Canzoni di ENZO JANNACCI ascoltate in occasione dell’incontro: La condizione umana , a cura della Associazione Accanto, Como 12 novembre 2017. Musicisti: Gruppo d’Altro Canto; Francesco Piccolo e Marco Belcastro; Luca Ghielmetti; Alessio Brunialti. Video tratto da ecoiformazioni arci

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GRUPPO D’ALTROCANTO:

FRANCESCO PICCOLO E MARCO BELCASTRO

LUCA GHIELMETTI

ALESSIO BRUNIALTI E “HO VISTO UN RE”

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VINCENZO GUARRACINO: attimi di riflessione su Carlo Ferrario e Antonia Pozzi. “In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

CARLO FERRARIO E ANTONIA POZZI

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“In un giorno di giugno / (io avevo sei anni)…”

Paganus

Una precisazione cronologica, questa, che mi aveva incuriosito non poco, posto proprio all’inizio dell’ultima fatica poetica di Carlo Ferrario, ossia il “romanzo in versi” intitolato Paganus, in cui si racconta la storia di un’iniziazione alla vita sul teatro di un’età aurea che si avvia ad un tempo grigio di rovine e di violenza.

Posta come dicevo all’inizio della seconda delle 34 strofe di cui il poemetto si compone, mi ha indotto a interrogarmi sulla sua consistenza, sulle ragioni della sua perentoria verità, per darmi conto che si tratta di un atto in un certo modo fondativo. Come tutte le date che si rispettino assume infatti un carattere per così dire sacrale, da momento su cui si costituisce una piccola e privata storia sacra, come di un qualcosa da cui la vita dell’individuo acquista senso e significato: un momento di ordine ieratico che nel tempo agisce con forza ipnotica sulla coscienza e che anche inconsapevolmente insiste su parole, gesti e manifestazioni.

La risposta, come un’illuminazione, mi è venuta scorrendo i versi di un  bambino, che con fiabesca lievità parlano di cascine in mezzo a monti e a prati, di animaletti amati ancorché “birichini”, di lontani sogni marini, di sensazioni delicate: versi contrassegnati da una data, 1937, di un tal Ferrario, familiarmente denominato “Carluccio” e residente in una sorta di Valle dell’Eden in quel di Introbio, un luogo dove può intervenire a turbare i giorni anche la guerra e la morte, fermo restando che è ancora la fine di una giornata di giochi a diventare il principale motivo “di malinconia”.

Un lontano giorno di giugno di una fanciullezza incantata è, dunque, accaduto qualcosa che ha segnato la vita del poeta seienne, un evento che, stando al poemetto, si è scritto come una rottura, una lacerazione, l’interruzione di un ordine che nel tessuto della mitica trasposizione della storia operata in Paganus (il titolo è quanto mai significativo di una volontà di resistenza nella fede nella sacralità dei propri miti) e  si configura come traumatica, come fonte di disorientamento e di angoscia (così come conferma nella conclusione della terza strofa, “Ero piccolo allora / frastornato e pieno di paura”): passaggio da un sistema della familiarità e dell’inginocchiamento alla molteplice e meravigliosa naturalità delle cose e della vita ad un altro sistema gravato e condizionato da una ferrea Legge, da un’inflessibile “sudditanza” ad una auctoritas senza cuore.

Momento iniziatico, dunque, evento di un passaggio e di una trasformazione, capace di incidersi con il puntiglio della sua reiterazione nell’esperienza e di propagare i suoi influssi nell’avvenire, quali che siano.

Non diversamente dal sogno fondante di Orazio (Odi, III, 4) o del Rimbaud di un singolare poemetto in latino (“Tu vates eris”), in cui sulle ali di bianche colombe si inscrive la profezia di un destino di poesia, ma anche evento paragonabile a quello inscenato dal Leopardi dell’idillio Odi, Melisso, altrimenti noto come Lo spavento notturno, in cui la visione angosciosa della caduta della luna si configura come premonizione di tutte le perdite e cadute della vita.

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http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/carlo-ferrario/paganus-9788871851471-156152.html

Paganus
titolo Paganus
sottotitolo L’ottavo dormiente. Con CD Audio
autore Carlo Ferrario
editore NodoLibri
formato Libro
collana I suoni
pagine 40
pubblicazione 2008

Alessandro Baricco/Mantova Lectures, La deposizione di Van der Weyden. Sulla Felicità – 28/01/2017, AUDIO e VIDEO RaiPlay. Appunti di Paolo Ferrario

ALESSANDRO BARICCO, LA MAPPA DELLA METROPOLITANA DI LONDRA: SULLA VERITA’, Mantova Lectures, 2017. Appunti in forma di schede a cura di Paolo Ferrario

VIDEO SU RAI 5:

VAI A : http://www.raiplay.it/video/2017/01/TEATRO—MANTOVA-LECTURES-7c1954c2-e8b7-4137-9ab2-d64901097822.html

AUDIO

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clicca sulla prima immagine per vedere la sequenza delle schede

 

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ALESSIO BRUNIALTI su: Il grande racconto di Ulisse di PIERO BOITANI, Il Mulino editore, in BiBazz | 4 dicembre 2016

Questo libro è, semplicemente, meraviglioso. Il titolo va inteso nel senso più lato possibile: Il grande racconto di Ulisse non è (solo) la storia dell’uom dal multiforme ingegno, della sua condotta durante l’assedio di Ilio, dello stratagemma del cavallo, del ritorno in Patria dopo dieci anni di giri in quel grande catino che è, poi, il Mediterraneo, della sua vendetta e del ripartire. È (anche) tutto questo, ma Boitani mostra Odisseo per quello che è, il paradigma della storia, che ha attraversato secoli, ispirato opere pittoriche, musive, liriche, rock, letterarie, cinematografiche e, per quanto mi riguarda, non è certo un caso che l’Ulisse di Joyce e 2001: odissea nello spazio di Kubrick abbiano giocato, e ancora giochino, un ruolo importante nella mia vita. Un repertorio inesauribile per rileggere quasi tremila anni di storia della cultura, con un ricco apparato fotografico che giustifica il prezzo. Da regalare ad amanti della cultura, a ragazzi svegli, ad amanti avventurosi, a viaggiatori del corpo, ma ancor più a viaggiatori della mente.
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Il grande racconto di Ulisse di Piero Boitani (Il Mulino, 668 pagine illustrate, 55 sacchi)
La scheda ufficiale: «Sono Odisseo, figlio di Laerte, noto agli uomini per tutte le astuzie, la mia fama va fino al cielo»: la figura che ha letteralmente afferrato l’immaginario occidentale sino a plasmarne le fondamenta culturali è inafferrabile. Ulisse, l’eroe dal multiforme ingegno, continua ad affascinarci proprio per questo. Nel suo lungo errare durante il viaggio di ritorno a Itaca va incontro ad avventure strabilianti, in parte subite in parte ricercate, ponendosi come il campione dell’intelligenza, della conoscenza, dell’esperienza, della virtù etica e della sopravvivenza. Ma la vera attrazione magnetica che ancora oggi il personaggio mitico continua a esercitare su di noi è quella delle sue metamorfosi nel tempo (una su tutte: il folle volo dantesco), delle sue “ombre” che si allungano nel cinema, nella poesia, nel romanzo, nell’arte, così come nella scienza e nella filosofia. Ulisse è ovunque, il suo vero viaggio è senza fine.

