Angelicamente: presentazione del libro alla società antroposofica di Milano

caro baldo, pure io sono arrivato salvo a como, dopo aver accompagnato p.t  (psicologa della famiglia e della vecchiaia) alla sua casa milanese.
sento di avere avuto il privilegio di conoscere un luogo “storico”, ossia questa sala degli antoposofi steineriani milanesi. inoltre l’occasione mi ha consentito di leggere ancora una volta il libro. e tu sei stato bravissimo nel riconoscere a ciascun autore il suo contributo al testo complessivo di Angelicamente. anche francesco pazienza ha rivelato un suo volto affettivo e relazionale che mi ha molto favorelmente colpito. ricorderò anche la presenza affettuosa di m.d.
è vero, come ha detto p., che  i contenuti sospesi ed anche enigmatici di alcune linee ispirative stanno lì, durevoli nel tempo e sulla carta, a trasmettere significati latenti che avranno forse modo di essere captati e resi significanti.

mi resterà nella memoria, e devo scriverlo nel mio diario biografico, l’intervento di quella persona che ha “criticato” metodo e prospettive del libro. 
come sai, (e il saggio sul genius loci lo conferma) io mi sento più attaccato alla terra che alle vertigini dei piani astrali della coscienza. e, dunque, il suo dire “attenzione a non perdere il contatto con l’uomo” risuonava forte dentro la mia coscienza.

La mia storia e biografia personale è sospinta da un destino che mi spinge verso una strada nella quale cresce la convinzione (oggi corroborata anche dalla sapienza di Emanuele Severino) che la mia “eternità” è vicinissima ed  è dentro la mia persona sulla terra, alla quale devo essere grato per la sua accoglienza e varianza, come nel mandala di foglie autunnali che ho visto durante la mattina sotto le mura di bergamo alta.

tuttavia il MODO in cui quella persona ha fatto la sua critica e ancora più il QUADRO in cui lo inseriva (usare il metodo “scientifico” di rudolf steiner) mi ha ulteriormente convinto della mia distanza (siderale) da ogni pensiero DOGMATICO.

Gli schemi dogmatici (tutte “fedi” controvertibili perchè basate su costrutti mentali) paralizzano, nella mia interpretazione,  ogni possibile ed infinito processo di personalissima INDIVIDUAZIONE.
Un caro saluto a te e a marialuisa e arrivederci ad altra occasione o personale o scritta di incontro intersoggettivo
paolo

9 pensieri riguardo “Angelicamente: presentazione del libro alla società antroposofica di Milano

  1. Rispondo citando un passo del libro a pagina 193 (del gruppo lettura
    film, che cone sai si rifà al metodo di lettura d’anima centrata sull’amore
    che io e Maria portiamo avanti da una ventina d’anni):
    “Il nostro percorso di ricognizione delle tracce del passaggio
    angelico nella filmografia del genere termina qui. Da questo
    intenso lavoro di tipo seminariale che ha inciso anche nelle
    nostre vite, abbiamo tratto la conclusione che l’angelo, come il
    cinema ce lo rappresenta o come lui ha cercato di rappresentarsi
    a noi attraverso questo mezzo, è la prefigurazione dell’umano,
    ma è anche oltre lo stesso, nella sua instancabile e a volte anche
    disperata opera di aiutarci a trapassare nelle piccole e grandi
    crisi di cambiamento cui siamo sottoposti, in cui c’è bisogno di
    rinnovare il patto uomo-dio, calato e visto nella concretezza del
    rapporto con l’altro e del rapporto col mondo di cui siamo per
    entrambi custodi e responsabili. Ogni volta sembra un’impresa
    colossale, un’opera immane su cui spesso e volentieri si soccombe,
    e tutto l’umano con noi, ma l’angelo nel cinema ci insegna
    che basta un gesto molto semplice: «Lo sguardo pieno
    d’amore».”
    Quindi è l’angelo (la radice celeste della notra anima) che ci fa esseri
    veramente umani (facendoci di volta in volta trascendere i nostri limiti)
    e che ci fa “stare con i piedi per terra”, cioè in relazione con l’altro,
    col mondo e con la realtà tutta, non io col mio io, e neppure con tutta
    la scienza del mondo.
    Forse diciamo la stessa cosa da sponde diverse, da mondi diversi,
    non lo so, ma anche per questo è bello il libro “Angelicamente. Il senso
    dell’angelo nel nostro tempo”, che ha visto la tua preziosa e calorosa
    partecipazione. Baldo Lami

