Paolo Ferrario, Articoli pubblicati su Muoversi Insieme di Stannah, nel periodo 2009-2012. Il sito era diretto da Alessandra Cicalini





















la nostra TERRA vista da miliardi di chilometri: una fotografia per riflettere e meditare

SOLO OGGI PER CASO DA UN RECENTISSIMO LIBRO DI UNA SCIENZIATA ITALIANA HO VISTO LA PRIMA FOTO DELLA TERRA  DA MILIARDI DI KM. DALLA SONDA CASSINI VOYAGER  MI PARE NEL 1990:  A PALE BLUE DOT !!!!! 

SONO ANDATA SU GOOGLE PER SAPERNE DI PIU’…..E VI GIRO QUESTA FOTO INCREDIBILE….E’ IL NOSTRO MONDO NELL’UNIVERSO SOLO UN PUNTINO AZZURRO PALLIDO NELL’UNIVERSO         ( NASA)

e’ UNA FOTO CHE DOVREBBE FARCI MOLTO PENSARE……UN PICCOLO PUNTINO AZZURRO PALLIDO …..

C.

Michel de Montaigne che anticipava la scrittura dei Blog biografici

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”

Montaigne, Saggi

Sui BLOG, un testo di Paolo Ferrario del 2007 (ai tempi di Splinder!)

Provo ad osservarmi.
E a scrivere mentre mi osservo.
E, in particolare, a mettere a fuoco i miei processi di pensiero.

Osservo i due poli opposti.
Da una parte c’è il continuo fluire del pensiero interno. E’ l’incessante ”stream of consciousness” che James Joyce ha osato sfidare sul piano letterario nel suo Ulisse. E’ un pensiero mobile, variabile, disordinato, confinante fra conscio ed inconscio. Talvolta si ferma. Più spesso scappa via e si dimentica del passo precedente.
E’ un gran compagno questo pensiero.
Si presentifica davanti allo specchio e mi fa dire: “ma chi sono io?  .. chi è quello lì? … ma sono davvero io?”.  O si manifesta con qualità psichica prima di dormire.
E’ il pensiero che  lentamente si assopisce prima di dormire. Per fare posto al sogno.
E’ il pensiero che può essere  messo al servizio della psiche con la reverie

All’altro polo c’è il pensiero applicativo. Quello dello studio analitico che si lega al lavoro ed alla professione. Qualsiasi lavoro attiva il pensiero applicativo. E’ pensiero pratico: “si fa così … no, si potrebbe anche fare così … questo adesso, questo dopo… occorre confrontare … ci vuole un parere …”
La coscienza occidentale è andata molto avanti nei pensieri applicativi.
Lo psicologo Howard Gardner nel suo Formae mentis, ha addirittura elaborato una tipologia delle intelligenze:

l’intelligenza linguistica;

l’intelligenza musicale,

l’intelligenza logico-matematica,

l’intelligenza spaziale,

l’intelligenza corporea;

l’intelligenza intrapersonale;

l’intelligenza interpersonale.

Libro fantastico il Formae mentis (Feltrinelli, 1987).

In mezzo a questi due poli si agitano, agiscono, prendono il sopravvento e lo perdono tantissimi altri stili di pensiero.
Il pensiero poetico. Quello dello sguardo intenso, unico e profondo sull’attimo. E’ un pensiero molto, molto legato allo sguardo. Sguardo diretto o obliquo. Ma comunque sguardo che vede oltre e dentro. Solo in quell’attimo. Lo sguardo che crea una realtà altra da quella percepita dalla coscienza.

Ancora il pensiero del gesto quotidiano. Accudirsi (oh , quanto sfuma sul pensiero interno, talvolta!), nutrirsi, fare ordine. Ricreare le condizioni per la propria sopravvivenza. E’ un pensiero apparentemente semplice che si affida alla memoria procedurale. Mia moglie mi dice che questo pensiero sarà molto, molto utile in vecchiaia.

