“Io non decido nulla” … “Non comprendo” , “Non posso comprendere”… “Io sospendo” … “Esamino” …, Sesto Empirico. Sentenze scritta sulle travi della biblioteca di Montaigne in La torre di Montaigne, editore La Vita Felice, 2012

Io non decido nulla

Non comprendo

Non posso comprendere

Io sospendo

Esamino

Sesto Empirico

Sentenze scritta sulle travi della biblioteca di Montaigne

in Montaigne, La torre di Montaigne, editore La Vita Felice, 2012

PITTURA E MUSICA : ritratti di compositori, lezione di ROSA DE ROSA, Como, lezione del 5 aprile 2017 agli Incontri dell’Università Popolare, APPUNTI a cura di Paolo Ferrario

INCONTRI DELL’UNIVERSITÀ POPOLARE
Palazzo Natta, via Natta 14, ore 15.30, ingresso libero

Pittura e musica: ritratti di compositori è l’argomento del ciclo proposto da Rosa De Rosa. Strumentazione, armonia, melodia, ritmo sono elementi comuni al dipingere e al creare musica. L’incontro di questo pomeriggio sarà Dipingere la musica: l’interpretazione visiva della musica dal Medioevo al Novecento.

Sorgente: BiBazz | Mercoledì 5 aprile

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replico qui il mio intervento di questa mattina a favore del Documento congressuale PD, AVANTI INSIEME, a sostegno della candidatura di Matteo Renzi, Como, 1 aprile 2017

 

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Vai al documento congressuale AVANTI INSIEME:

il PD nella fase Renzi (2013-2016): la dissipazione del patrimonio, dal 4 dicembre 2016 a oggi:

il risultato a Como

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“la vita è solo un breve periodo di tempo in cui sei viva”

dice una bambina in un film:

“la vita è solo un breve periodo di tempo in cui sei viva”

Peccato che non ricordo il titolo del film!

Forse è in:

American Pastoral, di Ewan McGregor, tratto dal romanzo di Philip Roth. Con: McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, David Strathairn

Ma non ne sono sicuro

il blog “frasi arzianti”, una raccolta delle frasi che più mi hanno colpito per ogni libro che ho letto…sempre in continuo aggiornamento, Dal blog: frasiarzianti.wordpress.com

Quante volte leggendo un libro ti sei imbattuto in una frase o un pensiero che ti ha scosso? Magari la rileggi, ti lascia una traccia dentro…ma la memoria è labile, e il tempo è maestro nel cancellare.
Perchè non scriverle allora? Rileggerle, rivivere quel momento, condividerlo con altri…ed ecco che nasce il blog “frasi arzianti”, una raccolta delle frasi che più mi hanno colpito per ogni libro che ho letto…sempre in continuo aggiornamento

In questa pagina il link agli articoli dove raccolgo le frasi relative a un tema dai vari libri letti.

  1. Frasi sul matrimonio
  2. Frasi sull’amore
  3. Frasi sulla vecchiaia
  4. Frasi sulla vita e sulla morte
  5. Frasi sui libri e la lettura
  6. Frasi sul viaggio
  7. Frasi sull’Etna
  8. Frasi sul vino e la tavola

Categorie


FONTE:

Sorgente: Cos’è “frasi arzianti”? | Frasiarzianti’s Blog

VINCENZO GUARRACINO: attimi di riflessione su Carlo Ferrario e Antonia Pozzi. “In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

CARLO FERRARIO E ANTONIA POZZI

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“In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

Paganus

Una precisazione cronologica, questa, che mi aveva incuriosito non poco, posto proprio all’inizio dell’ultima fatica poetica di Carlo Ferrario, ossia il “romanzo in versi” intitolato Paganus, in cui si racconta la storia di un’iniziazione alla vita sul teatro di un’età aurea che si avvia ad un tempo grigio di rovine e di violenza.

Posta come dicevo all’inizio della seconda delle 34 strofe di cui il poemetto si compone, mi ha indotto a interrogarmi sulla sua consistenza, sulle ragioni della sua perentoria verità, per darmi conto che si tratta di un atto in un certo modo fondativo. Come tutte le date che si rispettino assume infatti un carattere per così dire sacrale, da momento su cui si costituisce una piccola e privata storia sacra, come di un qualcosa da cui la vita dell’individuo acquista senso e significato: un momento di ordine ieratico che nel tempo agisce con forza ipnotica sulla coscienza e che anche inconsapevolmente insiste su parole, gesti e manifestazioni.

