sono disposto a morire molte volte, se questo è vero. Infatti, per me, sarebbe straordinario tra­scorrere il mio tempo, allorché mi incontrassi con Palamede, con Aiace figlio di Telamonio e con qualche altro degli antichi che sono morti a causa di un ingiusto giudizio, metten­do a confronto i miei casi con i loro ! E io credo che questo non sarebbe davvero spiacevole.

Ma la cosa per me più bella sarebbe sottoporre ad esame quelli che stanno di là, interrogandoli come facevo con questi che stanno qui, per vedere chi è sapiente e chi ritiene di essere tale, ma non lo è.

Quanto sarebbe disposto a pagare uno di voi, o giudici, per esaminare chi ha portato a Troia  il grande esercito, oppure Odisseo o Sisifo e altre innumerevoli persone che si possono menzionare, sia uomini che donne?

E il discutere e lo stare là insieme con loro e interrogarli, non sarebbe davvero il colmo della felicità?

E certamente, per questo, quelli di là non condannano nessuno a morte. Infatti, quelli di là, oltre ad essere più felici di quelli di qua, sono altresì per tutto il tempo immortali, se sono vere le cose che si dicono.

Messaggio conclusivo di Socrate e commiato

Ebbene, anche voi, o giudici, biso­gna che abbiate buone speranze da­vanti alla morte, e dovete pensare che una cosa è vera in modo particolare, che ad un uomo buono non può capitare nessun male, né in vita né in morte. Le cose che lo riguardano non vengono trascurate dagli dèi.

E anche le cose che ora mi riguar­dano non sono successe per caso; ma per me è evidente questo, che ormai morire e liberarmi degli affanni era meglio per me.

Per questo motivo il segno divino non mi ha mai deviato dalla via seguita.

Perciò io non ho un grande rancore contro coloro che hanno votato per la mia condanna, né contro i miei accu­satori, anche se mi hanno condannato e mi hanno accusato non certo con tale proposito, bensì nella convinzio­ne di farmi del male.E in ciò meritano biasimo.

Però io vi prego proprio di questo. Quando i miei figli saranno diventati adulti, puniteli, o cittadini, procuran­do a loro quegli stessi dolori che io ho procurato a voi, se vi sembreranno prendersi cura delle ricchezze o di qualche altra cosa prima che della virtù.

E se si daranno arie di valere qual­che cosa, mentre non valgono nulla, rimproverateli così come io ho rim­proverato voi, perché non si danno cura di ciò di cui dovrebbero darsi cura, e perché credono di valere qual­che cosa, mentre in realtà non valgo­no niente.]

Se farete questo, avrò ricevuto da voi quello che è giusto: io e i miei figli.

Ma è ormai venuta l’ora di andare: io a morire, e voi, invece, a vivere.

Ma chi di noi vada verso ciò che è meglio, è oscuro a tutti, tranne che al dio.
Platone, Apologia di Socrate

In: Platone, Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, 1991, p. 44-46

Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere … Per esempio, per me, direi … … le note di JOHN LEWIS quando volano nelle fughe di Bach …”

 

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“Perché vale la pena di vivere?
E’ un’ottima domanda… Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere …
Per esempio, per me, direi …  … le note di John Lewis quando volano nelle fughe di Bach …”


Un “classico” per sollevarsi appena un po’ dalla quotidianità.
Sì … per vedere i problemi leggermente dall’alto …

Le NUVOLE di Mark Strand, Audio Lettura di Paolo e Luciana

Quando si sfiora la felicità entrando in contatto fisico e mentale con un artefatto.

Il libriccino ha 30 pagine.: “di questo volumetto sono stati ultimati presso la Tipolitografia S. Eustachio 300 esemplari” dice il fronte di copertina.

Già questo, nell’epoca dei consumi di massa, è un fatto raro. Possedere un oggetto che ha incontrato le pulsioni desideranti di solo poche decine di persone … potrei incontrale una ad una …

Poi queste pagine contengono “89 nuvole” di Mark Strand.. Proprio così: 89 nuvole. Non una di più, non una di meno.