C’è il pensiero della scelta. Cosa faccio? Cosa decido? Questa via o quest’altra? Decidere: tagliare. Ogni decisione è un taglio. Sanguina, poco o tanto

Insomma: ci sono tante varianti nei processi del pensare.
Anche perchè c’è sempre l’emozione di pensare. E’ lì che il pensare si umanizza perchè si impasta fra pensiero e sentimento ed ancora fra senzazione ed intuizione (quanto era saggio Jung. Il vecchio saggio Carl Gustav Jung)

Ma era ai Blog dove volevo arrivare.

Quale tipo di pensiero attiva il fare direttamente un blog o ancora visitarli e commentare?
A me sembra che attivi un pensiero relazionale.
Ossia un pensare che si struttura facendo rimbalzare dentro di sè e poi fuori di sè e poi ancora dentro di sè pezzetti del pensare di altri. Come dice anche Fully in un suo post.
E’ per questo che le tecnologie che sostengono i blog sono una rivoluzione della modernità.
Ed è proprio che da qui nascono i problemi. I nuovi problemi legati all’uso di queste straordinarie tecnologie. In una prospettiva negativa ne ha già parlato Sherry Turkle.

Oggi vorrei soffermarmi su tre aspetti: la scelta dei blog, il tempo per esplorarli, il pensiero applicativo emergente, la rottura della solitudine nella moltitudine.

La scelta dei Blog. Per me è avvenuta prima per amicizia, poi per casualità, poi per affinità, poi ancora per amicizie acquisite. La Z-List combina affinità e casualità. Ma costringe anche alla scelta. Ed è stato molto divertente leggere del tormento decisionale di Dodo (sanguinava un pochetto). L’interesse della Z-List (e forse anche qualla della “classifica per generi”): conoscere blogger eccentrici rispetto alle mie centrature. Il suo svantaggio è la mancanza di un aggregatore. Non è una catena. E’ un albero con rami e rametti. Come gi alberi genealogici

E qui nasce il problema del tempo per esplorarli
Il tempo è breve, il tempo stringe, il tempo che resta è sempre limitato.
Osservo che il mio rapporto Uno a Molti con i blog funziona su tre sfere.

C’è la sfera intima. Gli amici, quelli che si visitano proprio sempre, con cui si colloquia, in cui si commenta e si leggono gli altri commenti. Con cui si intessono rapporti ancora più intimi con le letterine interne. Qui i rimbalzi sono molto frequenti. E talvolta si mettono a tema questioni piuttosto interessanti.

Poi c’è la sfera dei frequenti. Li vado a vedere, ma non in modo metodico. Ogni tanto qualcuno sfugge. I loro amici non diventano miei amici (ma talvolta sì). Insomma è un’area più esplorativa, basata sul criterio prova ed errore. Certo talvolta alcuni finiscono inesorabilmente nelle spire pitoniche della sfera intima.

Infine c’è la sfera dei blog per ricerche. Si tratta di case tematiche. Di blogger che inseguono un tema che mi sta a cuore. Questi blog sfumano nei siti. Non ci vedo molta differenza fra un blog specialistico-tematico ed un sito.
Non dico che tradiscono la missione originaria del blog, che è quella di essere un diario pubblico. Però quasi.

Per me la vocazione interessante del blog è la sua introspezione esposta al pubblico.
E’ per questo che i commenti offensivi e giudicanti sono così fuori tono nella cultura dei blog. Eppure prevalgono: ma è l’effetto imitativo della “discussione da bar sport”. Ti devo distruggere per le tue opinioni. Non posso distruggerti fisicamente, lo faccio con le parole. Tanto è facile battere i tasti, salvare ed inviare.
Così succede che i blogger delle sfere frequenti e per ricerche sono estremamente mobili nel mio rapporto uno a molti. Entrano ed escono con grande facilità.

Quanti blog della sfera intima e frequente si possono “curare”?
Vediamo: 20 interlocutori fra gli amici scelti e che mi hanno scelto; 36 fra i preferiti (ossia i blog monitorati da splinder).
Tenuto conto delle frequenze di lettura, credo che la soglia di 20 si quella più realistica.
Compatibilmente con le altre cose da fare posso “curare” con la dovuta attenzione ed solo 20 relazioni.
Nell’universo delle relazioni internettiane è una molecola nello spazio.
Nelle relazioni fra persone è molto. Tanto più che la rete abbatte la geografia. Sono relazioni extra-territoriali.