Sorgente: BiBazz | Domenica 4 dicembre

Storie e ricordi in compagnia di Giancarlo Berardi e ‘Il diario di Julia’, Seminario: 30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti; Libera Universita’ Autobiografia

30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti Stampa
Storie e ricordi in compagnia di Giancarlo Berardi e ‘Il diario di Julia’

Il seminario si svolgerà a Genova, Biblioteca Internazionale Edmondo De Amicis – Area Porto Antico
dal 30 settembre (h.15/18,30) al 1 ottobre 2016 (h. 9/13 – 14/16,30)

“…gli incontri con i miei lettori…sono occasioni preziose che cerco di non perdere, perché concretizzano in maniera vibrante e profonda quel rapporto a distanza che si è instaurato attraverso il Diario di Julia. Sono momenti in cui possiamo guardarci negli occhi, in cui possiamo sentire le nostre voci e comunicare anche con il linguaggio del corpo. Emozioni che mi arricchiscono, lasciandomi un carico di energia e di vitalità.”
(Giancarlo Berardi, da ‘Il Diario di Julia’ in “JULIA. Le avventure di una criminologa”, n. 210 – marzo 2016)

Compila il modulo d’iscrizione

Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi sa chi è Ken Parker. Un personaggio dei fumetti ormai leggendario e indimenticabile, ma pur sempre appartenente al passato.
Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi sa chi è Julia. Una delle pochissime donne-protagoniste nel fumetto italiano, pienamente inserita nel presente.
Chiunque apprezzi Giancarlo Berardi trascorre oggi parte del suo tempo in compagnia di Julia e, indirettamente, del suo creatore ed autore.

Il Laboratorio autobiografico si propone come una possibilità -unica nel suo genere- di vivere questa esperienza in maniera meno solitaria e più partecipata, in compagnia di Giancarlo Berardi e, indirettamente, del suo personaggio, con la conduzione di un formatore esperto in ambito autobiografico, cercando alcuni fili nel ricordo del primo incontro con Julia, negli avvenimenti vissuti o immaginati, nelle letture-di fumetti e non solo- che connettono sia alla propria che alle altrui vite. Utilizzando in particolare alcuni spunti tratti da ‘Il diario di Julia’, che rappresenta una delle più originali raccolte di brevi riferimenti autobiografici narrati alternativamente al personaggio (Julia) o al suo autore (Berardi), con risposte di rara sensibilità ed empatia.

Sorgente: Libera Universita’ Autobiografia – 30 Settembre – 1 Ottobre – Macario – Criminologia a fumetti

Eugenio Montale Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale – lettura di Domenico Pelini

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. ” (Eugenio Montale)

 

PAROLE DI JAZZ di e con Marco Ballerini e con i musicisti Alfredo Ferrario (clarinetto), Sandro Gibellini (chitarra), Roberto Piccolo (contrabbasso) e Massimo Caracca (batteria), al Teatro Sociale di CANZO (Como), via Volta 2, 13 febbraio 2016

Coatesa sul Lario e dintorni

STAGIONE TEATRALE DI CANZO
Teatro Sociale, via Volta 2, Canzo, ore 21, biglietti a 18 sacchi
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TOTEM, a cura di Alessandro Baricco, 2° PARTE , SABATO 16 GENNAIO 2016, SU RAI 5

SABATO 16 GENNAIO TOTEM – 2ª PARTE
Totem, lo spettacolo di letture, suoni e lezioni, scritto e ideato dal regista Gabriele Vacis che firma, insieme allo scrittore Alessandro Baricco, un addio ironico alla “noia” scolastica che ha reso LE PUNTATE ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI indigesti a intere generazioni di studenti grandi capolavori della letteratura e della musica. Con l’ausilio di un gruppo di amici (Gabriele Va – cis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri, il musicista Daniele Sepe) Baricco si appresta a salire a suo modo in cattedra per impartire sorridenti “letture, suoni, lezioni” ispirate ai soliti noti della cultura di serie A: dal Canto della neve silenziosa di Selby jr, a Cyrano de Bergerac, a Saroyan, Italo Calvino, Gadda, Rilke, Conrad, Céline, Omero, Guareschi fino a incursioni cinematrografiche con Toro scatenato di Scorsese. Al fascino del reading contribuisce la musica, con le «sceno – fonie» di Tarasco che si alternano a Mascagni, Garbarek, Mozart, Mertens e Bryars. Con Ales- sandro Baricco, Gabriele Vacis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri.


 

  • il coro greco e Eschilo
  • Raymond Carver, Cattedrale; James Joyce
  • Gadda, Callas
  • Cormack Mc Carthy; Selby

 

TOTEM, a cura di Alessandro Baricco, 1° PARTE , SABATO 9 GENNAIO 2016, SU RAI 5

AUDIO DI TOTEM 1° PARTE ,  SABATO 9 GENNAIO 2016

  1. ROSSINI, GUGLIELMO TELL
  2. CELINE E DICKENS
  3. RILKE E CYRANO
  4. SORIANO

 


Totem, lo spettacolo di letture, suoni e lezioni, scritto e ideato dal regista Gabriele Vacis che firma, insieme allo scrittore Alessandro Baricco, un addio ironico alla “noia” scolastica che ha reso LE PUNTATE ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI indigesti a intere generazioni di studenti grandi capolavori della letteratura e della musica.

Con l’ausilio di un gruppo di amici (Gabriele Vacis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri, il musicista Daniele Sepe) Baricco si appresta a salire a suo modo in cattedra per impartire sorridenti “letture, suoni, lezioni” ispirate ai soliti noti della cultura di serie A: dal Canto della neve silenziosa di Selby jr, a Cyrano de Bergerac, a Saroyan, Italo Calvino, Gadda, Rilke, Conrad, Céline, Omero, Guareschi fino a incursioni cinematrografiche con Toro scatenato di Scorsese.

Al fascino del reading contribuisce la musica, con le «scenofonie» di Tarasco che si alternano a Mascagni, Garbarek, Mozart, Mertens e Bryars. Con Alessandro Baricco, Gabriele Vacis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri.

Alessio Brunialti ricorda DAVID BOWIE, con una raccolta musicale, da la Provincia di Como del 12 e 13 gennaio 2016

una personalissima top ten di brani acconci, in loving memory:

Space oddity – si comincia quasi sempre da qui, no? Un brano perfetto disintegrato in Italia dall’aberrante versione di Mogol che non si è minimamente curato di conservarne un briciolo dell’originalità

Five years – quando poi sono entrato in possesso dell’album vero, The rise and fall of Ziggy Stardust and the eccetera eccera, e l’ho ascoltato dischiudersi davanti alle mie orecchie con questo brano, mi si sono aperti un mondo e il cuore

The man who sold the world – c’è voluto il Kurt Cobain dei Nirvana Unpluggedper far scoprire a un pubblico più giovane questa perla. Al di là della musica, il solo concetto dell’uomo che ha venduto il mondo merita un inchino

Young americans – discoteca? Ma quella bella (Bowie stesso farà di peggio negli anni Ottanta). La suonavo dal vivo e mi ricordo belle versioni acustiche solo chitarra e basso. Questa, però, è leggermente migliore