Dice il poeta: “Il libro è composto da una lista. La lista è costituita dall’uso ripetuto di un‘ unica parola. La si può leggere nella sua interezza, o per frammenti. Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso. A tratti si potrà pensare le apparizioni appartengano alla poesia, a tratti alla prosa, e persone diverse le penseranno in modo diverso. Il significato a volte importa, a volte no. Queste nuvole le si può leggere in tutta souplesse sia prima di addormentarsi che al risveglio”     

Poi, ancora, la traduzione è di Damiano Abeni, un medico epidemiologo che traduce poesie americane da 35 anni in modo assolutamente mirabile. Con una aderenza ai significati ed ai suoni ed alle loro relazioni che lascia attoniti per la ammirazione. Dice Damiano Abeni: “Le traduzioni sono piane e tendono ad essere fedeli. Per quanto riguarda la nuvola 23, Strand privilegia “Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili” . Ma il lettore sappia che interpretazioni altrettanto legittime sono: “Le nuvole sono disegnate da uccelli invisibili”, e “ Le nuvole sono attratte da uccelli invisibili”.
Ai più curiosi potrà interessare che sulla nuvola 25 (una ‘cloud’ senza ‘u’ – che si pronuncia come ‘you’, ovvero ‘te’ o ‘voi’ – è una ‘clod’, ovvero una ‘zolla’) ho giocato al gioco dell’autore, dimenticandomi del significato dell’originale: qui ‘una parte di voi’ è ‘vo’:

 
Una nuvola senza una parte di voi è quasi nulla
 

Provo a rendere una approssimativa delizia della mente nel leggere questa lista.

Dunque … Dice Mark Strand: “Ogni apparizione della parola ripetuta ha un carattere diverso, un tono diverso

Entriamo in questo sguardo, lo sguardo immaginifico di Strand.

 
Nuvola 2:
Le parole sulle nuvole sono nuvole loro stesse
 

Quindi: anche le parole sono evanescenti. Fluttuano … si muovono

 

E se c’è qualche evento esterno?

Nuvola 3:
Se nevica in una nuvola, solo la nuvola lo sa
 

E poi ci sono le relazioni. Il processo che lega le cose della vita-mondo.

Nuvola 4:
Per ogni nuvola c’è un’altra nuvola
 

Le nuvole hanno anche un’etica. Riflettiamo … riflettiamo noi che cerchiamo appigli per le azioni ed i comportamenti:

Nuvola 66:
Le nuvole non possono sbarrarti il passo
 
Soffrono.
Nuvola 19:

Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno ad immaginarcelo

 

E poi c’è qualcosa di molto particolare nei loro amori. Qualcosa che ora, dopo avere accolto lo sguardo di Mark Strand, potremmo percepire quando le guardiamo, di sera, di mattina presto, nei pomeriggi di blu e bianco.

Nuvola 13:
Le nuvole sono innamorate degli orizzonti


Per le altre nuvole invito a leggere:

Mark Strand, 89 nuvole (89 Clouds), a cura di Damiano Abeni con una nota di Marco Giovenale, Edizioni l’Obliquo, Brescia 2003

Carlo Rivolta legge: Carlo Emilio Gadda, La casa della Brianza

Già un’altra volta mi dicevo che abitare in provincia ha qualche svantaggio, ma anche molti pregi.
Per esempio si può vivere a 15 chilometri dai luoghi della prima fase della vita di Carlo Emilio Gadda.
E può anche capitare che un gruppo di persone abbia la bella idea di fondare un Centro Studi Gadda.
Se poi questa associazione ha l’altrettanto bella idea di organizzare pomeriggi di lettura di testi d’autore, allora si è vicini al godimento intellettuale.
Se, infine, a fare queste letture è Carlo Rivolta … beh a quel punto è fatta…
Si è manifestato un momento Zen.
Cioè una di quelle circostanze in cui, in modo ineluttabile, tutte le cose sembrano convergere a creare l’ “irripetibile dotato di significato”.
Certo occorre anche assecondare il caso: occorre che uno sia lì con l’Ipod trasformato in registratore.

Carlo Rivolta è un attore di bravura sovrumana.
Non esagero.
Quando legge un testo questo si libra in tutte le direzioni: parole, voce e corpo danno vita a una vera e propria esperienza esistenziale.

L’impasto linguistico di Carlo Emilio Gadda lo si  impara ad apprezzare, fino a non poterne più fare a meno, piano piano.
Con l’adatta lentezza.
Forse ci vuole età per arrivare a goderne.
Gadda ricrea una nuova lingua.
Oppure la adatta per metterla al servizio del suo messaggio letterario.

