Antologia del cuore stanco. Persone con scompenso cardiaco, familiari e medici si raccontano, a cura di: Antonietta Cappuccio e Maria Giulia Marini Edizioni effedi, 2019 – ISTUD Sanità

Vittorio Lingiardi, CUORE tenero o matto da legare?, in Il Sole 24 Ore/Domenica,16 febbraio 2020

…..

Il cuore è nelle nostre frasi di tutti i giorni: a cuor leggero, avere a cuore, col cuore in mano, un cuore di pietra, mi scalda il cuore, cuor di leone, una stretta al cuore. E nelle nostre parole: batticuore, crepacuore, rincuorare, malincuore, ma anche (dal latino cor, cordis) cordiale, ricordo, coraggio. ”

Il cuore è nei versi che amiamo, dal core che ’ntenerisce i navicanti danteschi nell’ora che volge il disio, al palpito di Szymborska che per me è il manifesto dell’intersoggettività: «Ascolta come mi batte forte il tuo cuore». Non esiste un cuore senza canzoni e non esistono canzoni senza un cuore: Mina cantava Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso, un anno dopo ballavamo al ritmo del Cuore matto di Little Tony.

Inutile dire che il muscolo cardiaco batte anche in ogni biblioteca, dal cuore più popolare d’Italia, quello di De Amicis, a volumi dottissimi come il regalo ricevuto da un amico dantista, The Medioeval Heart di Heather Webb (Yale University Press), o la magnifica anatomia culturale (Organi vitali, Adelphi) scritta dal medico messicano-americano Francisco González-Crussí. Ogni venerdì mi adagio tra i cuori gonfi di Ježek che illustrano le Questioni di cuore di Natalia Aspesi e se apro il mio cassetto delle cartoline mi battono in petto i cuori dell’arte, quelli barocchi trafitti dall’angelo e quelli gaiamente paonazzi di Keith Haring. Uno di quelli che amo di più lo porge a Gesù una Caritas di Giotto nella Cappella degli Scrovegni.

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

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Profilo biografico di PAOLO FERRARIO, facoltà di sociologia di TRENTO – in Alumni UniTN. Data della laurea: 25 gennaio 1974

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Profilo utente – Alumni UniTN

Corsi di Studio
CORSI DI STUDIO
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRENTO
Sociologia
Corso di Laurea
Data conseguimento titolo: 25/01/1974
2020-02-21_095656
Professione
PROFESSIONE
MAPPESER.COM
ricerca e documentazione in tema di politiche sociali e servizi
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA
Docente a contratto
UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI VENEZIA
Docente a contratto
COMUNE DI MILANO
docente alla Scuola regionale operatori sociali del Comune di Milano
IN PENSIONE (CONTRIBUTI VERSATI DAL 1969 AL 2015)
Documentazione, ricerca e consulenza in tema di POLITICHE SOCIALI E SERVIZI (Carocci editore, 2014)
ENSISS
docente alla Scuola di Servizio sociale

dice di Paolo l’amica S. R., 14 feb 2020

…. spiacente, non so a cosa si riferisce.

Io non sono “puddina”, sono una lettrice del caro Paolo e dei suoi blog da dieci anni.

Valuto il pensiero e le opinioni di chi stimo e soprattutto la complessità di analisi, il sapere, che emergono dal profilo di un contatto.

Mi interessano i temi filosofici e antropologici e chi esprime pluralità di sapere e non certo univocità di vedute da dottrina.

Il resto non mi riguarda e non mi interessa convincere nessuno; ognuno intraprende il proprio percorso con la coscienza critica che ritiene.

AUTOCRITICA. Ho avuto troppa fretta ad iscrivermi ad Italia Viva …, Paolo Ferrario , Como 13 febbraio 2020

AUTOCRITICA. Ho avuto troppa fretta ad iscrivermi ad Italia Viva (19 ottobre 2019).

L’ho fatto anche per il maltrattamento che è stato praticato con sadismo interpersonale su Matteo Renzi dall’interno del PD fra il 2014 e il 2019.