The wild eyed boy from freecloud – a proposito di chitarra acustica: il Bowie – menestrello delle origini mi è sempre piaciuto tantissimo e questo è davvero un piccolo capolavoro

Life on Mars?
– e dire che è partito tutto da Sinatra, da David che scrive la sua versione inglese di Comme d’habitude, ma quella che diventa famosa come My way è la traduzione di Paul Anka e Bowie parodia Frankie con questo pezzo che, viste le premesse, non aveva le carte in regola per diventare l’immensità che è

Sons of the silent age – non per infilarci un pezzo semisconosciuto a tutti i costi, ma l’immota fissità di questa perla (che ho imparato ad apprezzare grazie a Blaine L. Reininger dei Tuxedomoon – lo so che a questo punto molti si son persi, scusate, è l’emozione…) esprime bene i miei sentimenti dopo la notizia

Station to station – questo è il classico caso di brano (e disco) che cresce negli anni. Considerato un album minore per troppo tempo, è stato rivalutato a posteriori come uno dei più innovativi di Bowie e questa lunga, cangiante canzone getta un ponte che arriva fino a Blackstar, il cd di venerdì scorso

Heroes – come faccio a non metterla? Però la metto in francese, visto che è tornata a essere un inno in questi tempi buj

Quicksand – non per essere originale a tutti i costi, ma questa indecifrabile peregrinazione gli affiliati della Golden Dawn (tra gli altri la “grande bestia” Aleister Crowley, il nazista Heinrich Himmler, ma anche Winston Churchill) spruzzata di superomismo nietzeschiano è la mia canzone di Bowie preferita, forse perché ne apprezzavo la musica un’era geologica prima di (non) comprenderne il testo.

Sorgente: MARTEDÌ 12 GENNAIO – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia

cui aggiunge, il giorno dopo:

The laughing gnome – cominciamo con un peccato di gioventù, quando db era un ventenne che scimmiottava, di tutto lo scimmiottabile, i Pink Floyd di Syd Barrett con una spruzzata di Tolkien che non fa mai male. Così ridicolo da essere sublime

Ragazzo solo, ragazza sola – l’altro giorno Mogol si affannava a rivelare a chiunque glielo chiedesse e pure a chi non glielo chiedeva, che la sua versione (“Mi raccomando, non traduzione, eh…”) di Space oddity a Bowie piaceva tantissimo, altrimenti non l’avrebbe cantata. Sarà: rimane una bella monnezza anche e soprattutto per la sua versione (“Mi raccomando, non traduzione, eh…”) che sostituisce alla triste storia del Maggiore Tom che si perde nello spazio la più banale delle storie d’amore.

The little drummer boy – qui a discolpa di db si può dire che nemmeno a lui piaceva l’idea di duettare con Bing Crosby su questo brano e che è stato pubblicato a tradimento contro la volontà dell’artista. Ma il pezzo esiste e pure se ascoltandolo a Natale passato pare di farsi la doccia con i calzini, non è quello il punto, poropopompòn

God only knows – qui siamo alla lesa maestà e al fatto personale. La peggior versione della miglior canzone di Brian Wilson nonché mio brano musicale preferito in assoluto.

Volare – dalla colonna sonora di Absolute beginners, l’absoluto abisso della bruttezza: non so se è peggio la scelta del brano o l’arrangiamento da pubblicità del deodorante

NOVECENTO di Alessandro Baricco, interpretato da ARNOLDO FOA’, Rai 5, 2 gennaio 2015

SABATO 2 GENNAIO 2015 NOVECENTO
«Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso». Novecento di Alessandro Baricco è uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni: è stato in tournée per anni, applaudito da 120.000 spettatori, totalizzando un considerevole numero di repliche in Italia e Europa. Il testo è stato tradotto e messo in scena in numerosi paesi tra cui Francia, Belgio, Spagna, Germania, Irlanda, Svezia, Russia, Canada, Brasile, Giappone e Argentina; nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha realizzato l’adattamento cinematografico, La leggenda del pianista sull’oceano, interpretato da Tim Roth. Questa versione si avvale della grande interpretazione di Arnoldo Foà.

FOA

“Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me… È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò”.Alessandro Baricco


MOBY DICK di Herman Melville, da MITI ED EROI, Regia di Alessandro Baricco, con Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russel. Musiche di Nicola Tescari, luci di Roberto Tarasco, Rai 5, 26 dicembre 2015

 


 

dal sito Fandango, 2009:

Alessandro Baricco con l’ausilio di tre grandi interpreti come Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russel si cimenta nel racconto di Moby Dick, il capolavoro letterario di Herman Melville. Girato nel 2007 all’Auditoriumdi Roma durante il RomaEuropa Festival lo spettacolo percorre per estratti la lettura avanzando tra i capitoli di questo classico della letteratura, strutturati, come le fasi del giorno, in notte, alba, mezzogiorno, tramonto. Apre la lettura la voce di Baricco al quale è affidata l’introduzione “Chiamatemi Ismaele”, per poi passare il testimone a Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russel. “La balena bianca, il grande male bianco, che vive in profondità e viene in superficie solo per respirare, per essere più forte, per ammazzare, non ha nome, ma il suo riflesso nero su un uomo quello sì ha un nome ed è Achab, un personaggio pazzesco – afferma Baricconell’introduzione – ad un certo punto del libro lui dice ‘non voglio sulla mia lancia chi non ha paura della balena’, ecco vale anche per questo spettacolo, non voglio in teatro gente che non abbia il senso della paura”. Con le musiche originali di Nicola Tescari, la voce cantata di Louis Killen, l’ambiente, le scene e le luci di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco.

PALAMEDE, L’EROE CANCELLATO, da MITI ED EROI, Regia di Alessandro Baricco con Valeria Solarino e Michele Di Mauro. Musiche di Nicola Tescari, luci di Roberto Tarasco, Rai 5, 19 dicembre 2015


 


 

Alessandro Baricco crea in un racconto in 28 frammenti il suo Palamede, l’eroe cancellato.

Palamede (uno degli eroi achei sotto le mura di Troia) è un figura leggendaria ed eccentrica: considerato un genio, inventore della scrittura, degli scacchi e di molte altre cose, fu condannato a morte perché denunciato da Odisseo di aver venduto i piani di guerra achei ai troiani.

Alla radice del loro scontro tra i due eroi vi era il conflitto tra due élites intellettuali: vinse Odisseo, con l’inganno (fabbricò le prove della colpevolezza di Palamede), e il nome di Palamede fu sistematicamente cancellato dalla memoria. In Omero non appare nemmeno in un’occorrenza.

Ma poiché anche i “perdenti” hanno una loro affascinante vitalità che la storia non riesce talvolta a cancellare, la memoria di Palamede sopravvisse in alcune narrazioni meno ufficiali rispetto all’epica omerica e da queste tornò in superficie fino a diventare, a partire dal IV secolo a.C., piuttosto nota.

Michele Di Mauro ripercorre le gesta dell’eroe durante la guerra di Troia, mentre Valeria Solarino dà voce all’arringa difensiva di Palamede che ne precede la condanna a morte.

La splendida cornice del racconto è il palladiano Teatro Olimpico di Vicenza, capolavoro architettonico del Rinascimento veneto.