Qui sotto, nella

Villa in Brianza

il tema di sfondo è una parte del suo “romanzo familiare”.
In particolare la casa di campagna voluta da suo padre e da lui detestata.
Non entro nel merito del valore letterario di questo testo.
Ne parla con competenza Mario Porro in “Carlo Emilio Gadda, Longone al Segrino e la Brianza“, in Gadda e la Brianza. Nei luoghi della “Cognizione del dolore”, Medusa editore, 2007.

Volevo condividere, con te caro lettore, il senso dell’umorismo localista che trasuda da questo testo.
Qui si ride.
Si ride di gusto.
Attenzione: ci vuole una mezz’oretta per ascoltarlo.
Sarà tempo ben usato.
I lombardi ne godranno di più, per via delle inflessioni dialettali.
Ecco la lettura:

IL SOGNO della ACCETTAZIONE delle PARZIALITA’, fine analisi junghiana con Claudio Risè (1978/1992): audio e scritto del 29 dicembre 1992

  • AUDIO DEL SOGNO del 29 dicembre 1992:


Qui l’AUDIO  in formato Mp3:

 Sogno della accettazione delle parzialità, 29 dicembre 1992 


Appunti del 17 febbraio 2007, ai tempi del Blog su Splinder

Dò molta importanza agli eventi casuali che costellano la mia esistenza.
Dico sempre che niente avviene a caso. Nel caso c’è sempre un messaggio da trovare e comprendere.
Bene. Qualche giorno fa  Batsceba (blogger di splinder con la quale ho perso i contatti) ha invitato sul suo blog a parlare di qualche proprio sogno. Un invito interessante, perchè talvolta propongono immagini potentissime.
I sogni sono una cosa seria, impegnativa. Sono anche qualcosa di un po’ sacro. Parlo di una sacralità interiore.
Proprio in quelle ore, riordinando la mia biblioteca avevo trovato un pacco di miei sogni, risalenti ad un periodo in cui non solo alla mattina li ricordavo, ma addirittura li ricopiavo per conservarli. Appunto come qualcosa di sacro, in quanto proveniente da quella parte di me non controllata dalla coscienza.
E così ho tirato fuori il sogno della accettazione delle parzialità.
Quella notte mi svegliai di colpo con l’impellente bisogno di scriverlo.
E’  fantastico svegliarsi in piena notte.  Spinto da una forza  irresistibile  di fare  i conti con me stesso.
Di questi tempi non mi capita più.
Per forza: sono sempre qui attaccato al blog … anche per la canzone di mezzanotte … si dorme poco … si ricorda poco dei sogni …

———————————————————

Trascrizione del sogno della notte del 29 dicembre 1992, ore 2 e 20

Primo momento: un pezzo del sogno

Ho partecipato ad alcuni gruppi di incontro psicologico con fini terapeutici. Di quelli molto diffusi negli Stati Uniti, nei quali le persone si trovano per più giorni ed effettuano intense esperienze di comunicazione interpersonale e corporea.
In una di queste esperienze mi assumo io il compito di guidare un piccolo gruppo di attività creativa: mi pare di una cosa pittorica.
Il punto fondamentale è questo: non c’ è un momento di comunicazione complessiva al gruppo globale di questa singola esperienza che io conduco. Il piccolo gruppo non comunica a quello grande ciò che è successo.
Questo crea dei conflitti e qualcuno mi chiede il perché di questo.
Io lo liquido abbastanza velocemente ed una ragazza prende le mie difese e mi da ragione, dicendo che il desiderio invadente di sapere è un problema di quella persona, non mio.

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Secondo momento: rêverie sul sogno

In sé il sogno potrebbe fornire pochi messaggi significativi.
Sennonché quella notte feci  una lunga “Reverie”, ossia una riflessione fra il conscio ed il dormiente di cui parla il filosofo francese Gaston Bachelard. Una esperienza davvero piena di anima.
E questo è il commento, registrato quella notte e poi da me trascritto dalla voce notturna e conservato come uno dei più potenti messaggi che il mio inconscio mi abbia suggerito:

