il ragionamento “togliattiano” di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019

il ragionamento “togliattiano di Giuliano Ferrara, L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica, in Il Foglio 14 agosto 2019
– i grillozzi hanno vinto le elezioni politiche con il 32 %
– il truce ha il 17 %
– bisconte faccia un monocolore con i grillozzi
– il PD (secondo arrivato alle urne del 2018) sostiene questo governo quasi istituzionale: “fiducia tecnica al monocolore e discussione parlamentere di volta in volta sulle scelte qualificanti”

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L’anno bellissimo del monocolore del Bisconte. Analisi logica – Il Foglio

Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019

Antologia del TEMPO che resta

La fine

Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla, e il cielo

non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.

da  La fine – Interno Poesia

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dedicata alla gatta Luna: PER UN CANE, in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018

Coatesa sul Lario e dintorni


Per un cane

in ANTONIA POZZI, Desiderio di cose leggere, a cura di Elisabetta Vergani, Salani editore 2018


Sei stato con noi per undici anni

 Una sera siamo tornati:

eri disteso davanti al cancello

il muso nella polvere della strada

le zampe già fredde, il dorso

tepido ancora.
Ora sei tutto

nella buca che ti abbiamo scavata.
Ma gli undici anni

della tua umile vita

il gemere

per ognuno che partiva

il soffrire di gioia

per ognuno che ritornava

e verso sera

se qualcuno

per una sua tristezza

piangeva

tu gli leccavi le mani:

oh gli undici anni del tuo amore

tutto qui
sotto questa terra

sotto questa pioggia 

crudele?
Esitavi 

sulla ghiaia umida: 

sollevavi 

una zampa tremando 
Ora nessuno ti difende

dal freddo, 

Non ti si può chiamare

non ti si può più dare

niente. 
Sole le foglie fradicie morte

cadono su questo pezzo
di prato.
E pensare che…

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Mobilitarsi per una destra non truce – di Claudio Cerasa, in Il Foglio 3/4 agosto 2019

Il partito di Emmanuel Macron, partendo dal nulla, è arrivato da zero a ventiquattro punti percentuali nel giro di un anno, tra il 6 aprile del 2016 e il 9 maggio del 2017. I Verdi tedeschi, ripartendo quasi da zero, sono arrivati nel giro di due anni dall’8,9 per cento conquistato alle elezioni federali del 2017 al 20,5 per cento delle elezioni europee del 2019. Il Brexit Party di Nigel Farage, cominciando praticamente da zero, il 26 maggio del 2019, sempre alle europee, è arrivato al 30,5 per cento appena due mesi dopo essere nato. Il partito con cui Zuzana CČaputová, a marzo, è diventata presidente della Slovacchia, Slovacchia Progressista, è arrivato al 40,57 per cento dopo appena due anni di vita. Lo stesso partito di Matteo Salvini, la Lega, è passato nel giro di sei anni dal 4,3 per cento del 2013, elezioni politiche, 1.328.555 voti, al 34,26 per cento del 2019, elezioni europee, con 9.175.208 di elettori conquistati.

Nella politica moderna, come sanno bene in Italia anche Matteo Renzi e Luigi Di Maio, i voti vanno e vengono con una velocità disarmante, i consensi sono sempre più legati ai sogni di un leader che al brand di un partito e basta un nulla a volte, un messaggio indovinato, un volto azzeccato, uno slogan riuscito, una formula appropriata, per far scattare una scintilla e far cambiare il trend politico di un paese. Lo spazio per rimescolare le carte esiste anche nel nostro paese e se i dati diffusi ieri da Euromedia Research sono attendibili, la fetta di paese liquida alla ricerca di una nuova proposta politica è sempre più grande e si aggira ormai attorno al 31 per cento degli elettori potenziali.

Il grande non detto che riguarda l’Italia relativo all’espressione “nuova proposta politica” è che la vera anomalia del nostro paese non è tanto l’avere un partito socialdemocratico che si aggira attorno al 20 per cento. Ma è avere un partito conservatore incapace di comprendere una verità che meriterebbe di non essere più nascosta: l’ascesa di Matteo Salvini è simmetrica alla discesa del partito di Silvio Berlusconi (il Pdl aveva 6.829.587 voti nel 2013, con il 22,3 per cento dei consensi, Forza Italia nel 2019 è arrivata a 2.351.673 di voti, con l’8,78 per cento dei consensi). E il successo della Lega non si può capire senza mettere a fuoco quella che è le vera anomalia italiana: l’assenza di una destra non truce.

In nessun paese d’Europa esiste una destra non truce in difficoltà come lo è in Italia e fino a quando non si avrà il coraggio di studiare fino in fondo questo fenomeno l’Italia sarà condannata a essere l’unico grande paese dell’Europa continentale ad avere, in cima alla sua piramide del consenso, una destra pericolosa, dannosa, statalista, xenofoba e persino illiberale. Per quanto possa sembrare difficile da immaginare il vero spazio d’innovazione della politica italiana non ha a che fare con la nascita di piccoli o grandi partitini di centro ma ha a che fare con la trasformazione radicale di un partito di centrodestra che dopo aver fatto la storia d’Italia ha bisogno di riscrivere un’altra storia. E per farlo ha bisogno di generare competizione, di aprire i suoi steccati, di emanciparsi dal salvinismo, di essere percepito come un argine e non più un complice del trucismo, di raccogliere le migliori energie del paese, di mettere da parte i volti dei protagonisti del passato, di convocare primarie aperte e di non chiedere più al suo fondatore di fare quello che non è più giusto chiedergli, ovvero essere il front runner unico del suo partito.