La risposta, come un’illuminazione, mi è venuta scorrendo i versi di un  bambino, che con fiabesca lievità parlano di cascine in mezzo a monti e a prati, di animaletti amati ancorché “birichini”, di lontani sogni marini, di sensazioni delicate: versi contrassegnati da una data, 1937, di un tal Ferrario, familiarmente denominato “Carluccio” e residente in una sorta di Valle dell’Eden in quel di Introbio, un luogo dove può intervenire a turbare i giorni anche la guerra e la morte, fermo restando che è ancora la fine di una giornata di giochi a diventare il principale motivo “di malinconia”.

Un lontano giorno di giugno di una fanciullezza incantata è, dunque, accaduto qualcosa che ha segnato la vita del poeta seienne, un evento che, stando al poemetto, si è scritto come una rottura, una lacerazione, l’interruzione di un ordine che nel tessuto della mitica trasposizione della storia operata in Paganus (il titolo è quanto mai significativo di una volontà di resistenza nella fede nella sacralità dei propri miti) e  si configura come traumatica, come fonte di disorientamento e di angoscia (così come conferma nella conclusione della terza strofa, “Ero piccolo allora / frastornato e pieno di paura”): passaggio da un sistema della familiarità e dell’inginocchiamento alla molteplice e meravigliosa naturalità delle cose e della vita ad un altro sistema gravato e condizionato da una ferrea Legge, da un’inflessibile “sudditanza” ad una auctoritas senza cuore.

Momento iniziatico, dunque, evento di un passaggio e di una trasformazione, capace di incidersi con il puntiglio della sua reiterazione nell’esperienza e di propagare i suoi influssi nell’avvenire, quali che siano.

Non diversamente dal sogno fondante di Orazio (Odi, III, 4) o del Rimbaud di un singolare poemetto in latino (“Tu vates eris”), in cui sulle ali di bianche colombe si inscrive la profezia di un destino di poesia, ma anche evento paragonabile a quello inscenato dal Leopardi dell’idillio Odi, Melisso, altrimenti noto come Lo spavento notturno, in cui la visione angosciosa della caduta della luna si configura come premonizione di tutte le perdite e cadute della vita.

vai alla scheda del libro

http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/carlo-ferrario/paganus-9788871851471-156152.html

Paganus
titolo Paganus
sottotitolo L’ottavo dormiente. Con CD Audio
autore Carlo Ferrario
editore NodoLibri
formato Libro
collana I suoni
pagine 40
pubblicazione 2008

“Sono un ottimista razionale”, Matt Ridley

“Sono un ottimista razionale. Razionale perché non sono arrivato a posizioni ottimiste per indole o per istinto, ma esaminando le prove […] finché qualcuno, da qualche parte del mondo, è incentivato a inventare nuovi modi per soddisfare meglio i bisogni del prossimo, allora l’ottimista razionale deve concludere che il progresso della vita umana riprenderà sempre il suo corso.” (Matt Ridley)

CLAUDIO RISE’, la nostra identità non è data per sempre, è il risultato di un processo di sviluppo che continua tutta la vita …   – in  Psiche Lui, marzo 2017

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

la nostra identità non è data per sempre, è il risultato di un processo di sviluppo che continua tutta la vita. E’ così per tutto il mondo vivente: ogni primavera nuovi rami, e qualcuno secco, da tagliare.

Come in tutto il vivente, occorre essere attenti alla direzione in cui svilupparci, e questa è suggerita da condizioni oggettive (opportunità, interessi etc), e vocazioni personali.

Per questo occorre, come dici tu, un centro della coscienza, l’Io, che osservi e raccolga tutti i dati, e elabori direzionidi sviluppo. Raccogliendo tutte le informazioni provenienti dalla coscienza, dall’osservazione ragionevole della realtà. Ed anche quelle, spesso più profonde, dell’inconscio, e degli stati di coscienza particolari, come la meditazione, la preghiera, l’intuizione, ed altri.

Sorgente: Ma io che uomo sono? – Psiche Lui

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L’ETERNITA’ DEGLI ESSENTI, di Doriam Battaglia, dal Blog doriambattaglia.com

Doriam Battaglia

Se potesse essere o esistere il Nulla, dove sarebbe? Quali sarebbero i suoi confini? Dove potrei dire “sin qui è il Nulla e da qui in avanti è l’essere? La medesima considerazione vale per lo Spazio ed il Tempo. Quando è iniziato lo Spazio-tempo? Cosa c’era prima? L’evidente assurdità di tali quesiti ci mostra inconfutabilmente l’Eternità di ogni essente.