Mi sono chiesto se qui ci sia anche un messaggio di valutazione del punto in cui sono nel percorso della mia vita e della stessa analisi. Come se fossi ad un bivio.
In particolare mi viene in mente la mia attuale situazione esistenziale.
Mi trovo nella condizione di poter accettare una serie di mie parzialità psicologiche.
Un esempio di parzialità è quella per cui, pur non avendo capacità grafiche, ultimamente imposto quasi tutto il mio lavoro didattico utilizzando le immagini.
Certe immagini geometriche, che tuttavia hanno un effetto evocativo non basato sulla parola.
Una seconda mia parzialità è quella per cui, pur non avendo una cultura filosofica (neppure elementare), sento di aver bisogno di riferimenti filosofici che ricerco anche in modo confuso ed eclettico nelle mie ricerche bibliografiche. Ed alcuni concetti, magari avvicinati in modo semplificato e superficiale, entrano a far parte della mia attività culturale.
Io credo che questo abbia a che fare con la mescolanza fra discorsi tecnici e spazio creativo. Mi rendo conto di avere due tipi di attività psichica: una collegata alla razionalità e un’altra – più laterale – in cui mi permetto di dare spazio alla creatività.
Dunque vivo esperienze parziali.
E allora forse questo sogno sta dicendomi qualcosa di molto significativo su come e dove orientare il tempo che resta della mia vita.

Terzo momento: ripresa del sogno

Ed ecco che , in questo momento , del sogno ricordo ancora qualcosa …. Qualcosa ancora sta affiorando … Era lì sopito …  Ma la Reverie lo estrae.

I fatto è che tutti ce ne andiamo da quel luogo terapeutico, ognuno va per conto suo.
Io però poi provo il desiderio di scrivere a ciascuno una lettera, pur rendendomi conto che è una cosa scorretta, in quanto per farlo devo andare ad indagare sugli indirizzi privati delle persone e questo non fa parte della situazione relazionale che avevamo impostato nel gruppo.
A ciascuno dico la mia e più o meno faccio un discorso sull’importanza del “politeismo dei valori”.
Cioè dico  che ciascuno prende dalla vita alcune occasioni,ed in queste occasioni l’importante è valorizzare la soggettività di ciascuno. Nel senso che le esperienze consentono di esprimere la soggettività di ciascuno.
E nella lettera dico che sono contento per l’esistenza di ognuno di loro.
Ma l’esperienza si è conclusa lì.
Il cammino insieme si è concluso.
E se io non ho potuto dire a loro che cosa era avvenuto nell’ esperienza di gruppo che avevo gestito, questo non era un errore mio, ma semmai un problema di progettazione dell’’ attività terapeutica complessiva.
E che bisogna accettare che ci sono delle situazioni nelle quali non si riesce a fare tutto.
E che nonostante questo, io conservavo dentro di me un’immagine di ciascuno molto intensa.
E c’ è anche l’esigenza di provare a cambiare la vita.
Di essere più attivo nel mio progetto esistenziale.
Cioè devo attivamente prendere atto che sono ad un punto del percorso in cui posso accettare le parzialità della mia storia personale e che contemporaneamente devo fare uno sforzo attivo su di me.
E percorrere un’altra strada del bivio.

————————————————————-

In quella notte finiva il mio lungo cammino di analisi, iniziato nel settembre 1978 :   mi ricordo … L’APPUNTAMENTO, narrazione dal lontano settembre 1977.

Grazie, Claudio

2016-10-19_160842

mi ricordo che iniziava l’analisi, 14 settembre 1978


Il sogno della accettazione delle parzialità, 29 dicembre 1992

Audio del

E perchè no?
Dò molta importanza agli eventi casuali che costellano la mia esistenza.
Dico sempre che niente avviene a caso. Nel caso c’è sempre un messaggio da trovare e comprendere.
Bene. Qualche giorno fa  Batsceba ha invitato sul suo blog a parlare di qualche proprio sogno. Un invito interessante, perchè talvolta propongono immagini potentissime.
I sogni sono una cosa seria, impegnativa. Sono anche qualcosa di un po’ sacro. Parlo di una sacralità interiore.
Proprio in quelle ore, riordinando la mia bibliotaca avevo trovato un pacco di miei sogni, risalenti ad un periodo in cui non solo alla mattina li ricordavo, ma addirittura li ricopiavo per conservarli. Appunto come qualcosa di sacro, in quanto proveniente da quella parte di me non controllata dalla coscienza.
E così ho tirato fuori il sogno della accettazione delle parzialità.
Quella notte mi svegliai di colpo con l’impellente bisogno di scriverlo.
E’  fantastico svegliarsi in piena notte.  Spinto da una forza  irresistibile  di fare  i conti con me stesso. 
Di questi tempi non mi capita più.
Per forza: sono sempre qui attaccato al blog … anche per la canzone di mezzanotte … si dorme poco … si ricorda poco dei sogni …