Ma quale pensiero interno e pensiero applicativo attiva il pensiero relazionale emergente dei blog?
Qui c’è il problema. Un problema che è solo all’inizio, direbbe Emanuele Severino.
Si tratta di un pensiero frammentato.
Un pensiero erratico.
Un pensiero che si applica a troppi oggetti per esplorarne a fondo ciascuno.

Penso al libro che più mi è caro, all’unico libro che Montaigne ha scritto nella sua vita e l’unico che mi porterei dovunque:

“Questo, lettore, è un libro sincero.
Ti avverto fin dall’inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine,
se non domestico e privato.
Non ho tenuto in alcuna considerazione nè il tuo vantaggio nè la mia gloria.
Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito.
L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti ed amici:
affinchè dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto)
possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori,
e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me”
Montaigne, Saggi

Come non intra-vedere in queste parole del 1592 lo spirito, l’atteggiamento, la direzione biografica che oggi spinge un qualsiasi scrittore di blog?
Come sto ora facendo io.
Eppure quali differenze insormontabili!
Lì una applicazione quotidiana, senza interruzioni, senza interventi esterni a elaborare il proprio sè.
Qui, per l’appunto, una erranza fra temi, parole chiave, musiche, proposte, oggetti di riflessione diversissimi. Tutti spesso solo toccati velocemente senza una forte e profonda ricerca indaginante.
Là l’interiorità che si fa universalità.
Qui l’esteriorità dei frammenti che solo a condizione di riprendersi da se stessi in mano potrebbe diventare esperienza unitaria.
E’ il grande problema: tanti messaggi, tante informazioni, tanti stimoli. Ma poco o nulla come socializzazione e educazione a mettere assieme.
E, ripeto, siamo solo agli inizi del problema. Perchè siamo dentro la rivoluzione

Per ultimo mi resta ancora un filo di ragionamento.
E’ abbastanza chiaro che la modernità, alimentata dal mercato e dalle burocrazie,  è innanzitutto rottura delle solidarietà primarie tradizionali. Famiglia in primo luogo, ma poi anche comunità locali.
Questo fa sì che tutti noi (chi più, chi meno) siamo persone sole nella moltitudine.La moltitudine dei singoli ha sostituito le relazioni primarie.
Il blog integra, quando va bene, le relazioni faccia a faccia.
Più rischioso è quando le sostituisce.
Non c’è un rapporto causa effetto del tipo: la cultura dei blog provoca un impoverimento dei rapporti faccia a faccia.
No
Piuttosto l’estensione ed i radicamento, e le Z-List e le classifiche, insomma tutto questo avvitamento su se stessi dei blog, sono un sintomo della solitudine della moltitudine
Tuttavia essi talvolta alimentano anche forme nuove di solitudine scelta.
E qui il salto esistenziale si fa duro e terribile.
Fin quando si chiacchiera più o meno amabilmente sui post e nei commenti: “Caro di qui” … “Caro di là” … “condivido” … “non sono d’accordo” … e via discorrendo (“zio caro”: e qui capisce solo chi ha letto altro) …
Dicevo fin quando si parla con i tasti nasce, cresce,  l’illusione di essere in relazione. Di avere amicizie solide che rompono la solitudine.

Ma appena arriverà la caduta, la malattia, il colpo inaspettato che mette fuori gioco il corpo e la sua stessa possibilità di relazione … ecco, in quel momento, tutte queste relazioni virtuali si disfarranno nel vento.