Work in progress

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The Necks, UNFOLD , in IndieForBunnies

Diciannovesimo disco per i The Necks, leggendaria assemble australiana che, attraverso una produzione ampia e articolata, hanno unito jazz, free jazz, elettronica, ambient, avantgarde e minimalismo. Quasi trent’anni di carriera per la band composta da Lloyd Swanton, Tony Buck e Chris Abrahams e che con “Unfold” provano a cambiare le loro regole.

“Unfold” ha tutte le caratteristiche dei The Necks, con al centro di tutto la batteria sincopata di Tony Buck che si espande, si contrae sferraglia e tintinna. Il piano o l’organo di Abrahams e il basso di Swanton seguo le direttive delle percussioni e si passa spesso da una tempesta sonora ad una calma meditativa. Gli strumenti si intrecciano, disorientando chi ascolta. Il loro swing anche in questa occasione è nebuloso e rievoca post-rock, soul, gospel e gli insegnamenti minimalisti di Karlheinz Stockhausen.

un disco coraggioso che ci svela il lato più grezzo dei The Necks e conserva una certa originalità che, anche a distanza di quasi tre lustri, il trio ha mantenuto.

tutto l’articolo qui:

Sorgente: The Necks – Unfold | IndieForBunnies

L’apparire e l’apparenza, di Doriam Battaglia

Doriam Battaglia

DSC_5211 Vivo la  vita come il susseguirsi dell’apparire di momenti dei quali la maggior parte cadono nell’oblio, come accade in una pellicola che il fuoco ha distrutto e della quale restano solo alcuni fotogramma sbiaditi. Dov’è ora quel bambino che fui? Cosa rimane del tempo passato? Sono ancora io quello che vedo nello specchio? Sarò ancora io domani? Cosa lega tra loro tutti questi “io”? Il ricordo o solo il succedersi continuo dei singoli “io” mi da l’apparenza di una vita che mi appartenga? Una cosa mi consola, non sarò “io” a morire, sarà un altro “io” che non posso conoscere e allora perché temere?

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Antonio Gramsci: “tutte le quistioni dell’anima e dell’immortalità dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore”. Citazione ricordata da M.L.S

“…Se ci pensi bene tutte le quistioni dell’anima e dell’immortalità dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi in fondo che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene e di male, passa di padre in figlio, da una generazione all’altra in un movimento perpetuo. Poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci sù, ciò significa che tu sei, già da allora, nell’unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli…”

COME FARFALLE … QUANDO LA VITA DIVENTA UN VOLO, storia teatrale di e con MIRIANA RONCHETTI. Attori: Miriana Ronchetti, Anna Lucati. Recensione: Quando l’Alzheimer diventa teatro, di Luciana Quaia

Quando l’Alzheimer diventa teatro

di Luciana Quaia

Molto spesso l’attenzione rivolta a una persona malata di demenza è più focalizzata sul comportamento, piuttosto che sulla sua soggettività.

Si parla così di mutazioni che riguardano le funzioni cognitive, la memoria, il sonno e che innescano aggressività, apatia, manifestazioni imprevedibili e insensate, stravaganze di pensiero.

Sono molte le persone che imparano sulla propria pelle cosa significa stare accanto a chi pian piano sbiadisce nel tempo, trascinando nell’oblio l’essenza di sé. Molte di queste persone trovano la forza di raccontarsi attraverso diari, storie, romanzi, poesie, perché succede che le parole scritte restituiscano un significato profondo a qualcosa che pare scivoloso come un piano inclinato.

E’ tutt’altro che semplice ricercare un senso in una malattia che procede per sottrazione: il familiare che se ne prende cura difficilmente resta esente da sgomento, smarrimento, senso di colpa, disorientamento.

Sul palcoscenico, nello spettacolo “Come farfalle” la regista e interprete Miriana Ronchetti tenta, in una rapida e coinvolgente successione di scene, di rappresentare gli altalenanti vissuti che contraddistinguono ogni famiglia che si trovi improvvisamente in contatto con la malattia che causa la progressiva perdita dell’identità.

Le due attrici e la rappresentazione scenica arrivano a noi attraverso la dimensione poetica.