Notte del 29 dicembre 1992 ore 2 e 20 
Ho partecipato ad alcuni gruppi di incontro psicologico con fini terapeutici. . Di quelli molto diffusi negli Stati Uniti, nei quali le persone si trovano per più giorni ed effettuano intense esperienze di comunicazione interpersonale e corporea.
In una di queste esperienze mi assumo io il compito di guidare un piccolo gruppo di attività creativa: mi pare di una cosa pittorica.
Il punto fondamentale è questo: non c’ è un momento di comunicazione complessiva al gruppo globale di questa singola esperienza che io conduco. Il piccolo gruppo non comunica a quello grande ciò che è successo.
Questo crea dei conflitti e qualcuno mi chiede il perché di questo.
Io lo liquido abbastanza velocemente ed una ragazza prende le mie difese e mi da ragione, dicendo che il desiderio invadente di sapere è un problema di quella persona, non mio.

In sé il sogno potrebbe fornire pochi messaggi significativi.
Sennonché quella notte feci  una lunga Reverie, ossia una riflessione fra il conscio ed il dormiente di cui parla il filosofo francese Gastone Bachelard. Una esperienza davvero piena di anima.
E questo è il commento, registrato quella notte e poi da me trascritto dalla voce notturna e conservato come uno dei più potenti messaggi che il mio inconscio mi abbia suggerito:

“Mi sono chiesto se qui ci sia anche un messaggio di valutazione del punto in cui sono nel percorso della mia vita. Come se fossi ad un bivio.
In particolare mi viene in mente la mia attuale situazione esistenziale.
Mi trovo nella condizione di poter accettare una serie di mie parzialità psicologiche.
Un esempio di parzialità è quella per cui, pur non avendo capacità grafiche, ultimamente imposto quasi tutto il mio lavoro didattico utilizzando le immagini.
Certe immagini geometriche, che tuttavia hanno un effetto evocativo non basato sulla parola.
Una seconda mia parzialità è quella per cui, pur non avendo una cultura filosofica (neppure elementare), sento di aver bisogno di riferimenti filosofici che ricerco anche in modo confuso ed eclettico nelle mie ricerche bibliografiche. Ed alcuni concetti, magari avvicinati in modo semplificato e superficiale, entrano a far parte della mia attività culturale.
Io credo che questo abbia a che fare la mescolanza fra discorsi tecnici e spazio creativo. Mi rendo conto di avere due tipi di attività psichica: una collegata alla razionalità e un’altra – più laterale – in cui mi permetto di dare spazio alla creatività.
Dunque vivo esperienze parziali.
E allora forse questo sogno sta dicendomi qualcosa di molto significativo su come e dove orientare il tempo che restadella mia vita.

Ed ecco che , in questo momento , del sogno ricordo ancora qualcosa …. Qualcosa ancora sta affiorando … Era lì sopito …  Ma la Reverie lo estrae.
I fatto è che tutti ce ne andiamo da quel luogo terapeutico, ognuno va per conto suo.
Io però poi provo il desiderio di scrivere a ciascuno una lettera, pur rendendomi conto che è una cosa scorretta, in quanto per farlo devo andare ad indagare sugli indirizzi privati delle persone e questo non fa parte della situazione relazionale che avevamo impostato nel gruppo.
A ciascuno dico la mia e più o meno faccio un discorsosull’importanza del politeismo dei valori.
Cioè dico  che ciascuno prende dalla vita alcune occasioni,ed in queste occasioni l’importante è valorizzare la soggettività di ciascuno. Nel senso che le esperienze consentono di esprimere la soggettività di ciascuno.
E nella lettera dico che sono contento per l’esistenza di ognuno di loro.
Ma l’esperienza si è conclusa lì.
Il cammino insieme si è concluso.
E se io non ho potuto dire a loro che cosa era avvenuto nell’ esperienza di gruppo che avevo gestito, questo non era un errore mio, ma semmai un problema di progettazione dell’’ attività terapeutica complessiva.
E che bisogna accettare che ci sono delle situazioni nelle quali non si riesce a fare tutto.
E che nonostante questo, io conservavo dentro di me un’immagine di ciascuno molto intensa.
E c’ è anche l’esigenza di provare a cambiare la vita.
Di essere più attivo nel mio progetto esistenziale.
Cioè devo attivamente prendere atto che sono ad un punto del percorso in cui posso accettare le parzialità della mia storia personale e che contemporaneamente devo fare uno sforzo attivo su di me.
E percorrere un’altra strada del bivio.