Tuttavia NON SONO D’ACCORDO, OGGI, SUL MASSACRO CHE ITALIA VIVA STA FACENDO SULL’UNICO ACCORDO DI GOVERNO POSSIBILE.

La situazione storica che stiamo vivendo mi ricorda tanto gli anni della “Repubblica di Weimar” in Germania che portò all’hitlerismo nazista (salvini minuscolo E’ un nuovo hitler del secondo ventennio del duemila).
Il mio voto è di nuovo in libertà: e voterò per il partito che più insegue il “principio di responsabilità”, che è quello di fare compromessi storici di coalizione.

Mi sono identificato fin dal 1973 nelle politiche di “compromesso storico”. E ancora in quelle mi riconosco. E non nella conflittualità identitaria su cui si sta pericolosamente inclinando Italia Viva di Renzi.

Paolo Ferrario , Como 13 febbraio 2020


risposta ad alcuni commenti:

la tua nozione di “compromesso storico” non è la mia. Io sono nato “berlingueriano” in politica. Allora l’unica possibilità era mettere assieme DC e PCI: e in base al “principio di responsabiltà” lo fecero. e quello era il tempo del terrorismo di destra e di sinistra. le tue parole (tipiche delle psicologie identitarie ) sono del tutto estranee alla mia psicologia che è “constatativa”: oggi è necessario questo compromesso, perchè la situazione è hitleriana. E italia viva si sta comportando da irresponsabile. Ero a un bivio. Ora sono lontano sia dalla strada del PD , sia da quella di Italia Viva. Ho e avrò un solo strumento nelle mie mani (oltre ai miei blog): una scheda elettorale. e il mio voto andrà solo a chi si è comportato con spirito di responsabilità.

aggiungo: la discussione, per quanto mi riguarda, FINISCE QUI. Ho informato solo su un passaggio della mia lettura della situazione politica e non intendo dire altro. Se non continuare ad informare con i miei strumenti analitici e al momento del voto (che non spero prossimo, visto che a vincere saranno due “assassini interiori”: salvini minuscolo e meloni minuscola) decidere dove mettere la X sulla scheda

Il “principio di responsabilita” è una regola fondamentale, per me, nell’agire politico. E purtroppo devo constatare che non è messo in atto da Italia Viva. E così devo , anche qui, constatare che avevo sbagliato nel sostenere questo micro-partito. Comunque termina oggi la mia appartenenza ai partiti che sono in campo. Mi resta solo il diritto di voto: la X che metterò, con attenta valutazione, nelle urne che forse si apriranno in autunno. Nel pieno della pandemia del coronavirus! a conferma della irresponsabilità. Ciao e grazie per le tue parole, caro ***

aggiungo: la discussione, per quanto mi riguarda, FINISCE QUI. Ho informato solo su un passaggio della mia lettura della situazione politica e non intendo dire altro. Se non continuare ad informare con i miei strumenti analitici e al momento del voto (che non spero prossimo, visto che a vincere saranno due “assassini interiori”: salvini minuscolo e meloni minuscola) decidere dove mettere la X sulla scheda

grazie per le tue opinioni. credo di avere chiarito la mia attuale posizione. il mio percorso politico è condensato in queste tracce di memoria biografica e ci sono stati vari passaggi nei quali, purtroppo, ho dovuto ridefinire la mia collocazione politica. il “principio di responsabilità” e il “compromesso” sono due linee guida. Ovvio che i contesti geopolitici mutano. Ma la situazione storica del momento chiederebbe  strategie collaborative e non conflittuali. la storia della repubblica di Weimar (di cui ho parlato spesso nei miei post e su libri usciti proprio in quest mesi) è lì ad insegnare. Far cadere (o anche solo rendere fragile) il governo è una scelta terribile ed irresponsabile. saluti e grazie ancora per l’attenzione