Cesseranno immediatamente di esistere. Nè più nè meno come quando si spegne un computer.
Non ci sarà più alcuna relazione virtuale importante e necessaria ad avvicinare l’impatto di quel problema.
Ed allora saranno ancora una volta  solo le relazioni primarie, quelle faccia a faccia, quelle delle famiglie sia pure disgraziate, invadenti e terrificanti, dei preti odiati e sbeffeggiati, degli insegnanti colpevolizzati, dei vicini di casa invadenti, ma forse allora rivalutati, dei volontari onnipotenti ed ingrugniti nella loro vocazione salvifica a dimostrare la loro essenzialità per tenerci assieme, male e  ancora per un poco. Ma a tenerci assieme
E se anche queste relazioni franeranno (e franeranno, perchè non tengono sul medio e lungo periodo) ci saranno solo le istituzioni del welfare a darci una gruccia, un lenzuolo pulito alla mattina, dopo la merda della notte.
Le tanto disprezzare istituzioni del welfare, delle quali ci si accorge per criticarne l’insufficienza, secondo la solita logica della “caccia al colpevole”, solo quando ne abbiamo bisogno.
Ed è qui che la politica, non la politica – spettacolo, ma la politica – azione eticamente sostenuta, riacquista il suo ruolo, peso, vocazione.

Dunque, mi dico: fai il tuo blog, cura le tue relazioni, costruisci pure questi legami sottili che passano per la comunicazione dei fili. Sappi, però, che sono rapporti effimeri, labili, leggeri. E allora tieni sempre d’occhio anche  le persone fisiche, concrete, visibili.
Ringrazia il caso e la natura che ti ha messo vicino una moglie che illumina e scalda i giorni.
Tuttavia, se scarseggiano i rapporti interpersonali, perchè hai un pessimo carattere, punta ancora sulle politiche di welfare e sul loro funzionamento.
Magari qualcuno, quando sarai nel letto assistito o sul deambulatore, si ricorderà che Nina Simone sa farti piangere e contemporaneamente renderti sempre felice.
E si ricorderà di infilarti una cuffia sulle orecchie e far andare in loop le sue 500 canzoni.

«Prisencolinensinainciusol»:duetto di Celentano con Raffaella Carrà nel varietà «Milleluci» (1974)

Una seconda vita per quello che, secondo molti, è un brano rap ante litteram . A 48 anni dal debutto del brano e a 46 dall’esibizione insieme a Raffaella Carrà e il corpo di ballo di Milleluci, Adriano Celentano conquista Twitter con “Prisencolinensinainciusol”. Un post pubblicato ieri da un’internauta scozzese con il video della performance del Molleggiato nell’iconico varietà Rai condotto nel 1974 da Raffaella Carrà e Mina, per la regia di Antonello Falqui, è diventato virale sul social network con oltre 3 milioni e 100 mila visualizzazioni, più di 135 mila like, decine di migliaia di retweet e commenti da tutto il mondo (26 novembre 2020)

https://www.corriere.it/spettacoli/20_novembre_27/adriano-re-twittercon-show-milleluci-9239307a-30d5-11eb-b439-4fc5a36ba8fd.shtml

i compleanni ed eventi connessi al 26 novembre

Compleanni (nati il 26 novembre)
Il vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi (97), il premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel (89), l’ex direttore della Cia Porter Goss (82), la cantante Tina Turner (81), la medaglia Fields Enrico Bombieri (80), l’arcivescovo Carmelo Vigna (80), il politico e giornalista Manuele Palermi (78), la pornoattrice Karin Schubert (76), il matematico Enrico Arbarello (75), il membro dei Fleetwood John McVie (75), il premio Nobel per la medicina Elizabeth Blackburn (72), il politico Antonello Soro (72), l’ex presidente della Rai, ex ministro ed ex sindaco di Milano Letizia Moratti (71), la pornoattrice Ilona Staller detta «Cicciolina» (69), il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza (63), il matematico e maestro di origami Toshikazu Kawasaki (65), il giornalista Paolo Trombin (63), la giornalista Laura Berti (61), il figlio dell’ex presidente egiziano Mubarak Ala Mubarak (60), il sindaco di Brescia Emilio Del Bono (55), il capo della Repubblica di Crimea Sergej Valer’evič Aksënov (48), il compositore Stefano Lentini (46), il ciclista Ivan Basso (43), l’attore e presentatore televisivo Paolo Ruffini (42), il giornalista Tommaso Labate (41), il cofondatore di Facebook Chris Hughes (37), l’attrice Adua Del Vesco (28).