Regia di Alessandro Baricco con Valeria Solarino e Michele Di Mauro. Musiche di Nicola Tescari, luci di RobertoTarasco. Produzione Elastica s.r.l..

Sorgente: ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI: Palamede, Moby Dick, Novecento, Totem – Rai 5, dicembre 2015/gennaio 2016 | Tracce e Sentieri.


Questo audio è reso disponibile agli interessati ascoltatori nel quadro della “cultura della condivisione”, favorita da internet.
Se gli autori non fossero d’accordo per la sua diffusione lo toglierò e farà solo parte della mia audioteca di studio.
Grazie per la importante occasione di riflessione.
Paolo Ferrario

ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI: Palamede, Moby Dick, Novecento, Totem – Rai 5, dicembre 2015/gennaio 2016

ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI

Cinque appuntamenti, che ripercorrono quasi vent’anni di lavoro del fondatore della Scuola Holden, dedicati a miti ed eroi dell’Occidente raccontati e reinterpretati dallo scrittore torinese.
Da sabato 19 dicembre alle 21.15 su Rai5.

Letteratura, teatro, televisione, nuovi linguaggi. E la firma di Alessandro Baricco, che affronta anche la sua prima regia televisiva con un’opera originale: “Palamede, l’eroe cancellato”, scritta per rilanciare la ricerca di nuovi modi di proporre la performance live in video. E’ il progetto “Alessandro Baricco. Miti ed eroi” realizzato dallo scrittore e regista appositamente per Rai Cultura, che lo propone da sabato 19 dicembre alle 21.15 su Rai5. Cinque sabati e quattro titoli (Palamede, l’eroe cancellato – Moby Dick – Novecento – Totem 1ª e 2ª parte) dedicati a miti ed eroi dell’Occidente raccontati e reinterpretati dallo scrittore torinese. Per sperimentare nuove forme di racconto cross-mediale si comincia proprio con l’opera inedita “Palamede, l’eroe cancellato”, scritta e dedicata da Baricco a uno dei protagonisti della guerra di Troia. Palamede era l’antagonista di Odisseo che ne divenne prima nemico e poi vittima. Il suo nome e la sua storia sono stati rimossi a partire dalla narrazione omerica, dove non è mai neppure citato. Il testo di Baricco recupera fonti più antiche e gli scarsi frammenti che lo ricordano e ricostruisce una storia rimossa. Palamede, interpretato da Valeria Solarino e Michele Di Mauro, è stato scritto per essere messo in scena nella straordinaria scenografia del Teatro Olimpico di Vicenza, ma anche per essere rappresentato per la televisione attraverso riprese ad hoc, senza la presenza del pubblico. Il ciclo procede, poi, a ritroso e mette in relazione l’ultimo esito del rapporto tra Baricco e la televisione con alcuni lavori precedenti. Il secondo appuntamento è dedicato a “Moby Dick” con Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russell, una performance con le musiche originali di Nicola Tescari, la voce cantata di Louis Killen, l’ambiente, le scene e le luci di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco. Segue la ripresa televisiva del best-seller “Novecento” proposto nell’edizione interpretata da Arnoldo Foà. Negli ultimi appuntamenti del ciclo, infine, viene riproposto “Totem”, il format teatrale cheaprì la strada all’arte del reading con Stefania Rocca, Eugenio Allegri e Gabriele Vacis in scena.

 

LE PUNTATE

SABATO 19 DICEMBRE PALAMEDE, L’EROE CANCELLATO
Alessandro Baricco crea in un racconto in 28 frammenti il suo Palamede, l’eroe cancellato. Palamede (uno degli eroi achei sotto le mura di Troia) è un figura leggendaria ed eccentrica: considerato un genio, inventore della scrittura, degli scacchi e di molte altre cose, fu condannato a morte perché denunciato da Odisseo di aver venduto i piani di guerra achei ai troiani. Alla radice del loro scontro tra i due eroi vi era il conflitto tra due élites intellettuali: vinse Odisseo, con l’inganno (fabbricò le prove della colpevolezza di Palamede), e il nome di Palamede fu sistematicamente cancellato dalla memoria. In Omero non appare nemmeno in un’occorrenza. Ma poiché anche i “perdenti” hanno una loro affascinante vitalità che la storia non riesce talvolta a cancellare, la memoria di Palamede sopravvisse in alcune narrazioni meno ufficiali rispetto all’epica omerica e da queste tornò in superficie fino a diventare, a partire dal IV secolo a.C., piuttosto nota. Michele Di Mauro ripercorre le gesta dell’eroe durante la guerra di Troia, mentre Valeria Solarino dà voce all’arringa difensiva di Palamede che ne precede la condanna a morte. La splendida cornice del racconto è il palladiano Teatro Olimpico di Vicenza, capolavoro architettonico del Rinascimento veneto. Regia di Alessandro Baricco con Valeria Solarino e Michele Di Mauro. Musiche di Nicola Tescari, luci di RobertoTarasco. Produzione Elastica s.r.l..

SABATO 26 DICEMBRE MOBY DICK
Alessandro Baricco con l’ausilio di tre grandi interpreti come Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russel si cimenta nel racconto di Moby Dick, il capolavoro letterario di Herman Melville. Girato nel 2007 all’Auditoriumdi Roma durante il RomaEuropa Festival lo spettacolo percorre per estratti la lettura, avanzando tra i capitoli del classico della letteratura, strutturati, come le fasi del giorno, in notte, alba, mezzogiorno, tramonto. Apre la lettura la voce di Baricco al quale è affidata l’introduzione “Chiamatemi Ismaele”, ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI per poi passare il testimone a Stefano Benni, Paolo Rossi e Clive Russel. “La balena bianca, il grande male bianco, che vive in profondità e viene in superficie solo per respirare, per essere più forte, per ammazzare, non ha nome, ma il suo riflesso nero su un uomo quello sì ha un nome ed è Achab, un personaggio pazzesco – afferma Baricco nell’introduzione – ad un certo punto del libro lui dice ‘non voglio sulla mia lancia chi non ha paura della balena’, ecco vale anche per questo spettacolo, non voglio in teatro gente che non abbia il senso della paura”. Con le musiche originali di Nicola Tescari, la voce cantata di LouisKillen, l’ambiente, le scene e le luci di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco.

SABATO 2 GENNAIO NOVECENTO
«Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso». Novecento di Alessandro Baricco è uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni: è stato in tournée per anni, applaudito da 120.000 spettatori, totalizzando un considerevole numero di repliche in Italia e Europa. Il testo è stato tradotto e messo in scena in numerosi paesi tra cui Francia, Belgio, Spagna, Germania, Irlanda, Svezia, Russia, Canada, Brasile, Giappone e Argentina; nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha realizzato l’adattamento cinematografico, La leggenda del pianista sull’oceano, interpretato da Tim Roth. Questa versione si avvale della grande interpretazione di Arnoldo Foà.