TI RINGRAZIO PER IL TUO RACCONTO BIOGRAFICO. il contesto che stiamo vivendo è pre nazista (salvini è sostanzialmente un hitler del secondo ventennio del 2000). e far barcollare o addirittura far cadere questo governo di compromesso è storicamente irresponsabile. queste sono le mie motivazioni per il ritiro dalla iscrizione a italia viva. ieri ho terminato il mio essere un “simpatizzante/militante”. ho solo il diritto di voto e lo spenderò, spero non a primavera od autunno) per provare a limitare il nazifascismo salviniano e meloniano. ho provato chiarire la mie posizione e valutazione nel post che ho pubblicato sul blog. evidentemente non ci sono riuscito. la mia “militanza politica è lunga (iniziata nel 1973) . e di delusioni ne ho avuta molte e raccontate per frammenti nella mia “autobiografia politica” . ora resto lontano, come su una riva. lontano dal PD , inquinato da odiatori che hanno distrutto il governo 2014/2016. Ma lontano anche da italia viva, che non comprende la pericolosità di questo tempo storico. grazie ancora per la tua attenzione

cara ***, a me sembra che siamo in una situazione STORICA molto difficile. Lo scenario è la vittoria di due partiti di matrice culturale fascinazista (pensa che le meloni vorrebbe ABOLIRE I TRIBUNALI DEI MINORI, nel nome della tutela delle famiglie !!!) in una tale situazione l’unica via è trovare punti di mediazione con i grillini (anche se li detesto) e tenere in piedi il governo. zingaretti si è assunto questa responsabilità. il mio punto di vista è che servono dei COMPROMESSI POLITICI in tale quadro inquietante . e per questo motivo non credo che giovi al sistema politico italiano mostrare continuamente la debolezza della coalizione che si oppone alla deriva fascinazista (so che il contesto geopolitico è diverso: uso questa denominazione per capire il QUADRO entro cui ci muoviamo) per tutte queste ragioni non posso condividere le spallate d italia viva. altra cosa sarebbe se itala viva fosse capace di creare una forza di CENTRO capace di condizionare l’alleanza di centrosinistra.E la strategia identitaria non giova neppure in questa operazione. è per questo che ho preso le distanze. la mia è una decisione del tutto PERSONALE. per me finisce in questo giorni il ruolo di simpatizzante/iscritto e mi assumo solo quello di elettore. quello che conterà, per me, è la X che metterò nell’urna. spero solo che l’offerta politica del centrosinistra offra le necessarie opportunità. e, a questo punto, spero anche molto nella offerta del partito (partitino) di Calenda. MI rendo conto di non sapere rispondere ai TUOI interrogativi. Ho solo provato ad offrirti il mio soggettivissimo PUNTO DI VISTA. grazie per la tua fiducia e stima. e speriamo che prevalga il BUON SENSO e il PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ . ciao e buoni giorni

Ho aderito a IV anche se non mi sono ancora iscritta per poter creare una forza di centro riformista….speriamo ma sono molto pessimista. Buona giornata.
risposta di Paolo
io, nonostante gli eventi di questi giorni, continuo a sperare. mi fa molto piacere che anche tu pensi che senza un “partito di centro” il centrosinistra rischia di non avere futuro. ciao e grazie

LEWIS CAPALBI, Divinely Uninspired to a Hellish Extent, Cd

sito di LEWIS CAPALBI

https://home.lewiscapaldi.com/

canale su Youtube

https://www.youtube.com/channel/UCveFkLdSOUsGwMJEgedO9dQ


debut album by Scottish singer-songwriter Lewis Capaldi. It released on 17 May 2019 through Vertigo Records in Europe and Capitol Records in the United States, and distributed globally by Universal Music.

vai alla scheda :

https://it.wikipedia.org/wiki/Divinely_Uninspired_to_a_Hellish_Extent

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Musica e cultura: La prima serata della 70esima edizione del Festival di Sanremo ha fatto registrare oltre dieci milioni di spettatori, con una media del 52,2% di share, 6 feb 2020

La prima serata della 70esima edizione del Festival di Sanremo ha fatto registrare oltre dieci milioni di spettatori, con una media del 52,2% di share.

Un risultato che migliora quello dello scorso anno, quando la prima serata del Baglioni bis aveva fatto segnare una media del 49,5% di share con 10 milioni 86 mila telespettatori.