    1. caro baldo e cari amici del gruppo del cinema
      ti ringrazio molto per questo ulteriore chiarimento e rischiaramento.
      Ciò che trovo prezioso nel nostro incontro (propiziato da Silvia Montefoschi) è la reciproca stima fra di noi, nonostante le biografiche diversità da noi sperimentate lungo il cammino della vita.
      Io trovo che ogni chiusura dentro forti articolazioni di pensiero siano limitative della mia personale evoluzione. mi sembra che la sostanza delle differenze stia tutto qui.
      Mi accompagna in questa prospettiva il principio di individuazione di Carl Gustav Jung. Dentro questa parola sento risuonare “individuo”. E dunque ogni percorso è individuale, soprattutto se vissuto con spirito di apprendimento. L’unico limite che mi pongo è l’analogo percorso del qualsiasi altro che mi cammina accanto. Ed è per questo che rifuggo talvolta con eccessi caratteriali da ogni impostazione religiosa monoteista ed unilalaterale.
      Un caro saluto a te e buon futuro
      paolo

  2. su questo siamo d’accordo (salvo averlo inteso nello stesso modo),
    ma se non lo fossimo, non solo sul senso della verità, ma su quello da dare alla vita, e fossimo quindi due diversi mondi, abitatori (per dirla con severino) di due diversi tempi e due diverse terre (come è sicuramente nella maggior marte dei casi), come ci potremmo incontrare? cosa ci potrebbe far colmare lo iato, spazio siderale che ci divide? si può rispondere, come hai fatto tu sopra, “stimandoci”, certo questo è vero, ma perchè dovremmo? chi ce lo fa fare? ci vuole un comune impegno, uno sforzo, ci vuole l’intervento di un’intermediazione tra i nostri due mondi, intermediazione che non si trova sotto i miei piedi, sul luogo che abito o nella mia carne (anche se tutti e due, e di questo devi esserne certo, pensiamo che si trova anche lì)…
    si trova forse nella nostra mente? ci stiamo avvicinando ma non è ancora esatto, perchè è propria la mente, anzi, che ci divide, perchè in realtà abitiamo nello stesso tempo e sulla stessa terra… allora cos’è o dov’è questa facultas intermediantis, che guarda caso è anche imaginantis, perchè non è di tutta evidenza, anzi non lo è affatto?
    cari saluti e grazie per severino che ascolto sempre con piacere, baldo

    1. caro baldo
      cosa fa incontrare? il caso
      a quale stile comunicativo e comprensivo mi sforzo di aderire?
      ti rispondo con le parole di silvia montefoschi, quelle che me l’hanno fatta conoscere e che mi hanno portato alla mia analisi:

      “Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell’esistere con l’altro senza bisogni.

      Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l’altro ci sia, in quanto è grazie all’esserci dell’altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l’esistere dell’altro mi rivela a me stessa.

      In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell’altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell’esistere dell’uomo come soggetto?

      Devo procedere nell’analisi di queste caratteristiche: la relazione e la libertà.