SABATO 9 GENNAIO TOTEM 1ª PARTE
SABATO 16 GENNAIO TOTEM – 2ª PARTE

Totem, lo spettacolo di letture, suoni e lezioni, scritto e ideato dal regista Gabriele Vacis che firma, insieme allo scrittore Alessandro Baricco, un addio ironico alla “noia” scolastica che ha reso LE PUNTATE ALESSANDRO BARICCO. MITI ED EROI indigesti a intere generazioni di studenti grandi capolavori della letteratura e della musica. Con l’ausilio di un gruppo di amici (Gabriele Va – cis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri, il musicista Daniele Sepe) Baricco si appresta a salire a suo modo in cattedra per impartire sorridenti “letture, suoni, lezioni” ispirate ai soliti noti della cultura di serie A: dal Canto della neve silenziosa di Selby jr, a Cyrano de Bergerac, a Saroyan, Italo Calvino, Gadda, Rilke, Conrad, Céline, Omero, Guareschi fino a incursioni cinematrografiche con Toro scatenato di Scorsese. Al fascino del reading contribuisce la musica, con le «scenofonie» di Tarasco che si alternano a Mascagni, Garbarek, Mozart, Mertens e Bryars. Con Alessandro Baricco, Gabriele Vacis, Stefania Rocca, Eugenio Allegri.

Sorgente: Ciclo: Alessandro Baricco. Miti ed eroi – Rai 5

CALVINO ITALO, cos’è un CLASSICO e perché leggere i CLASSICI

CALVINO ITALO, Perché leggere i classici

Arnoldo MondadorI, 1991, p.


classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “Sto leggendo…” […]

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli. […]

I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale. […]

D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima. […]

D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura. […]

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. […]

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume). […]

Un classico è un’opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso. […]

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti. […]

Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell’universo, al pari degli antichi talismani. […]

Il “tuo” classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui. […]

Un classico è un libro che viene prima di altri classici, ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia. […]

E’ classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno. […]

E’ classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona

BILLIE’s BLUES: cent’anni di solitudine. Vita e musica di Billie Holiday nel centenario della nascita, a cura di Gianni Del Savio, Milano, 18 settembre 2015

Billie Holiday 18-9-2015

Audio della conversazione di Gianni Del savio:


qui l’accesso diretto al file mp3:

https://traccesent.files.wordpress.com/2015/09/billie-holiday-gianni-del-savio-18set15.mp3


Iosif Brodskij, frammento finale dalle Fondamenta degli Incurabili, letto da Domenico Pelini 

… ripeto: l’acqua è uguale al tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in gran parte d’acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo. Toccando l’acqua, questa città migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro.
Ecco la funzione di questa città nell’universo. Perchè la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perchè noi andiamo e la bellezza resta. Perchè noi siamo diretti verso il futuro mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perchè anche l’amore è superiore. Anch’esso è più grande di chi ama
Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili

FARINA SUL PENTAGRAMMA di e con Marco Ballerini. Al pianoforte Alessandra Gelfini, a Brunate (provincia di Como), sabato 18 luglio 2015, ore 21. INGRESSO LIBERO

Buongiorno,

se siete stanchi del caldo, stanchi dell’auto, stanchi dei soliti spettacoli teatrali;
prendete la funicolare, salite a Brunate, assistete allo spettacolo, mangiate un po di pane e ritornate (prima della mezzanotte altrimenti ve la dovete fare a piedi).
Abbraccio
Marco Ballerini

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Southern Soul – con Gianni Del Savio, alla Osteria dell’Utopia Libreria Baravaj via Vallazze 34, angolo viale Lombardia Milano 02/83419280, Martedì 26 maggio, ore 20

Martedì 26 maggio, ore 20

​Back in Black, Frammenti di musica nera a cura di Gianni Del Savio
Preceduti dai vari Ray Charles, Jackie Wilson, Clyde McPhatter, Sam Cooke, e, alimentati dalle fonti gospel e r&b, negli studi di Memphis (Tennessee) e Muscle Shoals (Alabama), Otis Redding, Solomon Burke, Wilson Pickett, Aretha Franklin, Etta James, James Carr, Al Green e altri, alimentano la nascita ed esplosione del più autentico soul, erodendo per alcuni anni le barriere razziali e ispirando gruppi quali Rolling Stones e, vari anni dopo, Blues Brothers e Commitments. Raccontiamo alcuni passaggi significativi di quella storia con ascolti e filmati.

Osteria dell’Utopia Libreria Baravaj
via Vallazze 34, angolo viale Lombardia
Milano
02/83419280
ORARI DI APEERTURA
Lunedì 10-15
Martedì-Giovedì 10-22

Venerdì e Sabato 10-24

VASCO URSINI, Introduzione al libro: RUGGERO PULETTI, La storia occulta, il pendolo di Foucault di Umberto Eco, Lacaita editore, 2000

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Vai al file della introduzione di Vasco Ursini in formato Pdf:


Vai alla scheda del libro RUGGERO PULETTI, La storia occulta, il pendolo di Foucault di Umberto Eco, Lacaita editore, 2000: http://www.lacaita.com/biblioteca-di-studi-moderni/226-la-storia-occulta.html

Back in Black frammenti di musica nera, a cura di Gianni Del Savio, Martedì 28 Aprile, ore 20.00, Osteria dell’Utopia Libreria Baravaj via Vallazze 34, angolo viale Lombardia Milano

 Il percorso della musica nera, blues, gospel, r&b, soul e funky, inizia con alcuni passaggi della storia del blues attraverso i decenni: le sue radici e le successive diversità espressive. Nel percorso che dall’inizio del ‘900 agli anni ’70 e oltre, porta dalle work songs, al country blues, a quello classico, al blues urbano, si vanno a ritrovare le tracce, tra gli altri, di Blind Willie Johnson, Bessie Smith, Robert Johnson, Muddy Waters, John Lee Hooker, B.B. King e Bobby Bland.

Dalle forme arcaiche a quelle urbane, con l’apporto di ascolto e visivo di una dozzina tra gli innumerevoli personaggi, strumentisti e cantanti, che ne hanno segnato i passaggi più significativi.

Back in Black frammenti di musica nera, a cura di Gianni Del Savio

Osteria dell’Utopia Libreria Baravaj
via Vallazze 34, angolo viale Lombardia
Milano
02/83419280
Lunedì 10-15
Martedì-Giovedì 10-22
Venerdì e Sabato 10-24

Omaggio a Billie Holiday, a cura di Gianni Del Savio, Zig Zag, San Donato Milanese, 11 aprile 2015, ore 17.30

Omaggio

a Billie  Holiday,

a cura di Gianni Del Savio

Zig Zag, San Donato Milanese, 11 aprile 2015, ore 17.30

“Billie Holiday ha modellato un diverso volto del jazz (e del pop), costringendo i musicisti a seguirla su tracce e modalità diverse” scrive Gianni Del Savio in coda alla dettagliatissima retrospettiva dedicata a Billie Holiday che ha curato per il mensile specializzato Buscadero in occasione del secolare anniversario della nascita. Nell’occasione l’omaggio a Billie Holiday sarà riproposto a Zig Zag, Zig Zag, San Donato Milanese, (via Libertà 10, 025272125) sabato 11 aprile 2015, ore 17.30 con la guida esperta dello stesso Gianni Del Savio che ripercorrerà i “cent’anni di solitudine” della grande interprete americana descritta, in breve, così: “Di pelle chiara, cresce bella e affascinante, formosa e sensuale, con linee caratteriali e psicologiche mutevoli, anche contraddittorie, che si accentuano nel tempo e si evidenziano in occasioni diverse: remissiva, volitiva, aggressiva, generosa, ingenua, sboccata, impudica, romantica, coraggiosa, impaurita, spavalda, orgogliosa, instabile e insicura, con tratti masochistici, comunque estremamente sensibile”. Una storia avvicente e tutta da scoprire: i drammi personali, il tormentato legame con Lester Young, un’infinità di canzoni cantate con il corpo e con l’anima la renderanno una delle voci più importanti del ventesimo secolo. Come ogni incontro a Zig Zag, l’ingresso è libero e gratuito, con degustazione enologica conclusiva. Ulteriori informazioni: www.zigzaglibricd.com.