Quella registrata martedì è la media più alta per la prima serata dal 2005, quando il Festival condotto da Paolo Bonolis raggiunse il 54,1%

questa mattina (ore 6 e 30, 29.1.2020), su Radio 1, scopro questa cantante: BILLIE EILISH

BIOGRAFIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Billie_Eilish

Articolo di Bruno Santini in: https://www.r3m.it/come-billie-eilish-e-diventata-la-cantante-piu-ascoltata-della-musica-contemporanea/


All the Good Girls go to Hell

Tutte Le Brave Ragazze Vanno All’Inferno

Il mio Lucifero è solo

Lì in piedi, che ammazza il tempo
Non può impegnarsi in niente se non un crimine
Peter è in vacanza, un invito aperto
Animali, prova
Cancelli perlati sembrano più una staccionata
Una volta che ci entri
Ho amici ma non li posso invitare

Bruciano le colline in California
È il mio turno per ignorarti
Non dire che non ti avevo avvertitoTutte le brave ragazze vanno all’inferno
Perché anche Dio stessa ha dei nemici
E quando l’acqua inizia ad alzarsi
E il paradiso è fuori dalla vista
Lei vorrà il diavolo nella sua squadraIl mio Lucifero è soloTi guardo che hai bisogno di me
Sai che non sono tua amica senza dei verdoni
Cammino indossando catene
Peter dovrebbe saperlo meglio
La tua copertura sta cadendo
L’ uomo è un tale folle
Perché lo stiamo salvando
Ora si stanno avvelenando da soli

mplorando il nostro aiuto, wow!

Bruciano le colline in California
È il mio turno per ignorarti
Non dire che non ti avevo avvertito

Tutte le brave ragazze vanno all’inferno
Perché anche Dio stessa ha dei nemici
E quando l’acqua inizia ad alzarsi
E il paradiso è fuori dalla vista
Lei vorrà il diavolo nella sua squadra

Il mio Lucifero è solo
Non è rimasto niente da salvare adesso
Il mio Dio è in debito
Non è rimasto niente da salvare adesso


Dont Smile at Me


 

ANTOLOGIE MUSICALI

Katia Trinca Colonel RICORDA i passaggi a COMO del pensatore EMANUELE SEVERINO (1929-2020), in Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera, 25 gennaio 2020

Antologia del TEMPO che resta

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Katia Trinca Colonel

si è laureata in Filosofia all’Università Statale di Milano e si è specializzata in counseling filosofico presso l’Istituto superiore di ricerca e formazione in filosofia, psicologia e psichiatria – ISFiPP – di Torino.

È giornalista culturale per il quotidiano Corriere di Como, allegato locale del Corriere della Sera.

Da sei anni tiene laboratori di filosofia nel Carcere del Bassone di Como e si adopera per la divulgazione della giustizia riparativa.

via Il pensiero di Emanuele Severino nella sua “regale solitudine” rispetto all’intero pensiero contemporaneo – a cura di Vasco Ursini, autore di: Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?

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Meraviglie. Un VIAGGIO in ITALIA, con Alberto Angela, Rai 1/Rai Com, La Repubblica/L’Espresso, 2020

1 dalla reggia di Caserta a Matera. Le meraviglie del Meridione d’Italia

2 Il Sud Italia e lo spirito della Magna Grecia. Lì dove le civiltà si incontrano

3 Da Siena ai grandi di Firenze. La Toscana e il suo ideale

4 Da Assisi a Pisa.  Il grande Medioevo italiano

5 Dalle Langhe alle Ville Palladiane, attraverso le Alpi

6 L’Etruria e l’Italia delle antiche culture

7 Dalle Grotte di Frasassi al Monte Bianco. Quando la natura è arte

8 Campania. La cultura che viene dal mare

9 Il Meridione barocco. Lo scrigno delle perle rare

10 Da Roma a Urbino a Ravenna. Dove c’era una volta lo Stato della Chiesa

11 Mantova, la perla della Lombardia

12 La Sardegna. l’isola arcana

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Meraviglie

LIBRI e LIBRERIE, testi raccolti da Anteprima, la spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti, 16 gennaio 2020

Librerie
Il Foglio
Questa è una difesa impossibile: chiudere una libreria è uno di quegli atti intollerabili come picchiare dei bambini o bere latte di vera mucca. E il lamento della libreria è un genere ben definito – e scoppia non appena una qualche libreria chiude, come in questi giorni due Feltrinelli a Roma: vengono subito tirati in ballo valori come libertà, cultura, antifascismo. Nessuno è contento se chiude una libreria. Eppure, certe librerie fanno veramente schifo.