Lo fa apposta, non darle retta, è sempre stata un’eccentrica” sono le parole del padre che, distante, trasmetterà alla figlia dall’altro capo del telefono.

Una figlia (interpretata da Anna Lucati) che tenta, nella più totale solitudine, di dare retta ai suggerimenti paterni e di correggere quella bizzarra madre che strappa in minuscoli pezzi i giornali, indossa la sottoveste sopra la gonna, chiede un catino chissà perché ….

I risultati non sono quelli attesi. Nella rinuncia al progetto matrimoniale per non abbandonare a se stessa l’anziana donna, la figlia si accorge che le parole smarrite non vanno respinte, ma accolte e amate insieme a quei sguardi, baci, carezze che lei per prima dalla madre ha ricevuto e che ora è giunto il tempo di restituire.

Non è contrastando la volontà del malato che se ne può migliorare l’esistenza, ma è esattamente l’opposto che creerà una nuova relazione tra le due donne.

Certo un po’ stramba, come quelle farfalle indicate dalla donna che però non si riescono a vedere.

Ma perché ostinarsi a credere che non esistano?

Il male non ha mai l’ultima parola, se lo sguardo va oltre ciò che appare.

Per la donna malata, sognatrice smemorata ma madre attenta e premurosa, l’orologio si è fermato a quel tempo in cui, per soddisfare i desideri della sua bambina, un catino pieno d’acqua diventa il mare in cui pescare.

E anche adesso, quando il tempo non ha più importanza, quel gioco può ritornare a essere un dono prezioso, perché l’amore non svanisce mai e, nel buio che avanza, madre e figlia lo possono illuminare gettando nell’acqua canne luminose e cullando i loro sogni in un abbraccio senza fine.


 

dal sito: Teatro arte orizzonti inclinati

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La storia, raccontata da Miriana

Una donna, a un certo punto della sua esistenza, inizia a tralasciare tutte le sue abitudini, il lavoro, gli affetti, le giornaliere faccende per occuparsi solo di farfalle. Non riesce a fare altro. Le farfalle non sono impegnative, non richiedono pensiero…le segui e basta. Qui inizia la sua nuova vita fatta di assenze e di “apparenti vuoti”. Il marito e la figlia inizialmente non capiscono e non accettano quel suo “stare” così diverso sebbene i medici abbiano spiegato loro che si tratta di una malattia. Decidono così, di non seguire esempi e consigli, ma di fare a modo loro applicando regole rigide e rimproveri. Il risultato è un grande insuccesso. La figlia decide di affrontare quella strada così difficile che la porterà a creare, dopo anni di incomprensioni, un vero rapporto di intesa con la madre ammalata. Fra errori e tentativi, scatti di rabbia e sconforti, arriva a scoprire un mondo di sensazioni create non dalle parole bensì da sguardi, giochi, affinità, azioni quasi assurde, ritorni all’infanzia, merende consumate alla luce del sole, con le dita nei vasetti di marmellata. Quella è la strada…scopre l’amicizia in colei che da madre, un tempo le dettava solo regole. Ore, giornate intere a guardare le farfalle sulla riva di un fiume che altro non è che un catino colmo d’acqua. Aspettare la luna e veder sorgere il sole. Saltare le regole della vita per vivere fino all’ultimo e intensamente quel rapporto che è fonte di grande gioia e pienezza. Il tempo degli altri non esiste più. Esiste solo il loro tempo. I ruoli si invertono; la mamma diventa la bambina e la bambina, a volte diventa la mamma e altre volte ancora l’amica, la sorella…a secondo del ruolo che serve.Non c’è una fine alla storia.Di proposito non esiste la fine perché in realtà ci sono le trasformazioni. Ogni spettatore avrà il piacere di crearsi la fine che desidera. Non esiste fine all’amore.

“Dedico questa storia a mia madre Vincenzina che ha frequentato il Caffè Alzheimer della Cooperativa Progetto Sociale di Cantù, trovando sollievo e allegria nello stare insieme a tante altre persone un po’ speciali, come lei.

Attori: Miriana Ronchetti, Anna Lucati

Voci :Alessandro Quasimodo – Anna Scialoja

Allestimento scenico di Pietro Introzzi

Testo e regia di Miriana Ronchetti

Musiche dal repertorio di musica classica e moderna  

Tecniche usate: teatro d’attore, danza.   Durata: 60 ‘- Indispensabile luogo oscurabile

Graham Swift, Un giorno di festa, Neri Pozza. Libro suggerito da G.L.