Dieci anni fa
Venerdì 26 novembre 2010. Yara Gambirasio, 13 anni, studentessa dalle suore Orsoline del Maria Regina di Bergamo e promessa della ginnastica ritmica, è scomparsa. Alle 17.15 è uscita a piedi dalla sua casa in via Rampinelli 18, a Brembate di Sopra, a pochi chilometri di distanza dalla città. È andata a consegnare uno stereo portatile alle amiche, che si trovavano nel centro sportivo in via Locatelli. È rimasta nella palestra a guardare le compagne che si allenavano fino alle 18.44, ora in cui è uscita ed è stata vista per l’ultima volta. L’ultimo segnale del telefonino è delle 18.55.

Hillary Clinton e altri alti funzionari del Dipartimento di Stato americano telefonano alle cancellerie di tutto il mondo per avvisarle che Wikileaks, il sito diretto da Julian Assange, è riuscito a mettere le mani su migliaia di e-mail piratate dal Secret Internet Protocol Router, il sistema attraverso cui i funzionari statunitensi all’estero si scambiano informazioni riservate. Assange sarebbe pronto a caricare sul suo sito più di 250 mila messaggi relativi agli ultimi dieci anni e, visto che dentro c’è un po’ di tutto, intende mandare una scelta delle cose più gustose a cinque grandi giornali internazionali: il New York Times, lo Spiegel, il Guardian, Le Monde e El Pais.
Serghei Lavrov, ministro degli Esteri russo: «Da noi queste cose non succedono».

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, finita la festa del Ringraziamento, sta giocando a pallacanestro con amici e parenti, quando un avversario maldestro lo colpisce a un labbro con una gomitata. I medici della Casa Bianca devono applicargli dodici punti di sutura.

Venti anni fa
Domenica 26 novembre 2000. La repubblicana Katherine Harris, segretario di Stato della Florida, visibilmente tesa, esclude dal conteggio delle schede elettorali i voti della contea di Palm Beach (arrivati in ritardo) e stabilisce che George Walker Bush, suo collega di partito, ha vinto con uno scarto di 537 voti. È lui il 43° presidente degli Stati Uniti. Il democratico Al Gore, però, ancora si rifiuta di concedergli la vittoria.

Venticinque anni fa
Domenica 26 novembre 1995. Un grosso torpedone della Seabus, carico di 51 anziani in gita, tutti provenienti dalla parrocchia di San Francesco di Paola, nel quartiere Civita, a Catania, si ferma all’improvviso sulla provinciale tra Leonforte e Assoro, in provincia di Enna. L’autista è preoccupato: quella strada è molto stretta e molto pendente, teme di non riuscire a passarci e decide di valutare di persona gli spazi di manovra. Nessuno ha capito come e perché, non appena l’uomo è sceso dal mezzo, il freno di stazionamento si sia disinserito: fatto sta che la corriera, a un certo punto, inizia a muoversi all’indietro, prende velocità, sfonda un muretto e finisce in una scarpata. Un uomo e sei donne muoiono sul colpo, un’altra viene portata in coma all’ospedale di Catania e si spegne verso sera. I feriti sono quaranta. Anche il parroco, don Vito Papetto, ricoverato all’ospedale di Enna, è in condizioni disperate.

Trenta anni fa
Lunedì 26 novembre 1990. «È arrivata, Antonina. È arrivata da Kiev per sposare un italiano, e ha lasciato lassù due figli che sono già grandi, un cane sanbernardo “che non potrebbe vivere al caldo, e una cassa di ricordi grande così. È arrivata Antonina, con le calze traforate, le scarpe con i tacchi, un vestito blu luccicante, di pizzi e ricami, e un bel sorriso pieno di buona volontà. Adesso conoscerà meglio le cose che sognava dell’Italia: “Il sole, l’allegria, la Scala, Celentano”. È il primo contratto matrimoniale fra una russa e un italiano organizzato da un’agenzia, la Quadrifoglio di Modena, tenuta da una dolce signora polacca, Ewa Stawicka, da Poznan; ma è il primo di una lunga serie, perché in Emilia già fioriscono agenzie per sposare donne straniere, e uffici di import-export dall’Est si trasformano, si adattano, si rinnovano. Ewa Stawicka ha già sposato dodici polacche. Molte altre sono in attesa» [p.s, corrispondenza da Modena, La Stampa, 27/11/1990].