MARK STRAND, Cos’era? … era l’inizio di una sedia, tradotta da Damiano Abeni e letta da Mimmo Pelini


Cos’era

I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…

II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.

(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)

CARLO RIVOLTA interpreta: CARLO EMILIO GADDA: QUER PASTICCIACCIO …

ASCOLTA L’AUDIO: Carlo Rivolta interpreta: Carlo Emilio Gadda: Quer pasticciaccio …

 

McCoy Tyner, Jimmy Garrison e Elvin Jones entravano negli studi di registrazione di Rudy Van Gelder a Englewood Cliffs nel New Jersey per accompagnare John Coltrane, da Alessio Brunialti in La Provincia

Ma mi prendo questo ultimo scorcio di anno anche per una celebrazione. Mezzo secolo fa – la data esatta si è commemorata il 9 dicembre – McCoy TynerJimmy Garrison e Elvin Jones entravano negli studi di registrazione di Rudy Van Gelder a Englewood Cliffs nel New Jersey per accompagnare John Coltrane nella scalata alla cima di una grande vetta della storia dell’umanità: A love supreme. L’anniversario si celebrerà in febbraio (perché l’album ricavato da quella irripetibile occasione è stato poi pubblicato due mesi dopo, nel 1965). Non è jazz, musicalmente non è nient’altro, è lo spirito di quattro persone che viaggia in alto, con il sassofono di coltrane a dettare gli acuti di un grande poema sonoro. Ecco, il mio piccolo regalo per chiudere quest’anno è in codesto capolavoro acconcio:

https://i2.wp.com/media.drawerb.com.s3.amazonaws.com/wp/media/2014/04/john-coltrane-4e43dd5ebaf8c.jpg

http://youtu.be/p3L-gL4XmjM

Ci si rilegge quest’altr’anno, ovvero tra poche ore, con un ringraziamento a chi mi ha già rivolto gli auguri in anticipo e a chi li farà (e un grazie speciale a Paolo Ferrario che in un momento di incredibile generosità mi ha fatto dono – tra altre perle – di una copia in vinile originale del succitato album)…

da MERCOLEDÌ 31 DICEMBRE – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Iosif Brodskij letto da Domenico Pelini: “ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla …”

D’inverno, specialmente la domenica, ti svegli in questa città tra lo scrosciare festoso delle sue innumerevoli campane, come se dietro le tendine di tulle della tua stanza tutta la porcellana di un gigantesco servizio da tè vibrasse su un vassoio d’argento nel cielo grigio perla. Spalanchi la finestra, e la camera è subito inondata da questa nebbiolina carica di rintocchi e composta in parte di ossigeno umido, in parte di caffè e di preghiere. Non importa la qualità e la quantità delle pillole che ti tocca inghiottire questa mattina: senti che per te non è ancora finita. … In giorni come questi la città sembra davvero fatta di porcellana: come no, con tutte le sue cupole coperte di zinco che somigliano a teiere, o a tazzine capovolte, col profilo dei suoi campanili in bilico che tintinnano come cucchiaini abbandonati e stanno per fondersi nel cielo.

(Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili, Adelphi, 1991, Milano, p. 29)

da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29

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al Teatro Sociale di Canzo: “DON CHISCIOTTE Cavaliere del Barocco” regia di Eleonora Moro, scenografia di Armando Vairo, con Marco Ballerini – Laura Negretti, sabato 1 novembre 2014

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Appuntamento teatrale a Canzo

1° NOVEMBRE ore 21
TEATRO SOCIALE DI CANZO – Via Alessandro Volta, 2
“DON CHISCIOTTE
Cavaliere del Barocco”
REGIA E ADATTAMENTO Eleonora Moro
SCENOGRAFIA E PROGETTO LUCI Armando Vairo
CON Marco Ballerini – Laura Negretti
PRODUZIONE Teatro in Mostra – Como
Una rilettura emozionante, commovente, allegra ed anche un po’ rock, di un classico intramontabile della narrativa; il “Don Chisciotte” di Cervantes legato da un insospettabile filo rosso all’opera di Rubens.
Un allestimento dove la musica di Monteverdi si fonde con quella di Eminem creando atmosfere sonore inaspettate e ricche stimoli e dove l’allestimento scenografico è caratterizzato dalla scelta sorprendente ed insolita di utilizzare materiali totalmente naturali e a basso impatto ambientale (legno grezzo, paglia, lana cardata naturale ecc.).
INFO E PRENOTAZIONI: 031.684563  – 331-9939726
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1969-1971: gli anni di Trento. "Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Tullio Aymone che anch'io stimavo moltissimo"

mi scrive un antico compagno di università:

Ciao Paolo, sono ***. Ci eravamo incrociati all’università.

Ti ho scoperto sulla rete andando a cercare di Aymone che anch’io stimavo moltissimo. Anzi avrei voluto fare la tesi con lui, ma quando l’ho cercato non aveva spazio per questo.

Ho letto più o meno tutto quello che pubblichi di te.

Mi dispiace immensamente della disgrazia che ti ha colpito.

Ho visto che abiti in un posto bellissimo. Se ti fa piacere, se passo da Como passo a trovarti. Io risiedo sempre a Busto Arsizio e ho un ufficio a Milano. Mi occupo di ricerche e consulenze relative al settore del commercio.

Ho moglie e un figlio che mi sta seguendo nell’attività. Mi ricordo che allora eri fumantino, tanto che una volta mi volevi menare. Ti ha fermato il tuo amico anche lui di Como. Con grande simpatia. Mauro

 

(fumantino

agg. [dim. di fumante, part. pres. di fumare, nel sign. fig. fam. al n. 1a], tosc. –

Di persona a cui saltano facilmente i nervi o anche permaloso e irritabile)

 

gli rispondo:

caro mauro
ma che bella sorpresa questa irruzione del “nostro” tullio aymone nella nostra memoria biografica!
ho un ricordo vago di te. erano di certo gli anni 1969-71. ricordo un “***” ma non riesco a collegare il viso al nome
vivo a como e qui trovi un mio rapido racconto autobiografico:
 
avrei davvero molto piacere re-incontrarti dopo 44 anni circa!
qui trovi tutte le mie tracce su tullio aymone (ma tu le hai già trovate): http://mappeser.com/category/7-autori/aymone-tullio-1931-2002/
 
se passi a como scrivimi prima e fissiamo un appuntamento
 
mandami una tua fotografia per vedere se mi ricordo del tuo viso
 
grazie per avermi scritto
saluti cari

 

Duccio Demetrio, LA RELIGIOSITA’ DELLA TERRA, una fede civile per la cura del mondo, Raffaello Cortina, 2013

Associo parte dei contenuti del libro di Duccio a questa mia riflessione :

“Sono arrivato all’ultimo tratto di percorso (qualcuno che legge sa a chi alludo con questa locuzione) dando radici, rami e foglie a questa convinzione: le coordinate di ogni vivente dotato della capacità di pensare e pensarsi sono il Tempo, il Luogo, l’Eros, la Polis e il Destino.