Un giorno di festa è un libro di Graham Swift pubblicato da Neri Pozza nella collana I narratori delle tavole

Sorgente: Un giorno di festa – Graham Swift – Libro – Neri Pozza – I narratori delle tavole | IBS

È il Mothering Sunday, la Festa della Mamma, del 1924 in Inghilterra. La guerra è alle spalle e un’altra è all’orizzonte. Ma è una bella domenica di fine marzo, perfetta per rimuovere i lutti e celebrare in allegria la speciale ricorrenza del giorno. Il rituale della festa prevede visite di cortesia, picnic all’aperto e inviti a pranzo in compagnia di amici e familiari. Un rituale già quasi in disuso, ma che i Niven e gli Sheringham, due delle famiglie più in vista del Berkshire, si tengono ben stretto, come se appartenessero ormai a un’unica famiglia dopo aver perso dei figli in guerra. Su invito degli Hobday, un altro illustre casato delle verdi contee che circondano Londra, si vedranno a pranzo per brindare e parlare dell’evento ormai imminente: le nozze tra Paul, il giovane rampollo degli Sheringham scampato alla guerra, ed Emma Hobday. Per la servitù dei Niven, com’è consuetudine, il Mothering Sunday è una «giornata libera» da trascorrere con i propri cari. Per tutti, eccetto che per Jane Fairchild. Giovane orfana che presta ormai da qualche tempo servizio presso i Niven, Jane si appresta a trascorrere la domenica di festa su una panchina in giardino, tra il ronzio dei fuchi e il profumo della magnolia già carica di boccioli, quando squilla il telefono. Si affretta all’apparecchio e il suo cuore si libra in cielo allorché riconosce la voce all’altro capo del telefono: Paul Sheringham, il giovane rampollo di cui da sette anni, con gioia e senza alcun pudore, è l’amante, la invita per la prima volta a casa sua. La telefonata di Paul, e le ore poi trascorse con lui, faranno di quel Mothering Sundaydel 1924 una data incancellabile nel ricordo di Jane negli anni a venire, un giorno di festa cominciato nella luce più pura e terminato nel buio di un’oscura notte della vita e dell’anima.

a mia moglie: credo sia arrivato il momento di DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA … Sì …: una svolta

a mia moglie:
cara LQ
(detta altrimenti Luciana Quaia o Luciana o Lu, come diceva tuo padre)
credo sia arrivato il momento di DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA

Sì …: una svolta
d’ora in avanti, dopo Un posto al sole e quando non ci sarà alla televisione nessun film bello da vedere dopo le 21 (avendo escluso for ever di vedere i chiacchiera – show dei giornalisti che stanno favorendo la svolta nazipopulista del prossimo quinquennio)
dicevo …:
d’ora in avanti ci dedicheremo, a turno, alla LETTURA A VOCE ALTA di qualche pagina dei libri che ci sembrano belli:
un racconto …
un brano di romanzo
un brano di saggio che si presta alla lettura espressiva
una serie di poesie (le lasceremo risuonare, come musica) …
per una mezz’ora, per un’ora
sarà un modo per usare bene il tempo che resta
e per sottolineare le pagine belle: Murakami, Munro, Carofiglio, Strand, Auden, Severino, S. King, Brodskij, … Ci sarà solo da scegliere
E ogni volta sarà una sorpresa
saremo dei “lettori per noi”
che cosa ne dici mia bella LQ?
sei d’accordo?
ti piace l’idea?
ti sembra un bel modo per DARE UNA SVOLTA ALLA NOSTRA VITA?
baci e abbracci
e felicità per averti incontrato nella mia vita

Vincenzo Guarracino. Leopardi en el cine – in Revista La Otra

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Profesor, poeta y traductor italiano Vincenzo Guarracino nos lleva de la mano a una de sus pasiones y erudiciones, Giacomo Leopardi, a quien ahora enfoca desde la pantalla grande.

