«Il Lonfo non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco e gnagio s’archipatta» [Fosco Maraini, Il lonfo, da Le fànfole] https://youtu.be/62l8A_kCNwA
Vecchio pub londinese molto caratteristico che serve solo birre alla spina ; al primo piano piccolo teatro con rappresentazioni continue vai al sito https://www.thehenandchickenstheatrebar.co.uk/
II mantello di Clara Sandoval. O era un plaid. O una coperta. Mantello, plaid o coperta, non importa, servono tutti a coprire, nascondere, scaldare, proteggere. Un involucro di pietà. Tanti quadrati o rettangoli uniti tra di loro, alcuni ormai sfilacciati, scintille di colore, petardi di un giorno di festa, verdi, rossi, bianchi stampati, marrone, viola, uno nero qui, uno rosa là, stretti gli uni agli altri in un diligente lavoro di patchwork … Quando Niconor Parr morì, la bara venne avvolta nel mantello che la madre aveva cucito per lui, un secolo addietro.
MANGIAFUOCO 07/11/2021 Con Silvia Ferreri, Claudio Vigolo e Luca Bianchini. Regia di Andrea Cacciagranovai alle puntate del programma:Mangiafuoco sono io - puntate - Rai Radio 1 - RaiPlay Radio VAI ALLA PUNTATA DEDICATA A FELLINI: https://tinyurl.com/jpw5e2xr
Alfio Maggiolini, I sogni tipici: metafore affettive della notte COLLANA: Gli sguardi A tutti è capitato di sognare di essere inseguiti, di volare o cadere, di sostenere un esame, di tentare di fare qualcosa senza successo, di essere Leggi di più A tutti è capitato di sognare di essere inseguiti, di volare o cadere, di … Continua a leggere Alfio Maggiolini, I sogni tipici: metafore affettive della notte, FrancoAngeli, 2021
Michela Marzano intreccia il passato familiare alle pagine più controverse della storia del nostro Paese. Michela non sapeva. Per tutta la vita si è impegnata a stare dalla parte giusta: i fascisti erano gli altri, quelli contro cui lottare. Finché un giorno scopre il passato del nonno, fascista convinto della prima ora. Perché nessuno le ha mai detto la verità? Era un segreto di cui vergognarsi oppure un pezzo di storia inconsciamente cancellato? “Sono stata pure io complice di questa amnesia?” si chiede Michela dopo aver ritrovato una vecchia teca piena di tessere e medaglie del Ventennio. Inseguendo il filo teso attraverso le vicende della sua famiglia, tra il nonno Arturo e il nipotino Jacopo, l’autrice ridisegna il percorso che l’ha resa la donna che è oggi, costellato di dubbi e riflessioni: il rapporto complicato con la maternità, il legame tra sangue, eredità e memoria…
In questo periodo storico sembra esserci una relazione tra la “scienza triste” che è l’economia e il malessere psichico. La crisi che attanaglia le società europee, e quindi l’Italia, crea una quotidiana preoccupazione sul futuro che ci induce a colorare con tinte fosche e pessimiste il tempo presente. Questo avviene proprio perché oggi gli italiani […]Continua a leggere >
Le tradizioni e le nostre personalità nel tempo attuale
Scritto da Paolo Ferrario il 12/04/2012
“Ogni innovazione è una tradizione ben riuscita”. In questa incisiva frase di Carlo Petrini, il fondatore dell’associazione “Slow Food” e poi promotore dei meeting di Terra Madre, è contenuto in modo efficace il dilemma entro cui si sviluppano i cambiamenti dell’epoca in cui stanno vivendo le giovani e vecchie generazioni. In quest’articolo prenderemo in esame […]Continua a leggere…
"Quando il gatto ti guarda profondamente negli occhi e tu, di rimando, guardi profondamente nei suoi, c'è un contatto così diretto tra un essere e un altro che la distinzione tra umano e animale svanisce"
cara lu, sono in postazione di paolo, non ho voglia di accendere il mio computer dopo una giornata pesante. sono andata naturalmente a leggermi il resoconto romanzato della gita fuori porta: mi confermi le impressioni formulate su uno stile dell'abitare che, in forma diversa e contestuale alle attuali esigenze ciclicamente ritorna ad affacciarsi nei progettisti di … Continua a leggere L. parla di sè con L.
Perché molti lettori sottolineano i libri, ci scribacchiano sopra, fanno le orecchie ai bordi delle pagine, mentre altri guardano con orrore al piú lieve maltrattamento? E quali segreti custodiscono gli scaffali delle biblioteche domestiche? Se i volumi sono disposti in file doppie, cosa si nasconde nelle retrovie? Una ricognizione ricca e spiazzante di quelle perversioni che rendono erotico e nevrotico il nostro rapporto con i libri.
Haruki Murakami è, per me, un autore generazionale.
Intendo per generazionale uno che ha attraversato il mio stesso arco di tempo: quello della seconda metà del novecento.
Murakami ha preso la distanza, un po’ come hanno fatto (rispetto alla loro storia) alcuni protagonisti tedeschi del ciclo Heimat di Edgar Reitz, dalla tradizione giapponese, dai loro rituali imperiali, dalle loro culture così difensive verso l’esterno del mondo.
Murakami è un autore che parla di adolescenze, di maturità, di adultità, di musicalità transculturali. Un suo alter ego si racconta così:
”Sono nato il quattro gennaio 1951, nella prima settimana del primo mese del primo anno della seconda metà del ventesimo secolo. Lo si potrebbe quasi considerare un evento da commemorare ed è per questo che i miei genitori mi hanno chiamato Hajime, che significa “inizio” “
La “Heimat” è il paese della infanzia e della giovinezza.
Chi l’ha smarrita resta spaesato, per quanto all’estero possa avere appreso a non barcollare come un ubriaco e ad appoggiare il piede in terra senza timori
Seguendo i sentieri dei contrabbandieri attraversavamo la Eifel notturna e invernale, in direzione di un paese, il Belgio, i cui doganieri e gendarmi non ci avrebbero consentito di passare il confine legalmente: eravamo privi di passaporto e visto, privi di un’identità civile giuridicamente valida, eravamo profughi. Fu un lungo cammino nella notte. Affondavamo nella neve sino al ginocchio; gli abeti scuri non erano diversi dai loro fratelli in patria, eppure erano già abeti belgi, e noi sapevamo che non ci volevano. Un vecchio ebreo, che perdeva ogni momento le calosce, si aggrappò alla cintura del mio cappotto e gemendo mi promise tutte le ricchezze…
vai a: PAOLO FERRARIO, Il Genius loci come angelo del luogo, in ANGELICAMENTE, il senso dell’angelo nel nostro tempo, a cura di Baldo Lami, Zephyro edizioni, 2010, p. 45-57