Il centrodestra forse non se ne rende conto, ma in una fase politica in cui l’elettorato fatica a premiare quello che è percepito come l’unico partito alternativo a quelli che si trovano al governo (il Pd, secondo un sondaggio Ghisleri pubblicato il 2 agosto da Euroweek News, sarebbe sceso al 20 per cento, con il M5s al 18 e la Lega al 36) la presenza sulla scena pubblica di una destra non truce, gagliarda, rinnovata, competitiva, combattiva, non sottomessa al sovranismo, capace cioè di essere popolare senza essere populista, avrebbe le caratteristiche per essere la grande novità che manca alla politica italiana. Lo spazio c’è, il sogno è possibile e le idee non mancheranno. A condizione che le rivoluzioni non vengano fatte a metà, che la competizione non sia farlocca e che la traiettoria sia chiara. Vogliamo le primarie, vogliamo un partito popolare, vogliamo volti che sappiano incarnare il sogno di una destra non truce. Se lo volete anche voi scriveteci qui e pubblicheremo il vostro appello, le vostre idee, i vostri nomi: destranotruce@ilfoglio.it.

da

Mobilitarsi per una destra non truce – Il Foglio

Roberto Giachetti, tra Pd e M5s non ci possono essere intese … – in Il Foglio 23 luglio 2019

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No caro Franceschini, tra Pd e M5s non ci possono essere intese – Il Foglio

scrive tramite facebook Sebastiano Dell’Albani

Il PD è ridotto male perché al suo interno non esiste una linea politica forte e condivisa sulle riforme strutturali da portare avanti e che sono indispensabili per l’Italia, per l’Europa e persino per la sopravvivenza di una sinistra che vuole essere all’altezza dei tempi per far crescere il benessere dei cittadini. Ritornando al punto dell’alleanza con il M5s questa sarebbe micidiale per il PD. Se oggi è ridotto male l’alleanza con quel movimento costituirebbe la sua morte definitiva.Il M5s eredita dal passato un giacobinismo politico mutuato attraverso il pensiero politico di Rousseau(non per niente la loro piattaforma digitale su cui prendono le loro decisioni si chiama Rousseau) con l’idea della “volontà generale” che essendo astratta e, secondo me, fondata su una fede filosofica senza fondamento, si presta perfettamente ad essere utilizzata dai dittatori o anche maggioranze parlamentari che a poco a poco tentano di distruggere la democrazia rappresentativa per sostituirla con la democrazia plebiscitaria,- e lo dicono chiaramente. Ora la democrazia rappresentativa è l’unica garanzia di vera democrazia e dialettica democratica, sostituirla come si tenta di fare con la democrazia diretta sarebbe il trionfo dei demagoghi, dei capipolo, dei piccoli o grandi dittatori. Questo per me è il motivo principale e fondamentale per non allearsi con costoro. Roberto Giachetti esprime la sua giusta idea e ci mette altre giuste ragioni e sostanziali differenze economiche e sociali che condivido. Per quanto riguarda la Lega è chiaro a tutti che è una formazione politica di destra, ma di una destra “senza radici filosofiche”. Manca cioè del grande pensiero filosofico della destra, penso a Giovanni Gentile, Benedetto Croce, Augusto del Noce, Ugo Spirito e altri. (Tra questi pensatori ci sono delle differenze, a volte grandi, ma sono tutti assimilabili al grande pensiero filosofico di destra).Con questo tipo di destra, la sinistra poteva confrontarsi in una profonda dialettica democratica rispettosa del ruolo dello Stato, delle istituzioni democratiche e portare avanti leggi e riforme valide. Stava alla dialettica della sinistra fare trionfare ceri ideali a favore dei lavoratori tutti e dei ceti più deboli e bisognosi. La Lega, invece, non ha un profondo pensiero filosofico, adotta un pragmatismo superficiale, naviga a vista e tenta di risolvere i problemi come si presentano, come appaiono, creando intorno ad essi mediante una pubblicità martellante,una tensione, un’ansia e apprensione che si dimostreranno enormementi deleteri per il prossimo futuro in Italia e purtroppo anche in Europa.Cosa dovrebbe fare quindi il PD in questa situazione storico-sociale? Dovrebbe riuscire ad elaborare una piattaforma politica forte e condivisa che guardi contemporaneamente al valore e necessità delle riforme strutturali e sociali. Una utopia? Non saprei, ma questa è l’unica via di salvezza e speranza per l’Italia e una nuova Europa forte e realmente federata. Ho cercato di condensare il mio pensiero in una estrema sintesi nello spazio di un commento, tante cose, ovviamente, mancheranno ma spero in generale di aver chiarito il mio pensiero. Un caro saluto