A pesar de su carácter solitario (“Eremita de los Apeninos”, en su propia definición de sí mismo), Giacomo Leopardi vive en el imaginario de todos, además de por lo fascinante de su pensamiento y su vida, en ciertos versos de vertiginosa profundidad (Arcano è tutto / fuor che il nostro dolor”), en ciertas patéticas invocaciones (“Silvia, rimembri ancora…?”), en ciertas desconsoladas conclusiones (“Perì l’inganno estremo, / ch’eterno io mi credei. Perì…”). Pero, quizá, sobre todo por su poesía  El Infinito: “apertura musical de una nueva era”, según De Sanctis, o “canto raptado” por una exigencia espiritual, a decir de un poeta como Davide Maria Turoldo.
Es justamente en torno a este idilio donde se han concentrado reflexiones e interpretaciones empeñadas en resolver el “enigma” Leopardi, con lenguajes y perspectivas muy diversas; tres entre ellas: la música ligera (una cancioncita de 1968 de Jonny Dorelli  titulada L’immensità), la publicidad  (con un verso “e il naufragar m’è dolce in questo mare” utilizado en clave promocional) y por último el cine.
Dejando de lado la adaptación a la pantalla y el teatro de las Operette Morali (entre ellas elDialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggiere, de Ermanno Olmi en 1954) y un título, Vaghe stelle dell’Orsa, de Luchino Visconti en 1965, extraído del comienzo del canto Le ricordanze, la fortuna de Leopardi en el cine parte precisamente de aquí, de la película Idillio de Nelo Risi, seguido de Pisa donne e Leopardi, dirigido por Roberto Merlino, y por el reciente Il giovane favoloso de Mario Martone. Junto a estos, merece una mención la palícula Marco Tullio Giordana, I Cento Passi del 2000

segue

tutto l’articolo qui

 

Sorgente: Vincenzo Guarracino. Leopardi en el cine – Revista La Otra

Emanuele Severino, “Mi commuove l’affetto con cui hanno voluto festeggiare e partecipare alla nascita dell’ASES. Desidero esprimere la mia gratitudine ad ognuno di Loro, augurando ogni bene. Con amicizia”, 28 febbraio 2017

Diventiamo LETTORI SELVAGGI! Intervista a Giuseppe Montesano

Giuseppe Montesano, che cos’è un lettore selvaggio?

Un lettore selvaggio è semplicemente un lettore libero: o, più esattamente, un lettore che vuole sempre più libertà. Un lettore quindi che non ha timore di sbagliare, o di non essere capace, o di non conoscere abbastanza: libero dai legacci e dalle paure che troppo spesso ci impediscono di buttarci nel grande mare fascinoso in cui la lettura, la musica, la filosofia, le arti diventano esperienze e amori della nostra vita. I lettori selvaggi sono quelli che nella lettura cercano una vita più eccitante e misteriosa, sono quelli che non si accontentano di vivere una sola vita, sono quelli a cui sta stretto il mondo in cui sono stati chiusi.

vai a:

Sorgente: Diventiamo lettori selvaggi! Intervista a Giuseppe Montesano

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NARRATIVASAGGISTICASTORIA

Lettori selvaggi

Dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges la vita vera è altrove

Giuseppe Montesano

Leggere per vivere ci risveglia dalla noia e dalla rassegnazione…
Non viviamo una vita vera, e demoni meschini ci tengono sepolti nella rabbia e nella paura: ma giorno dopo giorno, lasciando entrare in noi amori e stupori, forse possiamo diventare vivi.

Musica e neuroscienziati: una canzone che riduce l’ansia. “Weightless” (“Senza peso”) e la playlist con le 10 canzoni più rilassanti secondo le analisi del Mindlab International


Neuroscienziati scoprono la canzone più rilassante al mondo che riduce l’ansia del 65%. Ascoltala

articolo di Riccardo Lautizi

Sorgente: Neuroscienziati: “Ascoltare questa canzone riduce l’ansia del 65%”

Ecco la playlist con le 10 canzoni più rilassanti secondo le analisi del Mindlab International. Quindi non guidare durante l’ascolto e fanne buon uso:

  1. We Can Fly,” by Rue du Soleil (Café Del Mar)
  2. Canzonetta Sull’aria,” by Mozart
  3. Someone Like You,” by Adele
  4. Pure Shores,” by All Saints
  5. Please Don’t Go,” by Barcelona
  6. Strawberry Swing,” by Coldplay
  7. Watermark,” by Enya
  8. Mellomaniac (Chill Out Mix),” by DJ Shah
  9. Electra,” by Airstream
  10. Weightless,” by Marconi Union

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Alessandro Baricco/Mantova Lectures, La deposizione di Van der Weyden. Sulla Felicità – 28/01/2017, AUDIO e VIDEO RaiPlay. Appunti di Paolo Ferrario