Basta entrare in una qualunque Libreria Di Catena. La Libreria di Catena è una versione estesa dell’edicola romana, dove trovi la quintessenza del kitsch (calendari di sacerdoti, gladiatori, angeli; portachiavi col Papa, con “carpe diem”, bicchieri e bicchierini micidiali con altri detti latini). In Libreria però la maggior superficie commerciale consente anche variazioni sul tema cartoleria: agende (Moleskine e derivati), “l’Agenda del Mare”, “l’agenda del Cielo”, “l’agenda della Luna”; calendari (di cavalli, “Horses 2020”; di Parigi, “Paris 2020”, di Marta Losito youtuber e instagrammer (come te sbagli); “Mamma mia cucina italiana”. Poi penne, matite, carte e biglietti da regalo; i micidiali Smartbox – quelli tipo “un weekend romantico sulle strade del vino delle Marche a 99 euro e 99”. La regina Elisabetta che saluta, a pila. Le bolle di sapone. Tazze e mug con frasi motivazionali (“I love you”, “Have a great day!”). Salvadanaio a forma di panda. Abat jour a forma di banana. Astucci a forma di banana.
Sulla parete delle casse, poi, un’intera esposizione di cavi, cavetti e batterie per cellulare, manca solo il caricabatteria da auto e il giubbotto catarifrangente. Poi, ma solo in alcune librerie sceltissime, ecco gli animaletti di plastica. Quasi tutte le specie viventi, anche le più rare, di animaletti di plastica: giraffe, coccodrilli, alci, orsi (koala e grizzly e panda), di gomma durissima, avvolti in un codice a barre. Non si è mai visto acquistarne uno, certo ognuno regalerà nella vita un orso a qualcuno di speciale che chiamerà “orsetto mio”, ma quante volte nella vita? Nessuno cambia partner così frequentemente, e comunque dopo un po’ cambierà nomignolo (forse in realtà il business model funziona per questo).

Superata la barriera di plastica, affascinati da tutto questo ben di Dio, uno normalmente si è scordato quale libro voleva comprare, e, frastornato dalle possibilità del commercio, si scontra con i totem delle carte regalo. E lì, altre domande esistenziali. Chi acquisterà una carta regalo Amazon dal valore di dieci euro? Cioè, uno viene in libreria, compiendo un atto antifascista per non comprare su Amazon, e poi compra una carta Amazon? Curioso. Oppure una carta Netflix, dal valore di 9,90 euro. Cioè la metà dell’abbonamento mensile. «Tieni amore, ecco il mio regalo, gli altri 9,90 ce li metti tu». Romantico. Una volta le librerie erano il luogo del romanticismo – immortalate in tanti Woody Allen, o in C’è posta per te, il film, non lo show della De Filippi; adesso sono il luogo del regalo di merda.

Se si persevera nel voler ancora penetrare nelle retrovie del grande magazzino, dove si mormora che siano custoditi veri libri, ecco ulteriori barriere: ci sono dei veri libri. Ma sono: Federico Moccia, La ragazza di Roma nord; Walter Veltroni, Assassinio a Villa Borghese, sbattuti lì, in faccia. Poi dice che non si legge.

Se infine uno è dotato di grande carattere, e persevera, supererà la barriera psicologica delle pile di Moccia, e chiederà a un commesso se ha un determinato libro, assisterà a tragici momenti di smarrimento. Esclusa l’aristocrazia libraria, tra cui le mitologiche creature Feltrinelli, che hanno frequentato la “scuola librai”, la Harvard dei librai, si capisce subito che l’algoritmo di Amazon è più intelligente del libraio medio. Quest’ultimo infatti non ti dirà, come fa Amazon, «se ti è piaciuto questo, ti piacerà quest’altro». Qualcuno di noi, i più anziani, si ricorda ancora il libraio che ti diceva così svolgendo la complessa operazione: ti è piaciuto Philip Roth? Perché non leggi anche Bellow? Oggi sembrerebbe fantascienza.