Quaranta anni fa
Mercoledì 26 novembre 1980. «Italiane e italiani, sono tornato ieri sera dalle zone devastate dalla tremenda catastrofe sismica. Ho assistito a degli spettacoli che mai dimenticherò. Interi paesi rasi al suolo, la disperazione poi dei sopravvissuti vivrà nel mio animo. Sono arrivato in quei paesi subito dopo la notizia che mi è giunta a Roma della catastrofe, sono partito ieri sera. Ebbene, a distanza di 48 ore, non erano ancora giunti in quei paesi gli aiuti necessari. È vero, io sono stato avvicinato dagli abitanti delle zone terremotate che mi hanno manifestato la loro disperazione e il loro dolore, ma anche la loro rabbia. Non è vero, come ha scritto qualcuno, che si sono scagliati contro di me, anzi, io sono stato circondato da affetto e comprensione umana. Ma questo non conta. Quello che ho potuto constatare è che non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi. E i superstiti presi di rabbia mi dicevano: “Ma noi non abbiamo gli attrezzi necessari per poter salvare questi nostri congiunti, liberarli dalle macerie”. Io ricordo anche questa scena: una bambina mi si e avvicinata disperata, mi si è gettata al collo e mi ha detto piangendo che aveva perduto sua madre, suo padre e i suoi fratelli» [Sandro Pertini, messaggio agli italiani, 26/11/1980].

«Discorso alla tv di Pertini sul terremoto, che provoca violente emozioni invocando pubblicamente sanzioni contro i responsabili. Poiché la responsabilità diretta non è attribuibile agli umani, rimane il giudizio sulle strutture statali di intervento. Rognoni si dimette. Lo dice a Evangelisti alle 2 di notte, non volendo svegliare me» [Giulio Andreotti, I diari segreti, Solferino, Milano 2020].

Cinquanta anni fa
Giovedì 26 novembre 1970. All’aeroporto di Manila, tale Benjamin Mendoza, 35 anni, pittore, residente a La Paz, in Bolivia, arrivato nelle Filippine tre giorni fa, tenta di assassinare Paolo VI con un coltello dalla lama lunga dodici centimetri. Per miracolo, l’arcivescovo di Seul, cardinale Stephen Kim, 48 anni, riesce a mettersi in mezzo e a proteggere il Papa con il suo corpo: viene ferito a una mano. Subito l’aggressore viene immobilizzato dai poliziotti che lo caricano di peso su un fuoristrada. Per avvicinare il Santo Padre aveva indossato un abito talare.

Sessanta anni fa
Sabato 26 novembre 1960. Il procuratore della Repubblica di Milano dottor Carmelo Spagnuolo ordina il sequestro del film I dolci inganni di Alberto Lattuada, con protagonista Catherine Spaak. I funzionari della direzione generale dello Spettacolo hanno già censurato quindici minuti di scene troppo scabrose, ma per lui non è sufficiente.

Settanta anni fa
Domenica 26 novembre 1950. Nella sua villetta di Champigny-sur-Marne, a pochi chilometri da Parigi, muore Giacomo Inardi, il più famoso calcolatore prodigio di sempre. Figlio di un pastore piemontese, poverissimo, già a dieci anni, senza neanche sapere cosa fossero, estraeva radici cubiche. Sapeva sommare e sottrarre a mente numeri di venti cifre e indicare il giorno della settimana di una qualsiasi data dal Seicento in poi. Aveva fatto qualche soldo esibendosi in pubblico. Aveva 83 anni.