Per rispondere alla domanda occorre fare affidamento alla Polis, cioè a quelle pratiche che gli uomini fanno come soggetti associati e cooperativi e non come soggetti singoli.

Cosa dice l’angelo ai costruttori di Polis? Parlo dell’angelo compassionevole che guarda con amore, vedendo che la vita sta soffrendo.

Per me sussurra (ma è Hans Jonas a darmi un aiuto a sentire questa voce): “è tuo dovere essere responsabile con la terra”; “non sfruttarla oltre il limite”, “mantieni gli equilibri e non alterarli in modo irreversibile, anzi torna indietro”, “segui il principio della sostenibilità”. Lo sento anche dire che forse qualcuno ha sbagliato a dire in modo solenne e dogmatico: “crescete e moltiplicatevi, soggiogate la terra”.

Tutte le etiche che si sono succedute nel tempo (religiose, filosofiche, economiche, tecniche) hanno rimosso dal campo di attenzione la terra.

Curare anche un solo giardino, volere bene anche ad un solo animale, quale risarcimento per i dolore che la specie umana sta producendo anche in questo stesso istante è il compito che posso svolgere con le mie sole forze, senza nulla chiedere ad un inanimato “sociale” . Quando non ci sarò più qualcuno calcherà quella terra e forse sarà grato per la bellezza cui ho contribuito.”

da Paolo Ferrario, Il genius loci come angelo del luogo, in Angelicamente, Zephyro edizioni 2010

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Proust. Frammenti di immagini di Roberto Peregalli, Bompiani, scheda di Alessio Brunialti

Proust. Frammenti di immagini di Roberto Peregalli (Bompiani, 334 pagine illustrate, 25 sacchi)

Questo è un libro meraviglioso fin dall’aspetto, con una rilegatura in tela che lo “antica” di almeno un centinaio d’anni, giusto al 1913 de La strada di Swann. Prima la scheda del libro ufficiale: “Un libro sulla fragilità e la caducità delle cose, sui dettagli apparentemente più insignificanti ma che danno forma alla nostra vita. È una lettura della Recherche che tocca le corde del nostro sentire e ci invita a riflettere sui falsi miti che invadono sempre più prepotentemente il nostro mondo. Se il lettore è già entrato nella cattedrale di Proust, coglierà le singolari sfaccettature di cui è fatto questo libro; se non vi è ancora entrato, questo libro sarà un modo speciale per accedervi”. Questo per dire che non occorre avere letto il corpus proustiano per apprezzare un libro che, volendo, più che un Bignami (perché un po’ lo è) è un viatico per convincere chi si è sempre fatto spaventare dalla mole dell’impresa (io ogni anno impiego diciotto giorni a rileggere l’Ulisse mentre ho speso sette anni a leggere Proust, uno all’anno, senza mai più ritrovare il tempo per ripartire, e di ciò mi dulgo. Ah, questo tempo ritrovato…

da ALTERINCOM, VOL. V – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

in morte di Doris Lessing (1919-2013)

l’ho saputo da Alessio Brunialti, che la ricorda così:

Il quinto numero del supplemento alla Settimana InCom è dedicato a Doris Lessing, di cui ho appreso la scomparsa pochi minuti fa. Scrisse di me in Storia di un uomo che non si sposava e mi dedico le sue Storie di gatti, anche se non lo sapeva (e, se per quello, anche se non ero ancora nato).

da http://www.laprovinciadicomo.it/blog/LaSettimanaInCom/alterincom-vol-v_1000540_41/

Black is Beautiful: Primo incontro con GIANNI DEL SAVIO che con i suoi racconti ascolti e video, ci porterà nel fantastico mondi di NINA SIMONE, allo SPAZIO SUNOMI DI MILANO, 2 ottobre 2013

Black is Beautiful

mercoledì 2 ottobre 2013 allo SPAZIO SUNOMI DI MILANO:

Primo incontro con Gianni Del Savio che con i suoi racconti ascolti e video, ci porterà nel fantastico mondo di Nina Simone

Ingresso Libero con tessera Associativa
Si può cenare e degustare ottima birra artigianale
Ecco la scaletta  della serata nell’ordine (che mescola cd e DVD):
Love Me Or Leave Me
– Little Liza Jane (video)
– Mississippi Goddam (video)
– Four Women (video)
– Don’t Let Me Be Misunderstood
– Suzanne
– Just  Like Tom Thumb’s Blues
– I Love My Baby
– African Mailman (video)
– Mood Indigo
– Everyone’s Gone To The Moon
– Someone To Watch Over Me (video)
– The Assignment  Sequence

DUE CAVALLI tengono assieme Mark Strand, Jan Garbarek, Giorgio De Chirico e Domenico Pelini

Mark Strand, uno sguardo poetico sulla “quotinianità crepuscolare”. Ma anche un potente evocatore di immagini potenti, nitide, fortissime, come qui:

Due cavalli

Una calda sera di giugno

scesi al lago, mi misi carponi

e mi abbeverai come un animale. Due cavalli

mi si affiancarono, per abbeverarsi anch’essi.

È stupefacente, pensai, ma chi lo crederà?

I cavalli mi scrutavano di tanto in tanto, sbuffando

e scrollando la testa. Sentii il bisogno di rispondere, così anch’io

sbuffai, ma esitando, come se in realtà non volessi essere udito.

I cavalli dovevano avere percepito che mi reprimevo.

Si scostarono un poco. Poi pensai che forse mi avevano conosciuto

in un’altra vita – quella in cui ero stato poeta.

Forse avevano persino letto le mie poesie, perché a quell’epoca,

in quel tempo vago in cui il nostro ardore non aveva limiti,

cambiavamo stile quasi con la stessa frequenza con cui cadevano giorni nell’anno.

Two Horses

On a warm night in June

I went to thè lake, got on ali fours,

and drank like an animai. Two horses

carne up beside me to drink as well.

This is amazing, I thought, but who will believe it?

The horses eyed me from time to time, snorting

and nodding. I felt thè need to respond, so I snorted, too,

but haltingly, as though not really wanting to be heard.

The horses must have sensed that I was holding back.

They moved slightly away. Then I thought they might have known me

in another life – thè one in which I was a poet.

They might have even read my poems, for back then,

in that shadowy time when our eagerness knew no bounds,

we changed styles almost as often as there were days in thè year.