Il giovane libraio, probabilmente precario e infelice, è invece oggi incerto e facile da mettere in crisi. Se volete tormentarlo, basterà chiedergli qualcosa che non sia in classifica nelle ultime tre settimane. Se vi sentite particolarmente sadici, ci sono alcune sottocategorie come il romanzo-saggio in grado di gettarlo nello sconforto. Provate a chiedere Musil, o Mann. Se la libreria ha adottato un criterio “per argomento”, vi spedirà probabilmente al piano di sotto, cioè nel limbo in cui tutto ciò che non è tazze e calendari e romanzi di instagrammer è collocato, e dopo aver compulsato un impolverato computer anni Ottanta, esalerà la famosa frase: «Nel reparto critica letteraria», che di solito è vicina alle più turpi categorie, astrologia, kundalini yoga, mormoni, sottoli. Ma è un romanzo, direte voi! Il commesso sarà già lontano.

Per le librerie che adottano invece il criterio alfabetico, altri cortocircuiti. Con l’ordine alfabetico, non solo crolla l’estetica libraria, perché il libro colorato Sperling va con quello esangue Einaudi, il tortora Adelphi va col blu Sellerio. Si creano anche molte confusioni nel lettore, con Baricco che va a trovarsi proprio accanto a Barthes, e Benjamin. Benjamin, a partire dalla pronuncia, è un altro autore che mette in crisi i librai. «Bengiamin Bengiamin», comincia a dire a sé stesso il libraio, ‘ndo sta, digitando sul computer impolverato con scritto “non toccare!”. “Critica letteraria”, e ti spedisce giù nello sprofondo. Dove presto verrà forse istituito un reparto apposito per il lamento della libreria, genere in grande fermento; in questi giorni, appunto, molti canti al cielo per la chiusura di due Feltrinelli romane, e soprattutto della International, quella con i libri “in lingua”, che affascinava molto le prime volte nella Capitale – era prerogativa solo di Roma e Milano, e ci si sentiva subito al posto giusto. Era ovviamente prima dell’avvento di internet, quando ordinare i libri online era impossibile. Si corre allora a via Vittorio Emanuele Orlando, di fronte al glorioso Grand Hotel, ed effettivamente la serranda è a mezz’asta, e però un cartello avverte «ci stiamo trasferendo nell’altra Feltrinelli, a dieci metri di distanza»; e si va, allora, e lì tutta un’aria di fervidi lavori, stanno infatti mettendo “gli stranieri” al piano terra, e montano scaffali, e «non chiude proprio niente», dice una libraia gajarda (sarà della Scuola Librai). Avranno pensato di risparmiare un affitto, non è male come idea: del resto gli unici acquirenti che si vedevano ultimamente alla International erano turisti analogici in cerca di guide turistiche, oppure cinefili nel vasto reparto dvd.

Però tutti a lamentarsi: se ne va un pezzo di Roma (certo, è vero); muore la cultura! (vabbè, non esageriamo); tutta colpa di Amazon. Ma poi si capisce che è soprattutto il rimpianto di un luogo. Ognuno ha la sua preferita, di libreria, qui si rimpiange ancora la Arion di via Veneto aperta la notte, ognuno ha la libreria dove ha scoperto lo scrittore preferito: di solito è legata a momenti di giovinezza, è il rimpianto di un tempo perduto (oggi sarà difficile avere un ricordo, mentre si pigia “acquista”, da soli, magari in un tragico black friday, per acquisti compulsivi). Ognuno di noi ha ricordi lancinanti di librerie: una presentazione di Seminario sulla Gioventù, con Busi negli anni Ottanta a Brescia, libreria Rinascita; presentazione di un Arbasino nella Feltrinelli di via del Tritone, anni Novanta, a Roma, e lì, col Maestro attorniato dalle solite principesse, si venne presi da un raptus autolesionista giovanile, lo si avvicinò: «Ho letto tutti i suoi libri»! E lui; «bravo caro, continui così!» (poi si divenne amici).