Ottanta anni fa
Martedì 26 novembre 1940. «Quanto sto per dirvi non ha  riferimenti a fatti di guerra. Non è che lo sviluppo di certi appunti presi per via due anni fa, quando venni per la prima volta da queste parti e vi gironzolai tre mesi dietro agli zingari. Ma ora che la guerra borbotta alle porte di questa contrada e sta per investirla, voglio dirvi succintamente le cose che mi venne fatto di vedere e di annotare in Macedonia […] I beduini bianchi che abitano questa steppa, che a volte ci sembra una Siberia calda e a volte un Sahara freddo, non sono, manco a dirlo, della stessa razza. Tutto il groviglio balcanico si è dato convegno in Macedonia senza riuscire a foggiarsi un prodotto proprio. Come in Macedonia trovi tutte le specie di bestie, fino ai cammelli che vidi incolonnati lungo le piste di Strumizza, così ci trovi tutti le specie di uomini, fino a intere comunità di circassi. Albanesi, serbi, bulgari, romeni, zingari si accavallano, si picchiano, si sposano tra di loro. E ci sono anche dei greci, mica no, ma ci fanno da forestieri. Dieci lingue, venti dialetti, quattro o cinque religioni. Unici tratti comuni: la malaria e l’ignoranza […] Molto simili agli ebrei in Palestina (la civiltà ellenica è effettivamente una civiltà di tipo semitico, corruttrice e disgregatrice) i greci di Macedonia si trovano a disagio per mancanza di una  economia su cui fare prosperare il loro parassitismo. Giunti in Macedonia e lasciati in balia di sé stessi, non si avventurarono nel contado come abbiamo fatto noi italiani nell’West americano e nella Pampa. Sono rimasti nelle città a mercatare. Solo i più coraggiosi hanno messo a cultura campicelli a un tiro di schioppo dal paese dove tornano a dormire la notte perché la campagna fa loro paura: non ci sono abituati. E sono gli astrageorghi, che vuol dire cittadini coltivatori, i quali poi coltivano al massimo un orto o una vigna o un oliveto. Oltre a questi piccoli centri suburbani di terra arata si stende, immensa e squallida, la “Campania” cariata di acquitrini ove anche le zanzare muoiono di malaria» [Indro Montanelli, inviato sul fronte greco, Corriere della Sera, 27/11/1940 – Anno XIX].

«Badoglio, dopo un colloquio col Duce, ha inviato la lettera di dimissioni. Farinacci insiste nel rifiuto di pubblicare smentite. Così non si può andare avanti. Quando si aggiunge che anche la dichiarazione scritta da Pavolini è stata contestata da Badoglio, ci si rende conto della situazione. Stamani gli uscieri di Palazzo Venezia dovevano smistare in differenti saloni i più alti papaveri italiani, per evitare che si arrivasse ad una scazzottatura generale» [Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, Milano 1996].

Novanta anni fa
Mercoledì 26 novembre 1930. Alle 4.30 del mattino un violento terremoto colpisce il Giappone. L’epicentro è nella regione tra Osaka e Fukui. La scossa è durata trenta secondi. Mancano particolari precisi, perché tutte le comunicazioni con le città colpite sono interrotte. I morti dovrebbero essere più di un migliaio.

Cento anni fa
Venerdì 26 novembre 1920. Intenzionato a porre un freno alla violenza, l’onorevole Giolitti presenta alla Camera un nuovo disegno di legge per vietare di «portare, detenere e conservare» bombe a mano, ordigni esplosivi e incendiari. Se il parlamento l’approverà, chi ha in casa armi di questo tipo avrà venti giorni di tempo per consegnarle ai carabinieri; poi rischierà dai 2 ai 5 anni di carcere e 5 di vigilanza speciale da parte della pubblica sicurezza.

Centodieci anni fa
Sabato 26 novembre 1910. «La Neue Freie Presse ha da Pietroburgo che la vedova di Tolstoi, in seguito alla eccitazione nervosa avuta di questi giorni, è caduta gravemente malata» [La Stampa, corrispondenza da Vienna, 27/11/1910].

Centoventi anni fa
Lunedì 26 novembre 1900. Il presidente del Consiglio Giuseppe Saracco, rispondendo ad alcune interpellanze sul regicidio alla Camera, annuncia che il governo sta mettendo a punto una legge contro gli anarchici.

Centocinquanta anni fa
Sabato 26 novembre 1870. A mezzogiorno, a Torino, il secondo figlio del duca d’Aosta viene battezzato con i nomi di Vittorio Emanuele Torino Giovanni Maria.