In Mark Strand, Uomo e cammello, Mondadori, 2007, p. 14-15, traduzione di Damiano Abeni

Sottofondo di Knot Of Place And Time di Jan Garbarek in “In Praise of Dreams

Lettura di Domenico Pelini:

L’impatto con Mark Strand è arrivato per strati, per momenti successivi. Non proprio di colpo.
Nato nel 1934 a Summerside, nella Prince Edward Island in Canada, cresciuto negli Stati Uniti, vive a New York. 73 anni. A vederlo sembra un attore. Altissimo, bello, «in tutto e per tutto simile a Clint Eastwood», diceva Enzo Siciliano. Anche mia moglie, vedendo la fotografia, ha esclamato: “ … che bello!”.
Quella che racconto, dichiara Strand, è sempre la stessa «vecchia storia»: quella «sui minuti che muoiono e le ore, e gli anni». E anche se tu che mi ascolti sai già di cosa sto parlando (e come potresti non saperlo?), questa è la storia «di me stesso, di te, di tutti».
Dicono di lui:

“Ci sono poeti che hanno il dono raro della semplicità uno di questi è Mark Strand, classe 1934, americano. La semplicità unita alla profondità di sguardo crea una miscela unica. Questa miscela unica costituisce il suo mondo poetico. Un mondo poetico che si nutre della quotidianità, una quotidianità quasi crepuscolare, decadente, anzi in decadenza: il suo universo, a tratti kafkiano come spiega la seconda di copertina di questo pregevole raccolta pubblicata da Minimum Fax, Il futuro non è più quello di una volta, è un universo nel quale la tristezza dei giorni è metodicamente disegnata con una precisione di sguardo e di dettato davvero unici. E nei giorni che scorrono implacabili si delinea una metafisica dell’assenza tutta terrena, immanente” (Mauro Fabi)

“Scenari struggenti di sconsolata felicità, densità ed evanescenza, presenze perdute e morte in vita. Atmosfere romantiche, l’assenza della vita, “fissare il nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo spazzati”: dinanzi a un simile scenario non possiamo che limitarci a contemplare la sua attività poetica. La capacità dell’autore di sfruttare un immaginario al margine del conscio appare unica,” (Marco Milone)

“Dovessi sintetizzare in un unico aggettivo cosa penso del corpus poetico di Mark Strand, non avrei dubbi: userei il superlativo interessantissimo. Mai, per esempio, mi verrebbe in mente di catalogare una sua poesia nella categoria del bello, con quanto di edonistico – di esteticamente godereccio – a questo termine si fa corrispondere. Piuttosto nella categoria dell’etico: infatti, quelle di Strand sono incursioni coraggiose sul terreno minato dell’esistere, eseguite con lo scandaglio dell’ironia.” (Ciro Bestini)

“la poesia di Strand è una poesia di domande più che di risposte, che non ha il compito di cambiare il mondo né di comunicare nessuna verità teologica, ideologica o etica. Non è una poesia confessionale né sentimentale: l’io lirico sembra addirittura abdicare a se stesso, annullandosi continuamente anche e soprattutto nell’uso prevedibile e canonico di certa lingua poetica: ogni luogo comune della dizione poetica viene sempre accuratamente evitato e la lingua, sorvegliatissima, ne esce essiccata, rastremata. Eppure la situazione umana balza evidente in tutte le sue implicazioni. È una poetica quella di Strand che vuole guardare in faccia la vita e la morte con la “discretion” disillusa e l’acre ironia della tradizione scettica. La poesia di Strand ferma la vita su un palcoscenico silenzioso e ci costringe ad osservarla nella sua nullità, con occhi asciutti.” (Franco Nasi)

Brodskij Iosif, frammento tratto da Ninnananna di Cape Cod, letto da Domenico Pelini

lettura di Domenico Pelini:

frammento tratto da Ninnananna di Cape Cod, traduzione di Giovanni Buttafava, Adelphi Editore

gli ho scritto:

… non so se è la parola di brodskj . non so se è la tua voce … so che non riesco a trattenere la commozione.

e con questa le lacrime

Il linguaggio di un paggio, RECITAL DI MARCO BALLERINI Teatro Don Bosco, via Battisti 14, Bollate, ore 21

RECITAL DI MARCO BALLERINI

Teatro Don Bosco, via Battisti 14, Bollate, ore 21, biglietti a 10 sacchi
Il linguaggio di un paggio di e con Marco Ballerini
Spettacolo / recital con poesie, filastrocche, monologhi, scioglilingua su testi di Montale, Queneau, Petrolini, Corso, Ballerini, Giusti, Mameli, Zavattini, Plauto, Leopardi, Benni, Palazzeschi, Neruda, Gassman, Gozzano

 

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LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace – letta da Domenico Pelini (dal suo canale youtube)

Ascolta —>  La casa era silenzio, di Stevens Wallace – Lettura di Domenico Pelini

La casa era silenzio

e il mondo era calma

Il lettore divenne il libro

e la notte estiva

era il sentire del libro

La casa era silenzio

e il mondo era calma

Le parole furono dette

come se il libro non ci fosse

ma il lettore rimaneva  chino sulla pagina

Voleva stare chino,

voleva

molto

tanto

essere lo studioso a cui il suo libro dice il vero,

a cui la notte estiva

è come una perfezione del pensiero.

La casa era silenzio

perchè così doveva essere.

Il silenzio era parte del senso,

parte della mente:

il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.

E il mondo era calmo.

La verità in un mondo calmo.

In cui non c’è altro senso,

essa stessa è calma,

essa stessa è estate e notte,

essa stessa

è il lettore che a tarda ora chino

legge.

ABBONDINO D’ORO, Premiati Giorgio Luraschi, Giorgio Cavalleri e Carlo Ferrario, da Newsletter NodoLibri 14/12 « Coatesa sul Lario … e dintorni

 

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ABBONDINO D’ORO
Premiati Giorgio Luraschi, Giorgio Cavalleri e Carlo Ferrario

Giornata particolarmente lieta per NodoLibri: tre carissimi amici sono stati insigniti con l’Abbondino, massimo riconoscimento della città verso persone che hanno contribuito a renderla migliore.

Tre amici e autori: Giorgio Luraschi (purtroppo scomparso) che ha contribuito con la sua autorevolezza e anche con qualche testo alla realizzazione della nostra impegnativa opera su Como: “Como e la sua storia”.

Giorgio Cavalleri che ha sin dal principio creduto nella ricerca storica e nell’indagine sui temi della Resistenza e dei personaggi comaschi che hanno segnato la Storia nazionale e locale: “Vescovo del ’68″ (1990, intervista a Teresio Ferraroni), “Un giorno nella storia. 28 aprile 1945″ (1990, con Anna Giamminola, intervista a Michele Moretti), “Le stagioni del Carducci” (1990, intervista a Clotilde Cavalleri), “Uomini, luoghi, politica” (1990, intervista a Mario Martinelli), “Storia del Neri e della Gianna” (1991).
Giorgio Cavalleri Opere

Carlo Ferrario, amico carissimo e nostro maestro, co-autore di tante manifestazioni culturali e di eventi artistici e musicali, ma soprattutto autore che NodoLibri ha pubblicato nel corso degli anni: “Alfabeto comasco” (1989, il primo libro pubblicato dalla nostra casa editrice), “Le regole del gioco” (1991, intervista ad Antonio Spallino), “Andata e ritorno” (2005), “Una piccola deviazione” (2007), “Paganus” (2008), “L’allegro e il pensieroso” (2009), “Amici” (2010) “Quattro porte” (2011), oltre ad aver collaborato a “Como e la sua storia” e a “Sognato Lario, lunate sponde”.
Carlo Ferrario Opere

A Giorgio Luraschi va il nostro ricordo; a Giorgio Cavalleri e a Carlo Ferrario l’augurio di continuare con lo stesso spirito il loro lavoro importante per la crescita di Como.

Fabio Cani e Gerardo Monizza con tutta NodoLibri.

 

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