La libreria è luogo di sogni ma anche di incubi, come quello della libreria del Male Oscuro di Giuseppe Berto dove il protagonista, molto simile al vero Berto, scrittore schifato dal mondo letterario, faceva un sogno ossessivo di entrare in una libreria di via Veneto e lì essere maltrattato da Moravia e i suoi accoliti, che non lo salutano. Il sogno della libreria di via Veneto ricorre nelle sedute psicanalitiche che compongono il romanzo; e dev’essere poi la stessa libreria che negli anni Novanta teneva aperta la notte – e lì, scoperte, amori, tremori, John Fante, i Fazi, che momenti (adesso al suo posto c’è una profumeria e “nail institute”). Certo quando le librerie chiudono non è buon segno; a Roma i Novanta furono anni rombanti, anche per le librerie, le Arion con i fratelli Ciccaglioni ganzissimi, con quella notturna e quella architettonica di palazzo delle Esposizioni, oggi un po’ spettrale. Il Mel Bookstore a via Nazionale, non lontano, ha cambiato nome e oggi si chiama Ibs-Libraccio.

Ma non perdiamoci d’animo. La Feltrinelli International intanto non trasloca; dentro, grandi manovre, e fiducia nell’avvenire. «Vedrà che ci saranno altre aperture!», dice la libraia. Entra un signore e la libraia alza gli occhi al cielo: «Oh, no, ancora!», e il signore inizia a fare geniali discorsi sconnessi, tra sé e sé, ma anche a me: «A occhio e croce lei è stressato!»; beh, un po’ sì. «Ma si vede benissimo che lei non metterà giudizio mai, né ora né nei prossimi cinque anni!». Annamo bene. «Stia lontano dalle donne!», continua lui. «Le donne prima ti cercano, poi ti fregano i gratta e vinci, e poi si guardano Sanremo!». E se ne va. «Minaccia di bruciarci il locale, ma poi non fa niente di male», dice la libraia umana. «Ogni giorno fa così!, però porello, non fa nessun danno». È un lettore che effettivamente su Amazon non troverebbe usbergo.

Fuori dalla Feltrinelli, anche il consueto assalto del libraio freelance africano, che ti vuol vendere libretti ruvidi di narrativa subsahariana. Approfitta del senso di colpa di noi lettori forti di sinistra (hey mai friend!), si apposta infatti esclusivamente fuori dalle Feltrinelli, mai, che so, davanti a una Mondadori. Scaltramente alligna anche in occasione di fiere di piccola e media editoria, come “Più libri più liberi”, dove miete le sue vittime soprattutto sui visitatori di fuori, eccitati dal viaggio all’ombra della Nuvola di Fuksas. Se sei venuto fino a Roma, non puoi non leggere Brevi carezze d’Africa (è anche questo un algoritmo, mai friend).

Tutti del resto sono alla ricerca di un business model per vendere questi libri che si pubblicano a milioni e poi qualcuno deve pure comprare. È chiaro che bisogna inventarsi qualcosa. Piacciono moltissimo per esempio le librerie delle stazioni, perché offrono un servizio utile, entri al piano meno tre e sbuchi fuori al piano terra, in bocca al binario. Ti vedi tre piani di libri, eviti le vetrine di Liu Jo e i trolley che ti stritolano i piedi, passi per reparti dove mai ti saresti avventurato (il jazz, il kundalini joga, la critica letteraria), superi le casse e il muro di mucche di plastica e prendi il treno. A Termini c’è la libreria ferroviaria migliore d’Italia, la Borri, anche questa su diversi piani, al piano terra un assortimento enorme di narrativa italiana esposta – pazzesco – per casa editrice. Non ci sono né animali di gomma né gli smartbox – insomma una scelta radicale, una vera provocazione. Un libraio mi sussurra che è «un vezzo del vecchio commendator Borri», una specie di filantropo del libro ferroviario, che ha librerie solo nelle stazioni romane, a Termini e a Tiburtina. I commessi-librai sono gentili, e sanno perfino dove sono i libri.