Carlo Rivolta legge di lui dopo Auschwitz

sabato, 27 gennaio 2007

Carlo Rivolta legge di lui dopo Auschwitz

Di lui dopo Auschwitz

Due cose a volte
immagino di lui
che esista
e dorma
fuori dal tempo
mentre noi
lo invochiamo
da dentro

Alberto Vigevani

Ma solo la voce straordinaria di Carlo Rivolta può rendere la potenza di questi versi (è la seconda poesia):


“Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera,

che può suonare Bach e Schubert,

e andare a fare la sua giornata di lavoro

ad Auschwitz la mattina“.

George Steiner


e un appunto di Giulia Parini Bruno:

Il giorno della memoria è importante per tutti e per qualcuno un pò di più.
Per chi ancora ricorda, per chi non riesce neanche più a sorvolare la Germania, per quei sopravvissuti che per anni avevano paura di non essere creduti per cui tacevano, tale era l’orrore che avevano vissuto, per chi ha dovuto negare le sue origini per paura.
Per tutte queste persone vi ringrazio di ricordare.
In tutta Israele il giorno della memoria a mezzogiorno risuona l’acuto di una sirena, tutti si fermano abbandonano qualsiasi cosa stiano facendo e per un minuto si stanno immobili, è lungo quel minuto ma è un rito in cui tutto il dolore viene a galla, si è bello far tornare la memoria così.
Se riuscite il 27 gennaio abbandonatevi ad un minuto di silenzio e sentirete le loro voci che recitano il Kaddish.

Carlo Rivolta legge di lui dopo Auschwitz

Carlo Rivolta legge di lui dopo Auschwitz

 

Di lui dopo Auschwitz

Due cose a volte
immagino di lui
che esista
e dorma
fuori dal tempo
mentre noi
lo invochiamo
da dentro

Alberto Vigevani

Ma solo la voce straordinaria di Carlo Rivolta può rendere la potenza di questi versi (è la seconda poesia):

 


“Noi sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera,

che può suonare Bach e Schubert,

e andare a fare la sua giornata di lavoro

ad Auschwitz la mattina“.

George Steiner


 

e un appunto di Giulia Parini Bruno:

Il giorno della memoria è importante per tutti e per qualcuno un pò di più.
Per chi ancora ricorda, per chi non riesce neanche più a sorvolare la Germania, per quei sopravvissuti che per anni avevano paura di non essere creduti per cui tacevano, tale era l’orrore che avevano vissuto, per chi ha dovuto negare le sue origini per paura.
Per tutte queste persone vi ringrazio di ricordare.
In tutta Israele il giorno della memoria a mezzogiorno risuona l’acuto di una sirena, tutti si fermano abbandonano qualsiasi cosa stiano facendo e per un minuto si stanno immobili, è lungo quel minuto ma è un rito in cui tutto il dolore viene a galla, si è bello far tornare la memoria così.
Se riuscite il 27 gennaio abbandonatevi ad un minuto di silenzio e sentirete le loro voci che recitano il Kaddish

Il sogno della accettazione della parzialità, Notte del 29 dicembre 1992 ore 2 e 20

Audio del

Sogno della parzialità, 29 dicembre 1992  in formato Mp3

Notte del 29 dicembre 1992 ore 2 e 20
Ho partecipato ad alcuni gruppi di incontro psicologico con fini terapeutici. . Di quelli molto diffusi negli Stati Uniti, nei quali le persone si trovano per più giorni ed effettuano intense esperienze di comunicazione interpersonale e corporea.
In una di queste esperienze mi assumo io il compito di guidare un piccolo gruppo di attività creativa: mi pare di una cosa pittorica.
Il punto fondamentale è questo: non c’ è un momento di comunicazione complessiva al gruppo globale di questa singola esperienza che io conduco. Il piccolo gruppo non comunica a quello grande ciò che è successo.
Questo crea dei conflitti e qualcuno mi chiede il perché di questo.
Io lo liquido abbastanza velocemente ed una ragazza prende le mie difese e mi da ragione, dicendo che il desiderio invadente di sapere è un problema di quella persona, non mio.