MURAKAMI HARUKI, ABBANDONARE UN GATTO. Illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi 2020

Abbandonare un gatto di Murakami Haruki (Einaudi). «Nei suoi romanzi e racconti Murakami ha creato un’infinità di mondi, e ne ha svelato ogni segreto ai lettori. Ma c’è una dimensione in cui la sua penna non si è quasi mai avventurata: la sua vita. Con Abbandonare un gatto, Murakami scrive per la prima volta della sua famiglia, e in particolare di suo padre. Ne nasce un ritratto toccante, il racconto sincero del “figlio qualunque di un uomo qualunque”. E forse proprio per questo speciale. A tradurre in immagini questo delicato racconto autobiografico, le invenzioni di uno dei più importanti illustratori contemporanei, Emiliano Ponzi, che con i suoi colori aggiunge poesia alla poesia in un’edizione unica al mondo. Il primo memoir del grande autore giapponese: un racconto inedito per un Murakami inedito» (dalla presentazione).

TartaRugosa ha letto e scritto di: Marisa Bulgheroni (2020), Stella nera. Frammenti di una vita a due, Il Saggiatore, Milano

TARTARUGOSA

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Marisa Bulgheroni (2020)

Stella nera. Frammenti di una vita a due

Il lutto, inteso come sentimento di dolore che proviamo per la perdita di una persona cara, è un evento che ci appartiene e ci richiede un lungo lavoro per ritrovare un orizzonte di senso, nonostante il definitivo congedo da qualcuno che nella nostra vita ha molto contato.

Con l’espressione “lavoro del lutto” Freud indica il processo energetico necessario per avviare quell’elaborazione psichica che consentirà di interiorizzare l’immagine del defunto e di riorganizzare l’intero mondo interno senza la presenza fisica della persona cara.

Un distacco importante non può essere assorbito in un periodo breve: l’ordine sconvolto dall’evento ha bisogno di essere ricomposto attraverso una serie di gesti, atti, reazioni che annunciano un’occasione di trasformazione per chi rimane e si interroga sul senso di sopravvivere avendo perso, nella persona amata, anche un pezzo di se…

View original post 848 altre parole

conversazione con Margherita sul libro: TASSINARI Simonetta, Instant filosofia. Il corso per capire in modo facile idee, concetti e personaggi, dagli esordi a oggi, Gribaudo editore, 2020

Antologia del TEMPO che resta

riporto qui una conversazione che si è presentificata su facebook, dove avevo rilanciato la scheda del libro:

mi scrive Margherita

Sembra interessante. Lo stile e l’approccio didattico è come nel precedente testo dell’autrice (Il filosofo che c’è in te), finalizzato a fornire della filosofia un’ immagine semplificata e, perché no?, un mezzo per capire il mondo e se stessi. È il manuale scolastico che tenta di rispondere alla tormentata domanda “A che serve la filosofia?” Il fatto è che la filosofia, a mio parere, non “serve”, nel senso che non dà risposte. La filosofia è ricerca, una corsa agli ostacoli che sono singoli traguardi che si susseguono l’uno dietro l’altro, un confine che si sposta ininterrottamente.

rispondo

grazie !!! hai del tutto ragione: le tue parole chiariscono benissimo i contenuti di questo libro. Io non ho, purtroppo , avuto una cultura filosofica. Da studente di un istituto tecnico (perito edile…

View original post 280 altre parole

«Filastrocca della morte», di Mimmo Mòllica. Dedicata a Gigi Proietti nel giorno della morte

Chissà, io morirò forse domani,
triste e malato o sbranato dai cani?
Forse io me ne andrò senza parlare,
forse danzando, impegnato a ballare?
Magari morirò sotto Natale,
forse per Pasqua oppure a Carnevale?

Forse tra un anno tirerò le cuoia
ucciso dalla fame o dalla noia?

…..

Venga correndo, corra, salti, voli,
però non porti fiori né cannoli,
giacché non siamo antichi né moderni,
noi siamo il tempo, quindi siamo eterni.

vai alla intera poesia

https://parcodeinebrodi.blogspot.com/2020/11/filastrocca-della-morte-di-mimmo-mollica.html