Alla Feltrinelli di Napoli Centrale invece c’è la più grande concentrazione di scrittori local del mondo; manco in Irlanda ci sono tanti autori per metroquadro. Tra i Parrella e i De Crescenzo e gli Erri De Luca e i Saviano e i De Giovanni e i Piccolo principe tradotti in napoletano e le Smorfie e le storie dei Borboni in tutte le lingue, una densità mai vista. Questa pure è un’attrazione: e si capisce che bisogna andare avanti, trovare nuove formule, del resto in America le librerie di catena sono defunte da tempo, le enormi Barnes & Noble immortalate nelle scene romantiche dei film sono ormai deserte, mentre spopolano le indipendenti, che fanno reading, e caffè. A Milano c’è Verso Libri, epicentro di qualità “in” Porta Ticinese. Altre sorgono e si moltiplicano, talvolta radicalizzandosi. Si fa a gara a chi ospita le collane più misteriche. Naturalmente la tentazione del manicheismo è dietro l’angolo: un amico ha chiesto un Adelphi in una di queste librerie milanesi molto estreme e si è sentito rispondere sprezzante: «Non teniamo queste case editrici mainstream». «Io non litigo mai, però quella volta non ho potuto fare a meno: io qui non metterò mai più piede», ha detto. In questi casi la tentazione è fortissima: chiudersi a casa, soli con l’algoritmo, in un momento che forse un giorno ricorderemo perfino con nostalgia.

Michele Masneri
Da ultimo a Torino Paravia, la seconda libreria più antica d’Italia, ha abbassato la saracinesca il 28 dicembre 2019 per le ferie senza più però riaprirla. I titolari puntano i dito contro Amazon e contro la mancata entrata in vigore della norma – ancora sospesa alla Camera – che prevede il ridimensionamento dal 15 al 5 per cento dello sconto massimo che si può praticare sui libri nuovi venduti attraverso piattaforme online. Una norma contestata però dall’Associazione italiana editori. Secondo un documento «fra il 2018 e il 2019, pur senza considerare l’impatto delle ultime vendite natalizie, con la riduzione per legge dello sconto “i lettori italiani avrebbero dovuto spendere 137 milioni di euro in più per comprare la stessa quantità di libri”» [Rizzo, Rep].

Anselm Kiefer. Visita a I Sette Palazzi Celesti in presenza dell’artista, Mercoledì 29 gennaio 2020, ore 18.30

Anselm Kiefer
Visita a I Sette Palazzi Celesti in presenza dell’artista
Mercoledì 29 gennaio 2020, ore 18.30

Anselm Kiefer incontra il pubblico per una speciale visita all’installazione permanente I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, una delle sue opere più importanti, realizzata per Pirelli HangarBicocca poco più di quindici anni fa e divenuta opera iconica della città di Milano. La visita, che avviene a seguito del conferimento ad Anselm Kiefer del Diploma Accademico Honoris Causa dall’Accademia di Brera, è l’occasione per il pubblico di incontrare uno dei più importanti protagonisti dell’arte di oggi e di accostarsi alla sua poetica e alla sua visione in un dialogo diretto con l’opera.

L’installazione site-specific I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 – realizzata per Pirelli HangarBicocca in occasione della sua prima apertura nel 2004, proprio con la collaborazione degli studenti dell’Accademia di Brera – deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il “Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al IV-V sec. d.C. A partire dal 2015 cinque grandi tele, ancora inedite e realizzate tra il 2009 e il 2013, arricchiscono e ampliano l’installazione permanente.

Al termine dell’incontro l’artista firmerà alcune copie del catalogo, pubblicato da Mousse nel 2019, dedicato a I Sette Palazzi Celesti 2004-2015.

Ingresso libero fino a esaurimento posti. Registrazione ingressi aperta dalle ore 17.30 Prenotazioni riservate ai possessori della Membership card, cliccando quiDiventa Member
La conversazione si svolge in lingua inglese.
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Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2
20126 Milano

T (+39) 02 66 11 15 73
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