In sé il sogno potrebbe fornire pochi messaggi significativi.
Sennonché quella notte feci una lunga Reverie, ossia una riflessione fra il conscio ed il dormiente di cui parla il filosofo francese Gastone Bachelard. Una esperienza davvero piena di anima.
E questo è il commento, registrato quella notte e poi da me trascritto dalla voce notturna e conservato come uno dei più potenti messaggi che il mio inconscio mi abbia suggerito:

“Mi sono chiesto se qui ci sia anche un messaggio di valutazione del punto in cui sono nel percorso della mia vita. Come se fossi ad un bivio.
In particolare mi viene in mente la mia attuale situazione esistenziale.
Mi trovo nella condizione di poter accettare una serie di mie parzialità psicologiche.
Un esempio di parzialità è quella per cui, pur non avendo capacità grafiche, ultimamente imposto quasi tutto il mio lavoro didattico utilizzando le immagini.
Certe immagini geometriche, che tuttavia hanno un effetto evocativo non basato sulla parola.
Una seconda mia parzialità è quella per cui, pur non avendo una cultura filosofica (neppure elementare), sento di aver bisogno di riferimenti filosofici che ricerco anche in modo confuso ed eclettico nelle mie ricerche bibliografiche. Ed alcuni concetti, magari avvicinati in modo semplificato e superficiale, entrano a far parte della mia attività culturale.
Io credo che questo abbia a che fare la mescolanza fra discorsi tecnici e spazio creativo. Mi rendo conto di avere due tipi di attività psichica: una collegata alla razionalità e un’altra – più laterale – in cui mi permetto di dare spazio alla creatività.
Dunque vivo esperienze parziali.
E allora forse questo sogno sta dicendomi qualcosa di molto significativo su come e dove orientare il tempo che resta della mia vita.

Ed ecco che , in questo momento , del sogno ricordo ancora qualcosa …. Qualcosa ancora sta affiorando … Era lì sopito … Ma la Reverie lo estrae.
I fatto è che tutti ce ne andiamo da quel luogo terapeutico, ognuno va per conto suo.
Io però poi provo il desiderio di scrivere a ciascuno una lettera, pur rendendomi conto che è una cosa scorretta, in quanto per farlo devo andare ad indagare sugli indirizzi privati delle persone e questo non fa parte della situazione relazionale che avevamo impostato nel gruppo.
A ciascuno dico la mia e più o meno faccio un discorso sull’importanza del politeismo dei valori.
Cioè dico che ciascuno prende dalla vita alcune occasioni, ed in queste occasioni limportante è valorizzare la soggettività di ciascuno. Nel senso che le esperienze consentono di esprimere la soggettività di ciascuno.
E nella lettera dico che sono contento per l’esistenza di ognuno di loro.
Ma l’esperienza si è conclusa lì.
Il cammino insieme si è concluso.
E se io non ho potuto dire a loro che cosa era avvenuto nell’ esperienza di gruppo che avevo gestito, questo non era un errore mio, ma semmai un problema di progettazione dell’’ attività terapeutica complessiva.
E che bisogna accettare che ci sono delle situazioni nelle quali non si riesce a fare tutto.
E che nonostante questo, io conservavo dentro di me un’immagine di ciascuno molto intensa.
E c’ è anche l’esigenza di provare a cambiare la vita.
Di essere più attivo nel mio progetto esistenziale.
Cioè devo attivamente prendere atto che sono ad un punto del percorso in cui posso accettare le parzialità della mia storia personale e che contemporaneamente devo fare uno sforzo attivo su di me.
E percorrere un’altra strada del bivio.

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La mia abbastanza lunga analisi (1978-1992) si concluse quella notte del 1992.

Grazie a Claudio R.

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Sono riuscito ad estrarre da un vecchio disco a 33 giri questa lettura: Laura Conti, Lo sai come nascono i bambini?, primi anni ’70

Sono riuscito ad estrarre da un vecchio disco a 33 giri questa lettura:

Laura Conti Lo sai come nascono i bambini?

E’ un documento audio che va storicizzato, ai primissimi anni ’70. Quando parlare di educazione sessuale era ancora una impresa difficile e irta di ostacoli

.L’obiettivo era parlare di riproduzione sessuale a bambini molto piccoli.

Vorrei che si apprezzasse la dolcezza di quella voce, l’ironia, il timbro.

E che ve la immaginiate quando parlava di economia, di politica, di diritto, di storia, di antropologia