      Il primo bisogno del soggetto per essere tale è l’esistenza di un altro da sé. Molte sono le forme sotto le quali questo altro si fa presenza agli occhi dell’uomo: può essere, di volta in volta, il mondo esterno, ovvero il mondo delle cose e dei valori sociali, o il mondo interno, ovvero il mondo dei pensieri e degli affetti; può essere il Tu umano, l’altro dell’incontro, o il Tu interiore, l’altro cui l’uomo si riferisce quando è con se stesso; può essere la corporeità dell’uomo o i suoi comporta­menti o i suoi modi di rapportarsi al mondo, nel momento in cui egli se ne distacca per riconoscerli e riferirli a sé; può essere infine l’uomo nella sua globalità, quando l’uomo stesso prende da se medesimo la distanza necessaria per definirsi in una identità.”

      in Silvia Montefoschi, L’Uno e l’Altro: interdipendenza e intersoggettività, Feltrinelli, 1977, ora in Silvia Montefoschi, L’evoluzione della coscienza, Opere, Volume Secondo – Tomo 1, Zephyro Edizioni, Milano 2008, p. 74-75.

      tanto mi basta per camminare ancora per un po’ sulla terra (apprezzandone i luoghi)
      ma sai:: io sono persona semplice e in più sono uno scimmione che picchia i tasti di una tastiera
      sì: sono grezzo e poco sofisticato: relazione e libertà.
      soggetto, individuo … individuazione
      quanto a severino per me è ben più di un “piacevole ascolto”: è il rischiarante verso la morte
      grazie per l’attenzione e buoni giorni
      un caro saluto
      paolo

  3. facciamo così: io lascio che tu intenda severino meglio di me, e tu lascia che io intenda montefoschi meglio di te!
    dolce notte, baldo

    1. primo. in rapporto al contenuto: non è vero: magari io avessi una cultura filosofica all’altezza di emanuele severino ! balbetto comprensioni
      secondo: il il tuo tono è offensivo.
      e lo trovo molto anti intersoggettivo.
      ti ho forse detto che tu non capisci emanuele severino? no non l’ho detto. ti ho SOLO detto quello che per me è la voce di severino. e tu mi fai la lezioncina del fatto che io non capisco la montefoschi? anche se fosse perchè devi dirmelo con quel tonO?

      comunque sì: se ti fa piacere sono ignorante.
      ma perchè hai dentro tanta violenza con chi è fuori dai tuo schemi mentali?

      direi che la conversazione è chiusa
      non sono uno che porge ad oltranza le guance per gli schiaffi.
      buon futuro
      paolo

  4. ti lascio volentieri l’ultima parola e l’ultima ragione, l’amore soprattutto!…
    la mia violenza è tale che mi allontano in silenzio dalla tua vita!
    scusa di averti importunato chiedendo di scrivere un articolo sull’angelo del luogo
    e di averlo pubblicato!
    credevo, e continuo a credere, che solo tu potevi svolgere bene quel tema!

    1. la scrittura di quel tema ha corrisposto e corrisponde del tutto alla mia concezione della intersoggettività (prendere sul serio una domanda inaspettata e farne oggetto di apprendimento).
      ti ho riconosciuto in ogni occasione la paternità per quel saggio (per iscritto e nelle due presentazioni). spero che tu ne ne ricordi.
      basterebbe rileggere tutta la sequenza di questa conversazione per comprendere , a mente fredda, che il mio ragionamento era finalizzato a far valere la mia particolarissima e individuale visione su una parte, una sola parte del problema (quello di imprigionare una ispirazione dentro a recinti interpretativi unilaterali)
      non capisco il MODO in cui hai voluto impostare la comunicazione. e mi dispiace molto. davvero molto.
      ma non posso accettare che mi si tratti come un primitivo che “non capisce”.
      è la negazione dello mio modo di intendere l’intersoggettività (stare in relazione rispettando la libertà evolutiva dell’altro). E la comunicazione denigratoria è davvero molto dolorosa
      mi spiace per questa incrinatura. ma devo tutelare la mia soggettività. mi chiedo quanti amici hai saputo conservarti al di fuori dalle tue visioni psicologiche e sociali. Spero che siano tanti e più fortunati di me
      Confermo un vissuto di violenza comunicativa di livello alto e anti-psicologco.
      Credo che OGNI PSICHE MERITI RISPETTO
      peccato. rifletterò a lungo su questo incidente esistenziale
      buon futuro
      paolo

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