La mia educazione politica adulta è segnata da due eventi

19 settembre 2003

La mia educazione politica adulta è segnata da due eventi.

Il primo è il colpo di stato della destra militare cilena nel 1973. Il golpe cileno fu di una violenza spaventosa e colpì molto chi sentiva l’importanza di un proprio impegno attivo nella politica. Questa tragedia indusse il segretario del Pcì Enrico Berlinguer a un autoesume radicale delle prospettive della sinistra. Nel mese dopo il golpe, Berlinguer pubblicò tre articoli su «Rinascita»; l’ultimo proponeva l’idea di un compromesso storico con la Democrazia Cristiana. «Non si governa con il 51 per cento». L’alternativa di sinistra veniva accantonata, a favore dì un accordo tra ‘Le forze popolari dì ispirazione comunista e socialista con le forze popolari di ispirazione cattolica, oltre che con formazioni di altro orientamento democratico». Fu una lungimirante scelta politica nella direzione di una “alleanza per la democrazia” contro i pericoli di svolte autoritarie anche in Italia. Risultava già chiaro agli occhi del “moderato” Berlinguer, ben prima che i documenti della Cia certificassero l’investimento americano sul golpe, che la sinistra cilena aveva fallito per i suoi strappi massimalisti, perché aveva perduto l’appoggio della Democrazia cristiana, perché si fondava su un governo di minoranza che suscitava il timore dì un cambio di sistema.

Il secondo evento è rappresentato dall’assassinio di Aldo Moro da parte delle brigate rosse.

In quegli anni ho forgiato un mio punto di vista personale e politico molto forte: rispetto e difesa delle istituzioni della democrazia; avversione dell’estremismo ideologico della minoranze. Ho perso molte amicizie per queste convinzioni intransigenti.

Anche in un sistema politico bi-polare (destra e sinistra) sono le posizioni di centro quelle più responsabili, perchè si fanno carico del peso di portare avanti i processi di cambiamento in modo realistico ed utilizzando i mezzi della convinzione razionale. (e non quelli della prepotente rappresentazione ideologica della realtà)

Queste riflessioni mi si ripropongono dopo aver visto il film “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio, per l’appunto dedicato all’assassinio di Aldo Moro, dopo circa due mesi di prigionia e di interrogatori molto simili alle torture staliniane di cui ha parlato Arthur Koestler nei suoi libri.

Il film oscilla fra la storia e il sogno. Viene fuori molto bene la claustrofilia dei terroristi. La figura di Moro si ingigantisce sotto tutti i profili (come politico, come marito, come padre, come persona che non vorrebbe morire e si difende disperatamente come può). Forse è per questo che il figlio Giovanni ha molto apprezzato l’opera.

Ma io colloco “Buongiorno, notte” fra i quelle dei cattivi maestri.

Bellocchio infatti non rinuncia alla sua interpretazione di estremista politico (a discapito di quella artistica di regista) ed attribuisce ai partiti di allora (Dc e Pci in primo luogo) e perfino al papa Paolo Sesto la responsabilità della morte di Moro. C’è una carrellata finale sui vari rappresentanti politici di allora che determina una caduta irreversibile di un film la cui narrazione era stata anche emozionante fino ad allora. Il messaggio di Bellocchio è chiaro: bisognava trattare e cedere alle BR che avevano trucidato cinque militari della scorta. Solo dopo avere scritto queste pagine ho letto un articolo di Mario Pirani che conferma con ampiezza di dettagli il mio giudizio.

Stenta, nella sinistra, a venire avanti il principio che la responsabilità è innanzitutto un fatto individuale. La Braghetti (la brigatista che governava la casa e che ha scritto un diario che lei vorrebbe essere di pentimento) poteva in ogni momento fare una telefinata liberatoria. Bastava sollevare il telefono.

Gli assassini sono stati i terroristi delle BR e basta. Solo loro, immersi nelle loro follie persecutorie che Dostoevski ha già descritto nei “Demoni”.

Solo loro che da sopravvissuti cianciano ancora nei loro libretti di “circostanze oggettive ” che hanno determinato i loro agire. Nessuna responsabilità, per loro, ma la “situazione”.

Il berlusconismo è lo spaventoso paesaggio che mi tocca vivere in questi anni. Ma la condiscendenza di ampie aree della sinistra alle teorie che negano la responsabilità individuale in nome delle “circostanze estreme” è un paesaggio altrettanto mostruoso.

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