Emanuele Severino: “si E’ a casa”

Un altro amico, e fraterno, se ne è andato.

Dove?

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davvero.

Si è «a casa».

Sin da prima dell’inizio dei tempi. Ci rimarremo in eterno; la casa sarà sempre più accogliente. E invece crediamo di vivere nella terra inospitale che ci ha ghermito col vento. 

Stando là fuori diciamo: «Ecco il mondo; questa è la vita che ci è toccata». Ci crediamo mortali. Ma quando si muore non si va da qualche parte. Ci si risveglia accanto al fuoco. Non più ingannati dal vento. Né intimoriti delle ombre e dal gelo della brughiera.

Una povera favola? Non direi; ma una metafora sì: dello Spettacolo che da gran tempo tento di indicare. (Il tentativo è delle parole, non di ciò che esse indicano).

da Emanuele Severino L’uomo in debito cerca la libertà, Corriere della sera 13 gennaio 2014

 

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La stanza che dà sul centro storico di Como, dicembre 2013

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davveroSi è «a casa»

Emanuele Severino

Musica e letture nella “confortevole tana” della stanza che dà sul centro storico di Como, 15 dicembre 2013

 

Opere citate nel video:

Anouar Brahem, C’est ailleur

Haruki  Murakami, Ritratti in Jazz

Basilio Luoni, El Natal

Davide Van de Sfroos, Perdonato dalle lucertole

Mauro Fogliaresi, Il cerchio di un addio

La domenica andavamo allo Zoo, di Carlo Pozzoni

Ascoltando Nat King Cole assieme ad HARUKI MURAKAMI nella “confortevole tana” che dà sul centro storico di Como, 8 dicembre 2013

South Of The Border (Down Mexico Way)

La canzone preferita nei pomeriggi da Shimamoto, che i due ragazzi ascoltano senza comprendere le parole, immaginandole più interessanti di quanto non siano. Si tratta del classico brano country reso celebre da Frank Sinatra e interpretato da moltissimi altri cantanti, e del quale esiste anche una nota versione italiana (Stella d’argento). Non risulta però una versione interpretata da Nat King Cole, si tratta infatti di un errato ricordo di Murakami, da lui stesso ammesso nel libro “Portrait of Jazz”

Murakami dice nel libro Portraits of Jazz:

“Someone pointed out to me that Nat Cole had never sung(at least recorded) the song. I couldn’t believe him and looked into Cole’s discography. To my surprise he never ever sang it. He made several albums of Latin songs, but it is not included in them. Then it follows that I wrote a book based on a recording that never existed. But (I’m not trying to defend myself) I feel it was not so bad after all, for you “breathe air in the world which does not exist anywhere” when you read novels.”

“Qualcuno mi ha fatto notare che Nat Cole non ha mai interpretato né inciso questa canzone. Non potevo crederci ed ho consultato la discografia di Cole. Con mia grande sorpresa (ho appurato) che non l’ha mai cantata. Ha fatto molti album di musica latina, ma non è inclusa in nessuno di essi. Quindi ne consegue che ho scritto un libro basato su una registrazione che non è mai esistita. Ma (e non sto tentando di difendermi) penso che non sia una cosa così negativa, dopo tutto, perché in fondo voi quando leggete un romanzo “respirate un’aria del mondo che non è mai esistita da nessuna parte”.

(tratto da http://www.musicaememoria.com/a_sud_del_confine.htm)

Ascoltando Nat King Cole assieme ad Haruki Murakami nella stanza sul centro storico di Como, 8 dicembre 2013

South Of The Border (Down Mexico Way)

La canzone preferita nei pomeriggi da Shimamoto, che i due ragazzi ascoltano senza comprendere le parole, immaginandole più interessanti di quanto non siano. Si tratta del classico brano country reso celebre da Frank Sinatra e interpretato da moltissimi altri cantanti, e del quale esiste anche una nota versione italiana (Stella d’argento). Non risulta però una versione interpretata da Nat King Cole, si tratta infatti di un errato ricordo di Murakami, da lui stesso ammesso nel libro “Portrait of Jazz”

Murakami dice nel libro Portraits of Jazz:

“Someone pointed out to me that Nat Cole had never sung(at least recorded) the song. I couldn’t believe him and looked into Cole’s discography. To my surprise he never ever sang it. He made several albums of Latin songs, but it is not included in them. Then it follows that I wrote a book based on a recording that never existed. But (I’m not trying to defend myself) I feel it was not so bad after all, for you “breathe air in the world which does not exist anywhere” when you read novels.”

“Qualcuno mi ha fatto notare che Nat Cole non ha mai interpretato né inciso questa canzone. Non potevo crederci ed ho consultato la discografia di Cole. Con mia grande sorpresa (ho appurato) che non l’ha mai cantata. Ha fatto molti album di musica latina, ma non è inclusa in nessuno di essi. Quindi ne consegue che ho scritto un libro basato su una registrazione che non è mai esistita. Ma (e non sto tentando di difendermi) penso che non sia una cosa così negativa, dopo tutto, perché in fondo voi quando leggete un romanzo “respirate un’aria del mondo che non è mai esistita da nessuna parte”.

(tratto da http://www.musicaememoria.com/a_sud_del_confine.htm)

dal primo pomeriggio alla sera da una stanza del centro storico di Como, 1 dicembre 2013

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davveroSi è «a casa»

Emanuele Severino

Il cielo in una stanza del centro storico di Como, al suono di Danilo Rea e al canto di Gino Paoli

Ognuno di noi abita una «casa» , chiamiamola così. Attorno, a perdita d’occhio, la brughiera. Il fuoco è acceso, la tavola imbandita. Ma capita, guardando verso la finestra, che il vento ci faccia credere di trovarci là fuori — e ci si dimentichi di dove siamo davveroSi è «a casa»

Emanuele Severino